Reggio di Calabria: “Chi di voi è senza peccato?”

Riceviamo e pubblichiamo, di Maria Stella Piccolo*. Ricordo un passo del Vangelo che recitava così "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra" e ritengo che questa frase sia oggi molto attuale perché pensando a quei dipendenti agli arresti domiciliari, a quei dipendenti indagati, a quei dipendenti su cui pende inesorabile la spada di Damocle, mi viene da riflettere sulle maldicenze e reazioni che la cittadinanza ha espresso di fronte all'ennesima onta del nostro Comune.

 

L'uomo è fatto così, giudica e condanna con arroganza e ignoranza perché crede di conoscere i fatti, crede di conoscere la verità, crede di sapere e invece, ancora una volta, si fa influenzare dai messaggi deviati e devianti della stampa. Parlo di quella stampa che sfrutta le fragilità di alcuni per nascondere le bassezze di altri, che tutela i potenti, senza alcun riguardo per i deboli messi alla pubblica gogna indiscriminatamente. Allora mi domando: è corretto che le colpe di alcuni finiscano per involgere tutti i dipendenti del Palazzo, compresi quei dipendenti che si sono macchiati al più di una leggerezza (non di dolo come credo sia per una buona parte dei nominati)? Perché nessuno ammette pubblicamente che tra le persone indagate c'è gente di cui abbiamo appurato ed è rinomata la serietà e la professionalità sul luogo di lavoro? Partiamo del dato certo: il buco di bilancio nelle casse comunali consta di 140 milioni di euro, mentre la somma complessiva che si imputa ai dipendenti è pari a circa 10 mila euro. Eppure tutta l’opinione pubblica non fa altro che additare questi ultimi come ladri, mentre sulle colpe dei politici cala il silenzio. E su questo pesa l’atteggiamento di alcuna stampa rigorosa nell’applicare i giusti parametri a tutela della riservatezza per i politici (non sono mai stati pubblicati i nominativi dei politici regionali accusati di peculato) che, in questo caso, ha pubblicato integralmente nome e cognome dei dipendenti coinvolti ancor prima che questi venissero formalmente a conoscenza delle indagini e delle accuse mosse a proprio carico e ancor prima di potersi difendere nelle sedi opportune. Stampa che è stata così zelante da spingersi fino a pubblicare integralmente un'ordinanza di custodia cautelare nonostante sia un atto segreto di indagine. È innegabile che i dipendenti, colpevoli o innocenti che siano, sono stati insultati pubblicamente prima di essere sottoposti a  giusto processo e condannati in via mediatica. Non si risponde forse dei propri reati in tribunale? Possibile che tutti (stampa ed opinione pubblica) disconoscano il principio della presunzione d'innocenza o i più lo ricordano solo quando al sacrificio sono andati i propri parenti? Non staranno forse molti dei dipendenti dell’elenco ormai tristemente noto pagando oggi per le colpe di altri, specie di chi avrebbe dovuto controllare l’operato dei subordinati intervenendo sul piano disciplinare a fronte di singole condotte scorrette? Invece di lasciarci prendere dalla foga, dovremmo forse fermarci a riflettere: come ha fatto il dirigente, che ha una posizione di garanzia e di controllo nella vigilanza dei sottoposti, a non accorgersi di nulla? Se fossero esatte le stime delle assenze dei dipendenti pubblicati dovrebbe concludersi che quotidianamente gli uffici sarebbero stati deserti. Ma sorge spontaneo l’interrogativo: come ha fatto chi è preposto al controllo a non accorgersi che il Palazzo era vuoto? Non posso biasimare l'opinione diffusa secondo cui i dipendenti debbano pagare per ciò che hanno commesso, ma nell’attesa degli esiti delle indagini non posso acconsentire che si faccia di tutta l’erba un fascio. Allo stesso modo, non posso giustificare né tollerare questa presa di posizione solo alla luce della disoccupazione dilagante e della crisi che c'è. Possibile che sappiamo solo accusare i dipendenti senza dare loro il modo di giustificarsi? I nostri amati politici, gli stessi che qualche giorno fa accusiamo di aver portato alla rovina la nostra città creando le condizioni per il dissesto, sono stati così tanto bravi a portare avanti da soli la macchina burocratica negli anni precedenti? Qualche giorno fa li avremmo messi alla forca, avendo loro causato un buco di bilancio di circa 140 milioni di euro, invece oggi accusiamo i dipendenti di essersi fregati i soldi. Chiedo un minimo di coerenza e soprattutto chiedo: chi di voi è senza peccato? *Una semplice cittadina.

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Author: Maurizio Gangemi