Il 2017 della Reggina: alla squadra la sufficienza piena, alla Società no!

(1) 36 sono le partite, di campionato, disputate nell’anno solare appena concluso per la Reggina 1914 (16 valevoli per il campionato scorso e 20 per quello in corso). Il bilancio è, sostanzialmente, in parità considerando le 12 vittorie (7+5), gli 11 pareggi (5+6) e le 13 sconfitte

 

(4+9). Meno della metà i punti conquistati su quelli disponibili (47/108). Non è in parità, invece, il computo tra reti fatte e subite: prevalgono le seconde 47 a 40. Leggendo i numeri, il 2017 amaranto non è affatto da buttare. Anzi. Si può migliorare, certo, ma i numeri dicono che, sul terreno di gioco, il rendimento della Reggina non è stato affatto insufficiente meritando la sufficienza piena. Perché, allora, non gode di ottimismo tra i tifosi? Eppure, innegabilmente, quando nacque la nuova Società capitanata da Praticò, si veniva da qualche annata disastrosa complice la nefasta gestione Foti negli ultimi anni della sua gestione. Forse il motivo di cotanta “antipatia”, “sospetto” e “scarsa fiducia” risiede proprio nei comportamenti e negli atteggiamenti di una Società neofita ma già, sin da subito, autoproclamatasi quale “salvatrice” ed unica custode di “amore” e “passione”. Eh già! Sin da subito dopo la sua nascita, quando ancora si chiamava ASD Reggio Calabria (poi SSD Reggio Calaria, poi ancora Urbs Sportiva Reggina 1914 ed infine Urbs Reggina 1914), attraverso i suoi più autorevoli rappresentanti,  si pavoneggiava attribuendosi l’ “aver salvato il calcio a Reggio” attraverso “atti d’amore” vari. Che Praticò & Co. abbiano avuto il grande merito di accollarsi l’onere gravoso di rifondare la Reggina dopo i disastri fotiani, nessuno l’ha mai negato ed, anzi, il merito deve essergli sempre riconosciuto. Che Praticò & Co. si siano assunti anche il dispendioso onere economico per la “rifondazione” anche questo è fuori dubbio e per ciò vanno elogiati. E allora come mai faticano ad entrare nei cuori dei tifosi ma, anche, in quelli degli addetti ai lavori? E’ presto detto: si sono resi protagonisti di così tanti strafalcioni, lessicali e comunicativi, che per avere solo 30 mesi sulle spalle sembra sproporzionato il rapporto gaffes/età (e chiamarle gaffes è un eufemismo). Si va dall’attribuirsi meriti che non hanno al non riconoscimento di ciò che è stato fatto da chi li ha preceduti; passando per il pressapochismo dimostrato nella gestione della squadra a quello evidentemente deficitario circa gli assetti societari; dalla scarsa lungimiranza progettuale aziendale all’approssimazione programmatica riguardante la squadra. Buon volontà, spesso ma non sempre, a cui, però, fa eco una mediocre capacità imprenditoriale (sia dal punto di vista gestionale che comunicativo, a dire il vero in quest’ultimo aspetto il risultato è disastroso – non già per colpe ascrivibili all’Ufficio Stampa ma imputabili ad un “manico” tremolante, instabile e confusionario). Ecco perché all’entusiasmo che comunque si era ricreato in D agli esordi di questa Società, fa oggi riscontro la quasi assoluta indifferenza di una piazza un giorno esigente ma oggi assuefatta alla mediocrità imperante. Tanti i meriti, quindi, tantissimi i demeriti. Scelte cervellotiche, ai più non chiare; decisioni controproducenti, ai più scontate; una società, da qualche giorno, praticamente nella sua interezza in mano alla famiglia Praticò grazie ad una politica di disgregazione societaria piuttosto che di fiducia reciproca, collaborazione e, quindi, unità (#unitisivince solo negli slogan o, comunque, a patto che “facciamo tutto noi e voi mettete solo i soldi”). La Società è in mano loro ed hanno titolo a comportarsi come meglio credono, attorniandosi di chi preferiscono e fondando accordi e legami con chi più gli aggrada. Già da un po’, però, il jolly dell’inesperienza se lo son giocati buttandolo in una mano dall’esito negativo scontato. Il “non poteva non sapere” è ormai un’accusa arcinota e lapalissiana, l’ingenuità non gli si addice così come non più nemmeno il buonafedismo. La ricerca di responsabilità altrui, la demonizzazione dei giornalisti non allineati, la ghettizzazione di tifosi critici e non adulanti, la visione di fantasmi ovunque e sotto qualunque forma ormai fanno parte di un modus operandi  stucchevole, lontano dalla realtà dei fatti e, ben più grave, da una matura presa di coscienza dei propri torti. L’autocritica non ha mai ucciso nessuno: se 1000 persone ce l’hanno con loro non può essere che 1000 persone non capiscano niente e solo loro siano i custodi del “verbo”. Se gran parte dell’ambiente gli contesta qualcosa, se lo stesso ambiente sono riuscito a coalizzarlo “contro”, allora crediamo sia proprio il caso di porsi le giuste domande e darsi le corrette risposte. Delle due l’una: o sono “fuori” una miriade di persone o, invece, “fuori” sono loro! Secondo la logica della probabilità, la verità qual è? Certo, se chiedessimo ad un pazzo chi è il pazzo tra lui e gli altri cosa pensate risponda? E se non volessimo chiedere proprio al pazzo dubitando della sua imparzialità, allora, nel caso di specie, si potrebbe chiedere anche al lusinghiero codazzo di affermati "professionisti" di cui si sono attorniati recitanti un melodico e soave “Signor sì, Signore!”. “O con me o contro di me” è il motto sulla direttrice Via Petrara-Via delle Industrie: noi né “con” né “contro” ma solo ed esclusivamente, sempre e comunque, al fianco della Reggina (senza nomi e cognomi di alcuno). Ad maiora!     

 

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Comune di Reggio Calabria: concluse le procedure di gara per il rifacimento del manto stradale nell’area di Sbarre Centrali e Sbarre Superiori

(2) Si sono concluse in queste ore le procedure di gara per l’affidamento dell’appalto dei lavori di rifacimento del manto stradale delle arterie viarie più trafficate della zona sud della Città. La Stazione Unica Appaltante ha ultimato le procedure di affidamento che tornano adesso al

 

vaglio del Settore Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria, che procederà alla verifica dei requisiti ed alla successiva firma del contratto per la consegna dei lavori all’impresa affidataria. I primi interventi, per un importo complessivo di 415 mila euro, saranno avviati già in questo mese di gennaio e riguarderanno il rifacimento integrale del manto stradale in via Sbarre Centrali e via Sbarre Superiori, due delle arterie maggiormente frequentate della zona sud della Città. A darne notizia il Consigliere delegato alle manutenzioni stradali Filippo Burrone che ha espresso soddisfazione per l’imminente avvio dei lavori, ringraziando i tecnici del Settore Lavori Pubblici Pasquale Vazzana, Domenico Romeo e Francesco Lia, per «l'ottimo lavoro di squadra portato avanti in questi mesi con l’obiettivo di accelerare le procedure burocratiche necessarie all’avvio di lavori molto attesi dalla cittadinanza». «Il nuovo anno si apre con ottime notizie per i cittadini – ha spiegato Burrone – il lavoro di programmazione promosso dall’Amministrazione su indirizzo del Sindaco Falcomatà, sta dando i frutti che attendevamo. Finalmente siamo pronti per l’avvio dei lavori su alcune importanti arterie cittadine, a cominciare dalla zona sud nel mese di gennaio. Naturalmente, come abbiamo già avuto modo di specificare in più occasioni, prima dell'imminente avvio dei lavori saranno trasmesse apposite comunicazioni ai residenti dell'area e alle società che effettuano lavori privati per i sottoservizi, perché una volta ultimato l'intervento di rifacimento del manto stradale non saranno più autorizzati ulteriori lavori da privati». «I prossimi mesi – ha concluso Burrone – saranno caratterizzati dall’avvio da una serie di cantieri sui quali si è lavorato nell'ultimo periodo. L’anno che si è appena aperto renderà operativi e quindi concretamente visibili i risultati del lavoro di programmazione attivato nella prima fase della consiliatura e che ci consentirà di dare un ulteriore decisivo impulso alla rete infrastrutturale della città».

 

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Reggio di Calabria: mercoledì 3 “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry sbarca al Planetario Pythagoras. La pièce a cura della compagnia “Il Teatro del Viaggio” e dello Sky Skan di Bari

(3) Torna al Planetario Pythagoras di Reggio Calabria il teatro-scienza: dopo la rappresentazione della vera storia del “Pifferaio di Hamelin” a cura di Spazio Teatro, domani, 3 gennaio, alle ore 18.30, al Planetario andrà in scena: “Il piccolo Principe tra le stelle del Planetario”. Lo

 

spettacolo, con ingresso gratuito, è a cura della compagnia “Il teatro del viaggio” e il Planetario Sky-Skan di Bari. L'iniziativa si inerisce all’interno del primo Festival dell’Astronomia in Calabria, nell'ambito della valorizzazione del sistema dei beni culturali e il rafforzamento dell’offerta culturale presente in Calabria, Azione 1 tipologia D Dipartimento Turismo e Beni Culturali, Istruzione e Cultura della Regione. Il progetto presentato intende coinvolgere tutte le fasce della cittadinanza, dalle famiglie, ai giovani, e agli adulti in genere, con un particolare riguardo alle fasce meno protette culturalmente. «Divulgare la scienza è una necessità, un’esigenza di democrazia, un bisogno profondo della nostra società per cui il compito delle Istituzioni deve esser quello di stimolare un interesse reale affinché ognuno possa stare nel processo di trasformazione indotto dal progresso scientifico nel modo più consapevole possibile. Il fine è quello di rendere la meraviglia della scienza – dichiara la responsabile del Planetario, Angela Misiano». Nella magica cupola stellata del Planetarium Pythagoras, guidati dall'attore Gianluigi Belsito, da Pierluigi Catizone, adulti e bambini saranno trasportati fra sogno e realtà, alla scoperta dell'universo. Un viaggio interplanetario che avrà come ospite d'eccezione il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupéry. Assieme al curioso viaggiatore dai capelli dorati, il pubblico partirà alla scoperta del sistema solare e della Via Lattea, alla scoperta di nuovi mondi e di ciò che con gli occhi non si riesce a veder incontrando, di tanto in tanto, i buffi e misteriosi personaggi della nota e celebre favola. Attraverso l’incantamento del cielo stellato e avvolgenti videoproiezioni a trecentosessanta gradi lo spettacolo racconterà di un viaggio nell’universo sia fisico che allegorico per un evento di grande impatto didattico e visivo. Una storia per bambini, ma che parla agli adulti poiché, accanto alla narrazione scientifica, affronta temi importanti quali il senso della vita, il significato dell’amicizia.

 

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Reggio di Calabria: Accademia del Tempo Libero, sabato 6 “Il Rigoletto”

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"Il Rigoletto" chiuderà le festività natalizie dell’Accademia del Tempo Libero di Reggio Calabria. Affidata alla celeberrima opera di Verdi, per la regia di Mario De Carlo, la conclusione in grande stile del periodo festivo, dopo il successo riscosso lo scorso anno da "La Traviata". E

diviene quasi una tradizione per l’Accademia proporre un grande allestimento all’interno dell’Auditorium Zanotti Bianco arricchendo la proposta culturale cittadina con un’opera molto amata che, insieme proprio a La traviata e a Il trovatore, dà vita alla cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi. Una serata aperta a tutta la città, non solo ai soci dell’Accademia, sabato 6 gennaio, alle ore 20 e 30, per assistere alla pièce del buffone “deforme e infelice, ed internamente appassionato e pieno d’amore”, così come descritto dallo stesso Verdi. Un allestimento quello di De Carlo che dà grande voce ai colori facendone un uso “eloquente e metaforico”, e che mette in evidenza la duplicità dei personaggi, che “mi sembra il più interessante in assoluto, perché fa da traino ad altre valenze e connotati”, come spiega nelle note di regia *. La prevendita dei titoli d’ingresso si svolgerà presso la segreteria dell’associazione, Auditorium Zanotti Bianco di via Melacrino, mercoledì 3, giovedì 4 e venerdì 5 gennaio, dalle ore 16 e 30 alle ore 18 e 30.

* Giuseppe Verdi era affascinato dai personaggi dalla doppia personalità. Rigoletto, Azucena, Violetta, le figure cardine della cosiddetta Trilogia popolare verdiana, sono creature tormentate, dal percorso psicologico bipolare, sospese tra grandi vette e grandi abissi. Verdi amava profondamente queste sue creazioni. Per questa sua inclinazione, il Maestro amava con passione il teatro di Victor Hugo, in cui le figure principali sono personaggi con forti contrasti di luci e ombre. Dal dramma “Le Roi s’amuse” di Victor Hugo Verdi ha preso ispirazione per il suo “Rigoletto”. Presentata in Francia nel 1832, la pièce teatrale del grande letterato francese era stata blindata dalla censura austriaca. In modo coraggioso e rivoluzionario, Hugo ritraeva senza pietà né addolcimenti le dissolutezze della corte francese, ponendo al centro il libertinaggio di Francesco I, re di Francia. Verdi, acceso patriota, fu evidentemente soggiogato da una trama che, metaforicamente, rappresentava le ingiustizie e le prevaricazioni del potere. Ma forse Verdi fu ancor più colpito dalla figura del buffone di corte, il gobbo Triboulet, tanto da attribuire a lui il ruolo di protagonista, sottraendolo alla testa coronata. La propensione di Verdi per l’ambiguità dei personaggi e le dinamiche a tinte forti emerge dalle lettere che sono rimaste e che possiamo leggere tuttora. “Io trovo bellissimo rappresentare questo personaggio estremamente defforme e ridicolo, e, internamente, appassionato e pieno d’amore”. Nella mia regia ho cercato di approfondire questo aspetto, cioè la duplicità dei personaggi, che mi sembra il più interessante in assoluto, perché fa da traino ad altre valenze e connotati. Spesso si assiste alla figura di Rigoletto resa troppo “nobile” fin dall’inizio dell’opera, quando è un buffone di corte alla festa del Duca, perdendo così un coté fondamentale del gobbo e semplificandone la complessità.  Troppo spesso si dimentica che l’animo di Rigoletto è nero, che lui sa essere molto crudele nei confronti dei cortigiani, verso cui indirizza scherzi feroci e volgari; senza il lato cattivo e indisponente del buffone deforme non si potrebbe comprendere l’odio e il desiderio di vendetta che i cortigiani nutrono nei suoi confronti. La trasformazione di quell’essere abbietto, però, è quasi improvvisa: basta che egli si avvicini alla casa dove vive la figlia per dimostrare quanta umanità ferita si nasconda dietro la sua maschera tragicomica. Ancora spietato e crudele si dimostrerà quando prenderà la decisione di sopprimere il Duca, in modo freddo e calcolato, senza nessuna esitazione o pentimento. E ancora la sua anima tornerà a piangere, di fronte alla tragedia dell’assurda morte dell’unica figlia, uccisa proprio dalla sua sete di vendetta. Il tema del “doppio”, così centrale e presente nella storia, mi ha suggerito di trovare una analoga connotazione per il Duca di Mantova, quasi che l’ambivalenza e il contrasto fra luci e ombre che caratterizzano la figura del protagonista si spandono anche su quella del suo blasonato padrone. Ciò costituisce dunque l’elemento di novità di questa regia. Ho visto tanti Duchi che assomigliano piuttosto a giovanotti imbelli e senza spina dorsale, che sono lì sul palcoscenico solo per cantare “Questa o quella…” e “La donna è mobile…”, senza altro senso o spessore drammaturgico. Il mio Duca, invece, è un personaggio molto più interessante, pieno di slancio ma anche di ombre, di vitalità ma anche di chiusure in se stesso. Tra i regnanti storici di riferimento, mi sono dunque ispirato non a Francesco I di Francia, noto per la sua spavalderia e la sua vita gaudente, ma piuttosto a Rodolfo II d’Asburgo, l’Imperatore del Sacro Romano Impero che viveva nell’incubo delle congiure e degli intrighi di palazzo. Per tale motivo aveva trasferito la sede del trono da Vienna a Praga. Nel suo immenso castello si era riservato un suo intimo rifugio nascosto, una piccola stanza privata in cui collezionava oggetti strani e introvabili, alcuni preziosamente veri, altri spudoratamente falsi: la cosiddetta Wunderkammer, ossia Stanza delle Meraviglie. Si era circondato di alchimisti, astrologi e una serie di altri strani personaggi. L’ambientazione dell’opera “profuma” di Rinascimento, il momento della storia culturale italiana in cui l’interesse principale si focalizza sull’uomo e sulla visione laica del mondo, dopo i secoli del Medio Evo in cui aveva predominato l’elemento divino e religioso. Altro elemento che caratterizza questa messinscena è l’uso eloquente e metaforico dei colori. La scelta della gamma fondamentale (il bianco, il rosso e, soprattutto, il nero) costituisce già di per sé un linguaggio. I personaggi, oltre che con il loro acting, si manifestano attraverso la simbologia legata al colore. Se, dunque, il candore virginale di Gilda è reso con il bianco, secondo una consolidata tradizione, ancor più interessante è l’attribuzione dello stesso identico colore e foggia del costume alla cameriera Giovanna (che siamo abituati a vedere vestita di scuro), a incarnare l’ambiguità del personaggio: ufficialmente è “doppio” di Gilda, nella misura in cui il suo ruolo è quello della nutrice che dovrebbe dedicarsi a preservare l’integrità fisica e morale della ragazza, in realtà si rivela allo spettatore quale campionessa del “doppio-gioco”. Perfino essa, dunque, pur nelle esigue proporzioni del personaggio, partecipa della natura bifronte che caratterizza tutti i protagonisti di quest’opera. Il rosso, colore tradizionalmente attribuito alla sfera delle passioni, si lega dunque sia all’amore ostentato e volgare delle cortigiane alla festa del Duca, sia a quello mercenario di Maddalena, sia a quello puro e incondizionato di Gilda, tanto incendiario da spingerla fino all’estremo sacrificio di se stessa. Rossa è Maddalena, la puttana-santa, la prostituta di strada che, da sempre avvezza all’amore prezzolato, si innamora adesso del giovane sconosciuto che “somiglia a un Apollo” e, per salvarlo da morte certa, determina il cambiamento del corso degli eventi. Rossi sono i costumi delle cortigiane, che ridono sguaiatamente e sciupano un fascio di rose rosse usandolo per sedurre i maschi, coinvolgendo nel loro gioco anche un compiaciuto Rigoletto. Quest’ultimo, però, proprio nel momento stesso in cui partecipa al girotondo delle cortigiane – perfettamente integrato nell’ambiente cinico e perverso della corte – custodisce nel profondo del suo animo il pensiero costante della figlia: accetta e raccoglie le rose rosse delle cortigiane, ma le conserva per donarle a sua figlia quando, come ogni sera, riuscirà a togliersi di dosso i panni del buffone per correre a visitarla. E proprio il rosso di quelle rose, così cariche di sensualità nel primo quadro, è qui usato per rendere palese come l’amore si accende nel cuore di Gilda. Stringendo al seno quelle rose rosse, che fiammeggiano contro il suo candido abito, la fanciulla canterà il suo amore per il bel Duca, che le si è appena presentato come il povero studente Gualtier Maldè, affidando al rosso di quei fiori il compito di tracciare un percorso che la conduce verso il letto, quel letto che nei suoi sogni rappresenta il talamo nuziale e invece da lì a poco diventerà il palcoscenico della vergogna. Il nero, con il suo bagaglio emozionale di sotterranee perdizioni e di insondabili baratri, domina nei momenti salienti e ammanta di sé il resto della corte, quei Cortigiani, “vil razza dannata”, personaggi che in altre messe in scena sono spesso rappresentati in pieno sole. Degno di nota il rapporto tra la Contessa di Ceprano e il Duca. La nobildonna, spesso declassata al ruolo di bambolona inerte, è qui una dark lady che tiene in scacco il Duca, è l’arbitra dei suoi sensi e la padrona dei suoi più inconfessabili desideri. Lui è completamente soggiogato, forse proprio per il fatto che lei è l’unica donna che gli resista: come un bambino viziato che potrebbe avere tutto ciò che desidera, smania unicamente per ciò che non riesce ad avere. Ciò che vediamo nel loro breve incontro è solo la punta dell’iceberg di un rapporto fatto di lussuria e trasgressione, che si consuma da sempre oltre le nere quinte. Fissati lì al proscenio assumono una statura da tragedia greca, staccando e isolando il loro incontro dalla massa della corte banalmente festante e proiettandone le sagome come ombre lugubri, vivificate solo da un brivido freddo e perverso. Il Duca finirà ai piedi della Contessa, lui che è abituato ad avere il mondo ai propri piedi, compiendo ancora una volta quel rito di ribaltamento che si compie ogniqualvolta mettiamo in scena “Rigoletto”, la sua musica sublime, la sua perfetta macchina drammaturgica e il suo inquietante lato oscuro.

 

 

 

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Reggio di Calabria: il 6 gennaio al “Cilea” il Gran Galà di “Facce da Bronzi” con Pisu, Batta e la nipote di Totò, Elena

(1) Per concludere al meglio le festività natalizie con tante sane risate, ci ha pensato l’associazione culturale arte e spettacolo “Calabria dietro le quinte” con il Gran Galà del Festival nazionale del cabaret “Facce da Bronzi”  V edizione winter che, nel giorno dell’epifania, allieterà

grandi e piccini al teatro “Francesco Cilea” alle ore 21. Tanta comicità, in uno spettacolo esilarante che, presentato dal duo comico reggino “I non ti regoli” (Giuseppe Mazzacuva e Giuseppe Scorza) affiancati dal corpo di ballo “Le divine”, vedrà alternarsi sul palco alcuni dei migliori comici italiani distintisi nelle cinque edizioni del festival “Facce da Bronzi” a partire dal 2013. Tra sketch, monologhi e parodie si sfideranno a colpi di battute: la comica ragusana Mariuccia Cannata in arte Pipitonella volto noto della trasmissione “Insieme”, il milanese Roberto De Marchi con numerose partecipazioni a “Bulldozer” e “Colorado Cafè”, il comico reggino Aldo Zumbo in arte Jo Kattolo reduce dal programma di La7 “Eccezionale veramente”, il casertano Michele Ventriglia dallo “Zelig lab” di Salerno, il catanzarese Piero Procopio dalla trasmissione “Eccezionale veramente” e il genovese Gianluca Macrì dai laboratori “Zelig”. Lo spettacolo, con la direzione artistica di Alessio Tagliento, noto autore della trasmissione “Zelig” e dello staff autoriale del programma di Giorgio Panariello “Panariello sotto l’albero” recentemente in onda su RaiUno, prevede la presenza di noti ospiti comici televisivi da Max Pisu con il personaggio di Tarcisio direttamente da “Zelig” e da Guida al campionato, dalla sit-com “Belli dentro” e “Zelig Circus” il comico Claudio Batta con la sua intramontabile Nimmistica e infine, Vincenzo Albano da “Zelig Event”. Una serata celebrativa dedicata alla figura dell’attore comico Totò che rappresenta un punto di riferimento per la comicità italiana e non solo, impreziosita dalla presenza in qualità di ospite d’onore della nipote Elena Anticoli De Curtis, figlia di Liliana, che consegnerà il premio “Totò, il principe della risata” al comico più brillante distintosi nel corso dell’evento. Non solo comicità ma tanta solidarietà caratterizza il festival che, anche quest’anno, aderisce alla campagna di raccolta fondi dell’Unicef “Bambini in pericolo” e per l’occasione assegnerà il premio “Un sorriso per l’Unicef” attribuito da una giuria costituita da bambini. Lo spettacolo conclude il programma d’iniziative culturali e artistiche ideate da “Calabria dietro le quinte” con la direzione organizzativa di Giuseppe Mazzacuva, avviate dal 2 dicembre 2017 nella città di Reggio Calabria per il 50° anniversario dalla scomparsa dell’attore comico Antonio De Curtis, in arte Totò. Il progetto è patrocinato dal Comune di Reggio Calabria, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria, dall’associazione Antonio De Curtis, in arte Totò e rientra negli “eventi di rilievo regionale e nazionale” della Regione Calabria – Azione 1 – Annualità 2017  – PAC 2014 -2020. Per assistere allo spettacolo è possibile prenotare o acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro “Cilea” di Reggio Calabria o consultare il sito o la pagina Facebook – www.festivalfaccedabronzi.it.

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Reggio di Calabria: Pino Insegno ritorna al “Cilea” il prossimo 13 gennaio con “58 sfumature di Pino”

 

(955)) “Sarà uno spettacolo divertente, due ore di pura energia, una scarica di adrenalina per Reggio Calabria”. Parola di Pino Insegno, di ritorno in riva allo Stretto il prossimo 13 Gennaio alle ore 21 al teatro “Francesco Cilea” con il suo spettacolo “58 sfumature di Pino”. Terzo

 

appuntamento del cartellone teatrale dell’Officina dell’Arte, lo show racconterà la vita artistica dell’attore romano accompagnato in scena dal bravissimo Federico Perrotta e dal gruppo vocalist I Baraonna. “Sarà un viaggio attraverso il cinema, la televisione, la musica e i nuovi media, il tutto scandito dalle varie stazioni della vita – racconta Insegno – I passeggeri di prima classe saranno gli spettatori mentre io sarò il capotreno. In maniera divertente, ironica, racconterò la mia vita passando attraverso il mondo dell’arte: dal doppiaggio al cinema, dalla televisione al teatro. Un varietà musicale , pieno di sketch esilaranti e momenti di musica”. L’istrionico attore ritorna al “Cilea” dopo il successo della scorsa stagione con uno spettacolo nuovo dal “sapore” antico e lo fa sostenendo la compagnia teatrale Officina dell’Arte di Peppe Piromalli perché “non possiamo permettere che il teatro muoia, dobbiamo aiutare chi si spende e lavora per far risorgere questa città. L’arte – continua Pino Insegno – è vita, è teatro, musica, cinema, valorizzazione dei territori. Tutte componenti che insieme, costituiscono il nostro patrimonio. Torno a Reggio Calabria e sono felicissimo di riabbracciare la mia città, la città dei miei nonni e dei miei genitori. Vi sembrerà strano, ma quando sono al Sud mi sento a casa mia”. Lo spettacolo “58 sfumature di Pino” (è ancora possibile acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro Cilea” e usufruire del pacchetto natalizio offerto dall’Officina dell’Arte) farà decisamente ridere ma emozionerà chi ha vissuto la tv come lo strumento di aggregazione familiare. La musica dei Baraonna e i racconti degli attori ricorderanno un passato straordinario, a cui un po’ tutti noi siamo legati. “Perdere questo spettacolo sarebbe davvero un peccato inespiabile – scherza l’artista Insegno – e poi per due ore, vi regaleremo tante risate e qualche momento di riflessione per non dimenticare i tempi andati ma anche, per costruire insieme un futuro radioso che questo Paese e per la nostra Reggio Calabria che merita uomini e donne come i ragazzi dell’Officina dell’Arte che stanno dimostrando di amare davvero questa splendida città”.

 

 

 

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Reggio di Calabria: Fattoria della Piana si adegua alla decisione del Comune e smonta l’Albero di Piazza Duomo

(1029) Entro stasera piazza Duomo sarà liberata dall’Albero di Luci installato a spese di Fattoria della Piana come regalo alla città e ai cittadini di Reggio Calabria. La cooperativa, che per il secondo anno ha scelto la città dello Stretto come location, è al lavoro per smontare palco,

 

albero e totem e rispettare la disposizione amministrativa nr 1170 del 22 dicembre con cui il comune di Reggio Calabria ha revocato l’autorizzazione concessa fino al 7 gennaio per l’occupazione della piazza. Fattoria della Piana ha ricevuto ieri dal Comitato Corso Sud la comunicazione della revoca parziale, che riguarda “solo” il 31 dicembre e il 1 gennaio, vista la scelta della Giunta di affidare ad “altra associazione” l’organizzazione del veglione di Capodanno e l’impossibilità di sovrapporre eventi (lo scorso anno brindisi e veglione organizzati in sinergia da Fattoria e Comitato Corso Sud hanno portato in piazza migliaia di persone). Fattoria della Piana non può che rispettare l’atto pubblico e sgomberare in via definitiva: un albero e un palco di quelle dimensioni non possono essere appoggiati un attimo da un’altra parte per poi essere ricollocati in piazza Duomo ed una volta smontati, con un già imprevisto aggravio di spesa per l’anticipo in corsa della data, saranno messi a riposo fino al prossimo Natale. Il commento di Fattoria della Piana è univoco: “È difficile lasciare quella che per il secondo anno è diventata una casa, un salotto in cui incontrarci e condividere, insieme allo spirito natalizio, la voglia di fare qualcosa per la nostra Reggio Calabria. Piazza Duomo – quest’anno ancora più dello scorso anno – è stata capace di accogliere la nostra idea di città, di condivisione, di voglia di fare e stare insieme. Lo è stata per noi di Fattoria della Piana e per le tante realtà con cui abbiamo costruito momenti intensi: dal Comitato Corso Sud che ha dato vita ai mercatini di Natale, passando per l’Ente Parco d’Aspromonte e gli zampognari di Cardeto, i pasticceri dell’Apar e i panificatori dello Stretto, le scuole di ballo che hanno regalato ottimi spettacoli, gli artisti che si sono susseguiti sul palco, i bimbi che non hanno mai smesso di correre e giocare intorno e dentro l’albero, i ragazzi che si sono scambiati promesse di matrimonio, auguri di compleanno con tanto di candeline, selfie e risate. Questo volevamo che fosse l’albero: il luogo di tutti, da vivere per vivere la città. E doveva esserlo fino a dopo l’Epifania: per sabato 6 gennaio stavamo organizzando una grande tombolata, gli auguri amaranto di tutti i bimbi della Scuola Calcio della Reggina, l’estrazione di premi che avrebbero chiuso le belle giornate di festa vissute finora e tutte quelle ancora a venire. Siamo rammaricati non tanto per il provvedimento di revoca, ma perché togliamo anzitempo alla città e ai cittadini un albero che avevamo condiviso con tutti, e chiediamo loro scusa: purtroppo il doveroso rispetto di un atto amministrativo ci impedisce di continuare a condividere la gioia dello stare insieme. Assicuriamo comunque a tutti i reggini che, indipendentemente da tutto, non è venuta meno la nostra voglia di continuare a investire nella nostra splendida città e ci saranno certamente nuove occasioni di condivisione”.

 

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Reggina 1914: quattro chiacchiere con il socio Giovanni Sgro

(7) Abbiamo incontrato Gianni per scambiarci gli auguri in occasione delle festività natalizie. Da tifosi della Reggina, non potevamo non scambiare quattro chiacchiere su alcune problematiche di natura societaria ormai note ai più. Ne è scaturita una chiacchierata senza filtri e senza omissioni di sorta. Ecco cosa ci ha detto.

 

Gianni, tu imprenditore in tutt’altro settore, com’è che sei entrato a far parte della “famiglia” Reggina? Nel luglio del 2015, fui chiamato da un caro amico giornalista. Lui, insieme agli altri associati di “Leggende Amaranto” – reduci dall’imponente successo della manifestazione pro Hospice Via delle Stelle, Reggina 88 vs Reggina 99 -, aveva già intrapreso la strada finalizzata alla riuscita del progetto “Salviamo la Reggina”. Mi chiese se volessi intraprendere quel progetto insieme ad un gruppo di altri imprenditori per far sì che il calcio di un certo livello non scomparisse dalla nostra città. Mi disse che mi avrebbe accompagnato lui alle riunioni, che avrei potuto ascoltare, guardare e toccare con mano ciò di cui si discuteva e, solo dopo, decidere se avvicinarmi alla nostra squadra del cuore o, senza problemi di sorta, declinare l’invito. Fu così che, insieme, partecipammo a qualche riunione della costituenda ASD Reggio Calabria.

Con quale spirito iniziasti il tuo percorso in amaranto, considerata la compagine che di lì a breve stava prendendo forma? Fu l’orgoglio di reggino a prevalere. Visti gli elementi che costituivano la spina dorsale della nuova Società e considerate le varie difficoltà dovute al tempo limitato a disposizione per il pagamento dell’iscrizione, nonché, come già detto, per quella forma di orgoglio personale, accettai la partecipazione all’ASD Reggio Calabria. Per rispondere più sinteticamente alla tua domanda, entrai nel “mondo Reggina” per spirito di servizio verso la città di Reggio Calabria. Con convinzione per quanto riguarda l’aiuto ai nostri colori, con molta meno semplicemente perché non conoscevo il settore in cui stavo per entrare.

 

Come andarono le cose nei primi periodi per l’ASD Reggio Calabria, antesignana dell’attuale Urbs Reggina 1914? Tra i bassi e gli alti ed i vari impegni giornalieri, le cose andarono gradualmente in maniera – a mio avviso – discreta per quanto riguarda la costruzione della struttura societaria. Ti dirò, qualche volta in maniera piuttosto confusionaria per via del susseguirsi degli eventi in modo repentino e senza, quindi, a volte, anzi quasi sempre, approfondire e valutare quale potesse essere la cosa veramente più giusta da fare.

 

Gli elementi che costituivano, ieri e forse ancora oggi, la Società con quale carattere d’impegno si dimostravano? Fortunatamente ogni elemento che costituiva, ed ancor oggi costituisce in buona parte, la Società ha dimostrato adeguata competenza – considerate le diverse professioni quotidianamente svolte al di fuori del mondo Reggina – con attenzioni ed abnegazione facendo sì, che piano piano, la Società prendesse forma e sostanza per il corretto andamento della stessa. Fu cosa preziosa che, però, non tutti hanno afferrarono al volo e, quindi, apprezzarono.

 

Come si era organizzata la Società? Quali gli incarichi dei soci? Quali gli obiettivi da raggiungere? Abbiamo costituito una Srl con capitale sociale interamente versato dai vari soci con i Praticò che vollero che le loro due quote raggiungessero una percentuale che gli permettesse di acquisirne la maggioranza (a tal proposito, con nostra grande sorpresa, fu costituita la P&P srl detentrice del pacchetto maggioritario). A questo punto, Demetrio (detto Mimmo) Praticò sarebbe andato a rivestire la qualifica di Presidente; l’avv. Francesco Giuffrè sarebbe stato Vice Presidente e Delegato agli Affari Legali; il figlio di Mimmo, Giuseppe, sarebbe stato il Delegato agli Affari Generali; il dr. Gianni De Caridi si sarebbe dedicato all’Area Medica; l’avv. Giandomenico Stilo, non socio ma caro amico dei Praticò – e, successivamente, anche nostro – quale esterno e nominato da loro (per ottenere la maggioranza relativa in CdA) alle Risorse Umane; io alla Gestione e Sicurezza degli Impianti sportivi. Incarichi, questi, fino ad un certo punto rispettati ma, successivamente, dissoltisi causa ingerenze altrui. In un primo momento e senza dubbio, gli obiettivi erano quelli di traghettare con onestà, onorabilità e spirito di collaborazione da parte di tutti (soci sia interni che esterni al CdA) dal primo campionato dilettantistico (Serie D) all’ultimo professionistico (la Lega Pro, oggi Serie C).

 

Ottenuto il ripescaggio in Lega Pro nella stagione 2016/2017, quali differenze vedi tra quel campionato da ripescata e quello attualmente in corso? Per quel che riguarda la struttura del settore tecnico, lo scorso anno avevamo dato incarico – dietro suggerimento e presentazione dei Praticò – a Gabriele Martino che si è rivelato figura efficace ma fino ad un certo punto. Pur riconoscendogli una grande esperienza come Direttore Sportivo, noi soci di minoranza avevamo chiesto, ma evidentemente non ottenuto, il non affidargli anche la Direzione Generale della Società visti i tanti impegni che già gravavano su di lui.

 

La decisione più importante, economicamente e non solo, riguarda il fitto del Sant’Agata e dei beni materiali della fu Reggina Calcio 1986 SpA (che, tra l’altro, furono passi obbligati affinché la richiesta di ripescaggio in Lega Pro venisse accolta). Fu presa all’unanimità? Che si sia ottenuta la concessione in affitto del Centro Sportivo da parte della Curatela, è stato fatto a mio parere conveniente sotto tutti gli aspetti. In primis quello relativo alla crescita della Società. Ma, la decisione, non fu deliberata dal CdA ma semplicemente ratificatagli solo successivamente. Come questa, in tante altre occasioni siamo venuti a conoscenza delle cose decise e fatte solo dopo la loro realizzazione, a fatti avvenuti.

 

Ho notato che quest’anno, in trasferta, la squadra ha al seguito solo il Presidente ed il figlio. La cosa è chiaramente in contrasto con quanto avveniva precedentemente. Come mai? Diffidenza, dissapori, divergenze? Per quanto mi riguarda, i motivi sono tanti. Salute, soprattutto, ma anche divergenze di opinioni per quanto riguardano le strategie non condivise ma portate alla mia (e non solo) attenzione solo dopo decisioni prese ed attuate senza passare dall’approvazione del CdA in quanto responsabile nei confronti di tutti i soci. 

 

Ho saputo della riduzione delle tue quote (ma anche di molti altri oltre te): perché? Fino ad un paio di mesi addietro, detenevo, assieme ai miei tre figli, la quota del 10% circa. Recentemente, durante il CdA di fine ottobre, ho ridotto notevolmente le mie quote riducendole all’1% circa. Questo per i motivi già chiariti sopra e, oltretutto, cosa più importante, senza sapere dove stiamo andando.  

 

Questo è il quadro, visto dall’interno, della situazione societaria dell’Urbs Reggina 1914. Tutte cose arcinonte ai più e che, Gianni, cortesemente ci ha confermato. Reggio non è una metropoli, ciò che succede a Bocale in un fiat arriva a Catona. Certo, a volte arriva edulcorata ma altre volte attiva nella sua essenza reale. Della Reggina 1914 abbiamo già detto nell’ultimo editoriale, non ci resta che attendere che le opinioni di Gianni rivestano il ruolo di monito affinché la Reggina torni ad essere REGGINA!

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Reggina 1914: e non finisce qui… (purtroppo)!

(6) Nel ridicolo ci sono già da molto tempo, nonostante i soli 30 mesi di vita (altro che rasentarlo fermandosi). Il fondo lo stanno scavando ben oltre la quota del livello del mare raggiunta dal predecessore (altro che rattopparne i buchi). All’Urbs Reggina 1914

calza a pennello il ruolo di affittuario del glorioso nome vicinissimo ai 104 anni di storia (gli ultimi 3 di storielle). In molti, noi compresi, avevamo creduto nel risorgere dalle proprie ceneri due anni e mezzo fa ma non avevamo fatto i conti (sebbene di segnali ce ne avesse inviati a decine) con un’ “Araba Fenice” masochista ed autolesionista. Di strafalcioni, in questi 30 mesi, la Società ne ha collezionati a iosa. Un campionato in D costellato dalle sconfitte con Aversa Normanna, Roccella, Leonfortese (in casa e fuori), Frattese, Scordia ed Agropoli (chi sono queste squadre?). Un campionato in Lega Pro che l’ha vista soccombere con Fondi, Melfi e Messina in malo modo. Un campionato di C (quello in corso) in cui ha già perso due volte con la ripescata Rende ed in cui, ieri pomeriggio, ha inanellato la quarta sconfitta consecutiva (seconda consecutiva in casa) e la sesta nelle ultime 8 gare. Eppure crediamo che i pessimi risultati ottenuti ("pessimi" è un eufemismo) sul campo siano solo la famigerata punta di un iceberg che fonda le sue basi all’interno di una Società (anzi, della P&P, socia di maggioranza) in cui nulla funziona se non, come detto, l’autolesionismo, il vittimismo, il piegnisteo e la ricerca di responsabilità ovunque tranne che dove sono: dentro casa! Giovedì scorso abbiamo avuto il piacere di essere invitati e di partecipare alla cena di Natale organizzata dalla Società. Abbiamo colto l’occasione, più che di mangiare o di riempire buste con alimenti da portare a casa, di dialogare con il Coordinatore Basile, il tecnico Maurizi ed il Segretario Greco. A Basile abbiamo ricordato ciò che gli dicemmo in occasione della sua presentazione il 9 giugno scorso: “Che sia in Terza Categoria o in Champions League per noi, la Reggina, ha la stessa identica importanza. Non lo dimentichi mai!”. Abbiamo conversato amabilmente, lo abbiamo ascoltato, gli abbiamo ripetuto che il suo approccio (in occasione della sua prima chiacchierata con la Stampa a margine della presentazione di Di Livio) non ci era piaciuto. Abbiamo cercato di comprendere (senza riuscirci) le sue spiegazioni circa l’attuale periodo (due mesi!) di totale appannamento della squadra. Squadra giovane che crolla davanti alla prima difficoltà? E chi l’ha costruita questa squadra? Lui o noi? Abbiamo chiacchierato con il “bomber” Greco. Abbiamo sorriso insieme ricordando il curriculum da “cecchino in panchina o negli spogliatoi”. Abbiamo dialogato ancora una volta con mister Maurizi verso cui nutriamo sincera simpatia per la semplicità con cui si approccia e l’apparente genuinità del suo essere. Dobbiamo, però, fare un passo indietro. Quando la P&P, ancora una volta all’oscuro del CdA (è questo che più i soci di minoranza contestano alla proprietà: il venire a conoscenza di fatti e circostanze solo dopo essere state fatte le scelte o prese le decisioni), presentò l’accoppiata Maurizi-Basile (in teoria, in ordine di gerarchia aziendale, avremmo dovuto scrivere Basile-Maurizi ma siamo certi che sia stato Agenore a trainare con sé Salvatore e non il contrario), come tutti coloro i quali non conoscevano Maurizi, per prima cosa andammo a scovarne il curriculum in rete. La cosa che più ci colpì non furono tanto gli esoneri [Cavese 2009/2010, Viareggio 2011/2012, Treviso 2012/2013, Paganese 2013/2014 e Lupa Roma (due volte, 2015/2016 e 2016/2017)] ma la “vita” successiva delle Società per le quali aveva lavorato: la Massese (allenata nella stagione 2007/2008) è retrocessa nella stessa stagione per ritardata consegna dei documenti, è retrocessa in Eccellenza nella stagione successiva ed è dichiarata fallita nel 2009; la Scafatese (allenata nella stagione 2008/2009) nel 2010 non viene iscritta in Seconda Divisione salvo ripartire dalla Terza Categoria; la Cavese (allenata nella stagione 2009/2010 fino a novembre) nel 2011 è esclusa dai campionati per dissesto economico-finanziario; il Pergocrema (allenato nella stagione 2010/2011) nel 2012 fallisce per dissesto economico e è radiato; il Viareggio (allenato nella stagione 2011/2012, fino al 29 ottobre) nel 2014 non viene ammesso in Lega pro per motivi economici e riparte dalla Terza Categoria; il Treviso (allenato nella stagione 2012/2013, fino al 21 ottobre) retrocede e non viene iscritto (escluso) dalla FIGC al campionato successivo; l’Ischia Isola Verde (allenata nella stagione 2014/2015, dal 18 novembre) nel 2016 non riesce a formalizzare l’iscrizione e viene radiata. Solo la Paganese (allenata nella stagione 2013/2014) sopravvive al suo passaggio assieme alla Lupa Roma (allenata nelle stagioni 2015/2016 – dall’1 novembre al 27 dicembre – e 2016/2017 – dall’11 ottobre al 7 novembre) ma retrocessa in D al termine della sua prima stagione, poi ripescata ed ancora retrocessa sempre in D al termine della sua seconda stagione capitolina. Credeteci, dispiace ricordare un siffatto curriculum davanti al quale gli esoneri sono bazzecole. Dispiace ricordarlo a noi che amiamo la Reggina (non più incondizionatamente, sia chiaro) e dispiace ricordarlo a lui che, come detto, ci è tanto simpatico per la semplicità e l’umiltà con cui si è presentato, prima, e comportato, poi, sia con noi che, crediamo, con gli alti colleghi. Dispiace, dispiace molto ma una domanda sciocca comunque ci poniamo: la P&P ha fatto, come noi e molti altri, una banale ricerca in rete? Siccome siamo dell’idea che, in determinate occasioni, non sia possibile trincerarsi ed accettare il “non sapevo” di politichese memoria e che, pertanto, è valido il concetto del “non poteva non sapere” ecco che, quindi, un’unica spiegazione consideriamo valida: (la P&P) non poteva dire di no! Perché? E’ presto detto: una Società che sin dal suo insediamento non esita a dire (ed ancora a ridire, ribadire, sottolineare, evidenziare) frasi che vanno dal “Se mi danno i soldi che ho investito, sono pronto a cedere le mie quote” al “Non possiamo pensare al futuro perché viviamo alla giornata”, dal “Non possiamo rinnovare i contratti perché non sappiamo dove saremo l’anno prossimo” al “Non sappiamo se arriveremo a giugno”, altro non fa che esporsi pubblicamente all’interesse di persone senza scrupolo che altro non fanno che cogliere l’occasione fornitale da aziende in difficoltà sulle quali mettere le mani impossessandosene. E’ successo questo? Non lo sappiamo con certezza ma così sembrerebbe! E se questo fosse successo davvero, ecco spiegato il venir meno del potere decisionale dell’uno a vantaggio degli altri. Sono illazioni? No, semmai ipotesi senza il crisma della verità assoluta che preferiamo lasciare alla saccenza altrui. Di sicuro c’è una cosa: il ridicolo di cui si ricopre la Reggina odierna non ha eguali (nemmeno nel recente passato sotto la precedente gestione); il fondo che è riuscita a scavare la Reggina odierna è di gran lunga superiore alla quota negativa raggiunta nei recenti periodi bui. E non finisce qui… (purtroppo)!  

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Reggio di Calabria: pacco di Natale per il Comitato Corso Sud. La Giunta revoca il brindisi di fine anno a piazza Duomo e lo assegna ad altra associazione

(1024) Non c’è nemmeno il tempo per rallegrarsi del successo della nuova edizione dei mercatini di Natale che il pacco sorpresa arriva dal Comune che ha revocato al Comitato la possibilità di ripetere il brindisi di fine anno a piazza Duomo, evento (gratuito) in collaborazione con

 

Fattorie della Piana e Lo Presti Idea e che lo scorso hanno ha fatto divertire migliaia di persone. Andiamo con ordine: Il Comitato Corso Sud ha partecipato ad un bando pubblico in cui ha dettagliatamente inserito tutti gli eventi, dai mercatini di Natale nelle 4 aree previste, dalle casette di solidarietà, dal villaggio di Babbo Natale alla Villa al brindisi di fine anno in piazza Duomo. E proprio per questo motivo la richiesta di autorizzazione ai mercatini al Duomo era stata presentata sino al 6 gennaio. A seguire, era il primo dicembre, il Comitato, riceveva l’ok dal Comune per il progetto completo, soprattutto perché rispondeva ad una serie di requisiti di merito. I mercatini sono andati davvero bene, quest’anno siamo riusciti a superare il numero di visitatori dello scorso anno, grazie anche al Villaggio di Babbo Natale alla Villa Comunale che ha registrato presenze altissime. Il pacco natalizio però è arrivato proprio ieri, 22 dicembre, con PEC. Senza andare a discutere di tecnicismi, saranno poi altri a giudicare la legittimità dell’atto, il Comune, di fatto, dispone la parziale rettifica dell’autorizzazione, chiedendoci di smontare le casette a piazza Duomo il 31 e rimontarle giorno 1 per consentire lo svolgimento del veglione ad altra associazione. Ovviamente, com’è facile intuire tutto ciò rappresenta un grave nocumento alle nostra iniziativa per la difficoltà di spostamento, montaggio e rimontaggio. L’Associazione che ha avuto l’ok per il veglione in piazza era stata indicata in una delibera di Giunta, votata il 30 novembre e pubblicata solo il 12 dicembre. E’ questo il pacco di Natale ricevuto il 22 dicembre. Il Comune nella nota parla di “eventi concomitanti”, ma, crediamo sia palese la forzatura con cui sia stato scelto un altro veglione al nostro (gratuito). Ma visto il successo dello scorso anno, cosa si cela dietro questa scelta?

 

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Te lo ricordi Marco Piga?

Tra i gol più belli della storia della Reggina rientra a pieno titolo una rete realizzata da un bomber di razza, acquistato dal compianto presidente Ascioti dal Catania, rivale storica degli

amaranto che il bomber sardo aveva portato in B proprio con un gol realizzato al “Comunale” di Reggio Calabria pochi mesi prima. La squadra amaranto vantava tra le proprie fila giocatori di grande valore per la categoria e non solo del calibro di Nasuelli, ex Rende, Camolese, Colla, Arcoleo, Scarrone, Re, Olivotto, Tomba, Piras e  cullava, ancora una volta invano, sogni di gloria, e le prime giornate avevano segnato un andamento altalenante con vittoria in casa e sconfitta in trasferta. Per il derby contro il Rende oltre 12.000 spettatori sulle gradinate in una fredda giornata di Novembre. La partita rimane bloccata fino al 75′ quando Marco Piga tira fuori dal cilindro una rovesciata che batte il portiere ospite e consegna la vittoria agli amaranto. Fu una grande giornata di festa, anche se poi il sogno si trasformaò nell’ennesima delusione tipica degli anni successivi alla retrocessione dalla serie B. Ma quella rete, pur senza l’impatto mediatico dei nostri giorni, rappresenta una perla da incastonare tra i tanti capitoli dell’ultracentenaria storia amaranto.

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Reggina 1914: Sergio Garufi, intervento riuscito. Adesso cinque-sei mesi di stop

(740) La Reggina 1914 comunica che nella giornata di ieri, il centrocampista Sergio Garufi è stato sottoposto ad intervento chirurgico presso la Casa di Cura “Caminiti” di Villa San Giovanni (RC).

 

L’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore e sutura del menisco esterno del ginocchio destro è perfettamente riuscito ed è stato eseguito dai Dottori Roberto Simonetta e Roberto Caminiti alla presenza dello staff medico amaranto Dott. Pasquale Favasuli ed il fisioterapista Domenico Lisi. La prognosi è di 5-6 mesi.

 

 

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Reggio di Calabria: “La Città Metropolitana per lo sviluppo della Calabria”, lettera aperta al Sindaco Falcomatà

(1005) “Egregio Signor Sindaco come Ella sa, la nostra Associazione ha, tra l’altro, per scopo statuario, quello di presentare agli Organi della Città Metropolitana “istanze, petizioni e proposte

 

dirette a promuovere interventi per la migliore tutela degli interessi della Comunità Metropolitana”.

A tal fine le segnaliamo due reti che favoriscono la cooperazione integrata fra le città metropolitane europee.

 

Prima fra tutte la rete METREX, che favorisce la connessione fra Città, raggruppando circa 50 “Regioni urbane” (termine europeo per indicare Città metropolitane con almeno 250 mila abitanti), tale rete è costituita da una piattaforma che facilita lo scambio di conoscenze, competenze ed esperienze, finalizzate ad incrementare quelle azioni congiunte fra Città metropolitane su temi di comune interesse.

 

Un altro esempio di cooperazione è costituito dalla rete “EUROCITIES”, di questa fanno già parte ben 135 città europee con almeno 250 mila abitanti (tra cui: Bologna, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Venezia).

 

Rispetto, ad esempio, alla politica dei trasporti, alcune città che fanno già parte della rete Eurocieties, hanno già sviluppato una “TRANSEUROPEAN TRANSOPORT NETWORKS STRATEGY” per la costruzione e lo sviluppo di ferrovie, aerovie di trasporto, rotte marittime nonché strade che collegano fra loro le diverse città europee.

 

È opportuno, inoltre, sottolineare come le politiche strutturale dell’U.E., programmate per l'arco di tempo 2014/20120, siano giù orientate alla valorizzazione di investimenti territoriali integrati.

 

Far parte, pertanto, di una piattaforma comune tra le diverse città metropolitane italiane ed europee per favorire la gestione di interessi comuni tra città di Stati membri diversi, crediamo sia un’ottima opportunità e, a tal fine, glieLa segnaliamo”. Il Presidente, avv. Antonino Minicuci.

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Reggio di Calabria: grande successo per “Se ti sposo mi rovino”, di Marco Cavallaro con l’Officina dell’Arte

(929) “Se ti sposo mi rovino” è davvero una commedia d’autore, un testo che strappa tantissime risate ma soprattutto è una pièce che mette in evidenza l’unione di un gruppo di attori abili a catalizzare l’attenzione del pubblico, eccellenti nei tempi e nelle continue entrate in scena. Marco Cavallaro insieme all’Officina dell’arte di Peppe Piromalli e Antonio Malaspina, hanno siglato un altro sold-out ieri sera nella rassegna teatrale messa in programma al teatro “Cilea”, dimostrando agli addetti ai lavori che “il teatro può vivere se si riescono a creare sinergie atte a preservare tutto ciò che di bello e buono ha questa città”. Lo ribadisce a fine spettacolo il “guru” della compagnia Oda, Piromalli entusiasta di aver inserito nel suo cartellone il team di Cavallaro che, con una frizzante commedia, ha davvero inchiodato gli spettatori per oltre due ore.  E’ una commedia assai divertente, ricca di battute anche raffinate e profonde. Una serata all’insegna della risata ma anche della riflessione perché Cavallaro, Valentina Tramontana (nei panni della sportiva Amalia), Alberto Barbi (il dongiovanni Franco), Ramona Gargano (la prorompente Melissa), Olimpia Alvino (la golosona Luisa), Ludovica Bei (la manager rampante Camilla) hanno dimostrato quanto amore ci sia dietro un lavoro di scrittura e produzione che non fa venire assolutamente l’idea di eventuali paragoni con altre brillanti e famosi testi. Tutti gli attori in scena, tra continue entrate e forzate uscite, sono sublimi nella loro performance. Il pubblico ride di continuo e si lascia andare in applausi frenetici perché sul palco ci sono davvero “cavalli di razza pura”. Marco Cavallaro si conferma bravissimo e valido nel triplice ruolo di autore, regista e protagonista, vestendo brillantemente i panni del povero maggiordomo Ugo, costretto a sbrogliarsi in un turbinio di bugie e in un divertente gioco di porte che si aprono e si chiudono, da dove compaiono e scompaiono a turno le quattro aspiranti spose che,  in realtà, si scoprirà che più che dall’uomo sono attratte dai suoi soldi. In scena,  la travolgente Valentina Tramontana che, dalla Capitale, riabbraccia la sua Reggio Calabria e lo fa lasciando trasparire una sana emozione ma anche una bravura di chi il palco lo sa davvero “domare”. Originalità, ironia, astuzia, dinamicità, tempestivi scambi di battute precise ma mai spinte, sono i punti cardini di una sceneggiatura che è riuscita a stregare il Paese da Nord a Sud.  Gli attori sono calati nella parte e incorniciano le personalità caratteristiche dei loro personaggi con esilarante espressività. Il pubblico del “Francesco Cilea” è letteralmente stregato da un’esibizione assolutamente perfetta e lo dimostra partecipando al selfie di rito a fine spettacolo con tutto il cast che all’unisono gridano: “Grazie Reggio Calabria, grazie Officina dell’Arte”.

 

 

 

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Pallacanestro: la Barbecue Vis sbanca Catanzaro e chiude in vetta il 2017

(739) Quarta vittoria consecutiva per la Barbecue Vis Reggio Calabria che batte la Virtus Catanzaro e si conferma capolista del torneo. Privi di Viglianisi, tenuto a riposo precauzionale per un

 

problema alla caviglia, i reggini, dopo un primo tempo giocato con poca intensità difensiva, si sono scatenati nel terzo quarto, domando la resistenza dei coriacei padroni di casa. In avvio di match Skurdauskas piazza tre schiacciate devastanti, Warwick (top scorer dell’incontro con 25 punti) martella la retina con continuità e la Vis scappa in doppia cifra. I locali però reagiscono e colpiscono da tre punti con Markovic e lo scatenato Citraro, riportandosi a -4 (43-47). Un 5-0 targato Warwick/Lobasso prima della sirena consente a Rizzieri e compagni di andare all’intervallo lungo sul +9 (43-52). A inizio secondo tempo i bianco/amaranto accelerano e con un fulmineo 15-2 chiudono i giochi. L’ultimo periodo è di pura gestione, con coach Polimeni che dà spazio a tutti gli under del roster. Questo il tabellino del match: Virtus Catanzaro – Barbecue Vis Reggio Calabria 76-95 (19-28, 43-52, 53-78). Virtus Catanzaro: Commisso 6, Markovic 23, Angotti 4, Citraro 18, Scala 7, Klacar 3, Ferragina 11, Naccarato, Farenza, Cresta, Contartese 4. Pallone N.E. Allenatore: Ceroni. Barbecue Vis Reggio Calabria: Barrile 12, Lobasso 17, Warwick 25, Skurdauskas 22, Soldatesca 8, Rizzieri 3, Spasojevic, Neri 3, Fazzari 5, Martino, Bombino, Viglianisi NE.  Allenatore: Polimeni. Arbitri: Micino e Raffa.

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Reggio di Calabria: in occasione di Viola RC-Remer Treviglio, la terza edizione del Premio “Domenico Durante”

(738) In occasione della gara Viola Reggio Calabria-Remer Treviglio (valida per la dodicesima giornata del campionato di Serie A2 Girone Ovest) in programma per domenica 17 dicembre 2017

 

alle 18 presso il PalaCalafiore di Reggio Calabria, verrà assegnato il Premio "Domenico Durante". L’iniziativa è nata da un’idea di Giovanni Mafrici e Paolo Taddeo (i telecronisti di Viola e Blu Basket 1971 su Lnp Tv), colleghi e soprattutto amici di Domenico Durante, per ricordare proprio in occasione delle partite tra Reggio Calabria e Treviglio, la figura del giornalista reggino-trevigliese. In occasione della gara tra Viola e Remer verrà nominato l’MVP dell’incontro da un’apposita commissione (Il Presidente nero-arancio Raffaele Monastero, l’ex dirigente e giornalista lombardo Maurizio Cozzi, gli allenatori Marco Calvani e Adriano Vertemati, l’editore reggino Santo Frascati, il giornalista trevigliese Gabriele Colombo e, ovviamente, i telecronisti Giovanni Mafrici e Paolo Taddeo). Il miglior giocatore riceverà il riconoscimento al termine della gara direttamente sul campo per il terzo conferimento assoluto del premio che nella passata stagione sorrise agli atleti della Viola Alex Legion e Riccardo Rossato. La quarta edizione del Premio Domenico Durante verrà assegnata domenica 31 marzo in occasione della gara di ritorno al PalaFacchetti di Treviglio.

 

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Dov’è la Reggina?

(17) Si fa fatica a commentare un’altra “non prestazione”, a capire quanto ancora si intenda tirare una corda già fin troppo tesa dopo la sconfitta contro l’Akragas. Eppure, quel fondo che ci

 

sembrava aver toccato domenica scorsa nascondeva un’ulteriore sgradita sorpresa. La squadra non gioca, corre la metà degli avversari e non è un problema di condizione fisica se ciò avviene dal primo minuto di gioco, non lotta, tranne qualche rara eccezione, e si consegna prima ancora di cominciare al destino. Questo triste spettacolo, al quale abbiamo peraltro già assistito, preoccupa non tanto e non solo per una classifica che comincia ad essere preoccupante (seppur migliore rispetto a quella dello scorso anno di questi tempi) ma soprattutto perché abbiamo il fondato timore che dai vertici societari ci abbiano capito poco viste le dichiarazioni, la marcia indietro ed il prolungamento del contratto ad un allenatore come segnale forte per la squadra (non ce lo spieghiamo diversamente) che ha sortito, invece, effetti contrari. La Reggina si sta sciogliendo come neve al sole e all’apertura del mercato, premesso che ci siano risorse per farlo, mancano tre partite che, senza un radicale cambio di atteggiamento, porteranno gli amaranto in piena zona playout. Ma chi dovrebbe cambiare atteggiamento? Bianchimano, De Francesco e Porcino che, da trascinatori, adesso scalpitano per andare via il prima possibile e magari senza rischiare un infortunio? Il resto della squadra che fa, anzi faceva, il bello e il cattivo tempo? Il tecnico, le cui dichiarazioni cominciano ad essere ripetitive ed inutili? La Società, che sta ancora aspettando di sostituire una figura fondamentale come il team manager? I tifosi, ormai freddi e rassegnati salvo alcuni etichettati però come nemici? Forse un po’ tutti, perché il rischio non è solo quello di retrocedere ma di finire nel vortice di una triste indifferenza.

 

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Reggio di Calabria: in tanti alla festa dell’accensione dell’Albero di Luci in Piazza Duomo. Domani in piazza arrivano gli zampognari

(986) Tantissima gente ha partecipato all’accensione dell’Albero di Luci in Piazza Duomo a Reggio Calabria nella serata dell’8 dicembre. Una festa ricca di colori, che ha visto la partecipazione del sindaco Giuseppe Falcomatà, di Carmelo Basile, presidente di Fattoria della Piana –

 

l’azienda leader nella produzione di formaggi in Calabria che per il secondo anno consecutivo ha deciso di regalare l’Albero alla città – e di Luciano Simone, presidente del Comitato Corso Sud, l’associazione di commercianti e cittadini che ha realizzato i Mercatini di Natale che grande successo stanno riscuotendo in città. Sul palco allestito in Piazza Duomo anche i bimbi dell’Asilo nido aziendale comunale del Cedir, accompagnati dalla coordinatrice Rossella Preferito. L’evento, coordinato dal giornalista Alessandro Russo, ha rappresentato una grande festa per la città ed ha offerto anche un’occasione per ribadire – come è stato fatto sul palco negli interventi del sindaco Giuseppe Falcomatà, di Carmelo Basile e Luciano Simone – che con l’unità d’intenti e le sinergie tra istituzioni, associazioni, imprese e cittadini si possono ottenere grandi risultati. Il brindisi e la degustazione dei pecorini di Fattoria della Piana, subito dopo gli interventi dal palco, hanno coronato una serata splendida, con l’Albero di Luci preso letteralmente d’assalto per la tradizionale foto che i reggini amano postare sui social. A tal proposito durante l’evento è stato annunciato che il fortunato concorso “Un selfie sotto l’Albero” quest’anno sarà arricchito dalla sezione dedicata ai “video auguri sotto l’Albero”. Domani un nuovo appuntamento nell’ambito degli “Incroci sotto l’Albero”, la rassegna di Fattoria della Piana in collaborazione con l’associazione Incroci e Sabbiarossa Edizioni: grazie alla sinergia con l’Ente Parco d’Aspromonte dalle ore 17:30 suoneranno in Piazza Duomo le ciaramedde dell’Associazione zampognari di Cardeto. Saranno presenti per l’occasione il presidente dell’Ente Parco Giuseppe Bombino e il presidente di Fattoria della Piana Carmelo Basile. Tra pochi giorni sarà comunicato il programma completo degli eventi, che prevedono musica, degustazioni, esibizioni di scuole di danza, oltre a un incontro in piazza con la squadra della Reggina Calcio. (Foto di Marco Costantino) 

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Reggio di Calabria: dall’1 al 23 dicembre l’allegria dei Mercatini di Natale ammalia i reggini nei giorni delle Festività Natalizie

(985) Inaugurati lo scorso 1 dicembre, i Mercatini di Natale stanno animando le centralissime Piazze Garibaldi, Duomo ed Italia ma anche il tratto del Corso difronte la Villa Comunale. La data di chiusura, inizialmente prefissata, è quella dell’antivigilia di Natale, ma già si conta su un allungamento temporale che porti l’allegria fino alla vigilia di Capodanno. Su lodevole iniziativa del Comitato “Corso Sud” (ed in collaborazione dell’Associazione “Mente Tecnica”), presieduto da Luciano Simone, è questo il terzo anno in cui 100 operatori commerciali con un totale di 80 stands portano nel centro storico quell’aria di calore che da sempre caratterizza le Festività Natalizie. Dai prodotti per la casa, alle creazioni natalizie, dall’artigianato locale alle tipiche prelibatezze gastronomiche della nostra terra, sono oltre il 90% gli espositori giunti da Reggio e dalla sua provincia. Probabilmente leader nel settore, la “Fattoria della Piana” sta curando un ciclo di “eventi sotto l’albero” con la colonna sonora della musica del dj Filippo Lopresti. Alla Villa Comunale, poi, è già sorto il “Villaggio di Babbo Natale” per la gioia di tutti i bambini e dei loro genitori che, in questo periodo, perché no, riassaporano il gusto del tempo trascorso. E manco a dirlo, i numeri dopo una decina di giorni dall’inaugurazione, dicono che la casa di Babbo Natale è stata presa d’assalto così come i Mercatini.Il direttivo del Comitato ha, inoltre, completato le adesioni per la casetta solidale posizionata a Piazza Duomo e riservata alle associazioni. Ad oggi hanno aderito: Hospice Via delle Stelle, Casa del Sole, Associazione San Camillo Onlus, AGEDI, Misericordia, l’Associazione Halzeimer cafè e Newage La Joia’ Di Potnia. “Siamo contenti per gli attestati di stima che riceviamo quotidianamente – hanno sottolineato gli esponenti del direttivo del Comitato -. Non solo dagli operatori che hanno creduto in noi preferendoci anche per il Natale 2017 ma anche dei commercianti del Comitato e dei residenti che gradiscono la massiccia presenza di visitatori nonostante la cronica assenza di parcheggi. Così come abbiamo fortemente voluto diversificare le categorie commerciali delle casette nelle varie aree proprio per una logica di coesistenza con le attività presenti, rispettando pienamente il bando del Comune. Stiamo dimostrando come sia possibile realizzare iniziative senza beneficiare di soldi della collettività e, per questo, abbiamo scelto partner come “Fattoria della Piana” e Confesercenti che credono nel nostro modo di pensare ed agire. Senza bussare alle porte di nessuno, senza attendere contributi pubblici ma rimboccandoci le maniche e basandoci sulle nostre forze nonostante il momento delicato che attraversa il nostro territorio e le nostre imprese.  Tra l’altro versando sulle casse del Comune di Reggio, oltre 16 mila euro di tassa per occupazione suolo pubblico. Continuiamo a lavorare per offrire sempre il meglio con la massima apertura verso chi agisce nell’interesse della collettività e non per chi persegue interessi personali”.

 

 

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