Francesco Gangemi, 79 anni ha otto condanne a suo carico. Arrestato perché non ha presentato istanza per le misure alternative. La diffamazione a mezzo stampa è ancora un reato in Italia per cui è previsto il carcere: dopo la recente condanna del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, a finire proprio in un istituto di pena è Francesco Gangemi, direttore di 79 anni del mensile Dibattito News ed ex sindaco di Reggio Calabria, arrestato il 5 ottobre in esecuzione di un provvedimento di carcerazione della Procura generale della Repubblica di Catania.
Gangemi è stato infatti condannato a due anni di reclusione per diffamazione e falsa testimonianza. Ad annunciare l’arresto è stato il figlio, Maurizio, anche lui giornalista, direttore della testata online Il Reggino. Gangemi è stato portato nel carcere di Reggio Calabria. A firmare l’ordine il Sostituto Procuratore Generale di Catania Elvira Tafuri. Il giornalista, fra il 2006 e il 2013 (Leggi l’articolo di Michele Inserra su Il Quotidiano della Calabria), è stato condannato in totale otto volte, una delle quali per falsa testimonianza – in questo caso non nell’ambito dell’attività giornalistica, ma in riferimento alla passata attività politica: in quell’occasione si rifiutò di rivelare le fonti di quanto aveva denunciato nel Consiglio comunale reggino a proposito di alcuni abusi -, dai tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania. La pena è diventata esecutiva solo ora dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, poiché, si legge nel provvedimento di arresto, Gangemi “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. I COMMENTI – “È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”, commentano in un comunicato il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. “Quanto accaduto”, continuano, “appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. […] Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Superata la crisi istituzionale del caso Sallusti la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”, afferma in una nota l’UNCI (Unione dei cronisti italiani). “Sia il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a risolvere questo caso del giornalista Gangemi così come ha giustamente fatto recentemente per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, commutando la pena detentiva in pecuniaria”, chiede il leader del movimento Diritti civili Franco Corbelli. L’arresto di Gangemi, ricorda in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti, “arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “Non ci vuole”, continua, “molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la già precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”.
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