Una canzone, un profumo, una situazione già vissuta, un’espressione già sentita: a chi di noi almeno una volta non è mai capitato di sentirsi “catapultato” nello spazio e nel tempo passato a “causa” dell’affiorare nella nostra mente di ricordi per “merito” di queste cose? Quasi come fosse un incantesimo, i ricordi del passato che riaffiorano e, come sovente accade, dei quali si tendono a ricordare soltanto gli eventi positivi trascurando, spesso volutamente, tutto ciò che il passato stesso ha lasciato in noi. Potremmo pacificamente parlare di condizionamento da “epoca d’oro” riferendoci a coloro i quali considerano che il passato sia meno banale del presente ed ancorché meno incerto del futuro. Fanno parte di questa categoria i cosiddetti “romantici” o i “nostalgici” di ciò che è stato, o meglio ancora, coloro i quali si sentono “protetti” da ciò che già conoscono ed impauriti da ciò che è sconosciuto! Fortunatamente, però, esistono anche coloro che, paragonando il passato ad un bel souvenir, non si faranno mai “fregare” dai rimpianti. In tutti i casi, l’unica certezza è lo scorrere del tempo che passa inesorabilmente aiutandoci così nell’affannosa ricerca della strada “giusta”. Anche se, ahinoi, il passato non si può né rinnegare né, purtroppo, modificare. Così è stato e così rimane! Un errore grave sarebbe quello di farsi condizionare da ciò che è stato, soprattutto quando si è di fronte a delle delusioni. Infatti, mai commettere tale leggerezza poiché la vita va affrontata “step by step” consumando il presente ed osservando con aria critica il futuro.
Altrettanto vero è, però, che, nella vita, tutto serve e tutto insegna e solo gli stupidi non traggono “lezioni” da ciò che hanno, volutamente o no, vissuto magari ripetendo gli stessi errori sperando che, questa volta, “le cose vadano meglio (diversamente)”. Il presente, sì. Godiamoci ciò che stiamo vivendo “in diretta” senza, puntualmente, voltarci indietro. Senza “ma” e senza “se”, insomma. Solamente con la voglia di rinnovarsi, di “cambiare rotta”, di cercare una “svolta”. Ma poi, una volte per tutte, vogliamo smetterla di aver “paura” del futuro? E’ possibile che non si debba mai gioire di ciò che il presente ci pone dinanzi agli occhi perché il nostro sguardo è orientato, magari, troppo avanti con il senno e le paure delle esperienze già vissute? Perché diffidare sempre e comunque? A prescindere. La teoria del “tutto passa” ci serve e ci aiuta ad andare avanti cercando di trascurare ciò che di brutto ha attraversato la nostra vita, dando in tal modo il giusto valore a ciò che si ha e non a ciò che abbiamo ormai vissuto. Secondo la nostra personalissima opinione, arenarsi al passato è davvero un errore imperdonabile perché ci fa osservare la vita da “miopi”. La chiave giusta? Pare non ce l’abbia ancora nessuno, ma certamente il comportamento più naturale da tenere è quello di fare tesoro di ciò che il nostro trascorso ci ha lasciato in eredità ma senza, però, farci sottomettere. Pertanto, proviamo a non cercare più risposte ad episodi legati al nostro “fu” guardando finalmente avanti pensando al “sarà”. E’ naturale poi, che in ogni stralcio del nostro presente esistano strascichi del nostro trascorso, l’importante è però cercare di coglierne il giusto insegnamento, specialmente non facendosi influenzare e ricordando che “Davanti a noi stanno cose migliori di quelle che ci siamo lasciati alle spalle” (Clive Staples Lewis).