Reggio di Calabria: “Mannaggia l’America” di Antonella Postorino, un viaggio attraverso un secolo e tre generazioni – IL REGGINO

(401) Dalla grande emigrazione italiana di fine Ottocento all’era di Internet, il racconto ripercorre la storia di una famiglia divisa dall’oceano e il percorso di una donna alla scoperta dei parenti mai conosciuti.

Appena pubblicato da Laruffa Editore, Mannaggia l’America è un racconto di Antonella Postorino che intreccia memoria privata e storia collettiva. Al centro c’è una famiglia segnata dall’emigrazione e una vicenda che attraversa più di un secolo, mostrando come le scelte di una generazione possano lasciare tracce profonde in quelle successive.

Tutto comincia con alcune fotografie dello zio emigrato negli Stati Uniti. Negli anni Settanta, una ragazzina le osserva e scopre, attraverso quei volti sconosciuti, l’esistenza di una parte della famiglia rimasta lontana. Da quelle immagini prende forma una ricerca che accompagnerà la protagonista nel corso della vita.

Le partenze che cambiano una famiglia

Per comprendere le ragioni di quella distanza, il racconto torna agli anni della grande emigrazione italiana, quando migliaia di persone lasciavano il proprio paese per cercare oltreoceano un futuro migliore. Partire significava affrontare l’incertezza, abbandonare gli affetti e affidarsi alla speranza di costruire una vita diversa.

Anche il nonno della protagonista attraversa l’oceano. Il suo soggiorno in America dura cinque anni e si conclude con una separazione definitiva dal fratello, avvenuta nei primi anni del Novecento. Una vicenda personale che richiama il destino di tante famiglie italiane, per le quali la distanza poteva trasformarsi in una frattura difficile da sanare.

È proprio la dimensione umana dell’emigrazione a emergere nella riflessione di Antonella Postorino, che invita a guardare oltre il viaggio e le ragioni economiche della partenza.

«Quando si parla di emigrazione, si pensa spesso a chi parte e alla possibilità di costruirsi una vita migliore. Ma ogni partenza riguarda anche chi resta, gli affetti che si interrompono e i legami che continuano a esistere nonostante la distanza».

Tre generazioni, tre modi di vivere il tempo

La vicenda familiare si sviluppa attraverso tre generazioni, ciascuna legata a un diverso momento della storia italiana e a un modo particolare di vivere le distanze.

C’è il tempo del nonno, quello della grande emigrazione, quando attraversare l’oceano significava allontanarsi dalla propria terra senza sapere quando sarebbe stato possibile tornare o ritrovare i propri cari. Le comunicazioni erano affidate alle lettere e alle lunghe attese, mentre una separazione poteva trasformarsi in un silenzio definitivo.

C’è poi il tempo del padre, che attraversa il dopoguerra e gli anni del boom economico. L’Italia cambia profondamente e nuove prospettive modificano le aspirazioni delle famiglie, mentre i ricordi di chi è partito continuano a essere custoditi nelle fotografie e nei racconti domestici.

Infine, c’è il tempo della figlia, cresciuta negli anni Settanta e diventata adulta in una società sempre più connessa. Per lei, la distanza che ha separato i familiari può essere affrontata con strumenti nuovi, capaci di rendere possibile ciò che un tempo sembrava irraggiungibile.

Nel raccontare questo passaggio intergenerazionale, Postorino mette in evidenza il legame tra le trasformazioni della società e la continuità degli affetti.

«Mi interessava raccontare come cambia il mondo da una generazione all’altra, ma anche ciò che rimane. Cambiano le possibilità, il modo di comunicare e il significato della distanza, eppure resta il bisogno di conoscere la propria storia e capire da dove veniamo».

Le esperienze del nonno, del padre e della figlia compongono così un unico percorso, nel quale le vicende individuali si intrecciano con i cambiamenti storici e sociali.

Le fotografie come tracce di un passato lontano

Le immagini dello zio d’America rappresentano il primo contatto della protagonista con una parte della famiglia che non ha mai conosciuto direttamente. Attraverso quei volti prende forma la consapevolezza di appartenere a una storia più ampia, della quale possiede soltanto alcuni frammenti.

La curiosità dell’adolescenza si trasforma gradualmente in un interesse più profondo per le proprie origini. Non si tratta soltanto di rintracciare parenti lontani, ma anche di comprendere le ragioni di una separazione e le conseguenze che essa ha prodotto nel tempo.

Gli oggetti e i ricordi familiari diventano tracce attraverso le quali ricostruire vicende dimenticate e riaprire interrogativi rimasti a lungo senza risposta. Il passato non appare come qualcosa di definitivamente concluso, ma come una presenza capace di riaffiorare e assumere nuovi significati.

Dalla memoria alla connessione, nuove possibilità di incontro

Con l’avvento di Internet e dei social network, la ricerca intrapresa dalla protagonista trova strumenti che le generazioni precedenti non avrebbero potuto immaginare. Le informazioni circolano più rapidamente e persone separate da migliaia di chilometri hanno nuove possibilità di comunicare.

La tecnologia, tuttavia, non risolve da sola ciò che il tempo ha lasciato in sospeso. Ricostruire una storia familiare richiede pazienza, curiosità e disponibilità ad ascoltare. Ritrovare qualcuno significa anche confrontarsi con ricordi differenti e accettare che il passato possa essere percepito in modi diversi da chi lo ha vissuto.

Il confronto tra le possibilità offerte dal presente e le separazioni del passato porta l’autrice a soffermarsi sul significato più profondo della ricerca.

«La tecnologia può aiutarci a raggiungere persone che sembravano lontanissime, ma ritrovare qualcuno non significa soltanto ristabilire un contatto. Significa anche essere disposti a conoscere la sua storia e a riconoscere ciò che ci lega».

La tecnologia apre nuove strade, ma il valore dell’incontro dipende anche dalla volontà di ricostruire una relazione. È in questo dialogo tra memoria e presente che la vicenda familiare acquista una dimensione contemporanea.

Il significato di un titolo

Mannaggia l’America è un titolo immediato, dal sapore popolare, che racchiude le contraddizioni dell’esperienza migratoria. L’America rappresenta la speranza di riscatto per chi parte, ma anche la lontananza per chi resta. È il luogo delle opportunità e, nello stesso tempo, quello delle separazioni, delle attese e dei rapporti che rischiano di spezzarsi.

Dietro la spontaneità dell’espressione si nasconde una vicenda complessa, nella quale le grandi trasformazioni della storia si riflettono nella vita delle persone comuni. L’emigrazione cambia i luoghi in cui si vive, ma anche il modo in cui si costruiscono e si conservano i rapporti familiari.

Una vicenda familiare che parla a tutti

Attraverso la storia di una famiglia, Antonella Postorino affronta temi che superano i confini della singola esperienza narrata. Le fotografie conservate per anni, i racconti tramandati solo in parte e i nomi di parenti mai incontrati appartengono a una memoria che molte famiglie custodiscono, talvolta senza riuscire a ricostruirne tutti i passaggi.

La grande emigrazione, le trasformazioni del dopoguerra e la rivoluzione digitale fanno da sfondo a questa vicenda, mostrando quanto la storia collettiva incida sulla dimensione privata. Le decisioni prese in un determinato momento possono produrre conseguenze inattese e riaffiorare anche quando i protagonisti originari non ci sono più.

In Mannaggia l’America, il passato torna a interrogare il presente attraverso le esperienze di chi è partito, di chi è rimasto e di chi cerca di comprendere ciò che è accaduto. Il racconto restituisce valore alle tracce lasciate dal tempo e invita a riconoscere le vicende che hanno contribuito a costruire la nostra identità.

Perché una famiglia non è fatta soltanto di presenze e ricordi condivisi, ma anche di assenze, silenzi e storie rimaste incompiute. A volte, per riaprire una pagina del passato, basta ritrovare una fotografia e cominciare a porsi le domande giuste.

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Author: Maurizio Gangemi