Prendendo spunto da Reggina-Varese di sabato prossimo, mi è venuto in mente uno strano personaggio: il fantasma di due città che aleggia sulla mia vita. Sì, perché la Reggina è l'amore che non si dimentica mai (nemmeno in nazionale dilettanti), la Viola è l'amore che ti riporta alle scuole “De Amicis” da Ferrinda, Zoccali e Mico Melara ma Varese è la prima passione per il grande basket: più esattamente l'Ignis Varese. Ed allora mi ritrovo al PalaLido o a Masnago per indimenticabili confronti per lo scudetto con Milano. Poi ecco le 5 Coppe dei Campioni di seguito dei varesini, il grande Ossola fino a Raga.
Poi accade che la Viola diventa grande ed un giorno ecco l'emozione di Varese al “Botteghelle” ma anche la Reggina diventa grande ed arriva in quella serie B dove "incrocia il pallone" con i varesotti (ma non ditelo a loro varesini, si offendono). Provate solo ad immaginare l'emozione quando la mia Viola batte i grandi di Varese: 96 a 84 il 29.12.1985. Ma le città sono diverse: Varese potenza industriale, ridimensionamento e sopravvive nel basket ma va nell'oblìo del calcio, gli industriali spendono i soldi solo quando è strettamente necessario. A Reggio i soldi sono pochi ma si cerca di farli fruttare al massimo per una intrapresa fatta di tanti sogni. La Viola, tuttavia, si oscura mentre la Reggina fa i miracoli in A. Sembra più resistente la più debole, accade nella vita ed accade nello sport, la più bella metafora della vita. Ora Varese basket è la prima della classifica di A, la Viola l'ultima della DNA ma non importa, il sogno continua anche a Reggio. Le due squadre di calcio convivono in B e la speranza che per Reggio il sogno continui.