Reggio di Calabria: una lettrice ci scrive “Falcomatà fa 87 autogol su legalità e trasparenza”

(69) Riceviamo e pubblichiamo. "Lette le dichiarazioni del sindaco Falcomatà sui dirigenti corrotti del comune di Reggio Calabria durante il convegno dei magistrati, un moto di ribellione si è impossessato del mio senso di responsabilità e, soprattutto, di legalità.

 

Cominciamo a dire che dalle dichiarazioni del sindaco di questi ultimi mesi parrebbe trasparire una palese difficoltà di “mandare avanti la baracca” ancor più di prendere le redini della sua amministrazione e farla ripartire. Prima ha attaccato le precedenti amministrazioni, poi ha attaccato i commissari straordinari poi se la prende con i dirigenti. Ciò che non sfugge però è che davanti a questo attacco alla corruzione ed all’illegalità, il sindaco sembra perseverare e sguazzare in questo modus operandi ormai consolidato nella pubblica amministrazione. E’ sotto gli occhi di tutta la cittadinanza quanto riportato sui giornali in merito all’operazione “Torno Subito” svoltasi nel lontano 2011 che ad oggi vede sul banco degli imputati ben 87 dipendenti comunali tutti localizzati all’interno di Palazzo San Giorgio rinviati a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato. Da informazioni assunte parrebbe che la maggior parte di questi dipendenti non abbiano subito alcun provvedimento di allontanamento dai posti privilegiati che ad oggi continuano ad occupare e per i quali addirirttura sono state poste in essere operazioni di premialità come le varie Alte Professionalità o i privilegi relativi alla possibilità di continuare ad effettuare prestazioni di lavoro straordinario. Parrebbe inoltre che uno di questi dipendenti operi all’interno del suo staff richamato dallo stesso sindaco. E’ naturale a questo punto ricorrere ai vecchi detti e tirar fuori la frase “Il sindaco predica bene ma razzola male”. E allora se di operazione di pulizia si deve parlare lo si faccia a 360 gradi partendo da chi ad oggi ha ricevuto un rinvio a giudizio per aver truffato lo stato, i contribuenti e questa città portando il cattivo esempio e l’associazionismo finalizzato a fregare il prossimo sotto i riflettori della stampa nazionale. Solo allora potrà alzare il dito contro i dirigenti o contro chi con grande professionalità e senso del dovere si è guadagnato onestamente quel famoso due % tanto demonizzato da Lei (la lettrice si rivolge direttamente al Sindaco, n.d.r.). Appare in forte difficoltà il nostro amato Sindaco e come chi non ha nulla da offrire, nessun obiettivo da raggiungere, se la prende con il prossimo incarnando la volpe della favola di Esopo. Nessuno l’ha costretta a candidarsi e non può il suo cognome essere lo strumento per risolvere  i problemi di questa città. Bisogna avere gli strumenti e soprattutto avere un peso politico a livello nazionale per sfondare le porte di Roma e far capire che qui o si salva la città o si muore. L’ombra del dissesto sta avanzando velocemente ma Lei sa benissimo che sarà la fine e l’inizio del non ritorno. Il suo consiglio comunale è formato da persone giovani che non hanno il giusto peso per poter portare avanti il suo programma né tanto meno Lei può fare tutto da solo. Ora basta siamo veramente stanchi di parole, scuse, accuse e quant’altro. Se pensa veramente di avere un peso a livello regionale e nazionale che possa far risollevare le sorti di questa città lo faccia altrimenti faccia un passo indietro con umiltà e la città le sarà grata. Ogni giorno che passa è un giorno sottratto alla rinascita di questa città tanto sognata dalle persone perbene. A proposito: Viva la legalità…" Lettera Firmata.

 

Gent.ma Sig.ra, ho letto con attenzione ciò che ha scritto e, seppur nella semplicità della Sua critica al nostro Sindaco, lo pubblico perché schietto e diretto ed atto a punzecchiare un modus operandi, diciamo così, certamente da stigmatizzare. Come darLe torto allorquando sottolinea con evidente delusione che il Sindaco, davanti alla platea del XX° Congresso di Magistratura Democratica, avrebbe dovuto denunciare alla Procura della Repubblica ciò che ha in quella sede esposto? In effetti, sembrerebbe stata più una cauta mossa di scacchi che un più idoneo pugno allo stomaco del malaffare. Sembrerebbe, cioè, che il Sindaco abbia detto sperando che qualcuno dei presenti (o anche no) colga, indaghi e colpisca. Gentile Signora, conosco il nostro Sindaco da molto tempo sebbene mai ci siamo frequentati se non durante le partite di calcio tra Giornalisti ed Avvocati. Uno dei miei dubbi, che hanno caratterizzato la campagna elettorale dello scorso autunno, è stato sull’età anagrafica di colui che, poi, le elezioni le ha vinte. Non che la gioventù sia un difetto, per carità, ma il dubbio era (ed è) che, da poco superata la trentina, Giuseppe Falcomatà non potesse sopportare l’enorme peso che una Città straordinaria ma contraddittoria come Reggio porta con sé. Non sto qui a difendere o ad offendere (nel senso di attaccare) né lui né i suoi predecessori (ognuno, a prescindere dalle idee, sa benissimo cosa è successo e cosa, forse, succederà ancora) ma prendo ad esempio ed a supporto le parole pronunciate qualche tempo fa dal Procuratore Capo Cafiero de Raho “Non basta commissariare i comuni se poi dirigenti e dipendenti restano gli stessi, compresi quelli collusi con la 'ndrangheta” (http://www.agi.it/catanzaro/notizie/ndrangheta_cafiero_de_raho_via_burocrati_da_comuni_sciolti-201412181519-cro-rcz1035, fonte www.agi.it). Ecco, Giuseppe Falcomatà ha confermato le parole di De Raho ma, in qualità di Sindaco, avrebbe dovuto recarsi in Procura e ragionarci su con lui. Non l’ha fatto e non è certamente un bell’esempio. Ecco dove entra in campo l’età anagrafica: il nostro Sindaco non sembra avere l’esperienza necessaria per prendere di petto una questione pesante ed annosa con il necessario coraggio ed uguale determinazione. Per “gestire” Reggio ed i Reggini servirebbe non uno ma un esercito di Uomini con le spalle larghe. Cosa dirle, il mio dubbio ha avuto conferma dai fatti e dalle Sue condivisibili parole. Dalla sua, però, Giuseppe Falcomatà ha un vantaggio (per nulla esiguo): visti i predecessori almeno un paio d’anni di governo della Città glieli abbuonerà la maggior parte dei Reggini. Al terzo, poi, i più cominceranno a tirare le somme. Nella fattispecie crediamo abbia peccato d’ingenuità, in futuro speriamo “cresca” e, con lui, anche le sue spalle su cui poggiare e trascinare la nostra amata Reggio. Mi creda Reggio e noi Reggini non necessitiamo solo di persone perbene, colte e esteticamente presentabili: purtroppo, abbiamo bisogno di Uomini con gli attributi che ci prendano e ci conducano (atteso che, quasi per definizione, il reggino medio preferisce l'essere colonizzato invece che colonizzare), anche con le maniere forti giacchè la forza della persuasione deriva da Uomini carismatici (ed il di lui padre lo era) che, al momento, ahimè, non vedo. Con cordialità. Il Direttore.    

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Author: Maurizio Gangemi