(26) Riflessioni dell’architetto Antonella Postorino, Responsabile Dipartimento Urbanistica e Pianificazione della Città Coordinamento Grande Città di Reggio Calabria – Forza Italia.
“Quando si parla di “tre soldi” buttati in discarica non si ricorre a una formula retorica, ma si fotografa con precisione una vicenda amministrativa in cui un investimento pubblico rilevante finisce per essere trattato come scarto”.
È esattamente ciò che sta accadendo con l’installazione “Opera” dell’artista Edoardo Tresoldi, divenuta nel tempo emblema di una gestione che ha progressivamente smarrito coerenza tecnica, controllo e visione, fino all’esito finale rappresentato dal taglio delle colonne e dal loro abbandono.
Sull’installazione “Opera” dell’artista Edoardo Tresoldi si è concentrata, nel tempo, una sequenza di criticità che va ben oltre l’eccezionalità degli eventi atmosferici per chiudersi con la decisione di procedere con il taglio delle colonne deformate e il loro conferimento fuori sito, come si trattasse di semplice materiale di risulta.
Tale “conferimento”, peraltro, risulta avvenire nell’area verde di pertinenza del Palasport Pentimele, dove le colonne, in stato di abbandono, giacciono tra detriti e altri materiali di risulta, senza alcuna evidenza di gestione o messa in sicurezza. Una scelta che solleva interrogativi non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello ambientale e della trasparenza, considerando che l’area in questione ha tutt’altra destinazione.
Si ricorda che l’intervento – afferente al settore “Cultura e Turismo” del Comune di Reggio Calabria e finanziato nell’ambito del “Patto per lo sviluppo della Città Metropolitana” – ha comportato un investimento pubblico pari a 939.400 euro per la realizzazione di 46 colonne metalliche alte 8 metri. L’affidamento dei lavori, deliberato “direttamente” nel luglio 2020, è avvenuto in favore della società Sub Divo S.r.l., titolare dei diritti dell’artista Edoardo Tresoldi.
Già in fase preliminare erano state da me espresse alcune perplessità in merito alla sua collocazione, individuata in una fase successiva rispetto alla progettazione originaria e non adeguatamente verificata sotto il profilo tecnico-ambientale. La scelta del sito, infatti, costituisce parte integrante del progetto e ne condiziona in modo vincolante la fattibilità, la durabilità e la sicurezza.
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Alla luce degli ultimi eventi, appare oggi legittimo ribadire che la progettazione di un manufatto esposto in ambiente costiero e soggetto a sollecitazioni meteorologiche significative avrebbe dovuto includere non solo le condizioni ordinarie, ma anche quelle straordinarie, ampiamente prevedibili in un territorio storicamente vulnerabile. L’ultimo evento calamitoso, pertanto, non può essere assunto come unica giustificazione di un cedimento che richiama piuttosto una sottovalutazione dei parametri di progetto. Il caso evidenzia, inoltre, un approccio eccessivamente “sperimentale” e non adeguatamente supportato da analisi tecniche di contesto.
Giusto per aprire un inciso, lo scorso dicembre, nel centro storico di Bari, una porzione dell’installazione di Edoardo Tresoldi, allora in fase di allestimento in piazza San Pietro, è crollata a causa delle avverse condizioni meteorologiche
Ciò che va messo a fuoco adesso è un ulteriore elemento critico che riguarda le modalità di “risoluzione” adottate. Le colonne non risultano smontate secondo procedure tecniche conservative, ma tranciate alla base, lasciando i plinti in sito e rendendo monche le strutture originarie. Non vi è chiarezza circa la destinazione degli elementi rimossi né sulle intenzioni dell’Amministrazione in ordine al ripristino o alla rifunzionalizzazione degli elementi.
