Riceviamo e pubblichiamo. A seguito di un ulteriore arresto eccellente in Calabria, come quello del consigliere regionale Rappoccio e delle polemiche sollevate da qualche parte politica nei confronti della stessa magistratura, il Coordinamento nazionale antimafia Riferimenti denuncia: "In Calabria,la corruzione della politica,Il rapporto mafia politica ,la collusione e la connivenza di un sistema da sempre rimasto impunito, rappresentano un problema che non può essere ulteriormente disatteso ma che necessita di risposte inequivocabili.
Il Coordinamento nazionale antimafia Riferimenti chiede alle autorità inquirenti che le indagini su questi temi, vengano condotte a 360 gradi perchè, come sancito dalla Costituzione, la legge deve essere uguale per tutti si tratti di politici o di magistrati,di burocrati o di professionisti. La Calabria ha sempre sofferto di una giustizia malata e la gente ha bisogno di credere invece nell'esistenza di una giustizia giusta. Le lotte intestine all'interno del Palazzo certamente non fanno bene alla causa nè tantomeno l'esistenza di zone d'ombra all'interno della magistratura. Il Coordinamento Riferimenti crede che I recenti arresti di magistrati e politici in Calabria, non debbono ritenersi esaustivi avendo aperto un capitolo che non può rimanere incompiuto e chiede che sia fatta chiarezza sui centri di interesse che comandano la regione. Il Coordinamento ribadisce che In terra di 'ndrangheta non possono essere ammesse omissioni nè tanto meno compromessi tra i poteri e cioè tra chi ha il dovere di far rispettare la legge e la politica. L'epoca in cui "Berta filava" si è conclusa, la popolazione attende pulizia. Gli uomini non sono tutti uguali, si sa, nè nella società civile nè nella politica nè nell'ambito della magistratura che purtroppo non resta estranea al problema. Proprio per questo,però, la trasparenza deve diventare regola quotidiana, altrimenti si rischiano generalizzazioni pericolosissime per la tenuta della stessa democrazia. A questo proposito, l'Associazione Riferimenti chiede che quei magistrati che tentano, malgrado tutto, di fare piena luce sulle lobby esistenti in Calabria,mettendo a rischio la propria incolumità, non siano lasciati soli. Tra questi evidenzia il magistrato della DDA reggina Giuseppe Lombardo, titolare di indagini delicatissime per le quali è stato fatto oggetto già di innumerevoli intimidazioni, denunciando timore per il suo possibile isolamento che ne metterebbe a grave rischio l'incolumità. Riferimenti ricorda l'insegnamento di Caponnetto che da primo capì l'esigenza di fare squadra creando un pool di magistrati per impedire che si diventasse facili bersagli della criminalità organizzata che come tale non deve essere considerata fatta esclusivamente da manovalanti ma anche da menti raffinate".