(segue) di Yuri Lepre Marrani. Sturzo: dalla democrazia cristiana all’autonomia politica
Luigi Sturzo appartenne alla stessa generazione che aveva conosciuto e partecipato all’esperienza democratica cristiana di Murri, ma elaborò una strategia profondamente diversa.
Nel discorso di Caltagirone del 1905 Sturzo delineò l’idea di un partito di ispirazione cristiana capace di accettare i risultati fondamentali delle rivoluzioni nazionale e liberale, riconoscendo lo Stato italiano e distinguendo il terreno politico da quello propriamente religioso. La sua proposta mirava a preparare i cattolici alla partecipazione politica attraverso l’esperienza amministrativa, sociale e associativa.
La differenza rispetto a Murri fu soprattutto metodologica e istituzionale. Murri aveva posto in maniera radicale il problema dell’autonomia del cattolico e aveva cercato di costruire una democrazia cristiana politicamente autonoma, entrando così direttamente in collisione con la gerarchia. Sturzo comprese invece che l’autonomia politica dei cattolici avrebbe dovuto essere costruita senza trasformarsi in una rottura frontale con la Chiesa.
Non si trattava, dunque, di eliminare il riferimento cristiano dalla politica, ma di impedire che la politica diventasse un’estensione della gerarchia ecclesiastica.
Questa distinzione sarebbe risultata decisiva nel 1919.
Il 18 gennaio 1919: il Partito Popolare Italiano
La Prima guerra mondiale modificò radicalmente il quadro politico. Il vecchio sistema liberale era indebolito, il suffragio si era ampliato e la minaccia socialista rendeva ormai difficile mantenere l’estraneità dei cattolici alla politica nazionale. Venuto progressivamente meno il non expedit, si aprì lo spazio per la costituzione di un partito cattolico di massa.
Il 18 gennaio 1919 Sturzo pubblicò l’«Appello ai liberi e forti» e diede vita al Partito Popolare Italiano. Il nuovo partito non volle chiamarsi «cattolico»: nella prospettiva sturziana religione e partito appartenevano a due piani distinti. Il programma si ispirava ai principi cristiani, ma il PPI non pretendeva di rappresentare la Chiesa né la totalità dei cattolici.
Questa scelta segnava il superamento tanto dell’antica intransigenza quanto del clericomoderatismo. I cattolici entravano nella politica italiana non più semplicemente come elettorato mobilitato dalla gerarchia e nemmeno come gruppo confessionale, ma come soggetto politico organizzato.
Il programma del PPI comprendeva la rappresentanza proporzionale, il decentramento amministrativo, la tutela e l’estensione della piccola proprietà, riforme sociali ed economiche. Alle elezioni del 1919 il partito ottenne il 20,6% dei suffragi e 100 deputati, diventando una delle principali forze parlamentari del dopoguerra.
Chiesa, gerarchia e autonomia: una relazione mai pacificata
La nascita del PPI non cancellò le ambiguità del rapporto tra cattolicesimo politico e gerarchia ecclesiastica. La Chiesa aveva contribuito a creare il tessuto associativo, culturale e sociale dal quale provenivano molti dei protagonisti del nuovo partito; la dottrina sociale leonina ne aveva fornito una parte essenziale del linguaggio politico. Ma proprio la maturazione di quel mondo aveva prodotto una domanda di autonomia che la gerarchia aveva a lungo guardato con sospetto.
La parabola che conduce da Murri a Sturzo mostra quindi una trasformazione fondamentale. Con Murri, l’autonomia politica dei cattolici venne affermata spesso attraverso lo scontro diretto con la gerarchia, fino alla sospensione e alla scomunica. Con Sturzo, la stessa esigenza venne riformulata in termini di distinzione tra religione e politica e di costruzione di un partito non confessionale, pur ispirato ai principi cristiani.
In questo senso, il PPI non fu semplicemente il risultato della «conversione» della Chiesa alla democrazia. Fu piuttosto il prodotto di una lunga dialettica fra Chiesa, società e movimento cattolico: una dialettica nella quale la gerarchia cercò di controllare e indirizzare la mobilitazione cattolica, mentre una parte crescente del laicato e del giovane clero cercò di trasformarla in autonomia sociale e politica.
La Rerum Novarum aveva aperto il cattolicesimo alla questione sociale; la Graves de communi re aveva tentato di delimitare politicamente la democrazia cristiana; Pio X aveva reagito contro le forme di autonomia giudicate incompatibili con l’obbedienza ecclesiastica; Murri aveva portato la contestazione fino alla rottura; Sturzo aveva cercato una soluzione istituzionale fondata sulla distinzione tra fede e politica.
La storia della democrazia cristiana italiana nasce dunque da una tensione, non da una linearità: tra dottrina sociale e autonomia politica, tra gerarchia e laicato, tra intransigenza e clericomoderatismo, tra identità cattolica e pluralismo democratico. Il Partito Popolare del 1919 rappresentò il primo grande esito politico di questa lunga trasformazione. Ma, proprio perché nasceva da un conflitto irrisolto tra religione e politica, esso portava in sé anche le contraddizioni che avrebbero caratterizzato per decenni la presenza dei cattolici nella democrazia italiana.
Riferimenti essenziali
- Leone XIII, Rerum Novarum, 15 maggio 1891.
- Leone XIII, Graves de communi re, 18 gennaio 1901.
- Pio X, Pieni l’animo, 28 luglio 1906.
- Romolo Murri, Battaglie d’oggi, 1903-1904; La politica clericale e la democrazia, 1910.
- Luigi Sturzo, discorso di Caltagirone, 24 dicembre 1905.
- Luigi Sturzo, «Appello ai liberi e forti», 18 gennaio 1919.
- Enciclopedia Italiana/Treccani, voci «Democrazia cristiana», «Murri, Romolo», «Sturzo, Luigi», «Partito Popolare Italiano».
Dott. Yari Lepre Marrani
Nota biografico – editoriale: “Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche).Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani“