Saladini: Get Out! Sortez! Fuera! Aussteigen! Il Mondo te lo chiede: VATINDI!!! – IL REGGINO

E’ finita! Ed è finita come peggio non poteva… La Reggina si è vista respingere anche il ricorso al T.A.R. del Lazio avverso l’esclusione dalla serie meritatamente ed ampiamente conquistata sul campo al termine della stagione scorsa. Stesso risultato espresso dal Collegio di Garanzia dello Sport che aveva definito il ricorso della Reggina “in parte inammissibile e in parte infondato”. Ancor prima la bocciatura era arrivata dal Consiglio Federale della F.I.G.C. che altro non aveva fatto (né poteva fare) che cristallizzare quanto ravvisato dalla Co.Vi.Soc. in fase di controllo della documentazione prodotta dalla Società Reggina 1914 in sede di richiesta di rinnovo della licenza nazionale.

Il fulcro su cui si basa l’esclusione è, come ben sappiamo tutti, quel famigerato pagamento riferito allo stralcio derivante dalla Ristrutturazione del Debito omologato dal Tribunale Fallimentare il 12 giugno a seguito della richiesta di adesione da parte della Reggina al “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”. Pagamento che secondo le norme federali andava improrogabilmente effettuato entro il 20 giugno e che, invece, errandone evidentemente l’interpretazione di quanto riportato nell’omologa, poteva essere corrisposto oltre quella data ritenuta perentoria.

Chiunque fosse dotato di un’intelligenza, diciamo così, nella media avrebbe, innanzi alle due scadenze, assolutamente saldato quanto dovuto entro il 20 giugno. Questo perché, chiunque sia affiliato alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, ne legge, ne conferma e ne sottoscrive le regole. Tutte, nessuna esclusa. A prescindere. Chiunque ma, evidentemente, non Saladini, patron della Reggina da un solo anno che, obiettivamente, nel rapporto tempo/fatti merita senza dubbio l’Oscar per il cortometraggio peggiore a cui la Reggina ed i Reggini abbiano dovuto assistere.

Il Saladini lametino, patron ma non presidente (per quest’ultimo ruolo ha scelto Marcello Cardona già Prefetto, già Questore, già arbitro ed oggi, stando ai fatti, già “peggior presidente” – designato e “senza portafoglio” – della Reggina), è il principale responsabile della maggiore umiliazione subita dalla Reggina e dalla parte sana di Reggio degli ultimi 37 e, forse, degli interi suoi 109 anni di Storia (volutamente con la S maiuscola). Il principale ma non l’unico.

Prima di concentrarci sul Saladini da Lamezia, vorremmo spendere due sole parole sull’operato del dr. Cardona. Non crediamo servano ulteriori aggettivi se non uno solo: deludente. E’ stato lui, reggino, a presentarsi come garante di Saladini (un illustre sconosciuto fin quando il suo nome ha iniziato a girare con sempre maggior insistenza) al cospetto della sua Città. E’ stato lui a suscitare emozioni durante la conferenza stampa di presentazione ed è stato lui a crearne altre, di tenore assolutamente opposto, da gennaio a questa parte con l’apice raggiunto con le improvvise dimissioni del 21 giugno scorso. In un primo tempo abbiamo pensato che anche lui fosse finito ingarbugliato nella ragnatela di Saladini ma ciò che ci ha fatto cambiare idea, rendendolo corresponsabile ai nostri occhi, è stato proprio il concomitante comunicato stampa con cui annunciava le dimissioni ed il volatilizzarsi come accade al fumo di un cerino acceso. Onestamente non avremmo mai pensato che un uomo dello Stato, con una carriera di tutto rispetto alle spalle, apparentemente stimato e rispettato, si rivelasse un flop macroscopico nelle vesti di Presidente. No, da lui non ce lo aspettavamo! Nel mentre aspettiamo, con non poca trepidazione, che arrivi il giorno in cui manterrà l’impegno preso per tramite delle sue stesse parole: “Prossimamente incontrerò la stampa per un amicale saluto di ringraziamento. Con deferenza e viva cordialità reggina. Marcello Cardona”.

Marcello Cardona

Torniamo al lametino. Abbiamo già detto che è il principale artefice dell’umiliazione subita dal popolo amaranto. Se ci pensate, non è facile rilevare una Società evitandole morte certa un anno fa salvo poi decretarne il decesso 365 giorni dopo (o poco più). Rianimarla prima e staccarle la spina poi sono certamente frutto dell’arroganza tipica di un giovane rampollo presuntuoso e spregiudicato. Un soggetto che, evidentemente, diventato ricco, pensa di potersi permettere il lusso di manifestare un comportamento sprezzante della comunità che l’ha accolto con tutti i favori del caso. Non tutta la comunità reggina, sia chiaro. Chi ha i capelli bianchi e ne ha viste tante, anche nell’immediato passato (ma non solo) dall’arrivo del lametino ha sempre e comunque manifestato dei dubbi. Dubbi sulla sua evidente tracotanza; dubbi sul perché avesse rilevato una Società sul baratro con oltre 16 milioni di debiti (i restanti 7 che si leggono nella famigerata omologa concessa dalla Sezione Fallimentare del Tribunale di Reggio Calabria sono quelli creati da lui) e sul come, contemporaneamente, potesse permettersi contratti così onerosi (da Inzaghi ad Hernani, per esempio); dubbi sul suo atteggiamento in generale culminati con l’inopportuno invito “Dovete decidere da che parte stare!” formulato durante un pranzo con la Stampa nel mese di febbraio scorso (l’avrà capito solo adesso da che parte siamo stati, siamo e saremo?).

L’errore più grosso, quello che la Reggina paga pesantemente dazio, è stato sfidare le Istituzioni sportive (sulle quali ci sarebbe ancora molto altro da dire). Aderire alla Ristrutturazione del debito consentita dal famigerato “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” è stato atto assolutamente legale e legittimo ma, alla luce dei fatti, inopportuno ai fini della sopravvivenza della Reggina.

Sentiamo riportare da più parti una grave inesattezza. Quella secondo cui la Reggina non abbia interloquito con la F.I.G.C. ed i suoi organi preposti prima di chiedere al Tribunale di Reggio Calabria la sentenza di omologa. Non è vero! Sappiamo per certo di numerosi incontri tra la Società e la F.I.G.C. prima della presentazione della richiesta e ciò lo testimonia anche un preciso paragrafo della “Nota integrativa al Bilancio di esercizio chiuso al 30.06.2022” (pagina 8), al capitolo “Evoluzione prevedibile della gestione e continuità aziendale” che riportiamo in foto allegata e che recita, testualmente: “…la Società si è posta quale obiettivo imprescindibile… la ristrutturazione del debito mediante anche il ricorso a strumenti di composizione della crisi resti disponibili dal nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Nello specifico LA SOCIETA’ HA POTUTO APPURARE CON GLI ORGANI DELLA F.I.G.C. LA COMPATIBILITA’ DELL’ATTUAZIONE DI UN ACCORDO DI RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO DI CUI AGLI ARTT. 57 E SEGUENTI DEL C.C.I.I., con il mantenimento della licenza sportiva professionistica”.

Ed allora cos’è che non ha funzionato tanto da mandare in tilt l’ingranaggio ed affossare la Reggina? Di certo i rapporti con la F.I.G.C. ed il suo Presidente Gravina. Cosa avessero concordato le due parti è difficile da scoprire, di certo una delle “clausole” era il mantenimento di un profilo basso da parte della Società amaranto. Profilo alzatosi ineluttabilmente in occasione delle scadenze federali saltate il 16 febbraio ed il 16 marzo che hanno costretto gli amaranto a gravarsi prima di 7 e poi di 5 punti di penalizzazione.

E’ necessario rammentare ai più che la Società Reggina avrebbe potuto ottemperare a quanto dovuto nelle due date attingendo alla finanza esterna così come riportato dalla Corte Federale d’Appello in occasione dei due ricorsi prodotti a seguito dei due deferimenti ricevuti? Tracotanza ed arroganza, in spregio alle più elementari norme comportamentali di un soggetto intraneo (ed ultimo arrivato) al “sistema calcio”. E secondo voi, per quanto discutibile sia il Sistema, può un microscopico tassello del mosaico infastidire la visione di un quadro al suo cospetto enorme? Di conseguenza, può il microscopico tassello provare ad infastidire il Sistema non adempiendo ad una scadenza vitale per la Reggina il 20 giugno scorso? Ovviamente la risposta ad entrambe le domande è no! Non può ma il tassello impercettibile, tale Saladini da Lamezia, l’ha fatto spregiudicatamente in barba alle regole ed esponendo la Reggina ai rischi che oggi si chiamano esclusione dai campionati professionistici.

La gravità sta, inoltre, nel non aver nemmeno fatto tesoro delle esperienze vissute. Ci riferiamo alle due maschiate ricevute dagli altrettanti deferimenti, dalle penalizzazioni susseguenti e da quella forma di “patteggiamento” avvenuto che ha imposto alla Reggina il non rivolgersi al Collegio di Garanzia del C.O.N.I a seguito della riduzione delle penalizzazioni da 7 a 5 punti.

E’ evidente che il lametino alibi di sorta non ne abbia. E’ lapalissiano che ha pagato la sua arroganza frutto della giovane età e di un passaggio da ragazzo spregiudicato ad uomo razionale e saggio che sembrerebbe tardi ad arrivare.

Saladini non si vede da mesi, men che meno Cardona. Il primo dei due, ogni tanto, bypassando l’Ufficio Stampa della Reggina e facendosi coadiuvare da qualcuno di Lumezzane al suo servizio in quel di Milano, si produce in urticanti comunicati stampa senza senso. Oppure, come successo ieri, con immutata arroganza, si produce in post sui social che, ad onor del vero, immaginiamo ne abbia preso atto, suscitano reazioni dei tifosi della Reggina dirette in un’unica direzione: tralasciando le offese il messaggio è unico, evidente ed assolutamente chiaro: VATINDI!!!

Ferraro e Saladini, rei quota parte

Un ultimo appunto. Dicevamo prima di un Saladini principale artefice della mortificazione subita dalla Reggio sportiva e tifosa e non. Non è il solo, però, a dover avere sulla coscienza quanto accaduto. Accanto a lui, a sostenerlo salvo poi rinnegarlo come nelle migliori tradizioni a queste latitudini (era già successo con il predecessore e probabilmente succederà con il successore), una folta schiera di utili idioti. Analfabeti funzionali utilizzati quali arieti per diffondere notizie false carpendo la buona fede delle masse ignoranti. Servi sciocchi che si autodefiniscono “fonti attendibili” e che scrivono post sui social non solo riportando notizie false ma, una volta smentiti dai fatti, prestamente eliminati cercando di salvarsi in extremis dimenticandosi gli screenshot. Questi idioti, purtroppo, hanno contribuito al far passare in sordina ciò che succedeva in casa amaranto e, di più, hanno aizzato folle di ignoranti contro chi poneva dubbi e/o manifestava perplessità. Pericolosamente, aggiungiamo.

Onestamente, dobbiamo ammettere, qualche responsabilità ce l’ha anche una fetta di Stampa poco attenta o deliberatamente disponibile. La terzietà dei Giornalisti deve essere sempre la prima pietra miliare della professione da tener ben fissa in mente: non è possibile derogare per un posto al sole o un contatto privilegiato con i soggetti di cui tratta la propria attività. Non deve, non dovrebbe, funzionare così. Per quel che ci riguarda è già difficile dividere l’essere tifoso dall’essere Giornalista, figuriamoci se dovessimo anche incastonare un rapporto privilegiato e, ineluttabilmente, influente su modi e contenuti del nostro scrivere/parlare. No, grazie!

Infine, un’ultima considerazione è dovuta alle Istituzioni cittadine. Senza lasciarsi andare oltre, crediamo che l’aggettivo più idoneo a descrivere gli occupanti di Comune, Città Metropolitana, Camera dei Deputati e Senato (per quel che riguarda i reggini, ovviamente) sia “incapaci”. Non è un’offesa ma un’amara constatazione: anche noi siamo “incapaci” di progettare un palazzo o di eseguire un intervento chirurgico, tutto qua!

Un’ultima nota a margine: sembrerebbe ci sia pronto qualcuno a prendere le redini riproponendo un’altra A.S.D. Reggio Calabria (probabilmente ancora in D, in sovrannumero, come nel 2015). Pare che le interlocuzioni con le Istituzioni siano già ben avviate da tempo tant’è che il comunicato stampa diramato ieri sera dal Comune sia da considerarsi più che un indizio. Qua siamo!

La Reggina risorgerà, ne siamo certi. Breve ci auguriamo sarà il tempo utile a rimarginare le pugnalate alla schiena ricevute da mani erroneamente ritenute amiche. Ad maiora, Reggina!!!

di Demetrio Micalizzi

  

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Author: Maurizio Gangemi