Città Metropolitana di Reggio Calabria: “Racket, tre mafie a confronto”, il Sindaco Falcomatà “Lavorando verso una direzione comune possiamo spezzare i tentacoli della piovra mafiosa”

(411) “Iniziative come questa sono la testimonianza che, tutti uniti lavorando verso una direzione comune, possiamo definitivamente spezzare i tentacoli della piovra mafiosa”. Così, il sindaco Giuseppe Falcomatà, ha Continue reading “Città Metropolitana di Reggio Calabria: “Racket, tre mafie a confronto”, il Sindaco Falcomatà “Lavorando verso una direzione comune possiamo spezzare i tentacoli della piovra mafiosa”” →

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Salerno: nuovi arresti nell’ambito delle indagini sulla Commissione Tributaria. Applicata misura cautelare della custodia in carcere per ulteriori 7 indagati tra giudici, funzionari, commercialisti ed imprenditori (video)

(27) Nello sviluppo delle indagini, che lo scorso 15 maggio avevano gia portato all’arresto di 14 persone, la Guardia di Finanza di Salerno, su ordine di questa Procura della Repubblica, ha data oggi esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale in sede nei confronti di 7 indagati per corruzione in atti giudiziari.

Gli approfondimenti investigativi, svolti dopo l’esecuzione della prima ordinanza cautelare, hanno permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti di altri pubblici ufficiali ed imprenditori.

In particolare, alcuni indagati in precedenza arrestati hanno ammesso, nel corso degli interrogatori, le proprie responsabilita in relazione agli episodi corruttivi loro contestati ed hanno riferito altresi ulteriori episodi di corruzione a loro carico e di altri indagati. Le suddette dichiarazioni, auto ed etero-accusatorie, sono state corroborate da riscontri che hanno formato una piattaforma gravemente indiziante in relazione a ulteriori 10 sentenze di secondo grado, pronunciate dalla Commissione Tributaria Regionale Sezione distaccata di Salerno, il cui iter procedimentale risulterebbe essere stato “pilotato” a favore dei ricorrenti privati in cambio di somme di denaro corrisposte a titolo corruttivo.

Sulla base delle nuove indagini, considerando anche le dieci sentenze ricostruite nella prima fase operativa, sale ora a venti il numero dei provvedimenti di secondo grado “pilotati” dal 2016 a maggio di quest’anno, sempre con it medesimo risultato finale e cioe l’accoglimento del ricorso a favore del contribuente.

Tra i capi di accusa provvisori per i quali il GIP ha ravvisato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza vi sono la cancellazione di un debito con I’Erario di oltre trentacinque milioni di euro ottenuto da una società di Sarno (SA); per un’altra society di Angri (SA), l’indebito vantaggio ottenuto supererebbe I einque milioni di euro; per una terza società di Avellino, invece, la somma contestata dal Fisco e annullata dai giudici raggiungerebbe quasi il milione di euro.

Tra gli indagati arrestati vie un professionista di Avellino il quale, dopo aver ricoperto per anni l’incarico di giudice tributario a Salerno, da settembre del 2018, fa parte del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, il massimo organismo di autogoverno dei giudici tributari a livello nazionale. I fatti a lui contestati, concorso in cinque episodi di corruzione in atti giudiziari, sono stati commessi non nella qualità di giudice tributario, nè di quella di Consigliere, ma quale intermediario corruttore che operava avvalendosi della conoscenza diretta del personale amministrativo e dei giudici tributari di Salerno.Tra gli arrestati vi sono altresi, un giudice tributario non togato, un segretario della Commissione Tributaria Provinciale, un produttore televisivo ed altri quattro tra imprenditori e commercialisti della provincia.

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Catania: operazione “Buche d’Oro”, la GdF esegue 8 ordinanze di custodia cautelare per corruzione nell’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati ad ANAS SpA (video)

(26) Su delega di questa Procura della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 8 persone (1 in carcere e 7 agli arresti domiciliari) indagate, in concorso, per corruzione perpetrata nell’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati all’A.N.A.S. SPA (Area Compartimentale di Catania). Con il medesimo provvedimento, il G.I.P. ha disposto nei confronti di un dirigente A.N.A.S. la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio per un anno.

Il provvedimento eseguito in data odierna è il primo diretto sviluppo di un’ampia investigazione (“Operazione Buche d’Oro”) condotta dal Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania, delegata e coordinata da questa Procura, finalizzata a far luce sull’esistenza di rodati circuiti corruttivi all’interno dell’A.N.A.S. di Catania che vedono coinvolti dirigenti e funzionari infedeli responsabili della manutenzione programmata di strade e raccordi della Sicilia Orientale e imprenditori corruttori compiacenti. Il provvedimento del G.I.P. etneo fa seguito alla misura cautelare emessa il 20 settembre di convalida degli arresti in flagranza di reato, per corruzione, operati dalla Guardia di Finanza di Catania nei confronti di tre dipendenti dell’A.N.A.S. con la quale venne disposta la custodia in carcere per i Geometri CONTINO Riccardo Carmelo (cl. 1968) e PANZICA Giuseppe (cl. 1971) e gli arresti domiciliari per l’Ing. ROMANO Giuseppe (cl. 1971).

Tra i soggetti destinatari dell’ordinanza cautelare eseguita in data odierna figurano i citati CONTINO, PANZICA e ROMANO per effetto della contestazione di nuovi fatti corruttivi caratterizzati ancora dal raggiungimento di accordi di spartizione con imprese compiacenti del profitto illecito derivante dalla difforme esecuzione dei lavori di rifacimento di strade statali della Sicilia orientale.

Il mercimonio e la dazione delle ulteriori tangenti trovavano linfa in illegittimi risparmi di costi consentiti alle imprese che, in accordo con capi centro, capi nucleo e R.U.P. dell’Area Tecnica Compartimentale di Catania (ANAS), scovavano, tra le pieghe dei capitolati tecnici dei lavori loro affidati, ampi margini di “manovra” individuando le lavorazioni da non effettuare o da realizzare solo in parte; i pubblici ufficiali coinvolti così piegavano i loro poteri discrezionali di vigilanza e controllo orientandoli al perseguimento di scopi criminali, in totale dispregio dei rilevanti interessi pubblici in gioco. Il profitto conseguito era pari a circa il 20% dei lavori appaltati e veniva assegnato per un terzo ai dipendenti ANAS corrotti e, per la parte restante, restava nelle casse dei corruttori.

È stato tratto in arresto e condotto in carcere:

– il Geom. Gaetano TROVATO (cl. 1965), dipendente A.N.A.S., Capo Nucleo B del Centro di manutenzione A dell’Area Tecnica Compartimentale (diretta dall’Ing. URSO, di seguito meglio generalizzato, che, a sua volta, rispondeva al citato Ing. ROMANO, R.U.P.), competente alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle seguenti arterie stradali: SS 192 della Valle del Dittaino (EN) e SS 284 (Occidentale etnea); sono, invece, stati posti agli arresti domiciliari:

– Salvatore TRUSCELLI (cl. 1963), rappresentante legale della “TRUSCELLI SALVATORE SRL”, esercente “altre attività di lavori specializzati di costruzione” con sede a Caltanissetta, con un volume d’affari annuo superiore ai 5 milioni di euro;

– Pietro Matteo IACUZZO (cl. 1969), rappresentante legale della “ISAP SRL”, esercente l’attività di “strade, autostrade e piste aeroportuali” con sede a Termini Imerese (PA), con un volume d’affari nel 2018 superiore a 17 milioni di euro;

– Roberto PRIOLO (cl.1971), rappresentante legale della “PRIOLO SRL” esercente l’attività di “lavori edili e restauri” con sede a Ciminna (PA), con un volume d’affari annuo di circa 1 milione di euro;

– Calogero PULLARA (cl.1979), titolare dell’omonima ditta individuale, esercente l’attività di “lavori edili e stradali, lavori di terra con eventuali opere connesse in muratura e cemento armato di tipo corrente, demolizione e sterri, opere speciali in cemento armato, lavori di tinteggiatura e verniciatura, costruzione”, con sede a Favara (AG), con un volume d’affari annuo di circa 1 milioni di euro.

Destinatario della misura dell’interdizione dall’esercizio di pubblico ufficio per la durata di un anno, l’Ing. Antonino URSO (cl. 1980), Capo Centro Manutenzione “A” dell’Area Compartimentale ANAS di Catania competente alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle seguenti arterie stradali: S.S. 121 Catanese, S.S. 575 di Troina, S.S. 192 della Valle del Dittaino, S.S. 284 Occidentale Etnea, S.S. 288 di Aidone (EN), S.S. 385 di Palagonia (CT), S.S. 117BIS Centrale Sicula, S.S. 417 di Caltagirone (CT). L’Ing. URSO ha reso un’ampia confessione disvelando la rete corruttiva nella quale erano coinvolti anche altri funzionari dell’ANAS e imprenditori corruttori.

Le meticolose e celeri investigazioni condotte dai Finanzieri del Nucleo P.E.F. di Catania, sviluppate attraverso l’esecuzione di intercettazioni ambientali, accertamenti bancari, disamina della documentazione amministrativa concernente i lavori oggetto di illecite dazioni nonché dal riscontro degli elementi desunti dagli interrogatori eseguiti da quest’Ufficio, consentivano di tracciare la ricezione di tangenti, in denaro contante, da parte dei 5 funzionari infedeli ANAS per centinaia di migliaia di euro nonché di rinvenire presso l’abitazione dei pubblici ufficiali denaro contante relativo alle più recenti mazzette incamerate per decine di migliaia di euro.

Nello specifico, la prima vicenda corruttiva vede quali protagonisti da una parte ROMANO, CONTINO e PANZICA e dall’altra l’imprenditore Salvatore TRUSCELLI: fu proprio la consegna nell’ufficio di CONTINO di una “mazzetta” di 10.000 euro a determinare l’intervento dei Finanzieri del Nucleo P.E.F. per arrestare in flagranza di reato i responsabili. Prima di quel frangente, a fine agosto, TRUSCELLI – con le medesime modalità – consegnava a CONTINO e PANZICA un’ulteriore busta contenente 20.000 euro a beneficio anche dell’Ing. ROMANO. L’appalto oggetto della “speculazione” corruttiva erano i “lavori di risanamento della sovrastruttura stradale” della S.S. 114 (Orientale Sicula), dal Km. 130,00 al Km. 154,66 (Villasmundo – Siracusa), intrapresi dalla “TRUSCELLI SRL” nel giugno di quest’anno per un importo totale aggiudicato di 560 mila euro. L’ammontare complessivo pattuito della dazione corruttiva era di oltre 60.000 euro.

Tra gli stratagemmi adottati dall’impresa nella fase esecutiva dei lavori, veniva registrata un’incompleta rimozione dell’asfalto usurato prima di procedere all’applicazione del nuovo tappeto. Tali “economie” corruttive potevano realizzarsi perché l’impresa esecutrice veniva rassicurata dagli infedeli funzionari dell’ANAS del buon esito dei controlli posteriori tesi ad apprezzare la conformità dell’opera eseguita rispetto a quanto richiesto dall’azienda pubblica appaltante.

Un’ulteriore intesa corruttiva veniva siglata da ROMANO e URSO con IACUZZO (rappresentante di ISAP Srl) e concerne 3 contratti applicativi rientranti in un accordo quadro triennale per “l’esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria della pavimentazione delle strade di competenza ANAS nella Regione Sicilia”. Nello specifico, all’impresa corruttrice venivano affidati i lavori di:

  • –  “riqualificazione del piano viabile nel Comune di Caltagirone”;
  • –  “risanamento della pavimentazione stradale in tratti saltuari tra il Km. 0+000 e il Km. 51+900 della SS 288 di Aidone”.

Come confermato in sede di interrogatorio dai funzionari ANAS coinvolti, l’ISAP SRL traeva un illecito vantaggio dalla mancata rimozione di parte del manto stradale usurato: i pubblici ufficiali corrotti, quindi, acconsentivano a una registrazione in contabilità di uno spessore del materiale fresato superiore rispetto al vero così da far riconoscere all’impresa un compenso non spettante. Per tali ragioni, IACUZZO consegna a URSO, a beneficio anche di ROMANO, denaro contante, in più fasi, per complessivi 60.000 euro.

Una terza vicenda corruttiva vedeva coinvolti i funzionari ANAS Catania, ROMANO e URSO, e Roberto PRIOLO la cui impresa rappresentata (PRIOLO Srl) è stata affidataria dei “Lavori di ripristino del piano viabile, consolidamento del corpo stradale e di stabilizzazione di pendici in tratti saltuari tra il km. 10+000 ed il Km 11+000 della SS 575 di Troina” iniziati a febbraio di quest’anno e ultimati 3 mesi dopo. Come peraltro ricostruito dagli stessi funzionari corrotti, PRIOLO consegnava negli uffici ANAS di Catania una tangente di 15.000 euro in contanti divisa tra URSO e ROMANO.

Altro accordo corruttivo veniva stretto da ROMANO, URSO e TROVATO dell’ANAS con PULLARA (titolare dell’omonima ditta individuale) incaricato di svolgere “lavori di risanamento della pavimentazione stradale in tratti saltuari della SS 284 tra il km. 0+000 ed il Km 44+524” (Occidentale Etnea, Randazzo – Paternò) aggiudicati al prezzo di 630 mila euro. I lavori venivano consegnati d’urgenza alla ditta corruttrice nel maggio di quest’anno e ultimati in meno di un mese nei primi giorni di giugno. Anche in questa circostanza, la tangente complessiva di 18.000 euro in denaro contante originava da un’incompleta fresatura del manto stradale e da una fasulla registrazione nella contabilità dei lavori effettuati. PULLARA concludeva il patto criminale con il Geom. TROVATO al quale consegnava un primo acconto negli uffici dell’ANAS di Catania e successivamente lo stesso imprenditore dava il saldo pattuito in contanti direttamente all’Ing. URSO sempre a beneficio dei tre funzionari ANAS corrotti.

Gli ulteriori gravi fatti di corruzione ricostruiti dal gruppo di Magistrati di quest’Ufficio specializzato nei reati contro la P.A. con l’ausilio dei Finanzieri del Nucleo P.E.F. di Catania restituiscono un quadro ancor più allarmante di quello emerso in occasione degli arresti in flagranza di reato del 17 settembre scorso. Fitte relazioni illecite uniscono pubblici ufficiali infedeli e imprenditori corruttori proclivi a contrattare risparmi sui lavori da effettuare drenando rilevanti risorse pubbliche destinate alla cura, alla manutenzione e alla sicurezza di arterie vitali per la mobilità degli utenti.

La brillante operazione della Guardia di Finanza ha interrotto il perpetrarsi di ulteriori azioni criminali tese a lucrare, una volta aggiudicata la commessa, sulla fraudolenta esecuzione dei lavori appaltati per la manutenzione delle strade siciliane e aperto nuovi scenari, ancor più estesi, su cui poter far luce.

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Vibo Valentia: i musei di Locri, Monasterace e Bova Marina alla Iª Fiera dei Musei della Magna Grecia e della Sicilia

(327) Tra i musei afferenti al Polo museale della Calabria ricadenti lungo il versante ionico meridionale parteciperanno alla 1ª Fiera dei Musei della Magna Grecia e della Sicilia, che si terrà il 19 e il 20 ottobre del Continue reading “Vibo Valentia: i musei di Locri, Monasterace e Bova Marina alla Iª Fiera dei Musei della Magna Grecia e della Sicilia” →

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Comune di Reggio Calabria: Quartuccio “Con grande soddisfazione apprendo che è in corso l’avviso pubblico per la nomina del Garante dei diritti degli animali”

(410) Lo dichiara il consigliere comunale Filippo Quartuccio, già proponente in Commissione dell’istituzione della “Consulta degli animali e del Garante”, titolo conclusivo del regolamento per la “Tutela dei diritti Continue reading “Comune di Reggio Calabria: Quartuccio “Con grande soddisfazione apprendo che è in corso l’avviso pubblico per la nomina del Garante dei diritti degli animali”” →

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Città Metropolitana di Reggio Calabria: il Sindaco Falcomatà incontra il Card. Ernest Simoni

(409) S’è tenuto questa mattina, nella sala “Monsignor Ferro” di Palazzo Alvaro, l’incontro istituzionale tra il cardinale Ernest Simoni e il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà – introdotto da Marcello Continue reading “Città Metropolitana di Reggio Calabria: il Sindaco Falcomatà incontra il Card. Ernest Simoni” →

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Comune di Reggio Calabria: il sindaco Falcomatà alla prima uscita di “Anziani in movimento”, cruciali l’attività associazionistica e l’apporto dei meno giovani alla società

(407) Presentata al pubblico al Centro civico di Pellaro la nuova associazione “Anziani in movimento” (presidente, Sara Serrao), “tenuta a battesimo” dal sindaco Giuseppe Falcomatà nel corso di una manifestazione coordinata e condotta da Natalia Polimeni; presenti, fra gli altri, i consiglieri comunali Filippo Burrone, Nancy Iachino e Giovanni Latella. Continue reading “Comune di Reggio Calabria: il sindaco Falcomatà alla prima uscita di “Anziani in movimento”, cruciali l’attività associazionistica e l’apporto dei meno giovani alla società” →

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Reggio di Calabria: Castore in azione sulle strade di Santa Caterina, trattamento antinfestante per le palme del Lungomare Falcomatà

(406) Proseguono le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria prodotte dalla Società Castore, in house del Comune di Reggio Calabria. Un lavoro costante e certosino, volto al miglioramento del decoro Continue reading “Reggio di Calabria: Castore in azione sulle strade di Santa Caterina, trattamento antinfestante per le palme del Lungomare Falcomatà” →

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Reggio di Calabria: Comune e Città Metropolitana di Reggio Calabria aderiscono alla mobilitazione promossa dall’ANPI

(405) Il Comune e la Città Metropolitana di Reggio Calabria aderiscono alla mobilitazione promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia che ha indetto un sit-in previsto per sabato mattina alle ore 9.30 a Continue reading “Reggio di Calabria: Comune e Città Metropolitana di Reggio Calabria aderiscono alla mobilitazione promossa dall’ANPI” →

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Pescara: sequestrati beni per 2 mln di euro ad imprenditore fallito (video)

(25) Nei giorni scorsi i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Pescara, hanno sottoposto a sequestro le quote di una società di capitali operante nel settore immobiliare ed un’autovettura, riconducibili di fatto ad un imprenditore fallito, già destinatario di misura cautelare nello scorso mese di maggio, con l’accusa di aver condotto al fallimento due società dopo aver accumulato ingenti debiti nei confronti dell’Erario per oltre 2,5 milioni di Euro, omettendo sistematicamente il versamento delle imposte.

Il valore dei beni si aggira attorno a 2.000.000 di euro circa.

Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di L’Aquila – Sez. Specializzata Misure di Prevenzione – che ha accolto una proposta di sequestro formulata dalla Procura della Repubblica di Pescara, che aveva condiviso le ipotesi investigative delle Fiamme Gialle di Pescara circa il profilo criminale del proposto e, soprattutto, l’illecita provenienza delle sue sproporzionate disponibilità patrimoniali.

In particolare, la misura di prevenzione patrimoniale finalizzata alla confisca dei beni, ai sensi del Codice Antimafia (D. Lgs. n.159/2011) riguarda beni nella disponibilità del proposto (e dei suoi familiari), ritenuti provenienti da attività illecite, in quanto di valore fortemente sproporzionato rispetto ai modesti redditi dichiarati.

Il Tribunale Distrettuale, sulla scorta degli accertamenti economico-patrimoniali eseguiti dai Finanzieri, ha reputato non proporzionati i redditi dichiarati dal principale indagato rispetto alla disponibilità di fatto delle quote di una società di capitale, di una villa destinata ad abitazione familiare, acquistata, peraltro, attraverso la distrazione di denaro proveniente da una società fallita e di una autovettura nella disponibilità della moglie.

La partecipazione societaria sequestrata, fittiziamente intestata ad un familiare dell’indagato principale, è stata affidata in custodia ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale.

La misura di prevenzione patrimoniale eseguita, a distanza di pochi mesi dal sequestro di altre quote societarie riconducibili al medesimo imprenditore fallito, si inserisce in un più ampio contesto operativo che vede il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pescara impegnato nella concreta azione di aggressione, mediante eliminazione dal circuito economico, dei patrimoni illecitamente accumulati, ed, in particolare, di quelli riconducibili ai cd. “soggetti fiscalmente pericolosi”, ovvero quei soggetti che, per condotta e tenore di vita, risultino vivere abitualmente, anche i parte, con i proventi di evasione fiscale e dei delitti connessi, anche mediante il reinvestimento delle somme illecitamente acquisite, in ossequio al principio generale secondo cui nessuno deve poter impunemente godere del frutto di una propria condotta illecita, tanto più se ripetuta e sistematica.

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Vibo Valentia: operazione “Terra Nostra”, duro colpo al patrimonio di Giovanni Mancuso (“Billy”) esponende di spicco dell’omonimo clan (video)

(24) I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Vibo Valentia, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto, Dott. Vincenzo Capomolla e dai Sostituti Procuratori, Dott. Antonio De Bernardo e Dott. Pasquale Mandolfino, hanno eseguito, nella mattinata odierna, un provvedimento di sequestro di beni, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, emesso dal Tribunale di Catanzaro – Seconda Sezione Penale.

Il Tribunale ha accolto quasi integralmente l’articolata proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca nei confronti di Giovanni Mancuso, nato a Limbadi (VV) l’1 gennaio 1941, noto esponente di spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, presentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, al termine di complessi accertamenti patrimoniali esperiti dalla Guardia di Finanza.

Mancuso è stato ritenuto un soggetto di pericolosità sociale qualificata, avendo il Tribunale di Vibo Valentia – Sezione Misure di Prevenzione, con decreto del 18 dicembre 2014, applicato a suo carico la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni cinque.

Il percorso delinquenziale di Giovanni Mancuso, detto “Billy”, affonda le radici in un lontano passato, come emerge dalle condanne, sin dai primi anni ‘60, per reati contro il patrimonio, in materia di falso, porto abusivo di armi, pascolo abusivo, violenza per costringere altri a commettere un reato, oltraggio a pubblico ufficiale, violazioni alla normativa urbanistica ed edilizia e, soprattutto, per un fatto commesso nell’anno 1975, per sequestro di persona a scopo di estorsione; condanne che lo hanno costretto a prolungati periodi di detenzione.

La misura di prevenzione patrimoniale applicata ha preso in considerazione, sotto il profilo della pericolosità sociale, i fatti che hanno riguardato il Mancuso relativi al periodo temporale decorrente dall’anno 2004 e, in particolare, quelli che hanno formato oggetto del procedimento penale concluso, il 27 marzo 2013, con l’operazione antimafia “Black Money “, contro il clan Mancuso, coordinata dalla stessa D.D.A..

Gli accertamenti patrimoniali successivamente svolti dalla Guardia di Finanza, delegati dalla D.D.A., hanno permesso di ricostruire il vasto patrimonio posseduto da Giovanni Mancuso, individuando numerosi beni, formalmente intestati a lui, alla moglie, ai figli, ai loro congiunti e ad un soggetto estraneo alla famiglia, evidenziando una palese sproporzione, ingiustificata, tra il loro valore ed i redditi dichiarati dagli acquirenti.

Tale sproporzione è stata ritenuta espressiva dell’utilizzo di proventi illeciti derivanti dalle attività criminali perpetrate da Giovanni Mancuso.

Complessivamente, sono stati individuati e sequestrati, in vista della loro confisca, i seguenti beni:

  • ➢ 92 terreni, ubicati nei comuni di Limbadi, Nicotera, Rombiolo, Zungri, Drapia e Filandari, della provincia di Vibo Valentia;
  • ➢  16 fabbricati, di cui 2 capannoni industriali, ubicati nei comuni di Limbadi e Filandari, della provincia di Vibo Valentia e Milano (in un caso);
  • ➢  9 autoveicoli e 1 trattore agricolo;
  • ➢  2 aziende agricole, con sede in Limbadi;
  • ➢  2 ditte individuali, delle quali una esercente l’attività di stazione di servizio, con sede in Filandari.

La loro individuazione è stata possibile solo al termine di una complessa attività di analisi di informazioni reperite dalle numerose banche dati in uso alla Guardia di Finanza, messe a raffronto con le risultanze delle indagini di polizia giudiziaria condotte anche sul territorio, dimostrando la riconducibilità di essi al proposto.

L’acquisizione dei beni rinvenibili nel patrimonio sottoposto a sequestro riflette una procedura che soltanto in apparenza rispetta i canoni della legalità e trasparenza, ma che a ben vedere nasconde i meccanismi perversi del metodo mafioso, che inquina il regolare svolgimento delle attività economiche e del libero mercato ed il diritto di proprietà.

Molti di tali beni sono stati infatti acquisiti con modalità indicative tipiche dell’agire illecito del Mancuso (ovvero per usucapione o, talvolta, quale verosimile corrispettivo di attività di carattere usuraio), approfittando dello stato di bisogno dei legittimi proprietari e sfruttando la forza del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento alla famiglia Mancuso.

L’acquisto dei terreni per usucapione è un’altra modalità assai frequente in cui si manifesta il potere intimidatorio dei Mancuso, che sfruttando l’egemonia sul proprio territorio, occupano abusivamente i terreni, esercitandovi a titolo gratuito attività agricola, assicurandosi la percezione di contributi pubblici erogati dall’ARCEA ed acquistandoli successivamente con il decorso del tempo, sfruttando l’inerzia dei legittimi proprietari, che si guardano bene dall’intentare cause civilistiche, per il timore di subire minacce e ritorsioni.

L’attività investigativa ha consentito di accertare che il modus operandi della famiglia Mancuso è talmente raffinato che, per tentare di eludere le misure di carattere patrimoniale previste dalla normativa antimafia, che richiedono la sperequazione tra il patrimonio posseduto e i redditi dichiarati e le attività economiche esercitate, ricorre all’acquisizione di beni a costo zero, tale da non potere essere considerato ai fini dell’applicazione della misura, che in seguito trasferisce a soggetti appartenenti ad altri familiari, in modo da rendere più complessa e onerosa l’attività investigativa, poiché l’illecita provenienza viene edulcorata dal passare del tempo e mascherata da atti giuridici apparentemente leciti e garantiti persino da notai.

Nel corso della presente attività di indagine, i finanzieri hanno ad esempio accertato che il defunto Pasquale Molino (‘27), suocero di Silvana Mancuso, figlia di Giovanni, ha trasferito nell’anno 2014, attraverso un atto testamentario olografo, un cospicuo patrimonio immobiliare di terreni e fabbricati, siti in Limbadi e Nicotera, all’omonimo nipote, classe 1989, figlio di Silvana.

L’atto, reso pubblico da un Notaio nell’anno 2016, due anni dopo la morte del nonno paterno, legittimandone in tal modo il trasferimento della proprietà a costo zero, è risultato falso poiché scritturato sotto dettatura da una persona diversa dal defunto; infatti sono state utilizzate frasi non congruenti con il livello culturale del de cuius e ancora di più è stato documentato il trasferimento di immobili di cui il defunto non ha mai avuto il titolo di proprietà, ma che erano intestati a ignare terze persone che hanno disconosciuto l’atto giuridico.

In particolare, il nonno paterno avrebbe trasferito all’omonimo nipote una particella catastale che nel lontano 1988, con regolare rogito notarile, era stata acquistata da Silvana Mancuso, madre di Pasquale Molino, classe 89, destinatario di tutti i beni, senza che mai la donna avesse trasferito la proprietà del terreno, oggetto di donazione testamentaria, al suocero Pasquale Molino classe 1927.

Le indagini hanno consentito di accertare che Pasquale Molino, classe 1927, altro non era che un prestanome di Giovanni Mancuso, al quale negli anni 60/70 erano stati intestati terreni, che di fatto gestiva il secondo e che quindi con l’atto testamentario sarebbero ritornati nell’effettiva disponibilità e proprietà della famiglia Mancuso, nello specifico Pasquale Molino, classe 1989, che rappresenta la terza generazione della dinastia.

La denominazione attribuita all’odierna operazione sottolinea in maniera evidente l’importanza che rivestono da sempre i terreni (la loro acquisizione ed utilizzo) nelle logiche criminali della famiglia Mancuso, che costituiscono una delle forme più antiche di espressione del potere mafioso sul territorio. La D.D.A. di Catanzaro, la Guardia di Finanza e le altre Forze di Polizia attribuiscono grande importanza ed attenzione all’azione di contrasto alla criminalità organizzata operante nella provincia di Vibo Valentia, la cui massima manifestazione è storicamente espressa dalla famiglia Mancuso.

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Isernia: operazione “Galaxy”, scoperta frode transnazionale dell’Iva intracomunitaria. Evasione milionaria nel settore della commercializzazione di auto di lusso. Sgomitato gruppo criminale operante con base stabile in Italia e proiezioni internazionali (video)

(23) La Procura della Repubblica di Isernia, a seguito delle indagini coordinate dal Procuratore Carlo FUCCI, dirette dal Sostituto Procuratore dr.ssa Maria Carmela ANDRICCIOLA e condotte dal Gruppo della Guardia di Finanza di Isernia, ha richiesto ed ottenuto nr. 23 Ordinanze di Applicazione di Misure Cautelari Personali (nr. 13 arresti in carcere e nr. 10 arresti domiciliari) eseguite in data odierna dalla G. di F. In contemporanea, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per l’importo complessivo pari ad € 7.499.220,05, per beni mobili ed immobili, somme di denaro, autoveicoli e quote societarie, nei confronti di nr 23 persone fisiche e nr. 21 compagini societarie con sede in tutt’Italia. Sono state emesse due ordinanze restrittive anche nei confronti di una cittadina tedesca e di un soggetto italiano residente nella Repubblica Ceca. Le misure sono state emesse dal GIP del Tribunale di Isernia, dr.ssa Michaela SAPIO.

La peculiare attività di indagine si è sviluppata nel particolare settore della commercializzazione di autovetture di lusso di origine comunitaria.

Le attività operative odierne, con l’impiego di oltre 200 finanzieri, sono state eseguite nelle provincie di Isernia, Frosinone, Latina, Caserta, Salerno, Milano e Macerata.

Le investigazioni condotte dalle fiamme gialle del capoluogo Pentro, caratterizzate sin dall’inizio da una stretta sinergia con l’Agenzia delle Entrate di Isernia, hanno permesso di disarticolare una “mega” frode in danno dell’Unione Europea e dell’Italia, messa in atto da un consolidato gruppo criminale che operava con base stabile in Italia e proiezioni internazionali.

La frode, in sostanza, si è fondata sull’utilizzo di sofisticate tecniche di falsificazione che sfruttavano le “falle” dei sistemi di controllo adottati dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dei Trasporti.

L’articolata attività di polizia giudiziaria, che si differenzia da altre operazioni investigative condotte sul territorio nazionale nello specifico settore per la completa ricostruzione della filiera criminale, ha permesso di tracciare l’intero percorso di frode (dalla falsificazione documentale all’evasione transnazionale dell’I.V.A. intracomunitaria non versata).

All’esito delle indagini è stato possibile disvelare un consolidato sistema criminale che ha portato all’individuazione di:

  • –  nr. 1576 autovetture di lusso, illecitamente nazionalizzati (tra cui Ferrari, Porsche, Maserati, Bentley, Jaguar, oltre ad una moltitudine di Mercedes, Audi, BMW, Land Rover);
  • –  € 7.499.220,05 di I.V.A. evasa;
  • –  € 51.572.268,86 di imponibile relativo all’emissione di fatture soggettivamente e/o oggettivamente inesistenti;
  • –  nr. 167 persone fisiche coinvolte a vario titolo;
  • –  nr. 159 concessionarie auto italiane coinvolte;
  • –  nr. 9 società estere coinvolte.

Oltre ad una miriade di aziende minori di varia provenienza geografica (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Abruzzo, Marche, Sicilia, Puglia e Molise), è stata rilevata la presenza di due grossi gruppi commerciali operanti rispettivamente nel Lazio e in Campania, risultati contigui con gruppi della criminalità organizzata (esponenti del clan dei casalesi operanti nel basso Lazio e clan camorristici dell’area vesuviana e nocerino- sarnese).

In pratica, sfruttando l’indebito risparmio d’imposta costituito dall’I.V.A. non versata (aliquota del 22%), il sodalizio è risuscito ad acquisire una rilevante quota di mercato, costituendo delle vere e proprie “posizioni dominanti” nel mercato nazionale degli autoveicoli di “lusso”, con l’ovvia conseguenza della distorsione del principio di libera concorrenza.

Il meccanismo di frode riscontrato correva a doppio binario su due versanti distinti e correlati: quello “fiscale”, attraverso l’utilizzo di triangolazioni societarie; quello “tecnico”, legato alla nazionalizzazione dei veicoli mediante la predisposizione di documentazione falsa, appositamente prodotta per aggirare i sistemi di controllo incrociato dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dei Trasporti, sfruttandone le “falle” comunicative.

Il sistema di triangolazione societaria era basato su operazioni commerciali tra aziende di paesi membri dell’Unione Europea, attraverso l’utilizzo di società cartiere cd. “missing trader”, con l’interposizione di più società filtro cd. “buffer”, talvolta controllate a loro volta da società “off-shore” (operanti a Cipro e nelle isole Cayman), il tutto al fine di ostacolare la tracciabilità dei flussi commerciali e finanziari.

Le società estere utilizzate venivano costituite ad “hoc” da soggetti italiani che stabilivano delle teste di ponte soprattutto in Repubblica Ceca e in Germania.

Tali società sono risultate riconducibili a soggetti italiani pluripregiudicati, legati a clan camorristici già operanti nel settore della compravendita di autoveicoli in Italia, caratterizzati da legami familiari ed interessi in società italiane collegate tra loro come società satellite, utilizzate nella filiera “cartolare”.

L’attività di riscontro documentale è stata affiancata da capillari attività tecniche e dall’acquisizione informatica di migliaia di mail, chat, whattsApp e Messenger, canali preferenziali di comunicazione utilizzati con disinvoltura dai vari personaggi attenzionati, nella consapevolezza della non intercettabilità degli stessi.

Tale particolare circostanza ha permesso di identificare e decifrare, compiutamente, l’intero sistema illecito, tracciandone le varie fasi e mettendone in luce i veri “dominus”, ricostruendo il centro direzionale unico dell’intera filiera criminale il quale, accentrando l’emissione delle fatture di acquisto e vendita, nonché utilizzando le caselle di posta elettronica delle aziende “cartiera” e “filtro”, fungeva da nodo nevralgico del sistema illecito.

Parallelamente, è stata individuata una cellula operativa al servizio di tale organizzazione, costituita da vari soggetti, ognuno con un preciso ruolo funzionale.

Nel corso dell’attività investigativa, condotta come detto attraverso lo strumento delle indagini tecniche, rilevamenti gps e con attività d’appostamento, è stata localizzata – in un immobile rurale del basso Lazio – una vera e propria “stamperia”, dedita alla riproduzione di ogni genere di documentazione fiscale (fatture di importazione, bollette doganali ecc.) e tecnica (libretti di circolazione, certificati di conformità ecc). La conseguente perquisizione della stessa ha permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro nr. 51 timbri relativi a vari uffici pubblici italiani (Motorizzazioni, Comuni, Dogane, Notai ecc.) ed esteri (Motorizzazioni tedesche, austriache, spagnole, ecc.), bollini olografici delle motorizzazioni federali tedesche, nr. 6 patenti italiane in bianco, supporti cartacei di carta filigranata. Inoltre, sono stati rinvenuti i files sorgente (.psd photoshop) utilizzati per la predisposizione dei libretti di circolazione e le fatture di acquisto e vendita, oltre ad una serie di pratiche pronte per la presentazione allo “sblocco” all’Agenzia delle Entrate complete del libretto di circolazione originale e quello falsificato.

La cellula operativa, oltre alla produzione della documentazione falsa, forniva il pacchetto “chiavi in mano” della nazionalizzazione degli autoveicoli comunitari, attraverso la presentazione della documentazione presso l’Agenzia delle Entrate d’Isernia dove, in seguito al mero controllo formale della documentazione, venivano validati i telai per la successiva immatricolazione ad opera della Motorizzazione Civile.

A seconda dei casi, l’organizzazione sceglieva un particolare ufficio provinciale della Motorizzazione Civile (nella maggior parte dei casi Isernia, Palermo e Catanzaro).

L’attività investigativa svolta ha permesso di riscontrare vari meccanismi di frode, basati sulla mancanza pressoché assoluta dello scambio d’informazioni tra gli stati membri dei rispettivi sistemi informativi sugli archivi automobilistici, che non consente l’effettivo controllo sulla documentazione fiscale e tecnica presentata dai vari importatori, per ottenere la nazionalizzazione degli autoveicoli facendoli rientrare nel conveniente regime dell’IVA del Margine.

Proprio quest’ultimo aspetto ha costituito il “vulnus” sul quale l’associazione criminale ha basato i suoi sistemi di frode.

In termini pratici, l’unico dato scambiato tra l’Agenzia delle Entrate e la MCTC era il numero di telaio che veniva abbinato dalla predetta Agenzia ad un veicolo con basso valore commerciale risalente nel tempo (mediante la presentazione di libretti Austriaci o Spagnoli più facilmente riproducibili). Di contro, presso la Motorizzazione veniva presentata la documentazione originale relativa a veicoli, nella maggior parte dei casi nuovi, che però avevano già ricevuto la validazione dell’Agenzia delle Entrate. Ciò in quanto l’Agenzia delle Entrate italiana e i paritetici organismi europei non sono dotati di una banca dati “intracomunitaria” dei telai di autoveicoli prodotti, commercializzati ed intestati sul territorio comunitario, dalla quale desumere con certezza i dati tecnici del veicolo e le transazioni commerciali intervenute, accertando quindi la sussistenza dei requisiti necessari per lo “sblocco” dei veicoli con il particolare regime dell’Iva del margine.

Un particolare degno di nota: é’ stata accertata, nel corso delle indagini, la presentazione di documentazione riguardante ben 64 autovetture d’alta gamma (PORSCHE), fatte passare per FORD Galaxy, sfruttando la similitudine delle iniziali dei telai “WP0” per Porsche e “VF0” per Ford: da qui l’attività d’indagine denominata “Operazione Galaxy”.

Un altro sistema di frode si basava sulla simulazione di finte importazioni di autoveicoli nuovi, provenienti da territori dell’Unione Europea a fiscalità agevolata, come le isole Canarie, che godono da un punto di vista fiscale e doganale di un trattamento diverso rispetto alla Spagna continentale. L’acquisto di merce dalle isole Canarie, infatti, non costituisce acquisto intracomunitario, ma vera e propria importazione secondo il Codice Doganale Comunitario (Regolamento CEE 2913/92/CE). A tal scopo, venivano predisposte finte bollette doganali attestanti l’importazione dei veicoli con assolvimento

degli oneri fiscali (Tributi doganali ed IVA). La documentazione prodotta, veniva posta a corredo delle varie pratiche d’immatricolazione, ove la MCTC, non trovandosi nei canonici casi di nazionalizzazione per i quali era previsto un controllo preventivo dell’Agenzia delle Entrate (IVA al Margine e pagamento a mezzo F24), non faceva altro che avallare l’impianto documentale, procedendo alla conseguente immatricolazione.

Tra gli ignari clienti vi erano, oltre ad imprenditori, professionisti di spicco e personaggi pubblici, tra cui anche noti calciatori.

In relazione a tali tipologie di frode, con il coordinamento della Procura di Isernia è stata elaborata apposita relazione informativa per il Comando Generale del Corpo, per la successiva attività di raccordo con i Ministeri dei Trasporti, il Ministero dell’Economia e Finanze, nonché le Agenzie delle Entrate e delle Dogane, allo scopo di elaborare idonei correttivi.

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Roma: firmato il protocollo d’intesa tra la Guardia di Finanza e la CONSOB

(19) Oggi a Roma, presso la caserma “Piave”, sede del Comando Generale della Guardia di Finanza, il Presidente della CONSOB, Prof. Paolo Savona, e il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Zafarana, hanno sottoscritto un nuovo protocollo d’intesa, volto a potenziare ed estendere le modalità di cooperazione tra le due Istituzioni.

L’accordo – che aggiorna e sostituisce quello siglato nel 2013 – intende rafforzare ulteriormente i rapporti di collaborazione già in essere, con l’obiettivo di rendere più efficace l’attività di vigilanza e di accertamento, anche con riguardo agli abusi di mercato, ai fenomeni abusivi e in materia di antiriciclaggio.

Il tutto si traduce concretamente in una sempre maggiore capacità di affrontare le insidie derivanti delle minacce emergenti, in relazione alle quali potranno essere congiuntamente sviluppate strategie di contrasto e di prevenzione delle violazioni in ambito finanziario, con un’attenzione particolare all’impatto dell’innovazione tecnologica sul sistema finanziario e sulla sua digitalizzazione.

L’intesa prevede inoltre la pianificazione di iniziative didattiche periodiche a favore del personale di entrambe le Istituzioni e progetti di ricerca speciali di partnership formativa, volte allo studio dei fenomeni economico-finanziari anche con riguardo ai rischi connessi alla diffusione delle criptovalute.

Per il coordinamento di tutte queste attività sarà istituito un apposito Comitato, i cui membri saranno successivamente nominati dalla Consob e dalla Guardia di Finanza.

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