Pentedattilo di Melito di Porto Salvo (RC): martedì 3 settembre, “Lunga Notte di Medea” di Corrado Alvaro. Spettacolo di teatro e video. Suoni e musiche dell’area grecanica. Regia di Americo Melchionda

(472) Dopo il successo di Diamante, Casignana e Palmi, la Lunga Notte di Medea di Corrado Alvaro ‒ diretta da Americo Melchionda ‒ andrà in scena nel suggestivo teatro all'aperto di Pentedattilo. La Lunga Notte di Medea, una tela multicromatica che vede l'interazione fra le diverse componenti artistiche, dall'enfasi della recitazione teatrale all'esaltazione narrativa delle immagini video, è il risultato di una importante coproduzione tra le realtà teatrali della Provincia di Reggio Calabria, Teatro Primo e Officine Arti che da sempre realizzano progetti originali per la valorizzazione delle risorse artistiche del territorio calabrese.

 

Una rivisitazione dell’opera di Corrado Alvaro che si contraddistingue per la perfetta combinazione fra gli elementi teatrali e audiovisivi. Le tematiche dell’opera, la condizione dello straniero e l’incomunicabilità tra le diverse culture, attuali più che mai, rafforzano l’essenza n arrativa dell’intera performance conservandone la tradizione del teatro classico con l’apporto della mediazione audiovisiva. Fondamentale la scelta di utilizzare i canti previsti dall’autore (il Canto Nuziale, il Canto dei Marinai), le sonorità e la lingua grecanica. Trama e descrizione Lo spettacolo nasce dal desiderio di intraprendere una coproduzione tra due realtà teatrali della Provincia di Reggio Calabria attivando innovativi progetti creativi capaci di veicolare la valorizzazione delle risorse artistiche della Regione. Un’ interpretazione originale dello straordinario testo di Corrado Alvaro realizzata attraverso un percorso di ricerca che sviluppa una commistione scenica di teatro e video seguendo la vocazione che i due enti di produzione (Officine Arti e Teatro Primo) hanno intrapreso in questi ultimi anni. La rivisitazione del mito di Medea in Corrado Alvaro pone l’accento sul dramma della condizione dello straniero, il dramma dell’incomunicabilità tra culture differenti. Alvaro compie un processo di universalizzazione della tragedia: anche se colloca il dramma a Corinto come vuole la tradizione, la storia potrebbe svolgersi, infatti, ovunque e in ogni epoca. Il gesto ultimo di Medea, l’infanticidio, viene visto, in Corrado Alvaro come la drammatica conseguenza dell’odio razziale e dell’intolleranza umana. Medea si trascina dietro un passato terribile, ma in nome dell’amore che la unisce a Giasone, quello stesso amore di cui si serve per giustificare le sue terribili azioni, in nome di quell’incontro esistenziale che ha compiuto il suo destino, volontariamente si fa “ammaestrare” per aspirare ad integrazione nella nuova patria,  llontanandosi dai suoi poteri e divenendo umana, aspettando con pazienza il giorno in cui non potrà “operare altro che il bene e il male di cui tutti sono capaci” Ma l’estenuante attesa di Medea, in una drammatica e Lunga Notte, non porterà alla realizzazione dei suoi desideri. L’accoglienza e la protezione le viene negata da tutti, anche da Egeo ” essere duri di cuore è ormai la sola cosa che hanno in comune i popoli”. Ogni via di scampo è preclusa. Quei doni offerti da Medea a Creusa, ultimo gesto di una Medea “donna” che tenta di conquistare una nuova patria almeno per i suoi figli, vengono visti con sospetto da Creonte e scatenano l’accusa di un popolo che si scaglia contro “i figli della strega”. L’ira del popolo dilaga, scardina la casa, rifugio della madre e dei figli: li vuole annientare per non temere più nulla. Ed è contro l’imminente atroce epilogo che la madre Medea si macchia del delitto più efferato. Lo spettacolo è arricchito da suoni, canti e musiche della cultura greco- calabra. Lo spettacolo scava a fondo il dramma dei personaggi dentro  le atmosfere definite dall’autore, e per far questo si utilizza una suggestiva commistione stilistica ed emozionale di prosa e filmati. La violenza della folla che si accanisce contro i figli e la casa di Medea, la crudeltà del sospetto del popolo di Corinto e del suo re, la veggenza di Medea, verranno articolati attraverso la tecnica cinematografica che investirà il pubblico simultaneamente all’interpretazione in scena, portando alla ribalta a tratti anche quei personaggi che nel testo sono solo raccontati (Creusa, il popolo di Corinto, le donne Ammantellate, la lacerazione dell’attesa di Medea che genera nella mente della protagonista visioni premonitrici e flashback di ritorno); non effetti visivi, ma singole scene appositamente girate quasi a seguire le diversità di ambientazioni di una sceneggiatura. Anche i figli di Medea troveranno il loro luogo di azione in video, catalizzando lo sguardo dello spettatore su primi piani e dettagli che colgono attese e stati d’animo, in uno sviluppo articolato del rapporto madre/figli e dentro l’inquietudine della “tragica” scelta finale assurta come atto estremo di difesa e protezione. Difesa dalla violenza di un popolo che preme alle porte della casa di Medea per avere ” la madre e i figli, la vipera e i piccoli serpenti”. Nell’esprimere stilisticamente il doloroso stato di emarginazione dei protagonisti, lo spettacolo sviluppa in modo originale le simbologie e le atmosfere presenti lungo tutto il testo alvariano: la luna “celeste vagabonda”, il focolare, la leonessa, lo scorrere inesorabile del tempo, tutti elementi che non saranno lasciati al caso ma che saranno rimarcati attraverso ricerche sonore e visive. Altro elemento di ricerca dello spettacolo è la scelta di utilizzare per i canti previsti dall’autore (il Canto Nuziale, il Canto dei Marinai), sonorità e lingua grecanica. Valorizzando per mezzo della colonna sonora una minoranza linguistica territoriale, lo spettacolo contribuirà alla conoscenza della cultura grecanica, preziosa risorsa regionale da preservare.

 

 

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Author: Maurizio Gangemi