(97) “Sembra passato un secolo da quando Reggina e Viola riempivano i rispettivi impianti e facevano parlare tutta Italia delle loro imprese sportive.
Sembra passato un secolo da quando lo sport, in una città piegata dalla guerra di mafia e da mille problemi quotidiani, rappresentava il motivo di riscatto sociale verso il mondo, l’orgoglio di dire io sono di Reggio, Reggio Calabria, la città della Reggina, della Viola, della Nausicaa, della Medinex, della Pro Reggina e chi più ne ha più ne metta. Poi – già, poi – il sogno come per incanto è svanito e di queste realtà ne è sopravvissuta solo una, la Viola, peraltro rimasta nell’oblio per due lunghi anni, prima di rientrare nel basket che conta nel 2009. Tutto azzerato o quasi, e tutto nell’indifferenza generale di una città che sembra ormai incapace di gioire, di stupirsi di portare in alto i propri valori. Nel calcio c’è una data che fa da spartiacque tra la gloria e la cenere: 13 giugno 1999. Proprio da quel fatidico 13 giugno 1999 ebbe inizio il declino di questa città; l’analisi di un pazzo, forse, ma da quando abbiamo conosciuto San Siro e l’Olimpico si è inesorabilmente passati dall’affermare: “io mi accontenterei di un anno solo in serie A anche senza fare nemmeno un punto, così per toglierci una soddisfazione”, che è durato un paio di stagioni fino a quando: “la salvezza all’ultima giornata, magari con qualche favorino di Juventus o Milan, non ci basta più, meglio un campionato di B a vincere che uno di A soffrendo ogni anno”. E così spettatori in discesa costante, scempi societari e declino fino al limbo in cui siamo finiti oggi, fino all’assurda guerra tra poveri a colpi di video e click. Già perché chi dovrebbe raccogliere l’eredità dell’U.S. Reggio Calabria 1914, poi A.S. Reggina e infine Reggina Calcio, per molti (ma non per tutti) semplicemente la REGGINA, si diverte a postare il video del gol vittoria nel derby (?) contro la Reggina e qui scatta la crisi di identità. Ma in questa città dove da Granillo in poi, tutti i presidenti notoriamente “si sono fatti i palazzi”, i tifosi della Reggina, già U.S. Reggio Calabria e A.S. Reggina e Reggina Calcio, oggi sono etichettati come tifosi di Foti, si proprio quello che da anni viene contestato e invitato a lasciare. Insomma chi ama la maglia, la storia per la proprietà transitiva del Reggino, è un Fotiano e nemico della città. Tutto ciò che riguarda il patron della Reggina Calcio va messo al bando, quasi come si faceva con i vecchi dittatori e, se anche egli fosse il proprietario del Corso Garibaldi, simbolo della città, sarebbe giusto che venisse chiuso anche quello e per sempre! Nel frattempo c’è la ex A.S.D. Reggio Calabria, ora S.S.D. Reggio Calabria, che, invece di costruirsi una propria identità, preferisce condurre una guerra senza quartiere contro chi non le ha concesso campi di allenamento e nome (chissà perché poi forse un giorno lo scopriremo). Eppure la partenza sembrava presagire un roseo futuro: 3.500 abbonati, entusiasmo rinnovato nonostante la categoria, invece siamo lì a cercare di affondare il dittatore del calcio reggino, che tra l’altro non avrebbe bisogno di ulteriori colpi visto quelli già inferti dalla Procura. Ma a Reggio si vive così cercando il nemico e se non c’è creandoselo, a Reggio la parola insieme non va più di moda, anzi è stata bandita dal vocabolario. Chissà perché mi risuonano in testa i versi di Nicola Giunta sempre attuali:
Arburi?… Si ccarcunu 'ndi sciurisci,
'nci minunu petrati non mmi crisci…
Arburi, nenti!, comu all'âtri baandi,
ch'unu s'asciala chi mmì viri randi!…
Paisi d'erba i ventu' e non di pianti:
va facitila a 'n culu tutti quanti!
Si 'nc'esti 'nu cartellu aundi rici:
“Sti 'ggenti tra di iddi su' nnimici!”
Nimici i cui? Oh, frabbica di storti!
Sunnu sulu nimici da so' sorti!
Nimici d'iddi stessi pi ppuntiggiu,
e i cchiù fissa dû mundu sunnu a Rriggiu!
* Presidente Associazione Culturale "Leggende Amaranto".