Tutto è bene quel che finisce bene, o almeno così si dice. Certo, per buona parte del campionato non solo abbiamo abbandonato ogni sogno di gloria, ma addirittura abbiamo pensato al peggio e, quindi, alla seconda retrocessione consecutiva. Onestamente, sarebbe stato troppo umiliante. Si è conclusa pochi minuti fa la stagione 2009/2010, quella che avrebbe dovuto riportare la Reggina nella massima serie ed, invece, l’ha vista costretta a salvarsi – come sempre – all’ultima giornata. Una stagione, l’ennesima, caratterizzata da innumerevoli errori da parte della Società certamente ma anche da parte di tutte le altre componenti: dagli allenatori (anche quest’anno ben 3 sulla panchina amaranto, da Novellino a Iaconi per finire a Breda), dai giocatori (alcuni presi con la fanfara a far da corollario e, poi, finiti altrove tra i fischi) e dai direttori sportivi (2, da Martino defenestrato assieme a Novellino ad ottobre a Rosati promosso da consulente di mercato ad, appunto, direttore sportivo con l’arrivo di Ivo Iaconi). Hanno sbagliato tutti qualcosa, non c’è alcun dubbio.
Ognuno di essi ha sbagliato, ovviamente con le proprie competenze. Non c’è, quindi, da salvare niente e nessuno in questa stagione assai deludente. C’è da salvare, come diciamo da sempre, la Reggina in quanto entità senza alcun nome e cognome. Personalmente non c’importa chi sia il presidente, l’allenatore, il direttore sportivo, i giocatori o chi ricopra tutti gli altri ruoli. Quello che c’importa è che la Reggina rimanga viva ed attiva. L’augurio che facciamo a chi di dovere è che dalle proprie ceneri, come l’Araba Fenice, si rinasca. Crediamo che più in basso di così non si possa andare e che, appunto, da domani si debba ricominciare col ristrutturare e riorganizzare tutto quanto partendo dalle basi. La Società, in primis. Ha bisogno di nuova linfa, di nuove forze, di nuovi entusiasmi, di nuove motivazioni. Forse la stanchezza la sta facendo da padrona, non sappiamo. La squadra, dopo. Partendo dall’allenatore scelto con oculatezza e non soltanto con la voglia di strafare e prendendo atto che non è possibile cambiare 3 allenatori ogni anno da 3 anni a questa parte. I giocatori. Non dai nomi altisonanti, ma esperti a cui affiancare giovani di valore e con la voglia di vincere e motivazioni tali da fargli fare un campionato intero con il coltello tra i denti. Ecco, da queste premesse si deve partire così come si deve ripartire dall’aver finalmente imparato dagli errori commessi che, ahinoi, quest’anno si sono ripetuti sotto altre forme e sotto altri aspetti. Quanta amarezza, quanta delusione, quanto rammarico c’è in ognuno di noi per non aver saputo approfittare di un campionato di B assai mediocre e livellato. In A ci vanno il Lecce (unica tra le retrocesse a ritornarci subito) ed il Cesena (una vera e propria sorpresa fatta di lavoro e di giovani grintosi e dalla qualità inimmaginabile prima) senza passare per la lotteria dei playoff. Ad esse si aggiungerà una tra Torino, Brescia e le altre sorprese Sassuolo e, pensate un po’, Cittadella. Incredibile per certi versi. Un’altra amara constatazione è che la Reggina è l’unica tra le retrocesse che in A non ci è già tornata (Lecce) o ci può ancora tornare (Torino). Questo è quanto. In sala stampa il nostro unico interlocutore è il presidente Foti (nella foto). Arriva scuro in viso e deciso al monologo. D’altro canto nessuno tra noi colleghi ha voglia di ridere e scherzare, tutti siamo ben consapevoli che quello ottenuto oggi non è un successo ma solo l’obiettivo minimo peraltro fissato di giornata in giornata man mano che quello principale (promozione diretta) lasciava il passo a quello secondario (promozione passando attraverso i playoff) per finire, appunto, a quello minimo (salvezza). Foti inizia il suo monologo e noi lo stiamo ad ascoltare riportandovelo integralmente. “Ho avvertito il desiderio – dice -, la necessità, di venire qui davanti a voi per chiudere questa stagione in cui siamo venuti meno a quelle che erano le attese e che ha portato grandissima delusione per quelle che erano le aspettative da parte di tutti e che, evidentemente, non sono state suffragate con i fatti. Chiedo – continua -, con molta serenità, scusa ai tifosi, agli abbonati, a tutti coloro i quali stanno a cuore le sorti della Reggina. Mi è dispiaciuto leggere quello striscione a fine gara esposto dalla Curva Nord (“Al 90° via tutti: vergogna mercenari”, n.d.r.) perché credo ci siano state tante difficoltà, difficoltà oggettive, che alla fine ci hanno permesso di raggiungere solo questo obiettivo, certamente minimo, dopo una fase anche di grande presunzione da parte nostra e di grande illusione, che evidentemente hanno caratterizzato questa stagione fallimentare. Oggi abbiamo visto due immagini importanti: le squadre dei Giovanissimi e degli Allievi che stamattina hanno superato il turno e si apprestano alla fase finale dei loro rispettivi campionati. Abbiamo voluto chiudere facendogli fare il giro di campo, chiudendo di fatto anche la stagione poco importante e poco felice della prima squadra. Questo significa, però, che la Reggina è viva, che la Reggina è concreta, che la Reggina può commettere l’errore di una stagione, ma non può essere biasimata. Ho sentito, nell’arco di questa stagione, tantissime cose positive (?) da parte di chi ci è stato vicino e che ringrazio per aver sempre spinto alla ricerca della soluzione affinché si giungesse ad un traguardo migliore di quello a cui siamo giunti oggi. C’è stato chi, invece, con un po’ di acredine, mi auguro dettata solamente dalla delusione, ha cercato di andare a scavare per cercare qualcosa di strano e di assurdo. Io già guardo avanti, già guardo alla prossima stagione, a quello che sarà il XXV° campionato di questa Società e dico a tutti che noi siamo vivi, siamo coscienti dei nostri errori, ma abbiamo bisogno del supporto di tutti perché anche oggi, tra lo spettacolo che abbiamo offerto noi e lo spettacolo offerto dal pubblico al Granillo, ho visto delle cose in cui io non mi riconosco. Mi riconosco, invece, in quella Reggina che ha sempre sofferto, che con grande umiltà ha sempre lottato e che non dovrà avere più quella presunzione o quegli atteggiamenti tenuti forse anche per troppo amore, tenuti certamente con la superficialità che riconosco esserci stata. Voglio una Reggina che lotta – prosegue il presidente -, che combatte, che si sacrifica sotto tutti gli aspetti. E vorrei anche un’altra cosa se possibile, ma forse chiedo troppo. Vorrei che questa Reggina sia amata indipendentemente da Lillo Foti. Lillo Foti è una persona che ha dato e ricevuto tanto alla e dalla Reggina e basta. La cosa più importante è la Reggina e spesso questo molti se lo dimenticano cercando di attirarsi simpatie e regalare antipatie. Sono una persona che soffre come l’ultimo dei tifosi, che cerca di dare con dignità risposte alla sua Città. Vi invito ancora, se ce ne fosse bisogno, a guardare alla Reggina, a guardare alla squadra che vi appartiene a tutti, a cui tutti quanti siamo legati, con maggiore attenzione perché stiamo (?) disperdendo un patrimonio importante. La Reggina è un qualcosa che ci portiamo dentro, nata con noi e che continuerà ad esistere indipendentemente dalla persone che ci sono o ci saranno. Questa è l’unica cortesia che vi chiedo e l’unico invito che vi rivolgo. So di poter contare su questo vostro impegno. Il prossimo sarà un campionato molto impegnativo per questa Società. Impegnativo non alla ricerca di nomi altisonanti, ma alla ricerca di quel modo di lavorare che ha caratterizzato i nostri 25 anni di Reggina. Ci sarà da girarsi le maniche, ed io sarò il primo a farlo, c’è da riportare l’entusiasmo soprattutto dei più giovani e darò, come Reggina, il massimo delle risposte sperando di poter ridare quelle gioie già vissute”. Termina qui il soliloquio del presidente, ci sarebbero da commentare alcuni stralci ma crediamo che i punti interrogativi da noi messi non a caso siano più che esaustivi delle grande nostra perplessità. “Stiamo disperdendo un patrimonio importante”, per esempio, è una di quelle frasi che va giustamente messa sotto la lente d’ingrandimento. Se “stiamo” sta per “noi della Società” allora nulla da eccepire; se, invece, sta per “noi e voi” (con “voi” inteso come Stampa) allora ovviamente dissentiamo in toto con l’eventuale infelice affermazione. O meglio, di certo “noi” non ci sentiamo di essere interessati da quanto detto. Per “gli altri” ognuno risponderà come meglio ritiene opportuno. Dopo il monologo presidenziale inizia il dialogo con i cronisti. Il suo discorso in termini negativi dal punto di vista tecnico che ripercussioni sta avendo o potrà avere sul bilancio della Società? “E’ stata una stagione fallimentare, non lo nascondo ci certo così come non mi nascondo io assumendomene tutte le responsabilità come ho sempre fatto se necessario. Siamo stati poco attenti sposando una causa che non era la nostra. La responsabilità non è dei calciatori né di altri in particolare. Tutti quanti abbiamo commesso degli errori e da questi bisogna ripartire. Era una Reggina che io speravo potesse ritornare subito nella massima categoria. Ho visto gente che era venuta qui per dare il suo contributo e che forse voleva darlo in una maniera diversa. Questo non lo so ma credo comunque in buona fede. Non ci siamo riusciti né noi né loro. Da tutto questo si riparte”. Da qualche suo passaggio si evince come ci sia stato qualcuno che quasi quasi abbia inteso commettere o indurre in certi errori. In maniera più specifica, quali sono stati gli errori, dove sono stati e chi li ha commessi? “Non credo sia il caso di fare nomi, penso che ognuno debba fare i conti con la propria coscienza e dentro di se sappia perfettamente di che cosa è responsabile. Le mie di responsabilità le riconosco e non ho alcuna difficoltà a farlo. Credo e mi auguro perché sono un ottimista che tutto sia stato fatto in buona fede e che tutto sia stato un incidente. La Reggina per questi errori ha pagato, fortunatamente non ha pagato perdendo anche questa categoria, e devo dare atto dicendo grazie al signor Breda che si è messo a disposizione della Società venendo, con grande fatica, a capo del problema e risolvendolo anche se all’ultima giornata e sempre soffrendo perché questa è la verità. Da adesso guardo avanti con grande serenità. Ci saranno sicuramente delle difficoltà ma ritengo che all’interno della Società ci sia ancora la voglia e la forza per poter dare ancora una volta vita a questa maglia che vorrei tornasse ad appartenere a tutti i reggini. La cosa che ultimamente mi da particolarmente fastidio è quella di non riuscire a vedere la gioia, l’entusiasmo – indipendentemente dai risultati perché i risultati sportivi sono frutto anche di episodi – attorno alla maglia della Reggina che deve appartenere a tutti quanti”. Ci è parso di sentire lo stesso discorso fatto un anno fa di questi tempi all’alba della retrocessione però non riusciamo a sapere, e questo forse non lo saprà mai, quali errori sono stati commessi, perché sono stati commessi, chi li ha commessi. Se non ci saranno risposte chiare si alimenteranno illazioni, pettegolezzi e quant’altro. “Vuol dire che bisogna parlare di meno e fare di più. Oggi, io, vorrei sbagliare di meno ed il mio proponimento è proprio questo. Gli errori commessi mi lasciano dentro parecchia amarezza ma ho sofferto per la Reggina e non per Lillo Foti. Per quale motivo si è sbagliato? Si è sbagliato perché si è ragionato troppo in grande, perché non siamo stati con i piedi per terra. Quelle che erano le caratteristiche della Reggina sono state disattese allontanandoci dalla realtà e facendoci prendere dalla voglia di strafare autoconvincendoci di essere sulla strada giusta mentre così non è stato e la sofferenza avuta fino ad oggi lo dimostra”. Lei prima ha detto “guardando lo spettacolo della partita non mi ci riconosco”, si riconosce, invece, nell’aspetto organizzativo societario attuale? Nella rivalutazione di quello che potrà essere il programma generale esiste un esame di coscienza per quel che riguarda la Società e le sue componenti? “Forse c’è qualche lacuna, anzi certamente c’è. Tutto, anche la rivalutazione di questo, sarà legato al progetto di riportare l’entusiasmo attorno alla Reggina”. L’impressione che si ha dall’esterno è che questo entusiasmo lo debba ritrovare in primis anche la Società. “La Società ce l’ha questo entusiasmo. Qualcosa che dentro di noi pulsa ancora c’è”. Ha ammesso che degli errori sono stati commessi, ma adesso, a campionato finito, quale o quali errori non commetterebbe più? “Non potrei avere la controprova. Gli errori commessi sono davanti a me ed hanno portato ad un obiettivo raggiunto solo all’ultima giornata. Di certo faccio le mie considerazioni su tutto ma le tengo per me e cercherò di non ripetere gli stessi errori commessi”. Premesso tutto quello che finora ha detto e che i nostri lettori stanno leggendo, qual è l’input che lei lancia alla Città ed ai tifosi? “Quello di amare, di tornare ad amare la Reggina. Capisco bene che le delusioni degli ultimi due anni in una parte di tifoseria hanno permesso di dimenticarsi della Reggina. Con il mio intervento di oggi, a parte per scusarmi per questo campionato appena finito, lancio l’invito a tutti voi, che riconosco essere stati costruttivi con le vostre critiche, affinché portiate fuori dalla sala stampa l’amore per la Reggina e non per Lillo Foti per far sì che si ricreino quelle stesse condizioni che hanno consentito alla Reggina stessa di diventare grande”. La Società come si muoverà da domani? “Si muoverà animata dalla voglia e dal desiderio di dare ancora qualcosa alla Città sicuramente con nuova linfa e nuova forza affinché torni ad essere guardata con simpatia come fino a qualche tempo fa”. Presidente, se il pubblico si è allontanato dalla Reggina non è certo per altro se non per il non aver condiviso le strategie o i programmi che questa Società ha messo in atto e che, quindi, non sono piaciute affatto. “L’errore principale è quello della Società, non c’è dubbio. L’ho detto prima e lo ripeto adesso. Il mio verso di voi della Stampa era solo un invito a contribuire dando nuova linfa e nuove energie alla Reggina”. Termina così l’ultima conferenza stampa post partita della stagione. Che dire? Oggettivamente, il poco detto dal presidente è anche condivisibile ma è il “non detto ma fatto” che è opinabile. Tanti, troppi, sono stati gli errori e/o gli atteggiamenti sbagliati di questa Società negli ultimi anni. Li abbiamo trattati più volte denunciandoli a chiare note e sarebbe troppo laborioso ripeterli adesso sebbene chi ci ha seguiti li sa già. Adesso, perdonateci, l’unico desiderio che abbiamo è, archiviato nel minor modo peggiore possibile questo campionato, staccare la spina per un po’ e seguire gli eventi sempre attenti e vigili ma con quella rilassatezza che certamente tutti ci meritiamo dopo un campionato lungo, estenuante, pesantissimo e, ahinoi, ancora una volta colmo di delusioni per quanti hanno davvero a cuore le sorti della Reggina. Il presidente se n’è accorto stasera, ma noi lo diciamo sostenendolo da sempre: la Reggina è una ed una sola e prescinde da chiunque la rappresenti pro-tempore. Da chiunque! Ad majora.