104 anni Reggina, parte la Reggina WebTv

(13) La Reggina da oltre un secolo è sinonimo di Passione. Il forte senso di appartenenza è stato alla base della crescita del Club capace nel corso dei 104 anni di coinvolgere la comunità amaranto in tutto il mondo. In occasione dei 104 anni del Club amaranto, partirà webtv della

 

Reggina: un canale tematico sulla propria pagina Facebook e sul canale You Tube,  con l’obiettivo di raccontare le gesta del sodalizio amaranto. Un progetto che permetterà ai tifosi di ogni età di rivivere le emozioni del passato e condividere quelle del presente con gli appassionati di tutto il mondo. “Il nostro obiettivo è coinvolgere milioni di tifosi in Italia e nel Mondo – dichiara il responsabile della comunicazione Giuseppe Praticò – il lancio della web tv è un passo fondamentale di questa società che a breve lancerà anche l’app. La web TV è lo strumento ideale per interagire con i nostri supporter – conclude Praticò – per comunicare l’anima Reggina e i suoi valori”. Nella web tv amaranto ci sarà spazio anche per un’iniziativa di un gruppo di tifosi della Reggina. Il progetto verrà svelato durante la prima puntata. Anche la Reggina WebTv, come tutti gli altri progetti multimediali della Reggina 1914, è stata realizzata da “Immedia Live”, agenzia di comunicazione integrata di Reggio Calabria, con focus sulle attività di relazioni pubbliche, creatività e comunicazione multimediale.

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Reggio di Calabria: riprendono le attività di manutenzione stradale nella zona sud e nord della città. Lo rende noto il consigliere delegato alla manutenzione stradale Filippo Burrone

(11) «Sono riprese questa mattina le attività di manutenzione stradale che interessano la zona nord e sud della città» Lo rende noto il consigliere delegato alla manutenzione stradale Filippo Burrone. «Superata la fase di stop forzato dovuta alla temporanea inattività dell’unico impianto

 

di bitumazione presente in città e valutata la necessità di dare luogo all’esecuzione delle azioni programmate solo in presenza delle condizioni metereologiche idonee, da oggi il personale tecnico del comune e le ditte sono su strada secondo il calendario prestabilito». Burrone illustra il piano dei ripristini stradali che impegneranno le maestranze nel corso della prima decade di gennaio: «Si sta procedendo in base alle segnalazioni e criticità evidenziate dall’Atam, pertanto a oggi sono attive le manutenzioni che consentiranno di rattoppare le insidie stradali lungo i percorsi che si snodano e attraversano i quartieri di Archi, Pentimele e Gallico». Continua Burrone: «In concomitanza procediamo a rattoppare l’asfalto in zona San Cristoforo, Cannavò e Spirito Santo – conclude Burrone – questa prima fase di ripresa delle attività  di manutenzione e riparazione si  completerà nella zona adiacente al cimitero di Condera, in modo da restituire tra l’altro, ai concittadini  che si recano a rendere omaggio ai loro cari, un percorso sicuro e dignitoso».  

 

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Reggio di Calabria: precisazioni in merito alle procedure di dimensionamento scolastico e cambio di competenza amministrativa per il plesso scolastico di Rosalì

(10) In merito ad alcune notizie riportate dagli organi di stampa locale sulla vicenda del dimensionamento scolastico approvato dal Consiglio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, rispetto alla situazione del plesso scolastico ubicato in località Rosalì, è utile precisare quanto

 

segue: l’accorpamento del plesso di Rosalì è da intendersi esclusivamente un’operazione di modifica delle competenze amministrative sullo stesso. Dal punto di vista dell’ubicazione del plesso scolastico, dell’utilizzo dei locali e soprattutto del percorso didattico degli alunni della scuola non cambierà assolutamente nulla. Gli alunni non saranno spostati, continueranno a frequentare la scuola di Rosalì, che rimarrà regolarmente aperta ed operativa, nelle medesime condizioni nelle quali ha operato fino ad oggi. La Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo di Campo Calabro, comunità scolastica che accoglie il plesso di Rosalì, insieme al sindaco dello stesso Comune di Campo Calabro, hanno garantito da subito, ed in ultimo ancora nella riunione tenutasi lo scorso 3 gennaio presso la sede della Città Metropolitana di Palazzo Alvaro, che il plesso scolastico di Rosalì sarà dotato di un punto di segreteria. Ciò consentirà ai genitori dei piccoli alunni della scuola di esperire direttamente in loco tutte quelle pratiche, o certificazioni necessarie, che non possono essere evase telematicamente. Non ci sarà quindi alcun cambiamento, né tantomeno alcun disagio, per la comunità scolastica. L’accorpamento approvato dal Consiglio Metropolitano è da considerarsi una scelta obbligata in quanto è necessario garantire il mantenimento della Direzione Didattica all’Istituto Comprensivo di Campo Calabro, preso atto della normativa vigente e delle attuali linee guida regionali, che considerano l’istituto della “reggenza” un'eccezione non più prorogabile. La comunità scolastica di Campo Calabro ha avviato negli ultimi anni un percorso finalizzato al ripopolamento del proprio istituto comprensivo. Nel momento in cui sarà superata la soglia prevista dalla normativa necessaria a garantire la piena autonomia dell’Istituto comprensivo di Campo Calabro, presumibilmente già all’inizio del prossimo anno scolastico come hanno spiegato i rappresentanti della Direzione scolastica durante l’incontro dello scorso 3 gennaio, il plesso scolastico di Rosalì tornerà nell’ambito amministrativo di competenza dell’Istituto comprensivo Radice – Alighieri di Catona. L’accorpamento, si ricorda in via esplicita esclusivamente amministrativo e che quindi non comporta alcuna modifica all’iter curriculare degli alunni, né alle abitudini dei genitori, è da considerarsi dunque come un atto temporaneo, in linea con la normativa e linee guida interpretative alle quali ogni amministratore ed ogni funzionario pubblico deve obbligatoriamente attenersi.

 

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Eventi calamitosi fascia jonica della provincia di Reggio Calabria, Coldiretti chiede al dipartimento agricoltura di disporre i sopralluoghi: Molinaro ad Oliverio “Pagare le calamità naturali già riconosciute dal MIPAAF”

(6) Eventi calamitosi avversi caratterizzati da venti forti e precipitazioni temporalesche persistenti per oltre 22 ore nei giorni del 3 e 4 gennaio 2018 hanno interessato le aree della fascia jonica nella provincia di Reggio Calabria. Gli uffici tecnici della Coldiretti hanno già avviato sul

 

territorio i sopralluoghi per la stima dei danni verificando che gli eventi ventosi si sono fortemente manifestati nei comuni di Bianco, Africo, Brancaleone, Palizzi, Bova, Bova Marina, Condofuri, San Lorenzo, Roghudi, Roccaforte, e Montebello Ionico, la maggior parte delle aziende agricole ricadenti in questa area, hanno registrato danni strutturali sulle coperture di capannoni, edifici rurali e civili, ma in modo particolare i danni si sono manifestati sulle piante di  bergamotto con molti casi di sradicamento e rottura della branche principali, ovviamente la produzione è totalmente caduta a terra rendendo i frutti ormai inutilizzabili,  negli uliveti si registrano rottura di rami e branche principali, sradicamenti, i teli per la raccolta delle ulive sono stati in gran parte strappati e danneggiati ormai inutilizzabili con completa perdita delle ulive ancora non raccolte per la cascola causata dal forte vento. Ingenti danni si sono verificati sulle strutture serricole nei comuni di san Lorenzo, Condofuri, Palizzi e Brancaleone dedicate alla produzione di colture orticole ad alto reddito come pomodori e altre, con strutture completamente divelte dal vento comprese coltivazioni in pieno campo sulle quali persino le strutture pacciamanti sono state smantellate. Danni su impianti fotovoltaici in diverse aziende, nonché alle strutture di copertura per ricovero bestiame e attrezzi diffuse su tutto il territorio. La Coldiretti di Reggio Calabria chiede al Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria di avviare le procedure di ispezione e controllo al fine di stimare i danni reali alle imprese agricole danneggiate al fine di dichiarare lo stato di calamità naturale. “Dal 2012 – annota Molinaro Presidente di Coldiretti Calabria – diverse sono state le calamità naturali decretate che hanno riguardato l'agricoltura calabrese con diversi milioni di euro già stanziati e fermi nelle casse della Regione. Chiediamo al Presidente Oliverio un impegno particolare su questo fronte per ristorare gli agricoltori.

 

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Reggio di Calabria: mercoledì 10 l’inaugurazione della grande mostra “Water Warriors” Lynn Johnson National Geographic

(15) La grande mostra internazionale “Water Warriors” di Lynn Johnson, icona della fotografia internazionale, sarà inaugurata il 10 gennaio a Reggio Calabria alle ore 17.00, presso le Sale del Castello Aragonese dove rimarrà visitabile fino al 8 febbraio. L’evento sarà fruibile

 

gratuitamente. Saranno presenti i vertici di Bluocean, società produttrice della mostra, Emiliano Mancuso fotogiornalista e docente presso Officine fotografiche Roma, l’On. Domenico Battaglia, Irene Calabrò Assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria. L’evento, è frutto della partnership tra Bluocean e National Geographic di cui Lynn Johnson è tra le più importanti e storiche collaboratrici. L’allestimento della mostra, progetto cofinanziato dal PAC CALABRIA 2014/2020 Azione 1 – tipologia B, presso i saloni del Castello Aragonese segue i canoni delle grandi mostre prodotte da Bluocean; quasi 50 opere stampate  in grande formato con dimensioni che arrivano a raggiungere anche i 2,20 metri x 2,00. Lynn Johnson è considerata una delle personalità più importanti del mondo della fotografia contemporanea, storica photoreporter e componente della redazione centrale di National Geographic Washington, nonché apprezzata insegnante; al suo lavoro è stato dedicato un volume de “I Grandi Fotografi”, collezione riservata solo ai grandi della fotografia del nostro tempo. La tematica di grande attualità e interesse globale è riferita all’acqua, ai cambiamenti climatici e alla guerra giornaliera che numerosi popoli devono affrontare giornalmente per procacciarsi il prezioso liquido. Water Warriors documenta così la vita di alcune comunità africane, puntando l’attenzione sulle donne e il bene primario qual è l’acqua. Il visitatore si troverà immerso in un mondo lontano, dove povertà e sofferenza sono raccontante con sensibilità e maestria. Senza acqua si muore. “Sappiamo da quando siamo nati che questa sarà la nostra vita”, dice Gale Deyknto, mentre si china a issare una tanica di acqua del peso di 80 chili sulla schiena. Per trovare l’acqua si può camminare anche più di due ore o due giorni, su e giù per montagne, deserti, rischiando di essere aggredite da uomini interessati al loro corpo e non all’acqua. Le donne ritratte in queste fotografie vivono in Kenya, Tanzania ed Etiopia, ma condividono lo stesso destino con le donne di tutto il mondo in via di sviluppo. Le donne e le ragazze sono i portatori d’acqua, bestie da soma e per questo sono a rischio di lesioni, malattie e violenze; i loro fratelli sono studenti e futuri lavoratori. “Abbiamo la responsabilità di essere sia educatori che giornalisti, il nostro compito consiste nel non manipolare le persone, ma onorare le loro storie per condividere una visione della vita. Dobbiamo aiutare le persone a guardare le cose che non potrebbero o non vogliono vedere. Quando il reportage affronta un tema complesso si cerca sempre un soggetto che possa simboleggiarne gli aspetti cruciali“. Della fotografia, Lynn Johnson dice ancora: “Non credo possiate capire: io devo farlo”. E lo fa da più di trent’anni.  Che documenti la vita del popolo Dong in Cina, quella degli agricoltori in Zambia o le vittime dell’influenza aviaria, trova sempre il momento più adatto per scattare. “Fotografare vuol dire saper ascoltare e cogliere la ricchezza delle storie“, dice. “Il mio compito è condividere quelle storie con onestà e forza”.

Comincia a lavorare a metà degli anni settanta, quando nel campo della fotografia le donne erano una minoranza. Prima di laurearsi al Rochester institute of technology, nel 1975, lavora come assistente del primo fotografo presidenziale, Yoichi R. Okamoto, il fotografo di Lyndon Johnson, in occasione di un suo incarico a  Rochester. Quando Lynn arriva per il suo primo giorno di lavoro, Okamoto resta sconvolto. “Una ragazza! Io non lavoro con una ragazza. Non sarà mai in grado di portare la mia attrezzatura”, esclama il fotografo. “Ovviamente da quel momento ho fatto di tutto per dimostrargli che aveva torto”, racconta Johnson, che è rimasta amica di Okamoto fino alla sua morte. Dopo il college lavora per sette anni come fotografa per il quotidiano Pittsburgh Press, incarico che lascia per partecipare al progetto di un documentario sulla vita dei pescatori di Long Island commissionato dall’ereditiera Adelaide de Menil. L’esperienza la spinge a intraprendere una carriera nel campo della fotografia documentaristica. Di lì a poco le sue immagini appaiono su Life, Newsweek, Sports Illustrated e, nel 1989, National Geographic. Sono in molti nel settore a dire che Lynn Johnson – che fa parte dell’associazione di giornalisti John S. Knight e ha ottenuto il Robert F. Kennedy Journalism Award per i suoi straordinari reportage sulle persone svantaggiate – ha aperto la strada alle giovani generazioni di fotografe, benché lei noti ancora un divario di genere. “E’ un problema a tutti i livelli: sia per quello che decidi di fotografare che per il modo in cui vieni accolta. Poi sei tu che devi decidere se vuoi farne un problema”. Johnson, che vive vicino a Pittsburgh, dice di non avere altra scelta che fare la fotoreporter. “E’ come una droga”, confessa, ammettendo di non riuscire a resistere al richiamo delle emozioni forti. “E’ un risveglio di cellule e fibre nervose. E’ il mio corpo sprofondato in poltrona a gambe incrociate che si distende e si protende in avanti. Un senso di allerta che mi riempie dal di dentro. E mi ritrovo sul bordo della poltrona a combattere l’impulso di alzarmi. Spero sempre che le fotografie spingano le persone all’azione. E’ questo il motivo per cui faccio quello che faccio”. La mostra proseguirà il proprio percorso coinvolgendo le città di Catanzaro (4 febbraio – 18 marzo) per poi proseguire a Messina e Milano, cui seguiranno altre prestigiose sedi. Ogni grande evento sarà accompagnato da attività correlate. Talk e Workshop con prime firme della fotografia contemporanea all’insegna dei più alti confronti e dibattiti sulla più varie tematiche riferite alla fotografia d’autore e di reportage. A seguire links: Video lancio mostra https://goo.gl/6z1Wu5

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Pallacanestro: Barbecue Vis facile sulla Nuova Jolly (107-41)

(12) Nessun problema per la Barbecue Vis Reggio Calabria contro il fanalino di coda Nuova Jolly. I ragazzi di coach Polimeni si sono imposti agevolmente, con ampio scarto (+66), approcciando bene il match e mantenendo un livello di gioco elevato per tutto l’arco dell’incontro.

 

Skurdauskas (29) e il miglior Lobasso della stagione (25) hanno imperversato in attacco, ben supportati da Spasojevic (15) e Warwick (12). Il successo contro i “jollyni”, il quinto consecutivo, consente a Rizzieri e compagni di mantenere il primato in classifica in coabitazione con la Bim Bum Basket Rende. Adesso sotto con il trittico contro Soverato, Lamezia e Rende per chiudere la regular season. Questo il tabellino della partita: Barbecue Vis Reggio Calabria – Nuova Jolly 107-41 (23-5, 46-12, 77-25). Barbecue Vis Reggio Calabria: Barrile 2, Viglianisi 7, Warwick 12, Skurdauskas 29, Lobasso 25, Spasojevic 15, Rizzieri 9, Neri 3, Martino, Fazzari 5, Ielapi. Allenatore: Polimeni. Assistenti: D’Arrigo e Nusco. Nuova Jolly: Plutino 3, Centofanti 5, Sant’Ambrogio 9, Triolo, Crupi, Bagnato 5, Surace, Scorza 8, Larocca 4, Laiacona 2, Milli 1, Artuso 4. Allenatore: Sant’Ambrogio. Arbitri: Viglianisi e Nicolò. 

  

 

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Reggio di Calabria: venerdì 5, visita al Presepe meccanico di Ninì Sapone a cura di Agiduemila

(4) In occasione del Natale il Museo diocesano rinnova la proposta della visita al Presepe meccanico del maestro reggino Ninì Sapone, esposto nella chiesa del Santo Cristo o dell’Arciconfraternita dei Bianchi in via Miraglia (di fronte alle Poste centrali), restituendo alla città il piccolo

 

grande capolavoro di Ninì, l’opera che per anni ha affascinato bambini e uomini di ogni età. Ispirandosi a un bozzetto del presepista reggino, il nipote Maurizio De Marco lo ha riallestito con l’impiego di avanzate tecnologie elettroniche: il Presepe meccanico continua, così, a raccontare, nell’alternarsi delle fasi del giorno, il passaggio della Cometa, la nascita del Salvatore, le quotidiane attività del popolo, ispirate alla tradizione calabrese, tra mirabili giochi di luce ed effetti scenici. In attesa di una sede definitiva nella quale allestire l’intera Collezione di presepi “Ninì Sapone”, donata dai figli del maestro presepista al Museo diocesano nel 2012 e parzialmente esposta presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose (Seminario Pio XI nel rione Modena), si rinnova la realizzazione di un mandato che il Museo ha ricevuto da Adriana e Gianni Sapone: far rivivere il “sogno” del padre, “la magia del Santo Natale”. Venerdì 5 gennaio dalle 16,30 alle 20 sarà possibile visitare il Presepe meccanico guidati da “padroni di casa” d’eccezione, i volontari e gli straordinari ragazzi dell’associazione Agiduemila, dal 1991 attiva sul territorio reggino per offrire opportunità di supporto a persone con disabilità fisica e/o mentale: sarà occasione preziosa per ammirare il piccolo grande capolavoro di Ninì, restituito grazie all’iniziativa del Museo diocesano.

 

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Reggio di Calabria: il Delegato ai Grandi Eventi Nicola Paris “Alziamo il sipario del teatro Francesco Cilea con la grande musica di Giuseppe Verdi”

(3) La città di Reggio Calabria si appresta a vivere la vigilia dell’Epifania accorrendo al Teatro Francesco Cilea che alza il sipario della stagione 2018 proponendo la composizione per coro, voci e orchestra che Giuseppe Verdi dedicò alla memoria di Alessandro Manzoni. “La messa da

Requiem” andrà in scena nell’ultimo fine settimana di queste vacanze natalizie, nella serata di venerdì 5 gennaio. Una vigilia dell’Epifania che possiede già tutti gli ingredienti del grande evento musicale per la qualità del coro, delle voci soliste e dell’orchestra, nonché per la particolarità dell’opera che Giuseppe Verdi, all’indomani dei trionfi dell’Aida, dedicò con particolare cura e ispirazione   alla celebrazione del compatriota Alessandro Manzoni. «Certamente i reggini non si lasceranno sfuggire questa occasione che riporta la grande musica al teatro di città all’interno del progetto dell’amministrazione comunale “Alziamo il Sipario” finanziato con fondi europei – dichiara Nicola Paris, il consigliere delegato dal sindaco Falcomatà ai Grandi Eventi – al coro e orchestra del teatro Francesco Cilea si uniranno interpreti di assoluto prestigio  e un cast artistico di rilievo». «La messa da Requiem è un inno ai valori della giustizia e della libertà che ispirarono Verdi all’indomani della morte di Manzoni, suo compatriota – spiega Paris, che aggiunge – anche in occasione dei 70 anni della nostra Costituzione questa proposta musicale vuole dare il senso di un impegno e di un percorso, quello di costruzione del popolo italiano, che non si esaurisce ma si rinnova nel quotidiano». «In questo senso iniziare l’anno in musica è un ritrovarsi attorno al focolare dei nostri valori tradizionali e ravvivarli – da qui l’invito di Paris – per tutti i reggini e gli appassionati che vogliono  condividere a inizio di anno questi buoni auspici». 

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Pallacanestro: Viola, Fabi “Dobbiamo tramutare la passione in stimolo”

(1) Tecnica e personalità fuori del comune per il capitano neroarancio Agustin Fabi.L’argentino è stato intervistato da Antenna Febea, radio ufficiale della MetExtra Reggio Calabria e, a pochi giorni dalla chiusura del girone d’andata ha tracciato un primo bilancio. “Abbiamo

 

dimostrato diverse volte che approcciando le gare in modo corretto queste diventano meno complicate. Quando siamo meno concentrati e aggressivi subiamo un pò di più, abbiamo dimostrato di avere spesso la forza di reagire ma non sempre possiamo inseguire. Noi dobbiamo tramutare la pressione in uno stimolo, è una motivazione in più per tutto il gruppo di fare qualcosa che sino ad ora c’è mancata. Fuori casa abbiamo lasciato qualcosa, sappiamo quelli che sono i nostri punti deboli, dobbiamo imporre quelli che sono i nostri ritmi per quaranta minuti, da Domenica a Napoli si vedrà una Viola che ha voglia di vincere. Noi rispettiamo Napoli, ha dato filo da torcere a chiunque, andremo li con umiltà e sapendo che non sarà una passeggiata”. Il capitano guarda al futuro con ottimismo: “Noi non dobbiamo mai essere appagati. Per quello che abbiamo dimostrato e per come lavoriamo durante la settimana noi dobbiamo avere la voglia, l’obiettivo, di fare qualcosa più del normale. A volte siamo stati sfortunati ma la fortuna va aiutata con il lavoro”. Un rapporto stupendo con la città, e il sogno di giocare in un PalaPentimele pieno: “Quest’anno si vive una stagione più tranquilla, anche gli appassionati della Viola sono più partecipi, si sentono rappresentati da questa squadra. L’obiettivo mio, della squadra, dello staff, della società è quello di coinvolgere più gente possibile. Credo che ogni giocatore sogna di potersi esibire di fronte ad un grande pubblico, lo scorso anno nei play-out abbiamo avuto un PalaPentimele fantastico. Il mio sogno è di riportare tanta gente al palazzetto e regalare qualcosa d’importante alla gente di Reggio”.

 

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Il 2017 della Reggina: alla squadra la sufficienza piena, alla Società no!

(1) 36 sono le partite, di campionato, disputate nell’anno solare appena concluso per la Reggina 1914 (16 valevoli per il campionato scorso e 20 per quello in corso). Il bilancio è, sostanzialmente, in parità considerando le 12 vittorie (7+5), gli 11 pareggi (5+6) e le 13 sconfitte

 

(4+9). Meno della metà i punti conquistati su quelli disponibili (47/108). Non è in parità, invece, il computo tra reti fatte e subite: prevalgono le seconde 47 a 40. Leggendo i numeri, il 2017 amaranto non è affatto da buttare. Anzi. Si può migliorare, certo, ma i numeri dicono che, sul terreno di gioco, il rendimento della Reggina non è stato affatto insufficiente meritando la sufficienza piena. Perché, allora, non gode di ottimismo tra i tifosi? Eppure, innegabilmente, quando nacque la nuova Società capitanata da Praticò, si veniva da qualche annata disastrosa complice la nefasta gestione Foti negli ultimi anni della sua gestione. Forse il motivo di cotanta “antipatia”, “sospetto” e “scarsa fiducia” risiede proprio nei comportamenti e negli atteggiamenti di una Società neofita ma già, sin da subito, autoproclamatasi quale “salvatrice” ed unica custode di “amore” e “passione”. Eh già! Sin da subito dopo la sua nascita, quando ancora si chiamava ASD Reggio Calabria (poi SSD Reggio Calaria, poi ancora Urbs Sportiva Reggina 1914 ed infine Urbs Reggina 1914), attraverso i suoi più autorevoli rappresentanti,  si pavoneggiava attribuendosi l’ “aver salvato il calcio a Reggio” attraverso “atti d’amore” vari. Che Praticò & Co. abbiano avuto il grande merito di accollarsi l’onere gravoso di rifondare la Reggina dopo i disastri fotiani, nessuno l’ha mai negato ed, anzi, il merito deve essergli sempre riconosciuto. Che Praticò & Co. si siano assunti anche il dispendioso onere economico per la “rifondazione” anche questo è fuori dubbio e per ciò vanno elogiati. E allora come mai faticano ad entrare nei cuori dei tifosi ma, anche, in quelli degli addetti ai lavori? E’ presto detto: si sono resi protagonisti di così tanti strafalcioni, lessicali e comunicativi, che per avere solo 30 mesi sulle spalle sembra sproporzionato il rapporto gaffes/età (e chiamarle gaffes è un eufemismo). Si va dall’attribuirsi meriti che non hanno al non riconoscimento di ciò che è stato fatto da chi li ha preceduti; passando per il pressapochismo dimostrato nella gestione della squadra a quello evidentemente deficitario circa gli assetti societari; dalla scarsa lungimiranza progettuale aziendale all’approssimazione programmatica riguardante la squadra. Buon volontà, spesso ma non sempre, a cui, però, fa eco una mediocre capacità imprenditoriale (sia dal punto di vista gestionale che comunicativo, a dire il vero in quest’ultimo aspetto il risultato è disastroso – non già per colpe ascrivibili all’Ufficio Stampa ma imputabili ad un “manico” tremolante, instabile e confusionario). Ecco perché all’entusiasmo che comunque si era ricreato in D agli esordi di questa Società, fa oggi riscontro la quasi assoluta indifferenza di una piazza un giorno esigente ma oggi assuefatta alla mediocrità imperante. Tanti i meriti, quindi, tantissimi i demeriti. Scelte cervellotiche, ai più non chiare; decisioni controproducenti, ai più scontate; una società, da qualche giorno, praticamente nella sua interezza in mano alla famiglia Praticò grazie ad una politica di disgregazione societaria piuttosto che di fiducia reciproca, collaborazione e, quindi, unità (#unitisivince solo negli slogan o, comunque, a patto che “facciamo tutto noi e voi mettete solo i soldi”). La Società è in mano loro ed hanno titolo a comportarsi come meglio credono, attorniandosi di chi preferiscono e fondando accordi e legami con chi più gli aggrada. Già da un po’, però, il jolly dell’inesperienza se lo son giocati buttandolo in una mano dall’esito negativo scontato. Il “non poteva non sapere” è ormai un’accusa arcinota e lapalissiana, l’ingenuità non gli si addice così come non più nemmeno il buonafedismo. La ricerca di responsabilità altrui, la demonizzazione dei giornalisti non allineati, la ghettizzazione di tifosi critici e non adulanti, la visione di fantasmi ovunque e sotto qualunque forma ormai fanno parte di un modus operandi  stucchevole, lontano dalla realtà dei fatti e, ben più grave, da una matura presa di coscienza dei propri torti. L’autocritica non ha mai ucciso nessuno: se 1000 persone ce l’hanno con loro non può essere che 1000 persone non capiscano niente e solo loro siano i custodi del “verbo”. Se gran parte dell’ambiente gli contesta qualcosa, se lo stesso ambiente sono riuscito a coalizzarlo “contro”, allora crediamo sia proprio il caso di porsi le giuste domande e darsi le corrette risposte. Delle due l’una: o sono “fuori” una miriade di persone o, invece, “fuori” sono loro! Secondo la logica della probabilità, la verità qual è? Certo, se chiedessimo ad un pazzo chi è il pazzo tra lui e gli altri cosa pensate risponda? E se non volessimo chiedere proprio al pazzo dubitando della sua imparzialità, allora, nel caso di specie, si potrebbe chiedere anche al lusinghiero codazzo di affermati "professionisti" di cui si sono attorniati recitanti un melodico e soave “Signor sì, Signore!”. “O con me o contro di me” è il motto sulla direttrice Via Petrara-Via delle Industrie: noi né “con” né “contro” ma solo ed esclusivamente, sempre e comunque, al fianco della Reggina (senza nomi e cognomi di alcuno). Ad maiora!     

 

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Comune di Reggio Calabria: concluse le procedure di gara per il rifacimento del manto stradale nell’area di Sbarre Centrali e Sbarre Superiori

(2) Si sono concluse in queste ore le procedure di gara per l’affidamento dell’appalto dei lavori di rifacimento del manto stradale delle arterie viarie più trafficate della zona sud della Città. La Stazione Unica Appaltante ha ultimato le procedure di affidamento che tornano adesso al

 

vaglio del Settore Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria, che procederà alla verifica dei requisiti ed alla successiva firma del contratto per la consegna dei lavori all’impresa affidataria. I primi interventi, per un importo complessivo di 415 mila euro, saranno avviati già in questo mese di gennaio e riguarderanno il rifacimento integrale del manto stradale in via Sbarre Centrali e via Sbarre Superiori, due delle arterie maggiormente frequentate della zona sud della Città. A darne notizia il Consigliere delegato alle manutenzioni stradali Filippo Burrone che ha espresso soddisfazione per l’imminente avvio dei lavori, ringraziando i tecnici del Settore Lavori Pubblici Pasquale Vazzana, Domenico Romeo e Francesco Lia, per «l'ottimo lavoro di squadra portato avanti in questi mesi con l’obiettivo di accelerare le procedure burocratiche necessarie all’avvio di lavori molto attesi dalla cittadinanza». «Il nuovo anno si apre con ottime notizie per i cittadini – ha spiegato Burrone – il lavoro di programmazione promosso dall’Amministrazione su indirizzo del Sindaco Falcomatà, sta dando i frutti che attendevamo. Finalmente siamo pronti per l’avvio dei lavori su alcune importanti arterie cittadine, a cominciare dalla zona sud nel mese di gennaio. Naturalmente, come abbiamo già avuto modo di specificare in più occasioni, prima dell'imminente avvio dei lavori saranno trasmesse apposite comunicazioni ai residenti dell'area e alle società che effettuano lavori privati per i sottoservizi, perché una volta ultimato l'intervento di rifacimento del manto stradale non saranno più autorizzati ulteriori lavori da privati». «I prossimi mesi – ha concluso Burrone – saranno caratterizzati dall’avvio da una serie di cantieri sui quali si è lavorato nell'ultimo periodo. L’anno che si è appena aperto renderà operativi e quindi concretamente visibili i risultati del lavoro di programmazione attivato nella prima fase della consiliatura e che ci consentirà di dare un ulteriore decisivo impulso alla rete infrastrutturale della città».

 

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Reggio di Calabria: mercoledì 3 “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry sbarca al Planetario Pythagoras. La pièce a cura della compagnia “Il Teatro del Viaggio” e dello Sky Skan di Bari

(3) Torna al Planetario Pythagoras di Reggio Calabria il teatro-scienza: dopo la rappresentazione della vera storia del “Pifferaio di Hamelin” a cura di Spazio Teatro, domani, 3 gennaio, alle ore 18.30, al Planetario andrà in scena: “Il piccolo Principe tra le stelle del Planetario”. Lo

 

spettacolo, con ingresso gratuito, è a cura della compagnia “Il teatro del viaggio” e il Planetario Sky-Skan di Bari. L'iniziativa si inerisce all’interno del primo Festival dell’Astronomia in Calabria, nell'ambito della valorizzazione del sistema dei beni culturali e il rafforzamento dell’offerta culturale presente in Calabria, Azione 1 tipologia D Dipartimento Turismo e Beni Culturali, Istruzione e Cultura della Regione. Il progetto presentato intende coinvolgere tutte le fasce della cittadinanza, dalle famiglie, ai giovani, e agli adulti in genere, con un particolare riguardo alle fasce meno protette culturalmente. «Divulgare la scienza è una necessità, un’esigenza di democrazia, un bisogno profondo della nostra società per cui il compito delle Istituzioni deve esser quello di stimolare un interesse reale affinché ognuno possa stare nel processo di trasformazione indotto dal progresso scientifico nel modo più consapevole possibile. Il fine è quello di rendere la meraviglia della scienza – dichiara la responsabile del Planetario, Angela Misiano». Nella magica cupola stellata del Planetarium Pythagoras, guidati dall'attore Gianluigi Belsito, da Pierluigi Catizone, adulti e bambini saranno trasportati fra sogno e realtà, alla scoperta dell'universo. Un viaggio interplanetario che avrà come ospite d'eccezione il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupéry. Assieme al curioso viaggiatore dai capelli dorati, il pubblico partirà alla scoperta del sistema solare e della Via Lattea, alla scoperta di nuovi mondi e di ciò che con gli occhi non si riesce a veder incontrando, di tanto in tanto, i buffi e misteriosi personaggi della nota e celebre favola. Attraverso l’incantamento del cielo stellato e avvolgenti videoproiezioni a trecentosessanta gradi lo spettacolo racconterà di un viaggio nell’universo sia fisico che allegorico per un evento di grande impatto didattico e visivo. Una storia per bambini, ma che parla agli adulti poiché, accanto alla narrazione scientifica, affronta temi importanti quali il senso della vita, il significato dell’amicizia.

 

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Reggio di Calabria: Accademia del Tempo Libero, sabato 6 “Il Rigoletto”

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"Il Rigoletto" chiuderà le festività natalizie dell’Accademia del Tempo Libero di Reggio Calabria. Affidata alla celeberrima opera di Verdi, per la regia di Mario De Carlo, la conclusione in grande stile del periodo festivo, dopo il successo riscosso lo scorso anno da "La Traviata". E

diviene quasi una tradizione per l’Accademia proporre un grande allestimento all’interno dell’Auditorium Zanotti Bianco arricchendo la proposta culturale cittadina con un’opera molto amata che, insieme proprio a La traviata e a Il trovatore, dà vita alla cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi. Una serata aperta a tutta la città, non solo ai soci dell’Accademia, sabato 6 gennaio, alle ore 20 e 30, per assistere alla pièce del buffone “deforme e infelice, ed internamente appassionato e pieno d’amore”, così come descritto dallo stesso Verdi. Un allestimento quello di De Carlo che dà grande voce ai colori facendone un uso “eloquente e metaforico”, e che mette in evidenza la duplicità dei personaggi, che “mi sembra il più interessante in assoluto, perché fa da traino ad altre valenze e connotati”, come spiega nelle note di regia *. La prevendita dei titoli d’ingresso si svolgerà presso la segreteria dell’associazione, Auditorium Zanotti Bianco di via Melacrino, mercoledì 3, giovedì 4 e venerdì 5 gennaio, dalle ore 16 e 30 alle ore 18 e 30.

* Giuseppe Verdi era affascinato dai personaggi dalla doppia personalità. Rigoletto, Azucena, Violetta, le figure cardine della cosiddetta Trilogia popolare verdiana, sono creature tormentate, dal percorso psicologico bipolare, sospese tra grandi vette e grandi abissi. Verdi amava profondamente queste sue creazioni. Per questa sua inclinazione, il Maestro amava con passione il teatro di Victor Hugo, in cui le figure principali sono personaggi con forti contrasti di luci e ombre. Dal dramma “Le Roi s’amuse” di Victor Hugo Verdi ha preso ispirazione per il suo “Rigoletto”. Presentata in Francia nel 1832, la pièce teatrale del grande letterato francese era stata blindata dalla censura austriaca. In modo coraggioso e rivoluzionario, Hugo ritraeva senza pietà né addolcimenti le dissolutezze della corte francese, ponendo al centro il libertinaggio di Francesco I, re di Francia. Verdi, acceso patriota, fu evidentemente soggiogato da una trama che, metaforicamente, rappresentava le ingiustizie e le prevaricazioni del potere. Ma forse Verdi fu ancor più colpito dalla figura del buffone di corte, il gobbo Triboulet, tanto da attribuire a lui il ruolo di protagonista, sottraendolo alla testa coronata. La propensione di Verdi per l’ambiguità dei personaggi e le dinamiche a tinte forti emerge dalle lettere che sono rimaste e che possiamo leggere tuttora. “Io trovo bellissimo rappresentare questo personaggio estremamente defforme e ridicolo, e, internamente, appassionato e pieno d’amore”. Nella mia regia ho cercato di approfondire questo aspetto, cioè la duplicità dei personaggi, che mi sembra il più interessante in assoluto, perché fa da traino ad altre valenze e connotati. Spesso si assiste alla figura di Rigoletto resa troppo “nobile” fin dall’inizio dell’opera, quando è un buffone di corte alla festa del Duca, perdendo così un coté fondamentale del gobbo e semplificandone la complessità.  Troppo spesso si dimentica che l’animo di Rigoletto è nero, che lui sa essere molto crudele nei confronti dei cortigiani, verso cui indirizza scherzi feroci e volgari; senza il lato cattivo e indisponente del buffone deforme non si potrebbe comprendere l’odio e il desiderio di vendetta che i cortigiani nutrono nei suoi confronti. La trasformazione di quell’essere abbietto, però, è quasi improvvisa: basta che egli si avvicini alla casa dove vive la figlia per dimostrare quanta umanità ferita si nasconda dietro la sua maschera tragicomica. Ancora spietato e crudele si dimostrerà quando prenderà la decisione di sopprimere il Duca, in modo freddo e calcolato, senza nessuna esitazione o pentimento. E ancora la sua anima tornerà a piangere, di fronte alla tragedia dell’assurda morte dell’unica figlia, uccisa proprio dalla sua sete di vendetta. Il tema del “doppio”, così centrale e presente nella storia, mi ha suggerito di trovare una analoga connotazione per il Duca di Mantova, quasi che l’ambivalenza e il contrasto fra luci e ombre che caratterizzano la figura del protagonista si spandono anche su quella del suo blasonato padrone. Ciò costituisce dunque l’elemento di novità di questa regia. Ho visto tanti Duchi che assomigliano piuttosto a giovanotti imbelli e senza spina dorsale, che sono lì sul palcoscenico solo per cantare “Questa o quella…” e “La donna è mobile…”, senza altro senso o spessore drammaturgico. Il mio Duca, invece, è un personaggio molto più interessante, pieno di slancio ma anche di ombre, di vitalità ma anche di chiusure in se stesso. Tra i regnanti storici di riferimento, mi sono dunque ispirato non a Francesco I di Francia, noto per la sua spavalderia e la sua vita gaudente, ma piuttosto a Rodolfo II d’Asburgo, l’Imperatore del Sacro Romano Impero che viveva nell’incubo delle congiure e degli intrighi di palazzo. Per tale motivo aveva trasferito la sede del trono da Vienna a Praga. Nel suo immenso castello si era riservato un suo intimo rifugio nascosto, una piccola stanza privata in cui collezionava oggetti strani e introvabili, alcuni preziosamente veri, altri spudoratamente falsi: la cosiddetta Wunderkammer, ossia Stanza delle Meraviglie. Si era circondato di alchimisti, astrologi e una serie di altri strani personaggi. L’ambientazione dell’opera “profuma” di Rinascimento, il momento della storia culturale italiana in cui l’interesse principale si focalizza sull’uomo e sulla visione laica del mondo, dopo i secoli del Medio Evo in cui aveva predominato l’elemento divino e religioso. Altro elemento che caratterizza questa messinscena è l’uso eloquente e metaforico dei colori. La scelta della gamma fondamentale (il bianco, il rosso e, soprattutto, il nero) costituisce già di per sé un linguaggio. I personaggi, oltre che con il loro acting, si manifestano attraverso la simbologia legata al colore. Se, dunque, il candore virginale di Gilda è reso con il bianco, secondo una consolidata tradizione, ancor più interessante è l’attribuzione dello stesso identico colore e foggia del costume alla cameriera Giovanna (che siamo abituati a vedere vestita di scuro), a incarnare l’ambiguità del personaggio: ufficialmente è “doppio” di Gilda, nella misura in cui il suo ruolo è quello della nutrice che dovrebbe dedicarsi a preservare l’integrità fisica e morale della ragazza, in realtà si rivela allo spettatore quale campionessa del “doppio-gioco”. Perfino essa, dunque, pur nelle esigue proporzioni del personaggio, partecipa della natura bifronte che caratterizza tutti i protagonisti di quest’opera. Il rosso, colore tradizionalmente attribuito alla sfera delle passioni, si lega dunque sia all’amore ostentato e volgare delle cortigiane alla festa del Duca, sia a quello mercenario di Maddalena, sia a quello puro e incondizionato di Gilda, tanto incendiario da spingerla fino all’estremo sacrificio di se stessa. Rossa è Maddalena, la puttana-santa, la prostituta di strada che, da sempre avvezza all’amore prezzolato, si innamora adesso del giovane sconosciuto che “somiglia a un Apollo” e, per salvarlo da morte certa, determina il cambiamento del corso degli eventi. Rossi sono i costumi delle cortigiane, che ridono sguaiatamente e sciupano un fascio di rose rosse usandolo per sedurre i maschi, coinvolgendo nel loro gioco anche un compiaciuto Rigoletto. Quest’ultimo, però, proprio nel momento stesso in cui partecipa al girotondo delle cortigiane – perfettamente integrato nell’ambiente cinico e perverso della corte – custodisce nel profondo del suo animo il pensiero costante della figlia: accetta e raccoglie le rose rosse delle cortigiane, ma le conserva per donarle a sua figlia quando, come ogni sera, riuscirà a togliersi di dosso i panni del buffone per correre a visitarla. E proprio il rosso di quelle rose, così cariche di sensualità nel primo quadro, è qui usato per rendere palese come l’amore si accende nel cuore di Gilda. Stringendo al seno quelle rose rosse, che fiammeggiano contro il suo candido abito, la fanciulla canterà il suo amore per il bel Duca, che le si è appena presentato come il povero studente Gualtier Maldè, affidando al rosso di quei fiori il compito di tracciare un percorso che la conduce verso il letto, quel letto che nei suoi sogni rappresenta il talamo nuziale e invece da lì a poco diventerà il palcoscenico della vergogna. Il nero, con il suo bagaglio emozionale di sotterranee perdizioni e di insondabili baratri, domina nei momenti salienti e ammanta di sé il resto della corte, quei Cortigiani, “vil razza dannata”, personaggi che in altre messe in scena sono spesso rappresentati in pieno sole. Degno di nota il rapporto tra la Contessa di Ceprano e il Duca. La nobildonna, spesso declassata al ruolo di bambolona inerte, è qui una dark lady che tiene in scacco il Duca, è l’arbitra dei suoi sensi e la padrona dei suoi più inconfessabili desideri. Lui è completamente soggiogato, forse proprio per il fatto che lei è l’unica donna che gli resista: come un bambino viziato che potrebbe avere tutto ciò che desidera, smania unicamente per ciò che non riesce ad avere. Ciò che vediamo nel loro breve incontro è solo la punta dell’iceberg di un rapporto fatto di lussuria e trasgressione, che si consuma da sempre oltre le nere quinte. Fissati lì al proscenio assumono una statura da tragedia greca, staccando e isolando il loro incontro dalla massa della corte banalmente festante e proiettandone le sagome come ombre lugubri, vivificate solo da un brivido freddo e perverso. Il Duca finirà ai piedi della Contessa, lui che è abituato ad avere il mondo ai propri piedi, compiendo ancora una volta quel rito di ribaltamento che si compie ogniqualvolta mettiamo in scena “Rigoletto”, la sua musica sublime, la sua perfetta macchina drammaturgica e il suo inquietante lato oscuro.

 

 

 

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Reggio di Calabria: il 6 gennaio al “Cilea” il Gran Galà di “Facce da Bronzi” con Pisu, Batta e la nipote di Totò, Elena

(1) Per concludere al meglio le festività natalizie con tante sane risate, ci ha pensato l’associazione culturale arte e spettacolo “Calabria dietro le quinte” con il Gran Galà del Festival nazionale del cabaret “Facce da Bronzi”  V edizione winter che, nel giorno dell’epifania, allieterà

grandi e piccini al teatro “Francesco Cilea” alle ore 21. Tanta comicità, in uno spettacolo esilarante che, presentato dal duo comico reggino “I non ti regoli” (Giuseppe Mazzacuva e Giuseppe Scorza) affiancati dal corpo di ballo “Le divine”, vedrà alternarsi sul palco alcuni dei migliori comici italiani distintisi nelle cinque edizioni del festival “Facce da Bronzi” a partire dal 2013. Tra sketch, monologhi e parodie si sfideranno a colpi di battute: la comica ragusana Mariuccia Cannata in arte Pipitonella volto noto della trasmissione “Insieme”, il milanese Roberto De Marchi con numerose partecipazioni a “Bulldozer” e “Colorado Cafè”, il comico reggino Aldo Zumbo in arte Jo Kattolo reduce dal programma di La7 “Eccezionale veramente”, il casertano Michele Ventriglia dallo “Zelig lab” di Salerno, il catanzarese Piero Procopio dalla trasmissione “Eccezionale veramente” e il genovese Gianluca Macrì dai laboratori “Zelig”. Lo spettacolo, con la direzione artistica di Alessio Tagliento, noto autore della trasmissione “Zelig” e dello staff autoriale del programma di Giorgio Panariello “Panariello sotto l’albero” recentemente in onda su RaiUno, prevede la presenza di noti ospiti comici televisivi da Max Pisu con il personaggio di Tarcisio direttamente da “Zelig” e da Guida al campionato, dalla sit-com “Belli dentro” e “Zelig Circus” il comico Claudio Batta con la sua intramontabile Nimmistica e infine, Vincenzo Albano da “Zelig Event”. Una serata celebrativa dedicata alla figura dell’attore comico Totò che rappresenta un punto di riferimento per la comicità italiana e non solo, impreziosita dalla presenza in qualità di ospite d’onore della nipote Elena Anticoli De Curtis, figlia di Liliana, che consegnerà il premio “Totò, il principe della risata” al comico più brillante distintosi nel corso dell’evento. Non solo comicità ma tanta solidarietà caratterizza il festival che, anche quest’anno, aderisce alla campagna di raccolta fondi dell’Unicef “Bambini in pericolo” e per l’occasione assegnerà il premio “Un sorriso per l’Unicef” attribuito da una giuria costituita da bambini. Lo spettacolo conclude il programma d’iniziative culturali e artistiche ideate da “Calabria dietro le quinte” con la direzione organizzativa di Giuseppe Mazzacuva, avviate dal 2 dicembre 2017 nella città di Reggio Calabria per il 50° anniversario dalla scomparsa dell’attore comico Antonio De Curtis, in arte Totò. Il progetto è patrocinato dal Comune di Reggio Calabria, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria, dall’associazione Antonio De Curtis, in arte Totò e rientra negli “eventi di rilievo regionale e nazionale” della Regione Calabria – Azione 1 – Annualità 2017  – PAC 2014 -2020. Per assistere allo spettacolo è possibile prenotare o acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro “Cilea” di Reggio Calabria o consultare il sito o la pagina Facebook – www.festivalfaccedabronzi.it.

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Reggio di Calabria: Fattoria della Piana si adegua alla decisione del Comune e smonta l’Albero di Piazza Duomo

(1029) Entro stasera piazza Duomo sarà liberata dall’Albero di Luci installato a spese di Fattoria della Piana come regalo alla città e ai cittadini di Reggio Calabria. La cooperativa, che per il secondo anno ha scelto la città dello Stretto come location, è al lavoro per smontare palco,

 

albero e totem e rispettare la disposizione amministrativa nr 1170 del 22 dicembre con cui il comune di Reggio Calabria ha revocato l’autorizzazione concessa fino al 7 gennaio per l’occupazione della piazza. Fattoria della Piana ha ricevuto ieri dal Comitato Corso Sud la comunicazione della revoca parziale, che riguarda “solo” il 31 dicembre e il 1 gennaio, vista la scelta della Giunta di affidare ad “altra associazione” l’organizzazione del veglione di Capodanno e l’impossibilità di sovrapporre eventi (lo scorso anno brindisi e veglione organizzati in sinergia da Fattoria e Comitato Corso Sud hanno portato in piazza migliaia di persone). Fattoria della Piana non può che rispettare l’atto pubblico e sgomberare in via definitiva: un albero e un palco di quelle dimensioni non possono essere appoggiati un attimo da un’altra parte per poi essere ricollocati in piazza Duomo ed una volta smontati, con un già imprevisto aggravio di spesa per l’anticipo in corsa della data, saranno messi a riposo fino al prossimo Natale. Il commento di Fattoria della Piana è univoco: “È difficile lasciare quella che per il secondo anno è diventata una casa, un salotto in cui incontrarci e condividere, insieme allo spirito natalizio, la voglia di fare qualcosa per la nostra Reggio Calabria. Piazza Duomo – quest’anno ancora più dello scorso anno – è stata capace di accogliere la nostra idea di città, di condivisione, di voglia di fare e stare insieme. Lo è stata per noi di Fattoria della Piana e per le tante realtà con cui abbiamo costruito momenti intensi: dal Comitato Corso Sud che ha dato vita ai mercatini di Natale, passando per l’Ente Parco d’Aspromonte e gli zampognari di Cardeto, i pasticceri dell’Apar e i panificatori dello Stretto, le scuole di ballo che hanno regalato ottimi spettacoli, gli artisti che si sono susseguiti sul palco, i bimbi che non hanno mai smesso di correre e giocare intorno e dentro l’albero, i ragazzi che si sono scambiati promesse di matrimonio, auguri di compleanno con tanto di candeline, selfie e risate. Questo volevamo che fosse l’albero: il luogo di tutti, da vivere per vivere la città. E doveva esserlo fino a dopo l’Epifania: per sabato 6 gennaio stavamo organizzando una grande tombolata, gli auguri amaranto di tutti i bimbi della Scuola Calcio della Reggina, l’estrazione di premi che avrebbero chiuso le belle giornate di festa vissute finora e tutte quelle ancora a venire. Siamo rammaricati non tanto per il provvedimento di revoca, ma perché togliamo anzitempo alla città e ai cittadini un albero che avevamo condiviso con tutti, e chiediamo loro scusa: purtroppo il doveroso rispetto di un atto amministrativo ci impedisce di continuare a condividere la gioia dello stare insieme. Assicuriamo comunque a tutti i reggini che, indipendentemente da tutto, non è venuta meno la nostra voglia di continuare a investire nella nostra splendida città e ci saranno certamente nuove occasioni di condivisione”.

 

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Reggina 1914: quattro chiacchiere con il socio Giovanni Sgro

(7) Abbiamo incontrato Gianni per scambiarci gli auguri in occasione delle festività natalizie. Da tifosi della Reggina, non potevamo non scambiare quattro chiacchiere su alcune problematiche di natura societaria ormai note ai più. Ne è scaturita una chiacchierata senza filtri e senza omissioni di sorta. Ecco cosa ci ha detto.

 

Gianni, tu imprenditore in tutt’altro settore, com’è che sei entrato a far parte della “famiglia” Reggina? Nel luglio del 2015, fui chiamato da un caro amico giornalista. Lui, insieme agli altri associati di “Leggende Amaranto” – reduci dall’imponente successo della manifestazione pro Hospice Via delle Stelle, Reggina 88 vs Reggina 99 -, aveva già intrapreso la strada finalizzata alla riuscita del progetto “Salviamo la Reggina”. Mi chiese se volessi intraprendere quel progetto insieme ad un gruppo di altri imprenditori per far sì che il calcio di un certo livello non scomparisse dalla nostra città. Mi disse che mi avrebbe accompagnato lui alle riunioni, che avrei potuto ascoltare, guardare e toccare con mano ciò di cui si discuteva e, solo dopo, decidere se avvicinarmi alla nostra squadra del cuore o, senza problemi di sorta, declinare l’invito. Fu così che, insieme, partecipammo a qualche riunione della costituenda ASD Reggio Calabria.

Con quale spirito iniziasti il tuo percorso in amaranto, considerata la compagine che di lì a breve stava prendendo forma? Fu l’orgoglio di reggino a prevalere. Visti gli elementi che costituivano la spina dorsale della nuova Società e considerate le varie difficoltà dovute al tempo limitato a disposizione per il pagamento dell’iscrizione, nonché, come già detto, per quella forma di orgoglio personale, accettai la partecipazione all’ASD Reggio Calabria. Per rispondere più sinteticamente alla tua domanda, entrai nel “mondo Reggina” per spirito di servizio verso la città di Reggio Calabria. Con convinzione per quanto riguarda l’aiuto ai nostri colori, con molta meno semplicemente perché non conoscevo il settore in cui stavo per entrare.

 

Come andarono le cose nei primi periodi per l’ASD Reggio Calabria, antesignana dell’attuale Urbs Reggina 1914? Tra i bassi e gli alti ed i vari impegni giornalieri, le cose andarono gradualmente in maniera – a mio avviso – discreta per quanto riguarda la costruzione della struttura societaria. Ti dirò, qualche volta in maniera piuttosto confusionaria per via del susseguirsi degli eventi in modo repentino e senza, quindi, a volte, anzi quasi sempre, approfondire e valutare quale potesse essere la cosa veramente più giusta da fare.

 

Gli elementi che costituivano, ieri e forse ancora oggi, la Società con quale carattere d’impegno si dimostravano? Fortunatamente ogni elemento che costituiva, ed ancor oggi costituisce in buona parte, la Società ha dimostrato adeguata competenza – considerate le diverse professioni quotidianamente svolte al di fuori del mondo Reggina – con attenzioni ed abnegazione facendo sì, che piano piano, la Società prendesse forma e sostanza per il corretto andamento della stessa. Fu cosa preziosa che, però, non tutti hanno afferrarono al volo e, quindi, apprezzarono.

 

Come si era organizzata la Società? Quali gli incarichi dei soci? Quali gli obiettivi da raggiungere? Abbiamo costituito una Srl con capitale sociale interamente versato dai vari soci con i Praticò che vollero che le loro due quote raggiungessero una percentuale che gli permettesse di acquisirne la maggioranza (a tal proposito, con nostra grande sorpresa, fu costituita la P&P srl detentrice del pacchetto maggioritario). A questo punto, Demetrio (detto Mimmo) Praticò sarebbe andato a rivestire la qualifica di Presidente; l’avv. Francesco Giuffrè sarebbe stato Vice Presidente e Delegato agli Affari Legali; il figlio di Mimmo, Giuseppe, sarebbe stato il Delegato agli Affari Generali; il dr. Gianni De Caridi si sarebbe dedicato all’Area Medica; l’avv. Giandomenico Stilo, non socio ma caro amico dei Praticò – e, successivamente, anche nostro – quale esterno e nominato da loro (per ottenere la maggioranza relativa in CdA) alle Risorse Umane; io alla Gestione e Sicurezza degli Impianti sportivi. Incarichi, questi, fino ad un certo punto rispettati ma, successivamente, dissoltisi causa ingerenze altrui. In un primo momento e senza dubbio, gli obiettivi erano quelli di traghettare con onestà, onorabilità e spirito di collaborazione da parte di tutti (soci sia interni che esterni al CdA) dal primo campionato dilettantistico (Serie D) all’ultimo professionistico (la Lega Pro, oggi Serie C).

 

Ottenuto il ripescaggio in Lega Pro nella stagione 2016/2017, quali differenze vedi tra quel campionato da ripescata e quello attualmente in corso? Per quel che riguarda la struttura del settore tecnico, lo scorso anno avevamo dato incarico – dietro suggerimento e presentazione dei Praticò – a Gabriele Martino che si è rivelato figura efficace ma fino ad un certo punto. Pur riconoscendogli una grande esperienza come Direttore Sportivo, noi soci di minoranza avevamo chiesto, ma evidentemente non ottenuto, il non affidargli anche la Direzione Generale della Società visti i tanti impegni che già gravavano su di lui.

 

La decisione più importante, economicamente e non solo, riguarda il fitto del Sant’Agata e dei beni materiali della fu Reggina Calcio 1986 SpA (che, tra l’altro, furono passi obbligati affinché la richiesta di ripescaggio in Lega Pro venisse accolta). Fu presa all’unanimità? Che si sia ottenuta la concessione in affitto del Centro Sportivo da parte della Curatela, è stato fatto a mio parere conveniente sotto tutti gli aspetti. In primis quello relativo alla crescita della Società. Ma, la decisione, non fu deliberata dal CdA ma semplicemente ratificatagli solo successivamente. Come questa, in tante altre occasioni siamo venuti a conoscenza delle cose decise e fatte solo dopo la loro realizzazione, a fatti avvenuti.

 

Ho notato che quest’anno, in trasferta, la squadra ha al seguito solo il Presidente ed il figlio. La cosa è chiaramente in contrasto con quanto avveniva precedentemente. Come mai? Diffidenza, dissapori, divergenze? Per quanto mi riguarda, i motivi sono tanti. Salute, soprattutto, ma anche divergenze di opinioni per quanto riguardano le strategie non condivise ma portate alla mia (e non solo) attenzione solo dopo decisioni prese ed attuate senza passare dall’approvazione del CdA in quanto responsabile nei confronti di tutti i soci. 

 

Ho saputo della riduzione delle tue quote (ma anche di molti altri oltre te): perché? Fino ad un paio di mesi addietro, detenevo, assieme ai miei tre figli, la quota del 10% circa. Recentemente, durante il CdA di fine ottobre, ho ridotto notevolmente le mie quote riducendole all’1% circa. Questo per i motivi già chiariti sopra e, oltretutto, cosa più importante, senza sapere dove stiamo andando.  

 

Questo è il quadro, visto dall’interno, della situazione societaria dell’Urbs Reggina 1914. Tutte cose arcinonte ai più e che, Gianni, cortesemente ci ha confermato. Reggio non è una metropoli, ciò che succede a Bocale in un fiat arriva a Catona. Certo, a volte arriva edulcorata ma altre volte attiva nella sua essenza reale. Della Reggina 1914 abbiamo già detto nell’ultimo editoriale, non ci resta che attendere che le opinioni di Gianni rivestano il ruolo di monito affinché la Reggina torni ad essere REGGINA!

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Reggina 1914: e non finisce qui… (purtroppo)!

(6) Nel ridicolo ci sono già da molto tempo, nonostante i soli 30 mesi di vita (altro che rasentarlo fermandosi). Il fondo lo stanno scavando ben oltre la quota del livello del mare raggiunta dal predecessore (altro che rattopparne i buchi). All’Urbs Reggina 1914

calza a pennello il ruolo di affittuario del glorioso nome vicinissimo ai 104 anni di storia (gli ultimi 3 di storielle). In molti, noi compresi, avevamo creduto nel risorgere dalle proprie ceneri due anni e mezzo fa ma non avevamo fatto i conti (sebbene di segnali ce ne avesse inviati a decine) con un’ “Araba Fenice” masochista ed autolesionista. Di strafalcioni, in questi 30 mesi, la Società ne ha collezionati a iosa. Un campionato in D costellato dalle sconfitte con Aversa Normanna, Roccella, Leonfortese (in casa e fuori), Frattese, Scordia ed Agropoli (chi sono queste squadre?). Un campionato in Lega Pro che l’ha vista soccombere con Fondi, Melfi e Messina in malo modo. Un campionato di C (quello in corso) in cui ha già perso due volte con la ripescata Rende ed in cui, ieri pomeriggio, ha inanellato la quarta sconfitta consecutiva (seconda consecutiva in casa) e la sesta nelle ultime 8 gare. Eppure crediamo che i pessimi risultati ottenuti ("pessimi" è un eufemismo) sul campo siano solo la famigerata punta di un iceberg che fonda le sue basi all’interno di una Società (anzi, della P&P, socia di maggioranza) in cui nulla funziona se non, come detto, l’autolesionismo, il vittimismo, il piegnisteo e la ricerca di responsabilità ovunque tranne che dove sono: dentro casa! Giovedì scorso abbiamo avuto il piacere di essere invitati e di partecipare alla cena di Natale organizzata dalla Società. Abbiamo colto l’occasione, più che di mangiare o di riempire buste con alimenti da portare a casa, di dialogare con il Coordinatore Basile, il tecnico Maurizi ed il Segretario Greco. A Basile abbiamo ricordato ciò che gli dicemmo in occasione della sua presentazione il 9 giugno scorso: “Che sia in Terza Categoria o in Champions League per noi, la Reggina, ha la stessa identica importanza. Non lo dimentichi mai!”. Abbiamo conversato amabilmente, lo abbiamo ascoltato, gli abbiamo ripetuto che il suo approccio (in occasione della sua prima chiacchierata con la Stampa a margine della presentazione di Di Livio) non ci era piaciuto. Abbiamo cercato di comprendere (senza riuscirci) le sue spiegazioni circa l’attuale periodo (due mesi!) di totale appannamento della squadra. Squadra giovane che crolla davanti alla prima difficoltà? E chi l’ha costruita questa squadra? Lui o noi? Abbiamo chiacchierato con il “bomber” Greco. Abbiamo sorriso insieme ricordando il curriculum da “cecchino in panchina o negli spogliatoi”. Abbiamo dialogato ancora una volta con mister Maurizi verso cui nutriamo sincera simpatia per la semplicità con cui si approccia e l’apparente genuinità del suo essere. Dobbiamo, però, fare un passo indietro. Quando la P&P, ancora una volta all’oscuro del CdA (è questo che più i soci di minoranza contestano alla proprietà: il venire a conoscenza di fatti e circostanze solo dopo essere state fatte le scelte o prese le decisioni), presentò l’accoppiata Maurizi-Basile (in teoria, in ordine di gerarchia aziendale, avremmo dovuto scrivere Basile-Maurizi ma siamo certi che sia stato Agenore a trainare con sé Salvatore e non il contrario), come tutti coloro i quali non conoscevano Maurizi, per prima cosa andammo a scovarne il curriculum in rete. La cosa che più ci colpì non furono tanto gli esoneri [Cavese 2009/2010, Viareggio 2011/2012, Treviso 2012/2013, Paganese 2013/2014 e Lupa Roma (due volte, 2015/2016 e 2016/2017)] ma la “vita” successiva delle Società per le quali aveva lavorato: la Massese (allenata nella stagione 2007/2008) è retrocessa nella stessa stagione per ritardata consegna dei documenti, è retrocessa in Eccellenza nella stagione successiva ed è dichiarata fallita nel 2009; la Scafatese (allenata nella stagione 2008/2009) nel 2010 non viene iscritta in Seconda Divisione salvo ripartire dalla Terza Categoria; la Cavese (allenata nella stagione 2009/2010 fino a novembre) nel 2011 è esclusa dai campionati per dissesto economico-finanziario; il Pergocrema (allenato nella stagione 2010/2011) nel 2012 fallisce per dissesto economico e è radiato; il Viareggio (allenato nella stagione 2011/2012, fino al 29 ottobre) nel 2014 non viene ammesso in Lega pro per motivi economici e riparte dalla Terza Categoria; il Treviso (allenato nella stagione 2012/2013, fino al 21 ottobre) retrocede e non viene iscritto (escluso) dalla FIGC al campionato successivo; l’Ischia Isola Verde (allenata nella stagione 2014/2015, dal 18 novembre) nel 2016 non riesce a formalizzare l’iscrizione e viene radiata. Solo la Paganese (allenata nella stagione 2013/2014) sopravvive al suo passaggio assieme alla Lupa Roma (allenata nelle stagioni 2015/2016 – dall’1 novembre al 27 dicembre – e 2016/2017 – dall’11 ottobre al 7 novembre) ma retrocessa in D al termine della sua prima stagione, poi ripescata ed ancora retrocessa sempre in D al termine della sua seconda stagione capitolina. Credeteci, dispiace ricordare un siffatto curriculum davanti al quale gli esoneri sono bazzecole. Dispiace ricordarlo a noi che amiamo la Reggina (non più incondizionatamente, sia chiaro) e dispiace ricordarlo a lui che, come detto, ci è tanto simpatico per la semplicità e l’umiltà con cui si è presentato, prima, e comportato, poi, sia con noi che, crediamo, con gli alti colleghi. Dispiace, dispiace molto ma una domanda sciocca comunque ci poniamo: la P&P ha fatto, come noi e molti altri, una banale ricerca in rete? Siccome siamo dell’idea che, in determinate occasioni, non sia possibile trincerarsi ed accettare il “non sapevo” di politichese memoria e che, pertanto, è valido il concetto del “non poteva non sapere” ecco che, quindi, un’unica spiegazione consideriamo valida: (la P&P) non poteva dire di no! Perché? E’ presto detto: una Società che sin dal suo insediamento non esita a dire (ed ancora a ridire, ribadire, sottolineare, evidenziare) frasi che vanno dal “Se mi danno i soldi che ho investito, sono pronto a cedere le mie quote” al “Non possiamo pensare al futuro perché viviamo alla giornata”, dal “Non possiamo rinnovare i contratti perché non sappiamo dove saremo l’anno prossimo” al “Non sappiamo se arriveremo a giugno”, altro non fa che esporsi pubblicamente all’interesse di persone senza scrupolo che altro non fanno che cogliere l’occasione fornitale da aziende in difficoltà sulle quali mettere le mani impossessandosene. E’ successo questo? Non lo sappiamo con certezza ma così sembrerebbe! E se questo fosse successo davvero, ecco spiegato il venir meno del potere decisionale dell’uno a vantaggio degli altri. Sono illazioni? No, semmai ipotesi senza il crisma della verità assoluta che preferiamo lasciare alla saccenza altrui. Di sicuro c’è una cosa: il ridicolo di cui si ricopre la Reggina odierna non ha eguali (nemmeno nel recente passato sotto la precedente gestione); il fondo che è riuscita a scavare la Reggina odierna è di gran lunga superiore alla quota negativa raggiunta nei recenti periodi bui. E non finisce qui… (purtroppo)!  

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Reggio di Calabria: pacco di Natale per il Comitato Corso Sud. La Giunta revoca il brindisi di fine anno a piazza Duomo e lo assegna ad altra associazione

(1024) Non c’è nemmeno il tempo per rallegrarsi del successo della nuova edizione dei mercatini di Natale che il pacco sorpresa arriva dal Comune che ha revocato al Comitato la possibilità di ripetere il brindisi di fine anno a piazza Duomo, evento (gratuito) in collaborazione con

 

Fattorie della Piana e Lo Presti Idea e che lo scorso hanno ha fatto divertire migliaia di persone. Andiamo con ordine: Il Comitato Corso Sud ha partecipato ad un bando pubblico in cui ha dettagliatamente inserito tutti gli eventi, dai mercatini di Natale nelle 4 aree previste, dalle casette di solidarietà, dal villaggio di Babbo Natale alla Villa al brindisi di fine anno in piazza Duomo. E proprio per questo motivo la richiesta di autorizzazione ai mercatini al Duomo era stata presentata sino al 6 gennaio. A seguire, era il primo dicembre, il Comitato, riceveva l’ok dal Comune per il progetto completo, soprattutto perché rispondeva ad una serie di requisiti di merito. I mercatini sono andati davvero bene, quest’anno siamo riusciti a superare il numero di visitatori dello scorso anno, grazie anche al Villaggio di Babbo Natale alla Villa Comunale che ha registrato presenze altissime. Il pacco natalizio però è arrivato proprio ieri, 22 dicembre, con PEC. Senza andare a discutere di tecnicismi, saranno poi altri a giudicare la legittimità dell’atto, il Comune, di fatto, dispone la parziale rettifica dell’autorizzazione, chiedendoci di smontare le casette a piazza Duomo il 31 e rimontarle giorno 1 per consentire lo svolgimento del veglione ad altra associazione. Ovviamente, com’è facile intuire tutto ciò rappresenta un grave nocumento alle nostra iniziativa per la difficoltà di spostamento, montaggio e rimontaggio. L’Associazione che ha avuto l’ok per il veglione in piazza era stata indicata in una delibera di Giunta, votata il 30 novembre e pubblicata solo il 12 dicembre. E’ questo il pacco di Natale ricevuto il 22 dicembre. Il Comune nella nota parla di “eventi concomitanti”, ma, crediamo sia palese la forzatura con cui sia stato scelto un altro veglione al nostro (gratuito). Ma visto il successo dello scorso anno, cosa si cela dietro questa scelta?

 

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Te lo ricordi Marco Piga?

Tra i gol più belli della storia della Reggina rientra a pieno titolo una rete realizzata da un bomber di razza, acquistato dal compianto presidente Ascioti dal Catania, rivale storica degli

amaranto che il bomber sardo aveva portato in B proprio con un gol realizzato al “Comunale” di Reggio Calabria pochi mesi prima. La squadra amaranto vantava tra le proprie fila giocatori di grande valore per la categoria e non solo del calibro di Nasuelli, ex Rende, Camolese, Colla, Arcoleo, Scarrone, Re, Olivotto, Tomba, Piras e  cullava, ancora una volta invano, sogni di gloria, e le prime giornate avevano segnato un andamento altalenante con vittoria in casa e sconfitta in trasferta. Per il derby contro il Rende oltre 12.000 spettatori sulle gradinate in una fredda giornata di Novembre. La partita rimane bloccata fino al 75′ quando Marco Piga tira fuori dal cilindro una rovesciata che batte il portiere ospite e consegna la vittoria agli amaranto. Fu una grande giornata di festa, anche se poi il sogno si trasformaò nell’ennesima delusione tipica degli anni successivi alla retrocessione dalla serie B. Ma quella rete, pur senza l’impatto mediatico dei nostri giorni, rappresenta una perla da incastonare tra i tanti capitoli dell’ultracentenaria storia amaranto.

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