Pescara: sequestrati beni per 2 mln di euro ad imprenditore fallito (video)

(25) Nei giorni scorsi i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Pescara, hanno sottoposto a sequestro le quote di una società di capitali operante nel settore immobiliare ed un’autovettura, riconducibili di fatto ad un imprenditore fallito, già destinatario di misura cautelare nello scorso mese di maggio, con l’accusa di aver condotto al fallimento due società dopo aver accumulato ingenti debiti nei confronti dell’Erario per oltre 2,5 milioni di Euro, omettendo sistematicamente il versamento delle imposte.

Il valore dei beni si aggira attorno a 2.000.000 di euro circa.

Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di L’Aquila – Sez. Specializzata Misure di Prevenzione – che ha accolto una proposta di sequestro formulata dalla Procura della Repubblica di Pescara, che aveva condiviso le ipotesi investigative delle Fiamme Gialle di Pescara circa il profilo criminale del proposto e, soprattutto, l’illecita provenienza delle sue sproporzionate disponibilità patrimoniali.

In particolare, la misura di prevenzione patrimoniale finalizzata alla confisca dei beni, ai sensi del Codice Antimafia (D. Lgs. n.159/2011) riguarda beni nella disponibilità del proposto (e dei suoi familiari), ritenuti provenienti da attività illecite, in quanto di valore fortemente sproporzionato rispetto ai modesti redditi dichiarati.

Il Tribunale Distrettuale, sulla scorta degli accertamenti economico-patrimoniali eseguiti dai Finanzieri, ha reputato non proporzionati i redditi dichiarati dal principale indagato rispetto alla disponibilità di fatto delle quote di una società di capitale, di una villa destinata ad abitazione familiare, acquistata, peraltro, attraverso la distrazione di denaro proveniente da una società fallita e di una autovettura nella disponibilità della moglie.

La partecipazione societaria sequestrata, fittiziamente intestata ad un familiare dell’indagato principale, è stata affidata in custodia ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale.

La misura di prevenzione patrimoniale eseguita, a distanza di pochi mesi dal sequestro di altre quote societarie riconducibili al medesimo imprenditore fallito, si inserisce in un più ampio contesto operativo che vede il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pescara impegnato nella concreta azione di aggressione, mediante eliminazione dal circuito economico, dei patrimoni illecitamente accumulati, ed, in particolare, di quelli riconducibili ai cd. “soggetti fiscalmente pericolosi”, ovvero quei soggetti che, per condotta e tenore di vita, risultino vivere abitualmente, anche i parte, con i proventi di evasione fiscale e dei delitti connessi, anche mediante il reinvestimento delle somme illecitamente acquisite, in ossequio al principio generale secondo cui nessuno deve poter impunemente godere del frutto di una propria condotta illecita, tanto più se ripetuta e sistematica.

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Vibo Valentia: operazione “Terra Nostra”, duro colpo al patrimonio di Giovanni Mancuso (“Billy”) esponende di spicco dell’omonimo clan (video)

(24) I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Vibo Valentia, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto, Dott. Vincenzo Capomolla e dai Sostituti Procuratori, Dott. Antonio De Bernardo e Dott. Pasquale Mandolfino, hanno eseguito, nella mattinata odierna, un provvedimento di sequestro di beni, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, emesso dal Tribunale di Catanzaro – Seconda Sezione Penale.

Il Tribunale ha accolto quasi integralmente l’articolata proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca nei confronti di Giovanni Mancuso, nato a Limbadi (VV) l’1 gennaio 1941, noto esponente di spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, presentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, al termine di complessi accertamenti patrimoniali esperiti dalla Guardia di Finanza.

Mancuso è stato ritenuto un soggetto di pericolosità sociale qualificata, avendo il Tribunale di Vibo Valentia – Sezione Misure di Prevenzione, con decreto del 18 dicembre 2014, applicato a suo carico la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni cinque.

Il percorso delinquenziale di Giovanni Mancuso, detto “Billy”, affonda le radici in un lontano passato, come emerge dalle condanne, sin dai primi anni ‘60, per reati contro il patrimonio, in materia di falso, porto abusivo di armi, pascolo abusivo, violenza per costringere altri a commettere un reato, oltraggio a pubblico ufficiale, violazioni alla normativa urbanistica ed edilizia e, soprattutto, per un fatto commesso nell’anno 1975, per sequestro di persona a scopo di estorsione; condanne che lo hanno costretto a prolungati periodi di detenzione.

La misura di prevenzione patrimoniale applicata ha preso in considerazione, sotto il profilo della pericolosità sociale, i fatti che hanno riguardato il Mancuso relativi al periodo temporale decorrente dall’anno 2004 e, in particolare, quelli che hanno formato oggetto del procedimento penale concluso, il 27 marzo 2013, con l’operazione antimafia “Black Money “, contro il clan Mancuso, coordinata dalla stessa D.D.A..

Gli accertamenti patrimoniali successivamente svolti dalla Guardia di Finanza, delegati dalla D.D.A., hanno permesso di ricostruire il vasto patrimonio posseduto da Giovanni Mancuso, individuando numerosi beni, formalmente intestati a lui, alla moglie, ai figli, ai loro congiunti e ad un soggetto estraneo alla famiglia, evidenziando una palese sproporzione, ingiustificata, tra il loro valore ed i redditi dichiarati dagli acquirenti.

Tale sproporzione è stata ritenuta espressiva dell’utilizzo di proventi illeciti derivanti dalle attività criminali perpetrate da Giovanni Mancuso.

Complessivamente, sono stati individuati e sequestrati, in vista della loro confisca, i seguenti beni:

  • ➢ 92 terreni, ubicati nei comuni di Limbadi, Nicotera, Rombiolo, Zungri, Drapia e Filandari, della provincia di Vibo Valentia;
  • ➢  16 fabbricati, di cui 2 capannoni industriali, ubicati nei comuni di Limbadi e Filandari, della provincia di Vibo Valentia e Milano (in un caso);
  • ➢  9 autoveicoli e 1 trattore agricolo;
  • ➢  2 aziende agricole, con sede in Limbadi;
  • ➢  2 ditte individuali, delle quali una esercente l’attività di stazione di servizio, con sede in Filandari.

La loro individuazione è stata possibile solo al termine di una complessa attività di analisi di informazioni reperite dalle numerose banche dati in uso alla Guardia di Finanza, messe a raffronto con le risultanze delle indagini di polizia giudiziaria condotte anche sul territorio, dimostrando la riconducibilità di essi al proposto.

L’acquisizione dei beni rinvenibili nel patrimonio sottoposto a sequestro riflette una procedura che soltanto in apparenza rispetta i canoni della legalità e trasparenza, ma che a ben vedere nasconde i meccanismi perversi del metodo mafioso, che inquina il regolare svolgimento delle attività economiche e del libero mercato ed il diritto di proprietà.

Molti di tali beni sono stati infatti acquisiti con modalità indicative tipiche dell’agire illecito del Mancuso (ovvero per usucapione o, talvolta, quale verosimile corrispettivo di attività di carattere usuraio), approfittando dello stato di bisogno dei legittimi proprietari e sfruttando la forza del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento alla famiglia Mancuso.

L’acquisto dei terreni per usucapione è un’altra modalità assai frequente in cui si manifesta il potere intimidatorio dei Mancuso, che sfruttando l’egemonia sul proprio territorio, occupano abusivamente i terreni, esercitandovi a titolo gratuito attività agricola, assicurandosi la percezione di contributi pubblici erogati dall’ARCEA ed acquistandoli successivamente con il decorso del tempo, sfruttando l’inerzia dei legittimi proprietari, che si guardano bene dall’intentare cause civilistiche, per il timore di subire minacce e ritorsioni.

L’attività investigativa ha consentito di accertare che il modus operandi della famiglia Mancuso è talmente raffinato che, per tentare di eludere le misure di carattere patrimoniale previste dalla normativa antimafia, che richiedono la sperequazione tra il patrimonio posseduto e i redditi dichiarati e le attività economiche esercitate, ricorre all’acquisizione di beni a costo zero, tale da non potere essere considerato ai fini dell’applicazione della misura, che in seguito trasferisce a soggetti appartenenti ad altri familiari, in modo da rendere più complessa e onerosa l’attività investigativa, poiché l’illecita provenienza viene edulcorata dal passare del tempo e mascherata da atti giuridici apparentemente leciti e garantiti persino da notai.

Nel corso della presente attività di indagine, i finanzieri hanno ad esempio accertato che il defunto Pasquale Molino (‘27), suocero di Silvana Mancuso, figlia di Giovanni, ha trasferito nell’anno 2014, attraverso un atto testamentario olografo, un cospicuo patrimonio immobiliare di terreni e fabbricati, siti in Limbadi e Nicotera, all’omonimo nipote, classe 1989, figlio di Silvana.

L’atto, reso pubblico da un Notaio nell’anno 2016, due anni dopo la morte del nonno paterno, legittimandone in tal modo il trasferimento della proprietà a costo zero, è risultato falso poiché scritturato sotto dettatura da una persona diversa dal defunto; infatti sono state utilizzate frasi non congruenti con il livello culturale del de cuius e ancora di più è stato documentato il trasferimento di immobili di cui il defunto non ha mai avuto il titolo di proprietà, ma che erano intestati a ignare terze persone che hanno disconosciuto l’atto giuridico.

In particolare, il nonno paterno avrebbe trasferito all’omonimo nipote una particella catastale che nel lontano 1988, con regolare rogito notarile, era stata acquistata da Silvana Mancuso, madre di Pasquale Molino, classe 89, destinatario di tutti i beni, senza che mai la donna avesse trasferito la proprietà del terreno, oggetto di donazione testamentaria, al suocero Pasquale Molino classe 1927.

Le indagini hanno consentito di accertare che Pasquale Molino, classe 1927, altro non era che un prestanome di Giovanni Mancuso, al quale negli anni 60/70 erano stati intestati terreni, che di fatto gestiva il secondo e che quindi con l’atto testamentario sarebbero ritornati nell’effettiva disponibilità e proprietà della famiglia Mancuso, nello specifico Pasquale Molino, classe 1989, che rappresenta la terza generazione della dinastia.

La denominazione attribuita all’odierna operazione sottolinea in maniera evidente l’importanza che rivestono da sempre i terreni (la loro acquisizione ed utilizzo) nelle logiche criminali della famiglia Mancuso, che costituiscono una delle forme più antiche di espressione del potere mafioso sul territorio. La D.D.A. di Catanzaro, la Guardia di Finanza e le altre Forze di Polizia attribuiscono grande importanza ed attenzione all’azione di contrasto alla criminalità organizzata operante nella provincia di Vibo Valentia, la cui massima manifestazione è storicamente espressa dalla famiglia Mancuso.

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Isernia: operazione “Galaxy”, scoperta frode transnazionale dell’Iva intracomunitaria. Evasione milionaria nel settore della commercializzazione di auto di lusso. Sgomitato gruppo criminale operante con base stabile in Italia e proiezioni internazionali (video)

(23) La Procura della Repubblica di Isernia, a seguito delle indagini coordinate dal Procuratore Carlo FUCCI, dirette dal Sostituto Procuratore dr.ssa Maria Carmela ANDRICCIOLA e condotte dal Gruppo della Guardia di Finanza di Isernia, ha richiesto ed ottenuto nr. 23 Ordinanze di Applicazione di Misure Cautelari Personali (nr. 13 arresti in carcere e nr. 10 arresti domiciliari) eseguite in data odierna dalla G. di F. In contemporanea, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per l’importo complessivo pari ad € 7.499.220,05, per beni mobili ed immobili, somme di denaro, autoveicoli e quote societarie, nei confronti di nr 23 persone fisiche e nr. 21 compagini societarie con sede in tutt’Italia. Sono state emesse due ordinanze restrittive anche nei confronti di una cittadina tedesca e di un soggetto italiano residente nella Repubblica Ceca. Le misure sono state emesse dal GIP del Tribunale di Isernia, dr.ssa Michaela SAPIO.

La peculiare attività di indagine si è sviluppata nel particolare settore della commercializzazione di autovetture di lusso di origine comunitaria.

Le attività operative odierne, con l’impiego di oltre 200 finanzieri, sono state eseguite nelle provincie di Isernia, Frosinone, Latina, Caserta, Salerno, Milano e Macerata.

Le investigazioni condotte dalle fiamme gialle del capoluogo Pentro, caratterizzate sin dall’inizio da una stretta sinergia con l’Agenzia delle Entrate di Isernia, hanno permesso di disarticolare una “mega” frode in danno dell’Unione Europea e dell’Italia, messa in atto da un consolidato gruppo criminale che operava con base stabile in Italia e proiezioni internazionali.

La frode, in sostanza, si è fondata sull’utilizzo di sofisticate tecniche di falsificazione che sfruttavano le “falle” dei sistemi di controllo adottati dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dei Trasporti.

L’articolata attività di polizia giudiziaria, che si differenzia da altre operazioni investigative condotte sul territorio nazionale nello specifico settore per la completa ricostruzione della filiera criminale, ha permesso di tracciare l’intero percorso di frode (dalla falsificazione documentale all’evasione transnazionale dell’I.V.A. intracomunitaria non versata).

All’esito delle indagini è stato possibile disvelare un consolidato sistema criminale che ha portato all’individuazione di:

  • –  nr. 1576 autovetture di lusso, illecitamente nazionalizzati (tra cui Ferrari, Porsche, Maserati, Bentley, Jaguar, oltre ad una moltitudine di Mercedes, Audi, BMW, Land Rover);
  • –  € 7.499.220,05 di I.V.A. evasa;
  • –  € 51.572.268,86 di imponibile relativo all’emissione di fatture soggettivamente e/o oggettivamente inesistenti;
  • –  nr. 167 persone fisiche coinvolte a vario titolo;
  • –  nr. 159 concessionarie auto italiane coinvolte;
  • –  nr. 9 società estere coinvolte.

Oltre ad una miriade di aziende minori di varia provenienza geografica (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Abruzzo, Marche, Sicilia, Puglia e Molise), è stata rilevata la presenza di due grossi gruppi commerciali operanti rispettivamente nel Lazio e in Campania, risultati contigui con gruppi della criminalità organizzata (esponenti del clan dei casalesi operanti nel basso Lazio e clan camorristici dell’area vesuviana e nocerino- sarnese).

In pratica, sfruttando l’indebito risparmio d’imposta costituito dall’I.V.A. non versata (aliquota del 22%), il sodalizio è risuscito ad acquisire una rilevante quota di mercato, costituendo delle vere e proprie “posizioni dominanti” nel mercato nazionale degli autoveicoli di “lusso”, con l’ovvia conseguenza della distorsione del principio di libera concorrenza.

Il meccanismo di frode riscontrato correva a doppio binario su due versanti distinti e correlati: quello “fiscale”, attraverso l’utilizzo di triangolazioni societarie; quello “tecnico”, legato alla nazionalizzazione dei veicoli mediante la predisposizione di documentazione falsa, appositamente prodotta per aggirare i sistemi di controllo incrociato dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dei Trasporti, sfruttandone le “falle” comunicative.

Il sistema di triangolazione societaria era basato su operazioni commerciali tra aziende di paesi membri dell’Unione Europea, attraverso l’utilizzo di società cartiere cd. “missing trader”, con l’interposizione di più società filtro cd. “buffer”, talvolta controllate a loro volta da società “off-shore” (operanti a Cipro e nelle isole Cayman), il tutto al fine di ostacolare la tracciabilità dei flussi commerciali e finanziari.

Le società estere utilizzate venivano costituite ad “hoc” da soggetti italiani che stabilivano delle teste di ponte soprattutto in Repubblica Ceca e in Germania.

Tali società sono risultate riconducibili a soggetti italiani pluripregiudicati, legati a clan camorristici già operanti nel settore della compravendita di autoveicoli in Italia, caratterizzati da legami familiari ed interessi in società italiane collegate tra loro come società satellite, utilizzate nella filiera “cartolare”.

L’attività di riscontro documentale è stata affiancata da capillari attività tecniche e dall’acquisizione informatica di migliaia di mail, chat, whattsApp e Messenger, canali preferenziali di comunicazione utilizzati con disinvoltura dai vari personaggi attenzionati, nella consapevolezza della non intercettabilità degli stessi.

Tale particolare circostanza ha permesso di identificare e decifrare, compiutamente, l’intero sistema illecito, tracciandone le varie fasi e mettendone in luce i veri “dominus”, ricostruendo il centro direzionale unico dell’intera filiera criminale il quale, accentrando l’emissione delle fatture di acquisto e vendita, nonché utilizzando le caselle di posta elettronica delle aziende “cartiera” e “filtro”, fungeva da nodo nevralgico del sistema illecito.

Parallelamente, è stata individuata una cellula operativa al servizio di tale organizzazione, costituita da vari soggetti, ognuno con un preciso ruolo funzionale.

Nel corso dell’attività investigativa, condotta come detto attraverso lo strumento delle indagini tecniche, rilevamenti gps e con attività d’appostamento, è stata localizzata – in un immobile rurale del basso Lazio – una vera e propria “stamperia”, dedita alla riproduzione di ogni genere di documentazione fiscale (fatture di importazione, bollette doganali ecc.) e tecnica (libretti di circolazione, certificati di conformità ecc). La conseguente perquisizione della stessa ha permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro nr. 51 timbri relativi a vari uffici pubblici italiani (Motorizzazioni, Comuni, Dogane, Notai ecc.) ed esteri (Motorizzazioni tedesche, austriache, spagnole, ecc.), bollini olografici delle motorizzazioni federali tedesche, nr. 6 patenti italiane in bianco, supporti cartacei di carta filigranata. Inoltre, sono stati rinvenuti i files sorgente (.psd photoshop) utilizzati per la predisposizione dei libretti di circolazione e le fatture di acquisto e vendita, oltre ad una serie di pratiche pronte per la presentazione allo “sblocco” all’Agenzia delle Entrate complete del libretto di circolazione originale e quello falsificato.

La cellula operativa, oltre alla produzione della documentazione falsa, forniva il pacchetto “chiavi in mano” della nazionalizzazione degli autoveicoli comunitari, attraverso la presentazione della documentazione presso l’Agenzia delle Entrate d’Isernia dove, in seguito al mero controllo formale della documentazione, venivano validati i telai per la successiva immatricolazione ad opera della Motorizzazione Civile.

A seconda dei casi, l’organizzazione sceglieva un particolare ufficio provinciale della Motorizzazione Civile (nella maggior parte dei casi Isernia, Palermo e Catanzaro).

L’attività investigativa svolta ha permesso di riscontrare vari meccanismi di frode, basati sulla mancanza pressoché assoluta dello scambio d’informazioni tra gli stati membri dei rispettivi sistemi informativi sugli archivi automobilistici, che non consente l’effettivo controllo sulla documentazione fiscale e tecnica presentata dai vari importatori, per ottenere la nazionalizzazione degli autoveicoli facendoli rientrare nel conveniente regime dell’IVA del Margine.

Proprio quest’ultimo aspetto ha costituito il “vulnus” sul quale l’associazione criminale ha basato i suoi sistemi di frode.

In termini pratici, l’unico dato scambiato tra l’Agenzia delle Entrate e la MCTC era il numero di telaio che veniva abbinato dalla predetta Agenzia ad un veicolo con basso valore commerciale risalente nel tempo (mediante la presentazione di libretti Austriaci o Spagnoli più facilmente riproducibili). Di contro, presso la Motorizzazione veniva presentata la documentazione originale relativa a veicoli, nella maggior parte dei casi nuovi, che però avevano già ricevuto la validazione dell’Agenzia delle Entrate. Ciò in quanto l’Agenzia delle Entrate italiana e i paritetici organismi europei non sono dotati di una banca dati “intracomunitaria” dei telai di autoveicoli prodotti, commercializzati ed intestati sul territorio comunitario, dalla quale desumere con certezza i dati tecnici del veicolo e le transazioni commerciali intervenute, accertando quindi la sussistenza dei requisiti necessari per lo “sblocco” dei veicoli con il particolare regime dell’Iva del margine.

Un particolare degno di nota: é’ stata accertata, nel corso delle indagini, la presentazione di documentazione riguardante ben 64 autovetture d’alta gamma (PORSCHE), fatte passare per FORD Galaxy, sfruttando la similitudine delle iniziali dei telai “WP0” per Porsche e “VF0” per Ford: da qui l’attività d’indagine denominata “Operazione Galaxy”.

Un altro sistema di frode si basava sulla simulazione di finte importazioni di autoveicoli nuovi, provenienti da territori dell’Unione Europea a fiscalità agevolata, come le isole Canarie, che godono da un punto di vista fiscale e doganale di un trattamento diverso rispetto alla Spagna continentale. L’acquisto di merce dalle isole Canarie, infatti, non costituisce acquisto intracomunitario, ma vera e propria importazione secondo il Codice Doganale Comunitario (Regolamento CEE 2913/92/CE). A tal scopo, venivano predisposte finte bollette doganali attestanti l’importazione dei veicoli con assolvimento

degli oneri fiscali (Tributi doganali ed IVA). La documentazione prodotta, veniva posta a corredo delle varie pratiche d’immatricolazione, ove la MCTC, non trovandosi nei canonici casi di nazionalizzazione per i quali era previsto un controllo preventivo dell’Agenzia delle Entrate (IVA al Margine e pagamento a mezzo F24), non faceva altro che avallare l’impianto documentale, procedendo alla conseguente immatricolazione.

Tra gli ignari clienti vi erano, oltre ad imprenditori, professionisti di spicco e personaggi pubblici, tra cui anche noti calciatori.

In relazione a tali tipologie di frode, con il coordinamento della Procura di Isernia è stata elaborata apposita relazione informativa per il Comando Generale del Corpo, per la successiva attività di raccordo con i Ministeri dei Trasporti, il Ministero dell’Economia e Finanze, nonché le Agenzie delle Entrate e delle Dogane, allo scopo di elaborare idonei correttivi.

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Coldiretti Calabria, gasolio agricolo: lacunoso il decreto del Direttore Generale Agricoltura per l’assegnazione delle maggiorazioni

(190) In questa fase  cruciale dell’annata agraria (per lo più di semina e raccolta), l’attesissimo decreto autorizzativo delle assegnazioni delle maggiorazioni del gasolio agricolo, più volte sollecitato da Coldiretti, Continue reading “Coldiretti Calabria, gasolio agricolo: lacunoso il decreto del Direttore Generale Agricoltura per l’assegnazione delle maggiorazioni” →

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Reggio di Calabria: Università Mediterranea, il 18 ottobre convegno “Maestri & Allievi: della scuola formativa a Reggio nel secondo dopoguerra”

(326) La scuola del Dopoguerra ha fatto entrare l’Italia nella modernità, grazie alla formazione di generazioni che hanno capovolto i valori tradizionali trasformando in diritti quelli che erano reati. Una sentenza Continue reading “Reggio di Calabria: Università Mediterranea, il 18 ottobre convegno “Maestri & Allievi: della scuola formativa a Reggio nel secondo dopoguerra”” →

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Città Metropolitana di Reggio Calabria: si è riunito questa mattina il Consiglio, all’ordine del giorno del Consesso la rinegoziazione dei mutui e due variazioni di bilancio attraverso la ratifica di due delibere sindacali

(396) La rinegoziazione consente di diluire il pagamento dei mutui in più anni e alleggerire il bilancio, liberando risorse che verranno Continue reading “Città Metropolitana di Reggio Calabria: si è riunito questa mattina il Consiglio, all’ordine del giorno del Consesso la rinegoziazione dei mutui e due variazioni di bilancio attraverso la ratifica di due delibere sindacali” →

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Comune di Reggio Calabria: alloggi popolari, sopralluogo “casa per casa” del sindaco Falcomatà al complesso di Vico Neforo

(395) Continua il percorso di collaborazione e confronto fra cittadini ed Amministrazione comunale. Ieri, il sindaco Giuseppe Falcomatà, ha Continue reading “Comune di Reggio Calabria: alloggi popolari, sopralluogo “casa per casa” del sindaco Falcomatà al complesso di Vico Neforo” →

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Coldiretti Calabria: Giornata Mondiale dell’Alimentazione. In Calabria circa 125milioni di €uro di cibo nei bidoni. Donne Impresa impegnate in attività di educazione alimentare nelle scuole

(188) Domani 16 ottobre è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il tema di quest’anno è: “Le nostre azioni sono il nostro futuro. Continue reading “Coldiretti Calabria: Giornata Mondiale dell’Alimentazione. In Calabria circa 125milioni di €uro di cibo nei bidoni. Donne Impresa impegnate in attività di educazione alimentare nelle scuole” →

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Roma: firmato il protocollo d’intesa tra la Guardia di Finanza e la CONSOB

(19) Oggi a Roma, presso la caserma “Piave”, sede del Comando Generale della Guardia di Finanza, il Presidente della CONSOB, Prof. Paolo Savona, e il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Zafarana, hanno sottoscritto un nuovo protocollo d’intesa, volto a potenziare ed estendere le modalità di cooperazione tra le due Istituzioni.

L’accordo – che aggiorna e sostituisce quello siglato nel 2013 – intende rafforzare ulteriormente i rapporti di collaborazione già in essere, con l’obiettivo di rendere più efficace l’attività di vigilanza e di accertamento, anche con riguardo agli abusi di mercato, ai fenomeni abusivi e in materia di antiriciclaggio.

Il tutto si traduce concretamente in una sempre maggiore capacità di affrontare le insidie derivanti delle minacce emergenti, in relazione alle quali potranno essere congiuntamente sviluppate strategie di contrasto e di prevenzione delle violazioni in ambito finanziario, con un’attenzione particolare all’impatto dell’innovazione tecnologica sul sistema finanziario e sulla sua digitalizzazione.

L’intesa prevede inoltre la pianificazione di iniziative didattiche periodiche a favore del personale di entrambe le Istituzioni e progetti di ricerca speciali di partnership formativa, volte allo studio dei fenomeni economico-finanziari anche con riguardo ai rischi connessi alla diffusione delle criptovalute.

Per il coordinamento di tutte queste attività sarà istituito un apposito Comitato, i cui membri saranno successivamente nominati dalla Consob e dalla Guardia di Finanza.

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Reggio di Calabria: operazione “Fiumi d’Oro”, scoperto bunker con armi, droga e soldi sporchi. Arrestato un 45enne reggino

(18) “Fiumi d’oro” in città: ancora un duro colpo alle organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti inferto dai militari del Comando Continue reading “Reggio di Calabria: operazione “Fiumi d’Oro”, scoperto bunker con armi, droga e soldi sporchi. Arrestato un 45enne reggino” →

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Serie C, girone C, IX^ giornata: Reggina-Catanzaro: 1-0. “Per la Reggina ha segnato il n. 18, Simone Corazzaaaaa”

(297b) Reggina-Catanzaro: 1-0. Reggina (3-4-1-2): Guarna; Loiacono, Blondett, Rossi; Rolando (Denis dal 73°), Bianchi (dal 73° De Francesco), De Rose, Bresciani (Garufo dal 55°); Bellomo; Reginaldo (Sounas dal 39°), Continue reading “Serie C, girone C, IX^ giornata: Reggina-Catanzaro: 1-0. “Per la Reggina ha segnato il n. 18, Simone Corazzaaaaa”” →

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Serie C, girone C, IX^ giornata: Reggina-Catanzaro: 0-0 (primo tempo)

(297a) Reggina-Catanzaro: 0-0. Reggina (3-4-1-2): Guarna; Loiacono, Blondett, Rossi; Rolando, Bianchi, De Rose, Bresciani; Bellomo; Reginaldo (Sounas dal 39°), Corazza. A disposizione: Lofaro, Farroni, Marchi, Salandria, De Francesco, Denis, Paolucci, Doumbia, Gasparetto, Garufo, Rubin. All.: Toscano. Catanzaro (3-4-3): Di Gennaro; Celiento, Martinelli, Quaranta; Statella, Maita, Casoli, Nicoletti; Kanoute, Bianchimano, Fischnaller. A disposizione: Mittica, Figliomeni, Riggio, Risolo, Tascone, Pinna, Di Livio, Giannone, Cali, Nicastro, Bayeye, Favalli. All.: Auteri. Arbitro: Paterna (Teramo). Assistenti: Ceccon (Lovere) e Cataldo (Bergamo). Ammoniti: Martinelli al 15°, Celiento al 26°, De Rose al 34° ed al 37°, Casoli al 43° e Taibi (DS Reggina) al 45°+1. Espulsi: De Rose al 37° e Taibi (DS Reggina) al 45°+1. Corner: 1-2. Recupero: 2’. Cronaca e commento. Primo tempo. Minuto 14, la prima vera occasione da gol è per gli ospiti: Bianchimano (ex assieme a Maita, Fischnaller e Di Livio) riceve in verticale e batte Guarna. L’arbitro Paterna, però, su segnalazione dell’assistente Cataldo, annulla per netto fuorigioco. Al 17 ci prova la Reggina su calcio di punizione ad un paio di metri dal limite. Bellomo calcia ma la barriera respinge. Il pallone resta tra i piedi dei padroni di casa, palla a Bresciani che, in posizione regolare, mette rasoterra a centro in area dove Reginaldo arriva con un attimo di ritardo all’impatto con il pallone ad un metro dalla linea di porta. La partita resta equilibrata con cambio di fronte repentini, entrambe le squadre giocano per vincere. Al 21° Reggina pericolosa: Reginaldo, servito in verticale, entra in area e calcia in diagonale con la palla che termina sul fondo non distante dalla porta difesa da Di Gennaro. Al 30° si rivede il Catanzaro con una conclusione di Kanoute che non crea alcun fastidio. Al 32° Reggina: colpo di testa di Reginaldo su cross da sinistra, sul fondo. Risponde il Catanzaro con Fischnaller che calcia alto da fuori area. Al 37° l’episodio che potrà cambiare la partita: a distanza di 3 minuti dalla prima ammonizione, De Rose commette fallo (?) su Kanoute e Partena non esita ad estrarre il secondo giallo e, quindi, il rosso. Al 39° Toscano è costretto a cambiare: esce Reginaldo ed entra Sounas. Durante il primo dei due minuti di recupero, Paterna ancora protagonista: la reazione del DS Taibi, seduto sulla panchina aggiuntiva, ad un fallo dubbio fa sì che il direttore di gara estragga prima il giallo e subito dopo il rosso al suo indirizzo.

 

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Città Metropolitana di Reggio Calabria: l’omaggio del sindaco Falcomatà ai due agenti della Polizia di Stato uccisi a Trieste, deposto un mazzo di fiori al Monumento ai Caduti in Questura

385) Un fascio di fiori presso il monumento ai caduti all’interno della Questura cittadina. È l’iniziativa promossa dal Sindaco di Reggio Continue reading “Città Metropolitana di Reggio Calabria: l’omaggio del sindaco Falcomatà ai due agenti della Polizia di Stato uccisi a Trieste, deposto un mazzo di fiori al Monumento ai Caduti in Questura” →

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Reggio di Calabria: la Città Metropolitana procede a passi spediti verso il Piano per il dimensionamento scolastico per l’anno scolastico 2020/2021

(384) Alla luce delle Linee guida tracciate nella delibera di Giunta regionale n. 473 del 29 ottobre 2018 e in attuazione della nota del 12 Continue reading “Reggio di Calabria: la Città Metropolitana procede a passi spediti verso il Piano per il dimensionamento scolastico per l’anno scolastico 2020/2021” →

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Comune di Reggio Calabria: la solidarietà di Atam e Accademia del Tempo Libero per l’Hospice, consegnato un assegno da 6.000 euro

(382) Mercoledì 9 ottobre si è tenuto l’evento conclusivo di “ATAM for Hospice” presso il Terminal Bus di Largo Botteghelle. L’iniziativa avviatasi lo scorso 16 settembre con il concerto organizzato da ATAM, in Continue reading “Comune di Reggio Calabria: la solidarietà di Atam e Accademia del Tempo Libero per l’Hospice, consegnato un assegno da 6.000 euro” →

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Reggio di Calabria: fallimento Multiservizi e GST, distrazione di fondi pubblici destinati alla manutenzione dei primari servizi cittadini. La GdF sequestra disponibilità finanziarie (circa 2 milioni) a noti professionisti

(8) Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto operativo dei colleghi di Roma e Milano, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione al “Decreto di sequestro preventivo d’urgenza” emesso dal citato Ufficio di Procura, nelle persone del Procuratore Aggiunto Dott. Gerardo Dominijanni e del Sostituto Procuratore Dott. Andrea Sodani, che ha disposto la misura cautelare reale del sequestro finalizzato alla confisca di somme di denaro pari a circa 2 milioni di euro nei confronti di professionisti indagati – a vario titolo – in concorso tra loro, per il reato di bancarotta fraudolenta (artt. 110 c.p., 216 comma primo n. 1 e comma 3, 219 commi primo e secondo n. 1, 223 commi primo e secondo n. 2 del R.D. 16.3.1942 n. 267) in quanto – con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, distraevano e dissipavano il patrimonio della società “Gestione Servizi Territoriale S.r.l.” (G.S.T. S.r.l.) in pregiudizio dei creditori, cagionandone dolosamente il fallimento.

L’attività de qua segue la recente esecuzione:

–  della misura custodiale nei confronti di COZZUPOLI Pietro cl. ’38, MAMONE Lauro cl. ’57, RECHICHI Giuseppe Rocco Giovanni cl. ’58, RECHICHI Antonino cl. ‘85, RECHICHI Giovanni cl. ‘85, RECHICHI Rosario Giovanni cl. ’61, TIBALDI Michelangelo Maria cl. ’67, TIBALDI Michele cl. ’87;

–  del sequestro preventivo di disponibilità finanziarie – quale illecito profitto – per circa 5 milioni di euro, nei confronti delle imprese “Brick s.r.l.”, “Ingg. Demetrio, Pietro e Domenico Cozzupoli s.r.l.”, “Rec.Im. s.r.l.”, nonché degli amministratori TIBALDI Michelangelo e COZZUPOLI Pietro, scaturite dagli esiti delle investigazioni svolte nell’ambito della citata operazione “Mala Gestio” che hanno permesso di accertare come le vicende fallimentari che hanno colpito le società “Multiservizi S.p.a.” e “G.S.T. S.r.l.” – dichiarate fallite tra il 2014 e il 2015 – erano da ricondursi ad un ingegnoso meccanismo fraudolento messo a punto da coloro i quali avevano ricoperto contemporaneamente cariche sociali nelle due imprese fallite e in altre ditte a favore delle quali venivano svolte le distrazioni di risorse economiche mediante il riconoscimento di compensi ancorati agli utili anziché alle prestazioni rese.

Tale sistema fraudolento, ha reso possibile l’accaparramento di svariati milioni di euro che, liquidati dal Comune di Reggio Calabria (unico finanziatore della Multiservizi di cui deteneva la quota del 51 % del capitale sociale), prima venivano introitati nelle casse della G.S.T. s.r.l. e poi da queste, confluivano nelle tasche degli indagati, alcuni dei quali ritenuti contigui a cosche di ‘ndrangheta operanti nel centro cittadino quali “Condello”, “Libri”, “Tegano” e “De Stefano”.

In relazione alle attività di cui sopra, venivano delegate dalla citata Procura della Repubblica al G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, apposite indagini anche a carattere economico/patrimoniale, all’esito delle quali sono state individuate ulteriori condotte distrattive in capo ad un’impresa di costruzioni edili (A.C. S.r.l.) – in persona dell’amministratore C.F. – ed a 6 professionisti che hanno ricevuto in maniera non dovuta e privilegiata, somme di denaro provenienti dalla fallita G.S.T. s.r.l..

Nel dettaglio, la quantificazione degli illeciti profitti conseguiti – che variano da euro 28.000 a circa 1 milione – riguardano plurime operazioni dissipative del patrimonio della G.S.T. S.r.l. – assimilabili a “…una vera e propria donazione di denaro…” – tutte concluse a condizioni svantaggiose, in quanto la fallita – nella persona di Michelangelo TIBALDI – si obbligava a corrispondere ai citati professionisti, somme predeterminate e calcolate in base ad una percentuale dei ricavi della G.S.T. s.r.l., prescindendo dal valore delle prestazioni fornite dai predetti professionisti.

Al riguardo, è stata contestata alla Annadue Costruzioni. S.r.l., in persona del suo legale rappresentante pro tempore CATALANO Filippo cl. ‘38, una condotta distrattiva posta in essere nel 2010 “…allorché la G.S.T. s.r.l., in persona di Michelangelo TIBALDI, stipulava un contratto preliminare di acquisto mediante il quale (la fallita) si impegnava ad acquistare, entro il 31.12.2010 dalla società A.C. s.r.l., l’immobile sito a Reggio Calabria … per un valore di 3.400.000 € (IVA esclusa). Tale preliminare di vendita non veniva mai trascritto nei registri immobiliari e l’immobile oggetto della promessa di acquisto era costituito da una palazzina di quattro piani fuori terra e di un seminterrato. All’atto del preliminare G.S.T. s.r.l. versava un acconto di € 240.000, dei quali 40.000 € a titolo di IVA, senza che poi a detto preliminare facesse seguito la conclusione del contratto definitivo e senza che gli amministratori della GST si attivassero per richiedere la restituzione dell’anticipo”.

Inoltre, nei confronti dei professionisti, vengono complessivamente contestate operazioni di natura distrattiva per circa € 1.800.000, di cui gli stessi si sono avvantaggiati in modo consapevole – a vario titolo – attraverso l’affidamento di incarichi amministrativi, giuridici, finanziari e societari, con corrispettivo mensile predeterminato a monte, quale percentuale (tra l’1 e l’8%) dei ricavi annui di G.S.T., a prescindere dal servizio effettivamente prestato.

Le investigazioni hanno permesso di appurare che “non veniva eseguita alcuna attività di controllo finalizzata alla verifica della effettività delle prestazioni rese, tanto che la GST srl effettuava il pagamento delle fatture nello stesso giorno della loro emissione e/o, addirittura, con un giorno di anticipo”.

Emblematico, al riguardo, un contratto stipulato in relazione all’“elevato profilo e alla specifica esperienza professionale” di un avvocato, che, a quella data, non era iscritto all’albo. Ed invero, come si legge negli atti d’indagine, si trattava di compensi relativi a consulenze delle quali non appare chiaro il reale oggetto, talvolta relative ad attività del tutto inutili o già svolte da personale della G.S.T. o dalla Multiservizi, per le quali non veniva esplicitato quali fossero i termini e le modalità di adempimento delle prestazioni d’opera.

In tale contesto è d’uopo evidenziare come lo stesso giorno della risoluzione della convenzione con la Multiservizi S.p.A. ed a distanza di pochi giorni dall’emissione dell’interdittiva antimafia, in un momento in cui era chiaro che la G.S.T. s.r.l. si sarebbe sciolta e non avrebbe più avuto la possibilità di riscuotere altre somme dal suo unico cliente (Multiservizi), il relativo Consiglio di Amministrazione, su proposta di TIBALDI Michelangelo, votava di provvedere al pagamento di individuate somme di denaro in favore di alcuni dei citati professionisti.

Nel dettaglio, si riportano gli ingenti compensi riconosciuti ai predetti professionisti, negli anni:

– al commercialista PENSABENE Domenico, euro 978.521;

–  all’architetto TROMBETTA Corrado, euro 475.056;

–  all’avvocati PELLEGRINO Alessandro euro 133.643;

–  all’’avvocato GIUFFRÈ Francesco euro 28.000;

–  all’’avvocato BARBARO Lidia euro 52.000;

–  al ragioniere ROGOLINO Antonio Francesco euro 104.196.

Alla luce di quanto sopra, la locale Procura della Repubblica, ha emesso nei confronti dei predetti un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza sulle disponibilità finanziarie a questi riconducibili per una somma pari a circa 2 milioni di euro.

Nell’ambito dell’operazione di servizio in rassegna, le disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro preventivo, quali illecito profitto derivante da operazioni dissipative, raggiungono la somma complessiva di oltre 7 milioni di euro.

L’azione operativa del Corpo nel caso di specie è finalizzata a sostenere il tessuto economico legale ed a garantire ai cittadini adeguati livelli di vivibilità che sono messi a rischio da servizi pubblici di bassa qualità. Infatti, la lotta agli sprechi di denaro e la conseguente salvaguardia dei bilanci pubblici sono alla base di un efficiente gestione delle risorse, del buon andamento e dell’imparzialità della PA ma costituiscono soprattutto l’argine più forte all’interessamento della criminalità alla gestione della res pubblica.

 

 

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Comune di Reggio Calabria: “Domeniche di carta”, domenica 13 Biblioteca comunale aperta

(381) Domenica 13 ottobre 2019, torna l’apertura straordinaria di Biblioteche e Archivi statali, promossa dal MIBAC Ministero per i beni e le attività culturali. La Biblioteca comunale “P. De Nava” per l’occasione sarà Continue reading “Comune di Reggio Calabria: “Domeniche di carta”, domenica 13 Biblioteca comunale aperta” →

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