2012: è tempo di bilanci per l’anno da poco concluso e di propositi per quello appena iniziato

E’ tempo di bilanci e, magari, di buoni propositi. Si, perché è da poche ore scoccato l’anno 2012. Ed allora, dopo i festeggiamenti di rito, che si fa? E’ buona consuetudine o, comunque, appare “naturale” riflettere su ciò che ha rappresentato per noi l’anno appena concluso. Si analizzano, ripercorrendoli con la memoria, i momenti salienti della nostra vita fino a questo istante; si rimpiange ciò che avremmo voluto accadesse e che, invece, non è accaduto; si tirano, insomma, le fila di un arco temporale sul corso del quale avremo, indubbiamente, sempre qualcosa da ridire. E, poi, si cerca di pesare sui piatti della bilancia tanto le cose positive quanto le negative ottenendo, alle volte, anche se ammetterlo per molti di noi è svilente, quasi inevitabilmente, che il piatto tenderà a pesare di più dal lato delle cosiddette “situazioni mancate, fallite o, peggio, sbagliate”. Ma considerando un aspetto più ampio di questi “bilancini” di fine/inizio anno, è fondamentale andare a frugare anche nella res pubblica ed ahinoi, sono dolori! Invero, tra incremento della disoccupazione, introduzione di tasse ed aumenti vari appare quasi “normale” sentirsi a dir poco “spossati” dalla crisi che, nella qualità di cittadini italiani, e reggini in particolare, stiamo attraversando.

Ma come è ormai tendenza dire, cerchiamo di pensare “positivo”, guardando magari a ciò che possediamo, non a ciò che avremmo potuto possedere. Cerchiamo, dunque, di guardare al futuro con occhio meno critico e pessimistico e più costruttivo. D’altra parte, è doveroso evidenziare come “guardare il bicchiere mezzo pieno”, piuttosto che “mezzo vuoto”, sia, se non impossibile, assai difficile per tutti coloro che si sono venuti a trovare senza un posto di lavoro, per coloro i quali non “arrivano alla fine del mese” ed, inoltre, per i giovani che pare non abbiano alcuna opportunità d’inserimento nel mondo lavorativo. L’unica cosa che sentiamo di dire a coloro che rientrano in quest’ultima fascia di popolazione è di lottare, di non mollare e di credere sempre che il merito, anche se più o meno alla lunga, verrà riconosciuto loro. Anche il nostro Capo di Stato Napolitano, nel suo consueto discorso di fine anno rivolto alla Nazione, si è sentito di ripercorrere le tappe negative dell’anno appena trascorso, ma ha anche ribadito fiducioso: “L'Italia può e deve farcela. La nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa”. Ed allora, sbottoniamoci al nuovo anno facendo di esso un grande banco di prova, per il mutamento e per il riscatto, auspicandoci un bel balzo in avanti di cui, innegabilmente, l’Italia intera ma anche singolarmente ognuno di noi abbiamo bisogno.

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Author: Maurizio Gangemi