

Lo spunto per il titolo ce lo dà, involontariamente, un amico-collega certamente un po’ troppo “buonista” (deontologia professionale vuole che, con grande “sacrificio”, si “traduca” l’aggettivo che d’istinto ci viene in mente con quello più moderato appena usato), il quale chiede al presidente “Si sente più tradito dal pubblico o dalla squadra?” Ma che razza di domanda è? Chi è il “traditore”? Il pubblico che legittimamente contesta, la squadra che non può fare di più o, invece, colui ch’è il responsabile numero 1 (“number one”, come lo definirebbe un altro esimio collega) della situazione in cui versa la Reggina? Ma come si fa, diciamo noi, a porre quella “benedetta” domanda al “carnefice” facendolo passare per “vittima”. Ma siamo fuori? Mah! Abbiamo sempre, e sottolineiamo sempre, riconosciuto a Foti i meriti che per anni sono stati sotto gli occhi di tutti. Suoi o di chi per lui o con lui, diciamo meglio. Allo stesso modo, critici perché assolutamente liberi di esprimere sempre e comunque il nostro pensiero (anche sbagliando, se poi i fatti hanno dimostrato il nostro errore), siamo stati tra coloro i quali (pochi, veramente pochi) hanno detto o scritto null’altro che quello che vedevamo ed interpretavamo secondo “scienza e coscienza”. Ieri come oggi e come anche domani.
Ed oggi che le cose non vanno come vorremmo, noi che interpretiamo il giornalismo come un servizio reso alla gente che vuole sapere e che non ne può più di essere indottrinata passivamente, dobbiamo rimarcare quello che abbiamo detto e scritto sin dall’inizio di questa stagione (ed anche prima di essa). Cosa? E’ semplicemente detto: 1) la scelta di un allenatore già visto e, quindi, conosciuto, senza particolari caratteristiche idonee a perseguire il raggiungimento del tanto sbandierato (fino a ieri sera) proclama del presidente secondo cui, quest’anno, si puntava a migliorare il piazzamento ottenuto al termine dello scorso torneo; 2) l’allestimento di una rosa deficitaria in almeno 3 reparti su 4: portiere (in primis), difesa e centrocampo; 3) la cessione o l’alienazione di due giocatori fondamentali come Puggioni e Tedesco: esperienza e professionalità allontanate per far soldi, il primo, e per non spenderne, il secondo; 4) il puntare su 2 giovani portieri assolutamente inadeguati per il compito a cui, teoricamente, erano stati preposti: P. Marino è un’indecenza (ci scusi, lungi da noi il volerlo offendere, ma non ci vengono in mente altre parole idonee a chiarire il concetto pensato) e Kovacsik, iniziato così così il torneo e messo quindi a riposo, quando richiamato in campo sembrava aver fatto tesoro dei propri errori salvo, poi, venire nuovamente relegato in panchina a beneficio del già menzionato P. Marino; 5) la tempistica assolutamente sbagliata circa l’esonero dell’onesto ma confuso Breda: non già dopo il pareggio casalingo contro il Sassuolo prima della sosta di Natale (pareggio del quale abbiamo intuito la "genesi" ed il “perché” alla prima giornata utile del cosiddetto mercato di ripetizione con la cessione di Missiroli, guarda caso, proprio alla Società emiliana oggi prima in classifica), ma dopo la prima uscita del 2012 in quel di Vicenza dove, sempre dopo un pareggio, chissà cos’ha convinto lo stesso Foti a cambiare rotta affidandosi a tale Gregucci reo di portare la croce amaranto addosso pur di ritornare ad allenare dopo gli esoneri subiti; 6) l’obiettivo lampante di “produrre” esclusivamente denaro piuttosto che risultati sportivi attraverso una politica economica orientata più agli incassi che agli investimenti a breve termine; 7) la “naturale vocazione” del presidente a risparmiare sull’acquisto dei giocatori (la cui qualità, caro presidente, si paga!) salvo poi avere, ad oggi, ancora una volta (Ficcadenti-Ulivieri-Orlandi nel 2007/2008, Orlandi-Pillon-Orlandi nel 2008/2009 e Novellino-Iaconi-Breda nel 2009/2010) 3 allenatori a busta paga (Orlandi-Breda-Gregucci) senza voler aggiungere il sempre a busta paga DS Martino; 8) la sopraggiunta nostra convinzione che Foti abbia pensato e fatto suo il concetto secondo il quale mantenere la squadra in B in una posizione medio-alta (senza “rischiare”, cioè, né di salire né di scendere troppo) e “produrre” almeno 2/3 giocatori da vendere a stagione sia certamente meno rischioso ma assai più remunerativo; 9) ciò che non capiamo assolutamente è la questione dei tanto proclamati debiti della Reggina Calcio atteso che la storia di questa Società ci ha insegnato che ha sempre più incassato che speso con l’unica esclusione (forse) della stagione 2008/2009 allorquando si allestì una formazione, allenatore compreso, che a detta di tutti (e sfidiamo chiunque a dimostrare che non sia stato così), insieme al Torino, avrebbe dovuto vincere il campionato a mani basse; 10) la cosiddetta “questione morale” perché è vero che la Reggina è, sulla carta, di Reggio e dei Reggini ma, di fatto, è del presidente al quale, sempre e comunque, spetta il dovere morale di rendere trasparente la gestione della stessa. 10 punti bastano? Per una sintesi, sì! Sebbene sappiamo che il significato della parola “moralità” sia spesso abbandonato a se stesso, quando non addirittura disconosciuto, partiamo dall’ultimo dei punti che abbiamo intenzionalmente sottolineato. Leggiamo oggi che, nell’immediato dopo-gara di ieri sera, il presidente tra l’altro dichiara “Guardo le cose con realtà, la Reggina si mantiene da sola, quello che produce è frutto del suo impegno e lavoro“ (fonte “Il Quotidiano della Calabria” di oggi 24.01.2012 a firma R.T.). Onestamente, se la memoria non c’inganna, non ci pare che sia proprio così. Sbagliamo se i ricordi ci riportano indietro nel tempo, all’estate del 2005 (si, 2005, perché l’estate del 2004 fu caratterizzata dal primo licenziamento di Martino e da quello di Jacopino e quella del 2006 da “Calciopoli”), allorquando la Reggina visse la questione della vicina esclusione dal campionato di A per via di fidejussioni versate da una società (la Sanremo Assicurazioni, se non erriamo) non in possesso dei requisiti necessari ad ottemperare a tale impegno? E chi versò, in fretta ed in furia, nelle languide (?) casse amaranto i soldi necessari per la fidejussione di cui sopra al fine di iscriversi al campionato con annesso ricorso e denuncia dell’allora presidente del Bologna (appena retrocesso e desideroso di ripescaggio) Gazzoni Frascara? Sbagliamo o furono Enti pubblici come Comune, Provincia e Regione a sostenere la Reggina elargendole la "modica" cifra, se la memoria ci aiuta ancora, di 18 (leggasi diciotto) milioni di euro? Ed anche, sbagliamo a ricordare che fu l’attuale Governatore, nel 2007 fresco rieletto con percentuali bulgare sindaco della Città, a “regalare” l’utilizzo e la gestione del “Granillo” alla Reggina abbonandole, per di più, i canoni di locazione dello stesso stadio da essa dovuti da anni ed anni e mai corrisposti o saldati? Ricordiamo male oppure della vicenda se ne interessarono anche le “Iene”? Ed i soldi del mancato guadagno da parte del Comune furono o no soldi pubblici? Ed allora, caro presidente, come si conciliano questi due fatti con le sue dichiarazioni di ieri sera? Andiamo a ritroso nella nostra elencazione ed arriviamo al punto 9). Ordunque, facendo finta di dimenticare che quasi ogni anno qualcosa di “strano” succede all’interno della sede di via Delle Industrie allorquando ignoti trafugano computer e libri contabili (che coincidenza), facendo un conto, come si suol dire, alla femminina, ci pare di ricordare che i proventi dalle cessioni siano di gran lunga superiori alle uscite per gli acquisti. Certo, nel corso degli anni non è che abbiamo preso nota dettagliatamente di ogni singola voce, ma non ci pare stiamo bestemmiando con l’asserzione di cui sopra. Ed allora, come si sono creati questi debiti? Ed ecco che torna in auge la “questione morale”. Come si sono create queste voragini quando, solo qualche stagione addietro, il presidente proclamava che la sua Società era economicamente sana godendo le sue casse di buona salute? E’ vero, la Reggina Calcio S.p.A. 1986 è un’azienda come mille altre. Può avere, quindi, diagrammi economici altalenanti a seconda della sua gestione. Ma s’è vero com’è vero che le entrate sono state più cospicue delle uscite allora i conti non tornano. Dov’è finito il malloppo atteso che, dicono, non è nelle casse societarie? E’ stato utilizzato per ulteriori e diversi investimenti? Che male c’è a riferircene? E’ stato distratto (si dice così?) in altre aziende? Qual è il problema a rendicontarcene? In sostanza, essendo la Reggina una “cosa” di tutti, gli amministratori pro-tempore non sarebbe corretto ci erudissero? Ascoltando, magari capiremmo e fors’anche converremmo con loro. Non credete? Il punto 8) è comprensibile a tutti (anche ai meno addentrati). Premesso che spendere denaro non vuol dire sempre raggiungere l’obiettivo prefissato (e la nefasta stagione 2008/2009 ne è l’esempio più lampante), allestire una squadra che abbia tutti i crismi per tentare concretamente la scalata verso la serie A è di certo oneroso e necessita di investimenti a breve termine con un rischio più o meno calcolato. D’altro canto, invece, allestire una squadra “normale”, senza grandi velleità, capace pressoché sicuramente di disputare un campionato onorevole perché tanto “4 squadre più scarse si trovano sempre”, andando a prendere giocatori di belle speranze nelle serie inferiori o “lanciare” i migliori prodotti della propria “cantera”, ha un costo assai inferiore e se la fortuna con la “C” ci assiste 2/3 cessioni l’estate successiva si possono concretizzare. Anche il punto 7) è facilmente comprensibile. Foti pare accontentarsi di pagare 3 allenatori ogni stagione (il solo Atzori nelle ultime 4 stagioni non ha avuto né predecessori né successori nella stessa stagione) piuttosto che investire in bipedi calcisticamente idonei. E, s’è vero com’è vero che la qualità si paga esattamente come la si vuole venga pagata a se stessi, allora 9 allenatori diversi in 5 stagioni sono uno spreco di denaro assoluto con l’unico “errore” Atzori che, evidentemente, si distingueva dalla media e quindi “kaput”!. Il punto 6) è, diremmo, conclamato ed inutile da affrontare con ulteriore dovizia di dettagli. Il punto 5) merita un piccolo approfondimento. In verità non siamo mai stati particolari estimatori di Roberto Breda. Lo abbiamo spesso visto in confusione, gli abbiamo spesso contestato l’apparente incapacità di cambiare in corsa durante le 21 gare da lui dirette, gli abbiamo anche spesso contestato di aver “guastato” la squadra con i suoi cambi. A lui, però, abbiamo sempre concesso delle “attenuanti” e cioè l’inadeguatezza dell’organico messogli a disposizione. Inadeguatezza, s’intende, rispetto al proclamato obiettivo societario. Perché se fosse vero quanto descritto al punto 8), allora, problemi non ce ne sarebbero stati nemmeno con Breda. Su Gregucci non azzardiamo giudizi, atteso che anche lui gode delle stesse attenuanti concesse a Breda, ci limitiamo a ribadire che non è l’allenatore che avremmo voluto (sempre tenendo presente l’obiettivo sbandierato). Il punto 4) è conclamato al pari del punto 6). La Reggina ha due giocatori che di ruolo fanno i portieri, ma di portieri con la “P” maiuscola nemmeno a parlarne e, dopo aver rivisto ahinoi, P. Marino oseremmo dire che Kovacsik è al di lui cospetto un fenomeno. Pensate un pò come ci siamo ridotti! Il punto 3) è delicato assai. Capitolo Puggioni. Molti dicono che sia stato lui a chiedere di essere ceduto, altrettanti dicono che più verosimilmente Foti abbia inteso “far cassa” e quindi… La vera verità è difficile a sapersi ma ci fidiamo della conoscenza pluriennale del modus operandi della Società amaranto. Capitolo Tedesco. Giunto nuovamente a Reggio prelevato a gennaio di qualche anno fa dal Bologna (se non erriamo nel 2009), al suo primo ritiro estivo con la Reggina (sempre 2009) gli fu chiesta una prima riduzione dell’ingaggio che lui accolse. L’estate successiva (2010) altra richiesta di riduzione dell’ingaggio ed altra concessione del giocatore "convinto" dal verificabile fenomeno di autocombustione della propria autovettura (avrà di certo pensato ad una jattura nei suoi confronti se non avesse accettato e, si sa, che il malocchio può nuocere). Nell’estate 2011 terza ed ultima richiesta: la stessa. Stavolta “niet”! Tedesco non cede e viene alienato ai margini della squadra facendolo allenare sul campo 27 del Sant’Agata alle 14 di un agosto rovente. Tira e molla la Reggina e Tedesco arrivano alla risoluzione, più o meno consensuale, del contratto dietro pagamento da parte della prima al secondo di una sorta di buonuscita. Chi di noi non ha rimpianto Puggioni e Tedesco? Tutti, probabilmente. Anche queste, caro presidente, sono altre due scelte sbagliate. Il punto 2) è strettamente collegato al 3) ed anche questo è evidentissimo e non necessita di approfondimento alcuno. Riguardo al punto 1), l’allenatore, abbiamo già detto nel corso di quanto scritto. Breda lo si conosceva a menadito, pregi e difetti annessi. Pare che Foti sia stato convinto dal fido Giacchetta ad affidarsi a l’ex allenatore amaranto. Perché mai Giacchetta avrebbe voluto Breda? Con che argomentazioni avrebbe convito Foti a ripescarlo dal cilindro? Beh, la cosa più normale da pensare è alla “duttilità” dello stesso allenatore. Per intenderci meglio, capiamo bene come ad un allenatore spetti il ruolo e l’aggettivo di “aziendalista”. La cosa non ci sconvolge più di tanto. Quello che, però, ci fa riflettere è l’interrogativo sul “quanto” l’allenatore debba esserlo o, meglio, fino a che punto deve metterci la faccia e fungere da capro espiatorio se magari è “costretto” a perorare cause di cui non ne è veramente convinto. Sappiamo bene anche che in un’azienda che “vende” un prodotto che si chiama calcio ci sono delle regole da rispettare: X euro di bonus se il giocatore Y fa Z presenze; il giocatore J deve giocare perché è uno di quelli che ha mercato e, quindi, assume lo status di vendibile=guadagno; il giocatore K è in prestito e non di proprietà per cui ha meno valore di ciò che è proprio; e così via tantissime altre “condizioni” che a volte “costringono” l’allenatore a non poter schierare la migliore formazione possibile. In sostanza, sono sufficienti questi 10 punti per sostenere la validità del titolo di questo pezzo e per chiarire tanto la posizione del presidente quanto quella del collega che ha tirato fuori dal cilindro una domanda-non domanda? Forse, a prescindere da questi 10 punti o da mille altre argomentazioni, la vera verità è una: non esistono più le condizioni che nel 1999 portarono la Reggina alla prima storica e straordinaria promozione in serie A. La Reggina ha “pagato” quel “miracolo” nell’estate del 2006 allorquando scoppiò “Calciopoli” ed iniziò il campionato 2006/2007 prima da -15 e poi da -11. Quella straordinaria salvezza raggiunta conquistando 51 punti (40 ufficiali) fu “l’inizio della fine”. Problemi giudiziari per il presidente ed una serie di vicissitudini sportive tutt’altro che lusinghiere. Da allora nulla è più come prima. Prima che dimentichiamo, sempre da “Il Quotidiano della Calabria” di oggi, estrapoliamo altre due perle dalle dichiarazioni di Foti di ieri sera: 1) “Forse abbiamo sbagliato a comunicare e pur riconoscendo valori qualitativi discreti alla squadra, non sono sufficienti se non ci sono altre caratteristiche”; 2) “C’è da fare un bagno di umiltà”. Sulla prima frase ci chiediamo se non fosse sufficiente parlare chiaro per capirsi (non solo tra Società e squadra ma, anche, tra Società ed ambiente) e, poi, ci inquieta il “valori qualitativi discreti”. Ma come presidente, fino a 24 ore addietro non proclamava il voler arrivare alla finale playoff? E ci voleva arrivare con una squadra “discreta”? Il “bagno di umiltà”? Sono anni che invitiamo il presidente, nel suo interesse, a scendere sul piedistallo su cui è salito per ritrovare, forse, quei valori persi per strada. A volte, anzi spesso, l’aria d’alta quota con la riconosciuta carenza d’ossigeno, fa brutti scherzi e fa fare cattive figure. Ad maiora! P.S.: non ce l'abbiamo personalmente con il presidente Foti, vorremmo questo sia chiaro, ma non tolleriamo più la storiella secondo la quale a lui sia tutto concesso in virtù del fatto che "ci ha portato in A". Il passato è passato e chi vive con esso in mente non costruirà mai più niente di buono in futuro!