H. Verona – Reggina: 1-0. Hellas Verona (4-3-1-2): Rafael; Abbate, Maietta, Mareco, Scaglia; Russo (c), Tachtsidis, Hallfredsson (dall’88° Cangi); Jorginho (dal 76° D’Alessandro); Pichlmann (dal 75° Doninelli), Gomez. In panchina: Nicolas, Ceccarelli, Pugliese, Mancini. All.: Mandorlini. Reggina (3-4-1-2): P. Marino; Adejo, Emerson, A. Marino (dal 46° Ceravolo); D’Alessandro, N. Viola (dall’84° Sarno), Rizzo, Rizzato; Missiroli; Bonazzoli (c), Ragusa (dal 70° Campagnacci). In panchina: Kovacsik, Cosenza, De Rose, Colombo. All.: Breda. Arbitro: Pinzani di Empoli. Assistenti: Tasso e Vicinanza. Marcatore: Pichlmann al 28°. Ammonito: Rizzo al 49°, N. Viola al 52°, Scaglia al 75° e Bonazzoli all’80°. Corner: 2-9. Recupero: 1’ (p.t.) e 2’ (s.t.).
Note. Test impegnativo quello di oggi per la squadra di Breda dopo l’opaca prestazione di Bergamo contro l’Albinoleffe. E’ proprio la gara di lunedì sera la prova d’accusa contro il mister reggino. Una gara, l’ennesima, giocata dalla sua squadra ben al di sotto le aspettative e, a quanto pare, le possibilità. Sotto accusa, oltre alla squadra non certo dotata di eccellenze, c’è proprio il tecnico Breda che, con i suoi dettami, con gli schieramenti e con le sostituzioni, è come se imprimesse il suo marchio eccessivamente difensivista alla compagine amaranto. Breda, ampiamente criticato sia dalla stampa, sia dal direttore sportivo Giacchetta (indirettamente) e sia dal capitano Bonazzoli (ancora indirettamente), non ha ancora evidentemente messo un proprio sigillo a nessuna delle prestazioni viste. Anzi, di sigilli se ne sono visti ma solo in negativo allorquando, è notorio, il tecnico amaranto non è capace di leggere in corsa la gara e, quindi, di prendere le contromosse con tempismo. Breda si caratterizza, invece, per l’eccessiva prudenza dimostrata in tutte quelle occasioni in cui la Reggina ha perso punti e per le scelte sui giocatori da mandare in campo e, peggio ancora, sulle sostituzioni. Se aggiungiamo a questo una rosa non certo d’eccellenza ecco che la Reggina, se non in vena Missiroli, appare piuttosto frastornata ed incapace di gestire al meglio le gare. La “confusione”, chiamiamola così, di Breda la ritroviamo in sede di scelta del portiere. Quando Kovacsik, quando P. Marino, non avendo un portiere d’esperienza ma due dalle belle speranze, Breda presume che il turn over possa far bene ad entrambi. I nostri dubbi sono tanti ed al contempo leciti. Breda è, insomma, sul banco degli imputati e, crediamo, la Reggina è pronta a sostituirlo in caso di passo falso. Cronaca e commento. Primo tempo. Dopo 30” il Verona è già in area amaranto. Cross per Pichlmann al limite dell’area piccola, P. Marino come sua abitudine non si muove dalla linea di porta fermandosi ad osservare e palla che, poi, termina dall’altro lato del campo senza che nessuno intervenga. Primi minuti di gara senza grandi sussulti con il Verona più intraprendente e con appannaggio il possesso palla e la Reggina ad attendere puntando per offendere solo sulle ripartenze. Fasi di gioco piuttosto frastagliate con entrambe le squadre che non riescono a tenere palla per più di tre passaggi di fila. Al 15° ghiotta occasione per i padroni di casa. Hallfredsson crossa da sinistra, Pichlmann si allunga cercando il contatto con il pallone che, però, non trova, P. Marino (per non sbagliare) si tuffa lo stesso alla sua sinistra e la palla prosegue la sua corsa sino alla corsia laterale opposta. Al 23° ancora Verona in avanti. Hallfredsson cross da sinistra, palla al centro dell’area per Gomez che prova la battuta al volo di sinistro ma interviene provvidenzialmente A. Marino a stoppare la conclusione dell’attaccante veneto ed a liberare. Al 28° i padroni di casa passano in vantaggio al termine di un’azione nata grazie a Gomez che, sulla destra, prima anticipa e poi lascia indietro Emerson salvo poi entrare in area assolutamente libero da marcature e crossare per l’austriaco Pichlmann che, di testa, non ha alcuna difficoltà a battere l’impietrito sulla linea di porta P. Marino. Bell’azione e bel gol, nulla da eccepire se non il doversi ripetere circa l’inadeguatezza del portiere amaranto che non ha nel proprio dna il significato della parola “uscita” allorquando il pallone passa nell’area piccola che s’è detta “area del portiere” almeno un motivo ce l’avrà! Breda, dal canto suo, oltre a prendere appunti (che, in sostanza, non pare gli servano molto giacché non ne fa tesoro), non si smuove di un millimetro. La Reggina fa fatica, ma non è una novità. La sua manovra è sempre la stessa. N. Viola svolge il compitino, Rizzo è come se non ci fosse, la presenza di Bonazzoli implica il giocare con palle alte piuttosto che con azioni manovrate (ammesso che la Reggina sappia manovrare con cognizione di causa), Missiroli sembra la brutta copia di ciò che lo ha reso capocannoniere amaranto. Insomma, la costante è il non-gioco di Breda! Al 34° la Reggina tira per la prima volta verso la porta difesa da Rafael. Lo fa con Ragusa che, in girata, tenta di sorprendere il portiere scaligero ma spedendo il pallone fuori. Al 35° è lo stesso Ragusa a tentare la percussione in area preferendo cadere cercando il rigore piuttosto che puntare in porta. Al 39° iniziativa sulla destra di Ragusa che, al limite dell’area, appoggia a Missiroli il quale, svogliatamente, calcia in porta facendo il solletico a Rafel che para senza problemi. Un atteggiamento, la svogliatezza, che sembra caratterizzare Missiroli ma anche qualche altro amaranto da qualche giornata a questa parte. Breda ne sa qualcosa? Non è che Breda non piaccia più di tanto ai suoi uomini ed allora… Intanto il Verona fa quello che vuole tranne che raddoppiare (nonostante ne abbia la possibilità). La Reggina assiste al gioco scaligero e Breda prova a convincere i suoi a cambiare registro. Il “come” non lo si capisce atteso che, ribadiamo, la Reggina non ha una rosa eccelsa e che, in più, l’allenatore ci mette del suo affinché neppure giochi dignitosamente. Secondo tempo. Breda cambia subito: fuori il difensore A. Marino per l’attaccante Ceravolo. Cambia, quindi, l’assetto della Reggina in campo adesso disposta con un 3-4-3 con Rizzato esterno sinistro difensivo. Al 48° la mossa dell’inserimento di Breda trova un senso allorquando Bonazzoli fa da sponda per Ceravolo che, in corsa, batte di sinistro con la palla che termina non molto al lato della porta difesa da Rafael. Nel mentre Rizzo si fa stupidamente ammonire (diffidato, salterà la sfida contro la Sampdoria di sabato prossimo al “Granillo”), la Reggina sembra entrata in campo sotto ben altra stella. Al 50° è ancora Ceravolo a rendersi pericoloso grazie ad un pasticcio fimrato Mareca-Rafael che regalano all’attaccante amaranto l’opportunità di battere a rete da posizione defilatissima senza, però, conseguenze. La Reggina sembra, adesso, finalmente scesa in campo ed, attivamente, comincia a presenziare nella metà campo avversaria con maggiore intensità. Al 57° ci prova N. Viola da 40 metri con un tiro molle e lento che Rafael non ha difficoltà alcuna a neutralizzare. Al 60° è ancora Reggina. Bonazzoli raccoglie una palla poco fuori dell’area di rigore e batte a rete. Il suo tiro è un fendente che, però, termina abbondantemente sul fondo alla sinistra di Rafael. La Reggina è senza alcun dubbio più vivace che nei primi 45 di gara, ma ancora non basta. Il Verona, d’altro canto, non smette di cercare l’affondo come, per esempio, al 62° con Pichlmann che, di testa, manda fuori da ottima posizione (dal limite, cioè, dell’area del portiere che, per quanto riguarda P. Marino e la Reggina “del portiere” non è). Al 66°, da fuori area, di prova il greco Tachtsidis con un sinistro che termina sul fondo. La Reggina è maccheronica. Troppo complicata la sua manovra e, soprattutto, fine a se stessa e non all’uopo desiderato. Al 70° Breda cambia ancora: fuori Ragusa e dentro il recuperato Campagnacci. Alla mezz’ora Mandorlini effettua un doppio cambio: escono l’autore del gol che finora decide la gara, Pichlmann, e Jorginho ed entrano Doninelli e D’Alessandro. La Reggina prova ad offendere ma non in maniera poi così tanto convincente. Al 79° ci prova Missiroli, dopo uno scambio in area con Bonazzoli, con il suo piatto destro che termina sul fondo. All’84° Breda effettua l’ultimo cambio a sua disposizione: entra Sarno ed esce N. Viola (assai sopravvalutato diremmo). All’88° anche Mandorlini si gioca l’ultima carta: esce l’ex Hallfredsson ed entra Cangi. La gara scivola via con il Verona che si avvicina ad una meritata vittoria e, di conseguenza, con la Reggina che “conquista” una meritata sconfitta. Una volta per tutte fughiamo ogni dubbio. Il giudizio, particolarmente negativo, su Breda e la sua squadra nasce, forse, da quello che è l’equivoco principe: che vuol fare la Reggina? Nel senso, qual è il suo obiettivo? E’ quello di un campionato tranquillo, senza né gloria né infamia? Oppure è quello di tentare la scalata ai primi posti della graduatoria (i primi due o gli altri quattro utili per i playoff)? Se l’obiettivo reale è il secondo allora Breda ed i suoi sono anni luce dalla benché minima possibilità di farcela e, quindi, quanto prima Breda è da sostituire e la rosa è da integrare con elementi di qualità vera. Se, invece, l’obiettivo è il primo allora Breda può stare al suo posto, Missiroli può essere venduto a gennaio per fare soldi ed i tifosi possono mettersi l’anima in pace. Definitivamente. C’è ancora il tempo per vedere Campagnacci colpire il palo esterno e Gomez tentare un improbabile pallonetto. L’arbitro decreta la fine della gara dopo 2 soli minuti di recupero ed il Verona conquista la sua sesta vittoria consecutiva volando a quota 31. La Reggina di Breda, invece, si ferma a 28 e non si capisce il perché Breda sia ancora lì! Mah!?!