Reggina: Foti, fatti non pugnette! Ed intanto ritorna Gianluca Atzori

Risvegliatici dopo un incubo durato un’intera stagione (quella conclusa un mese addietro a cui, se ci ripensiamo, provoca in noi un naturale rigurgito), dopo aver persino corso il serissimo rischio (ad una manciata di secondi dallo scadere dell’ultimo minuto di recupero dell’ultima giornata) di ritrovarci catapultati (per la prima volta della storia amaranto) nei play-out per evitare l’inferno della Lega Pro, il presidente-direttore-allenatore, fiutando l’affare (l’ennesimo grazie all’azienda Reggina) si è lanciato a capofitto nel clima centenario.

 

Defenestrato qualche tempo addietro il Direttore Marketing Marco Tolentino (cosa non si fa per i figli), succeduto al predecessore Paolo Frascati, magari dopo aver loro carpito il portafoglio-clienti ed idee annesse, il miglior modo per chiudere con il recente passato ed aprire all’economicamente fruttuoso futuro è stato senza dubbio l'indire una conferenza stampa mettendo su uno “one man show” di tutto rispetto. Tra un “simpatico ed importante”, un “difficoltà oggettive”, “ci appartiene” o “non ci appartiene” e qualche “eh” di troppo, lo slogan di quest’anno è (toccatevi pure i gioielli di famiglia) “Vogliamo vincere”. Peccato che lo slogan coniato per l’occasione-centenario sia molto simile, troppo diremmo, a quel “Sono qui per vincere” di novelliniana memoria prologo alla sciagurata stagione 2009/2010 (la prima dopo la retrocessione, per intenderci). In effetti, pur non essendo affatto scaramantici, leggendo la cronaca della conferenza, motu proprio, anche la nostra destra si è poggiata là dove non batte il sole. Il pensiero è andato indietro nel tempo: a quella nefasta stagione cioè, in cui, per gran parte del campionato, è stato corso il rischio di trasformarsi in novelli Cagnotto ed esibirci in un doppio tuffo carpato e roteato all’indietro dalla A alla Lega Pro in appena 2 stagioni. Nel corso della suddetta conferenza, dopo aver ammaliato da par suo la Stampa presente e, quindi, di conseguenza, i tifosi che in diretta streaming la seguivano o di cui ne hanno letto le cronache, il presidente-direttore-allenatore si è lasciato andare ad una piccola divagazione. Parlando del business-centenario, infatti, ha sentenziato “Qualcuno dice che il centenario non ci appartiene” e via dicendo. Ordunque, non sappiamo se qualcuno tra i colleghi abbia detto o scritto qualcosa del genere. Di certo sappiamo, però, che in più occasioni lo abbiamo scritto noi de "Il Reggino" spiegando anche le motivazioni di tale affermazione così bene ripresa dal presidente-direttore-allenatore (per esempio, nell’ultimo nostro Editoriale del 19 maggio scorso: http://www.ilreggino.news/index.php?option=com_content&view=article&id=6567:reggina-la-fine-di-un-incubo&catid=1:editoriale&Itemid=7). E’ necessario perché non è il centenario del presidente-direttore-allenatore o basta quanto scritto in quell’occasione? Aggiungiamo solo che, essendo oggi lui il presidente pro-tempore, in qualche modo ci sta che se ne appropri facendo finta che non abbia mai dichiarato in passato che “L’A.S. Reggina 1914 non esiste più” e che, dal 1986, “Esiste solo la Reggina Calcio S.p.A.”. Si sa, l’immaginato business derivante da marketing e merchandising, con annessi eventi sicuramente di pregevole fattura e/o importanza, farebbe gola a chiunque. Figuriamoci ad uno scaltro e furbo come Pasquale “Lillo” Foti ed alla regina (con una sola “g”) delle sue aziende familiari, radice solida di quei rami (d’azienda, appunto) che si riuniscono sotto la sigla “LG3”. Chiuso il discorso conferenza-proclama, andiamo a vedere cos’è successo sul fronte mercato in questo mesetto scarso dopo la fine del campionato che, secondo noi e non solo, ci ha propinato la Reggina più scarsa della storia recente amaranto (probabilmente la più scarsa di sempre da quanto è targata Reggina Calcio 1986 S.p.A.). Il primo capitolo da chiudere era, ovviamente, quello relativo all’allenatore. Ringraziato e licenziato Bepi Pillon (senza il cui arrivo in corsa crediamo difficilmente la Reggina avrebbe evitato la Lega Pro), ed accantonato Davide Dionigi (con ancora un altro anno di contratto), la Reggina si è trovata dinnanzi a molte opzioni che qui non riportiamo per evitarvi noia (i colleghi, in questo mese, si sono divertiti tra il vero, il verosimile, il possibile e l’impossibile). Fatto sta che, come spesso è accaduto nella zona sud della Città, la parola “ritorno” ha assunto un certo fascino. Tanti, tantissimi, sono gli esempi di giocatori, allenatori, ex giocatori tornati come allenatori e come responsabili di qualche settore a “casa Reggina”. E’ proprio di ieri la notizia, mai tralasciata a dire il vero visto che il suo nome è stato sempre presente nelle cronache, che la Reggina avrebbe scelto di (ri)affidare la panchina e la squadra del centenario a Gianluca Atzori. Ex ostico difensore amaranto nella stagione 1996/1997, già tornato come allenatore nella stagione 2010/2011, il tecnico di Collepardo (FR) – ma residente a Ravenna – non ha mai nascosto il desiderio e la volontà di tornare a Reggio “per concludere un discorso iniziato 3 anni e non ancora concluso come avrei voluto” (ci disse in una recente telefonata). Sia chiaro, la firma ancora non è stata apposta ma s’è vero com’è vero che tra domani e lunedì Atzori sarà a Reggio per incontrare il presidente Foti allora potremmo presumere che l’accordo sia fatto in linea di massima e che ad esso vadano ancora aggiunti dei dettagli. Diciamo che non crediamo ci possano essere problemi di natura economica (Atzori sa benissimo ch’è impossibile gli venga proposta la stessa cifra guadagnata a Genova o a La Spezia) e che, immaginiamo, l’incontro verterà su argomenti simili a quelli che hanno impedito il rinnovo nel giugno del 2011 (ingerenze tecniche, per esempio, da parte del direttore-senza-portafoglio Simone Giacchetta). Ovviamente, circa il nome di Atzori, la tifoseria si è immediatamente divisa. Qualcuno, con motivazioni anche condivisibili sotto certi aspetti, sostenendo che è vero che la sua Reggina arrivò ad un soffio dalla finale play-off ma lo fece con una signora squadra e che, quindi, fu un mezzo fallimento. Qualcun altro, ancora condivisibile, sostenendo che il suo calcio non fu bello a vedersi. Qualcun altro ancora avrebbe preferito un tecnico “vincente” e non uno che, fatto bene a Reggio, veniva dall’esonero a Catania e, dopo Reggio, ha collezionato altri due esoneri a Genova sponda Sampdoria ed a La Spezia (3 esoneri in 4 stagioni, per essere chiari). A priori tutti hanno e abbiamo ragione sostenendo ognuno le proprie tesi. Più o meno condite da simpatie o antipatie personali, abbiamo il dovere però di aspettare i fatti. Ed i fatti, tradotti in numeri, dicono che, comunque, Atzori, a Reggio, è stato colui il quale: 1) ha ottenuto il miglior posizionamento finale (6° posto) nelle ultime 4 stagioni di B (12° nella stagione 2009/2010, 10° in quella 2011/2012 e 17° nell’ultima 2012/2013); 2) ha ottenuto, sempre nelle ultime 4 stagioni di B, il maggior numero di punti conquistati (61): 54 nella stagione 2009/2010; 55 nella stagione 2011/2012 e 49 (51 senza la penalizzazione) nella stagione 2012/2013; 3) è stato l’unico allenatore, dopo l’addio di Mazzarri nel 2007, ad aver iniziato e terminato la stagione senza esoneri e richiami: 2007/2008 Ficcadenti, Ulivieri ed Orlandi; 2008/2009 Orlandi, Pillon ed ancora Orlandi; 2009/2010 Novellino, Iaconi e Breda; 2011/2012 Breda, Gregucci ed ancora Breda; 2012/2012 Dionigi e Pillon. Diciamo, allora, che almeno questi 3 punti sono a suo favore. Che ci piacciano o no, queste sono verità. Certo, è assolutamente assodato che non è matematico che Gianluca Atzori faccia altrettanto bene rispetto a tre stagioni addietro o, meglio, si migliori. Ovviamente molto dipenderà da lui il sapersi ripetere ed, eventualmente, migliorarsi ma le stesse responsabilità sue le avrà la Società che sarà tenuta a consegnargli una ventina di giocatori di tutto rispetto. S’è vero com’è vero che il Lillo-pensiero quest’anno recita “Vogliamo vincere” allora… Certo, bisogna capire se l’intenzione è di vincere il campionato e tornare in A o, più semplicemente, vista l’imbarazzante “qualità” espressa dall’ultima Reggina con annessa Lega Pro a qualche centimetro, il proclama va aggiustato frapponendo, tra il “vogliamo” ed il “vincere” altre due paroline: “tornare a”. Questo non è dato saperlo, anche perché, memore del passato, il presidente si è guardato bene dal manifestare l’obiettivo che ha in mente. Meglio così! Dicevamo degli animi contrapposti dei tifosi alla notizia del ritorno di Atzori. Molte le critiche, soprattutto da parte di quelli che avevano preso per oro colato le parole presidenziali durante il one-man-show (dimenticandosi troppo frettolosamente le tante parole gettate al vento, dichiarate e poi smentite, dallo stesso presidente negli ultimi anni, "il lupo perde il pelo…"). Di certo, però, quelle parole e la successiva campagna abbonamenti aperta solo per una settimana un risultato abbastanza lusinghiero l’avevano prodotto: 3017 tessere di abbonamento sottoscritte. Diciamo nulla di particolarmente notevole considerato che 3000 è, circa, lo zoccolo duro dei tifosi amaranto che, sempre e comunque, avrebbero sottoscritto l’abbonamento. Un test più impegnativo, infatti, lo si avrà dopo l’ufficialità del ritorno di Atzori e, soprattutto, dopo gli acquisti e le cessioni nel mercato che, ufficialmente, si aprirà il prossimo 1 luglio. E’ evidente che, a parte il citato zoccolo duro, gli altri tifosi vorranno legittimamente attendere per vedere che Reggina sarà. Almeno sulla carta atteso che i nomi non fanno (sempre) i risultati ma, come avvenuto con Novellino allenatore, possono regalare anche bruttissime sorprese. Staremo a vedere. Chiaramente, tutti i tifosi – noi compresi – avremmo voluto che l'allestimento di una squadra che "vuole vincere" fosse iniziato con un allenatore dal pedigree più importante per, poi, proseguire con giocatori altrettanto validi. Ma, fino a quando le casse societarie vedranno gli introiti dissolversi nel vento piuttosto che rimanere lì ed essere reinviestiti, allora difficilmente potremo ambiere a cotanto obiettivo. La Stampa avrebbe potuto influire sulla scelta della Società? Onestamente non crediamo. Non conosciamo, infatti, colleghi che possano "consigliare" il presidente sulle scelta da adottare. E, comunque, fin quando le testate che essi rappresentano sono foraggiate con pagine di redazionali e/o pubblicità dei vari rami dell'azienda Reggina, ci pare improbabile che, da esse, giungano critiche e/o rimbrotti. E poi, scusate, come ogni categoria professionale, anche in quella di chi scrive ci sono varie tipologie di intendere le cose e, quindi, di agire: c'è quella filosocietaria, c'è quella contro "a prescindere", c'è quella che aspetta al varco, c'è quella che si contraddice, c'è quella che si lascia cullare dal vento e c'è anche quella equilibrata ed equidistante. Nulla di strano, sia chiaro: è fisiologico. Tornando a noi, per esempio, potrebbe succedere, per esempio, che lo stesso Atzori, “scelto come allenatore del centenario”, il centenario stesso (sabato 11 gennaio 2014) non lo festeggi se i risultati non gli daranno ragione. Chi può esser certo dei futuri successi o insuccessi? Gianluca lo sa, Reggio ed i Reggini vogliono tornare in A magari al culmine di una stagione ben giocata, lottata e sudata. Tempo fa lo stesso Atzori ci disse che la Reggina da lui allenata fece bene perché “aveva fame”e fors’anche perché, quella stagione lì, nessuno gli chiese di vincere il campionato ma solo di valorizzare i giovani. Non “dovendo” necessariamente ottenere un obiettivo così importante, forse, è più facile giocare magari bene. Vedremo. Una cosa è certa e, da parte nostra, sebbene non ne ravvisiamo il bisogno, ve la promettiamo: Atzori, al quale ci lega un ottimo rapporto fatto di confronti e mai di cene, set e pettegolezzi, sarà comunque giudicato con imparzialità in base a quello che saprà fare dimostrando fatti concreti. I tifosi, adesso più che mai, vogliono fatti e non pugnette! Sono stanchi, delusi, vessati, si sentono traditi e vituperati nel loro affetto sportivo e nella loro fede calcistica più grande. Anche noi, e Gianluca lo sa, abbiamo a cuore una sola cosa: la Reggina intesa come “essenza” e nessun suo rappresentante pro-tempore. Adesso, però, le responsabilità passano al presidente-direttore-allenatore che, dando seguito alle chiacchiere, ha il dovere di allestire una squadra di tutto rispetto per affrontare la prossima B. Non pensi, il presidente, ai soli festeggiamenti per il centenario. Certo, sarà un evento storico che ognuno di noi vivrà solo per questa volta nella vita ma al business, questa volta, il presidente, abbini il successo sportivo ma magari dando priorità al secondo. Solo così Reggio si riapproprierà della sua Reggina. Se così non fosse, ahinoi, il “Granillo” languirà ancora! Forza Reggina! Ad maiora!

 

 

 

 

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Author: Maurizio Gangemi