(160) Ci sono risultati che nascono negli uffici delle istituzioni e altri che, prima di arrivare a un riconoscimento ufficiale, prendono forma nelle campagne, tra sacrifici quotidiani, intuizioni e una buona dose di testardaggine. La storia del suino Mangalica in Italia racconta anche questo: la passione di chi ha saputo guardare oltre gli allevamenti convenzionali, scommettendo su una razza poco conosciuta, ma dalle straordinarie caratteristiche.
Tra questi pionieri figura Giovanni Carrozzino, allevatore calabrese di Diamante, che è stato tra i primi a credere nell’allevamento di questa particolare razza suina di origine ungherese, distinguendosi per la tenacia con cui ha portato avanti la propria scelta.
Una passione, la sua, accompagnata dalla convinzione che la biodiversità zootecnica rappresenti non soltanto un patrimonio da tutelare, ma anche una concreta opportunità per produzioni agroalimentari di elevata qualità. Oggi quella scelta trova un importante riscontro istituzionale. Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, con decreto della Direzione generale dello sviluppo rurale, protocollo n. 0557549 del 13 ottobre 2026, ha infatti istituito il programma genetico della razza suina Mangalica, affidandone la gestione all’Associazione Nazionale Allevatori Suini (ANAS).
Il provvedimento, annunciato ufficialmente il 14 ottobre, consente l’inserimento della razza nel sistema del Libro genealogico italiano e offre agli allevatori la possibilità di registrare e certificare i propri riproduttori come animali di razza pura. Si tratta di un passaggio particolarmente significativo per una realtà zootecnica che, fino a oggi, ha trovato spazio soprattutto grazie all’iniziativa di un numero limitato di allevatori, spesso impegnati in piccole aziende a conduzione familiare.
La testardaggine di un calabrese e il valore di una scelta controcorrente
La vicenda di Giovanni Carrozzino rappresenta uno degli esempi di come l’iniziativa individuale possa contribuire alla diffusione e alla valorizzazione di una razza ancora poco presente nel panorama nazionale.
Allevare Mangalica non significa semplicemente scegliere un animale diverso dagli altri. Significa confrontarsi con una razza rustica, caratterizzata da un accrescimento lento e da esigenze produttive che mal si conciliano con i modelli dell’allevamento intensivo. Una scelta che richiede pazienza, investimenti, conoscenze e soprattutto la capacità di attendere risultati che non arrivano nell’immediato. Carrozzino ha creduto nelle qualità di questo suino quando ancora rappresentava una presenza insolita negli allevamenti italiani, contribuendo, attraverso la propria esperienza, a richiamare l’attenzione sulle sue potenzialità.
Il riconoscimento istituzionale non può essere attribuito a un singolo allevatore, ma è anche attraverso la perseveranza di pionieri come Carrozzino che una razza di nicchia può conquistare visibilità e interesse. Ed è proprio questo l’aspetto più interessante della vicenda: una storia che parte dalla Calabria e si inserisce in un percorso nazionale di riconoscimento e valorizzazione della biodiversità animale.
Il Mangalica, il suino dal mantello simile alla lana
Originaria dell’Ungheria, la razza Mangalica risale alla prima metà dell’Ottocento e deriva da incroci che coinvolsero anche suini serbi Šumadinka, introdotti nel 1833. La sua caratteristica più evidente è il mantello formato da setole lunghe e ricce, tanto da farla assomigliare, a prima vista, a una pecora. Ne esistono tre varietà principali: bionda, rossa e a ventre di rondine. Ma il vero elemento distintivo è rappresentato dalle caratteristiche delle carni. La Mangalica è una razza di tipo grasso, con un’elevata presenza di lipidi intramuscolari, caratteristica che conferisce alle carni particolare marezzatura, morbidezza e attitudine alla trasformazione.
Secondo i dati del progetto europeo TREASURE, finanziato nell’ambito di Horizon 2020, il grasso presenta un profilo degli acidi grassi favorevole, con una componente di monoinsaturi che può raggiungere circa il 56%. Sono caratteristiche che rendono questa razza particolarmente interessante per la produzione di salumi stagionati di alta gamma, nei quali la qualità della materia prima, i tempi di maturazione e le tecniche artigianali assumono un ruolo determinante.
Una nuova opportunità per la suinicoltura calabrese
In una regione come la Calabria, che custodisce una tradizione secolare nell’allevamento suino e nella trasformazione delle carni, l’esperienza della Mangalica apre una riflessione interessante sulle prospettive della zootecnia di qualità. Il territorio calabrese possiede già un patrimonio identitario straordinario, rappresentato anche dal suino nero autoctono e da una cultura norcina profondamente radicata nelle comunità rurali.
La Mangalica non si pone in alternativa a questo patrimonio, ma può rappresentare un’ulteriore opportunità di diversificazione produttiva, soprattutto per le aziende orientate all’allevamento estensivo, alla trasformazione artigianale e alla vendita diretta. In questo contesto, il lavoro di allevatori come Giovanni Carrozzino assume un significato che va oltre la singola esperienza imprenditoriale. Dimostra come anche dalle realtà periferiche, lontane dai grandi centri decisionali, possano nascere iniziative capaci di anticipare tendenze produttive e contribuire alla crescita di nuove filiere agroalimentari.
Cosa cambia con il riconoscimento ANAS
Il programma genetico istituito dal Ministero, e gestito dall’ANAS, ha come obiettivo principale la registrazione e la certificazione dei riproduttori appartenenti alla razza Mangalica. Gli allevatori interessati potranno rivolgersi all’Ufficio centrale del Libro genealogico ANAS per avviare le procedure previste. È importante sottolineare che il programma non contempla, allo stato attuale, attività di selezione genetica o gestione della variabilità genetica e non comporta l’accesso a specifici contributi pubblici. Il suo valore risiede soprattutto nella possibilità di conferire una riconoscibilità ufficiale agli animali di razza pura, creando condizioni più favorevoli alla tracciabilità, alla qualificazione degli allevamenti e alla valorizzazione delle produzioni.
Quando la passione precede il riconoscimento
La storia del Mangalica e di Giovanni Carrozzino racconta, in fondo, una caratteristica che appartiene a tanti piccoli imprenditori agricoli calabresi: la capacità di credere in un progetto anche quando le condizioni non sembrano favorevoli. Occorrono intuizione, competenza e quella testardaggine che, nel mondo agricolo, diventa spesso una virtù indispensabile.
Il decreto ministeriale del 13 ottobre 2026 rappresenta un traguardo importante per tutti gli allevatori italiani di Mangalica. Per chi, come Giovanni Carrozzino, ha creduto tra i primi nelle potenzialità di questa razza, assume anche il valore di una soddisfazione particolare. Perché a volte le innovazioni più interessanti nel mondo agricolo non nascono dall’inseguire la produttività a ogni costo, ma dal coraggio di recuperare la diversità, rispettare i tempi della natura e scommettere sulla qualità.
E anche questa volta, in questa storia tutta da raccontare, c’è un pezzo di Calabria.