Laurea e mondo del lavoro: l’Italia “bocciata” dall’Ocse

(14) E' stato presentato lunedì 19 gennaio a Londra il rapporto intermedio dell'Ocse in materia di istruzione e occupazione nei paesi europei. Istruzione e mondo del lavoro non sembrano andare pari passo, se il livello di istruzione negli ultimi dieci anni si è innalzato, non si può dire lo stesso di occupazione e mercato del lavoro, soprattutto in Italia dove un posto di lavoro non è più la conseguenza logica della tanto ambita laurea.

 

Il 16% dei laureati del “bel paese” resta disoccupato, una percentuale che supera del triplo quella della media europea, 5,3%, ma che è comunque in buona compagnia di paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la Turchia e la Slovenia, dove il tasso di disoccupazione dei giovani di età compresa fra i 25 ed i 34 anni oscilla dal 33,1% ed il 10,8%. Quanto conviene oggi, investire tempo e soldi in un titolo di studio accademico? Conviene poco, anzi pochissimo, specie se, dando un occhiata alle statistiche, in Italia chi sceglie il percorso formativo quasi mai riesce ad affiancarvi un percorso lavorativo, e dunque arriva alla laurea totalmente inattivo dal punto di vista professionale. Un sistema universitario troppo distante dall'ambito professionale è la causa del del debole legame fra educazione e mondo del lavoro, spiega Andreas Schleicher, responsabile dei programmi su innovazione e competenze dell’Ocse, tanto è stato fatto nell'ultimo decennio, ma molto altro ancora va fatto.

 

 

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Author: Maurizio Gangemi