(50) Riceviamo e pubblichiamo. Centinaia di posti di lavoro sono stati nuovamente bloccati da una pseudo politica soggiogata da “elementi esterni destabilizzanti”, il solito “gruppo d’azione” che ha tenuto in ostaggio per oltre cinque anni il consiglio comunale, causando, fra l’altro, lo stallo di cui è vittima la città di Villa San Giovanni.
Torna alta l’attenzione sulla vicenda “Parco dei Falchi”, in località Serro la Torre Cannitello di Villa San Giovanni che vede la società Eco costretta a chiedere, alla stessa pseudo politica ed a coloro che hanno contribuito illegalmente a mettere un freno forzato alla pratica Eco, di pagare i danni provocati, ricorrendo per la nona volta alla Giustizia amministrativa. Dal 2006 ad oggi la società Eco ha subito, per colpa dell’inerzia e delle illegittimità delle amministrazioni pubbliche, gravissimi danni sia economici sia di immagine nonché morali per coloro che la rappresentano. Per chi non ha memoria della vicenda o per chi ha strumentalmente ideato e concepito fatti e circostanze con informazioni false e tendenziose è doveroso ricordare che la pratica Eco-Parco dei Falchi al Comune di Villa San Giovanni si sta trascinando da quasi nove anni, una stessa pratica, nel resto d’Italia, per legge, si conclude in sessanta giorni. Troppi misteri e pezzi mancanti in una vicenda estremamente lunga da sintetizzare ma in parte facile da spiegare con la risposta ad una domanda su tutte che sorge spontanea nel guardare le carte. Perché dopo aver adottata la delibera d’impulso 18, il 17 maggio 2006, che accoglie la proposta della società Eco ed il cambio di destinazione d’uso del suolo stabilendo i dati tecnici generali, introducendo il premio urbanistico in opere fruibili dalla collettività per valorizzare l’interesse pubblico, poi, la stessa compagine amministrativa in seno al consiglio comunale, fa di tutto per non adottare gli altri adempimenti di competenza previsti dalla normativa vigente, per definire la pratica relativa al “Parco dei falchi” trasmessa dallo Sportello Unico nel settembre 2006, con tutti i pareri favorevoli espressi dagli enti competenti in Conferenza dei Servizi, come per legge? Accade di fatto che a seguito dei tanti solleciti per la definizione delle pratiche presentati dalla Eco e dalle altre società, tutte pratiche di sviluppo economico ed occupazionale (per diverse centinaia di posti di lavoro), pervenute al Comune dallo Sportello Unico per le Attività Produttive, scatta per alcuni consiglieri comunali, e non solo, lo stato d’allarme rosso che accomuna “certe categorie di esseri” in una chiave di volta che consente lo stratagemma di diluire i tempi perché tutto resti come prima. Un patto portato avanti ad ogni costo, sino ad oltrepassare il penale. Un “fermo pseudo politico”, più volte rappresentato dalla Eco con esposti diretti al Prefetto di Reggio Calabria nonché al Commissario prefettizio del Comune, che registra un susseguirsi di fatti imbarazzanti, sedute deserte, consiglieri che si defilano per non garantire il numero legale, punti presenti all’ordine del giorno rimandati, insomma, ogni scusa è buona per non far procedere la pratica Eco e le altre pratiche. Si arriva così alla fine dell’anno 2007 con lo stesso Consiglio Comunale che nell’approvare la famigerata quanto illegittima delibera 40, rigetta all’unanimità tutte le proposte progettuali di sviluppo e di occupazione nel paese pervenute dallo Sportello Unico, sospende qualsiasi effetto delle deliberazioni d’impulso e getta alle ortiche centinaia di posti di lavoro. Perché nessuno si domanda a chi giova una tale scellerata decisione? Il Comune così decidendo crea un contenzioso con le società che per il riconoscimento dei loro diritti ricorrono alla Giustizia amministrativa con ricorsi ed appelli che si perpetuano per ben tre amministrazioni, due caratterizzati dallo stesso schieramento politico ed una terza dal Commissario Prefettizio, con un danno erariale per il Comune di centinaia di migliaia di euro per parcelle pagate agli avvocati e spese per giudizi persi, soltanto alla Eco rimborsate oltre 15.000 euro. A fronte dei ricorsi presentati dalla Eco, il TAR e poi il Consiglio di Stato, annullano l’illegale delibera 40 come pure la deliberazione commissariale del 2009 con la sentenza del Tar, nel 2011, con la quale dispone l’obbligo di riedizione del potere del consiglio comunale prescrivendo limiti e modalità. L’attuale amministrazione La Valle, nell’attenersi a quanto statuito in detta sentenza, nel febbraio 2012 (dopo duemila e sessanta giorni dall’approvazione della delibera d’impulso), approva all’unanimità la variante di Prg relativa alla proposta della Eco per la realizzazione del Parco dei Falchi. Eppure il “calvario” è lungi dall’essere terminato. I soliti “elementi esterni destabilizzanti” si attrezzano con “l’amico consigliere di sempre”, costretto a calcare la scena in posizione minoritaria in seno al consiglio comunale , al fine precipuo di ottenere la revoca della deliberazione di variante approvata, non disdicendo di sottoscrivere atti e documenti non rispondenti al vero, puntualmente riportati sulla stampa in un violento attacco mediatico diretto alla società Eco – Parco dei Falchi”, poi smentiti dalla realtà dei fatti e dalla giustizia amministrativa. A fare da sponda sono chiamate dal solito “gruppo d’azione”, quattro associazioni ambientaliste (siamo a marzo 2012) che inviano un esposto al Sindaco del Comune di Villa San Giovanni ed al Prefetto di Reggio Calabria, con richiesta di revoca della deliberazione approvata ed altro esposto-denuncia alla Procura della Repubblica, enunciando persino palese violazione di articoli del codice di procedura penale per fatti inesistenti. Ma c’è di più. Negli esposti si ripotano fatti e circostanze del tutto non rispondenti al vero, talché la Eco presenta alla Procura della Repubblica denuncia di querela contro terzi e divulga un comunicato stampa a tutela della propria immagine. Oramai risultato vano ogni tentativo di ottenere la revoca in consiglio comunale, due consiglieri di minoranza con una associazione locale depositano un primo ricorso al Tar ed a seguire compare un secondo ricorso di “Italia Nostra”, (per la cronaca la sesta associazione coinvolta nella vicenda “Parco dei Falchi”), diretti ad ottenere l’annullamento della deliberazione di variante approvata nel 2012 e, guarda caso, consiglieri ed associazioni nominano lo stesso legale in entrambi i ricorsi. Una riflessione è d’obbligo fare ad alta voce: dove erano tutte queste “associazioni” allorché, nel lontano 2006, è stata approvata la delibera d’impulso 18 che accoglieva la proposta Eco-Parco dei Falchi pubblicata per trenta giorni consecutivi all’albo pretorio senza che alcuno presentasse alcuna osservazione alla citata deliberazione? e nei sei anni successivi? Il Tar pronunciandosi sui ricorsi, dichiara inammissibile il ricorso dei due consiglieri di minoranza e dell’associazione locale ed accoglie, in parte, il ricorso di Italia Nostra statuendo di verificare l’attuale compatibilità del progetto rispetto al quadro normativo oggi vigente, fermo restando in vigore la delibera d’impulso favorevole alla proposta della Eco relativa al “Parco dei Falchi”. In tutto questo è chiaro che la Eco non ha alcuna responsabilità, così come è altrettanto evidente che la verifica dell’attuale compatibilità del progetto rispetto al quadro normativo oggi vigente è stata causata dai ritardi provocati dalla pseudo politica ed dagli “elementi esterni destabilizzanti” che hanno strumentalizzato la vicenda prima in seno al Consiglio comunale e, poi, innescato quei meccanismi perversi che hanno portato ad una sequela di ricorsi ed appelli fino a tutt’oggi. La Eco, nel tentativo di evitare un ulteriore contenzioso e quindi per abbreviare i tempi, si attiva presso lo Sportello Unico affinché l’istruttoria venga ripetuta solo ed esclusivamente per l’acquisizione dei pareri la cui normativa è stata modificata. Sennonché il Responsabile SUAP ritiene di dover convocare la nuova conferenza dei servizi per acquisire integralmente tutta la documentazione fino ad oggi prodotta, imponendo alla ditta di ripresentare un nuovo progetto globale. A nulla vale la richiesta della Eco al SUAP di revoca in autotutela della conferenza dei servizi e riconvocare una nuova conferenza per acquisire i soli pareri richiesti dal Tar. Pertanto è risultato tristemente necessario per la Eco, per sbloccare una situazione ormai arrivata ai limiti del paradossale, dopo oltre otto anni dall’approvazione della delibera d’impulso, ricorrere, ancora una volta, alla Giustizia Amministrativa, Tar e Consiglio di Stato. Sussiste certamente una responsabilità delle amministrazioni pubbliche: eccesso di potere, incompetenza, violazione di legge, ecc. ecc. Bloccare proditoriamente per tutti questi anni, il progetto “Parco dei Falchi” e tutte le pratiche di sviluppo ed occupazione presentate al Comune, ha comportato danni enormi non solo alla Eco ed alle altre società, ma soprattutto alla città dove avrebbe portato sicuramente occupazione, turismo e sviluppo economico per tutta la comunità, con sicuro giovamento in questo grave periodo di crisi. Tra burattini e burattinai, ignavi e corvi, a rimanere incagliati tra le fila sono i cittadini ai quali sono state raccontate favole o meglio menzogne con un solo scopo: bloccare il Parco dei Falchi ed il perché dovrebbe fare riflettere tutti. Chi e che cosa c’è dietro tanta ostilità? Ed a chi giova? A chi è giovato rigettare nel dicembre 2007 tutte le pratiche di sviluppo economico trasmesse dallo Sportello Unico per le Attività Produttive al Comune di Villa San Giovanni? Chi ha paura, dic cosa? Il Procuratore Speciale, Franco Siclari.