“Più avanti di qualche passo”: recensione al romanzo di Rosalia Messina vincitore nel 2012 del premio “Angelo Musco”

di Angela Panzera. Un viaggio nella Sicilia degli anni ’50, un viaggio all’interno di una famiglia, ma soprattutto un viaggio che analizza nel profondo i sentimenti che legano due sorelle divise alla nascita, ma unite da un amore spontaneamente incondizionato.

 

Così si può riassumere in breve “Più avanti di qualche passo” (Città del Sole edizioni) scritto da Rosalia Messina; romanzo che nel 2012 ha vinto il premio, come inedito, “Angelo Musco”. L’ambientazione è quella della profonda Sicilia degli anni ’50 che, mentre il resto del paese si appresta a divenire teatro del boom economico, rimane sempre ancorata all’arretratezza lasciata in eredità dal secondo conflitto bellico. Una vedova, Vincenzina, madre con cinque figli che si trova a dover compiere una scelta, una scelta orribile che il destino le ha riservato. Cinque figli sono troppi, il suo lavoro da governante in casa del ricco notaio De Leo non basta per sfamare tutti.  Il cuore di Vincenzina è lacerato. La donna è costretta a rinunciare ad una delle sue figlie. Anita infatti, viene data in affidamento dalla madre alla cugina Olimpia, coniugata con un uomo ricco, ma ancora senza figli. Anita e Michela, due gemelle, vengono quindi separate alla nascita. Per loro il fato ha solcato strade diverse, agiata quella di Anita, sofferta quella di Michela. Nulla però le dividerà. Il sangue non si può ignorare. Cresceranno in ambienti diversi, compiranno esperienze totalmente opposte, ma cresceranno comunque l’una vicino all’altra. Nella testa delle due ragazze per anni rimbomberanno sempre le stesse domande: “Ma perché lei e non io? Perché nostra madre ha fatto questo?”. Domande alle quali non seguiranno risposte.  L’autrice quindi, sviscera, con un linguaggio chiaro e delicato, il legame profondo che lega le due sorelle. Analizza inoltre, il ruolo delle donne in una società caratterizzata dalla miseria da un lato, e dall’esigenza di tracciare confini netti fra i ruoli sociali dall’altro. Morale e moralismo sono impegnati in una perenne guerra che metaforicamente registra più vittime della guerra appena conclusa. Tutto gira intorno alla figura delle donne, madri, moglie e vedove, il cui cuore si è indurito per colpa della vita, ma comunque sono dotate di una grande dignità e purezza dell’anima. I fatti cambiano il mondo, gli eventi mutano le dinamiche sociali, ma l’ “io” della donna sembra aver conservato intatto il senso del suo ruolo. “Donne come Vincenzina, come Olimpia, come Anita e Michela io le ho conosciute davvero” ha affermato l’autrice. “Le ho incontrate nei paesi dell'entroterra siciliano, in Calabria, in Abruzzo, ma anche nelle città in cui venivano in cerca di futuro. Le ascoltavo raccontare vite segnate da lutti, fatica quotidiana e voglia di riscatto, soprattutto per i figli. Le donne che oggi hanno trenta, quarant'anni vengono da lontano, sono figlie e nipoti di quelle madri, di quelle nonne; cercano la loro strada come possono, come sanno, disorientate e incerte, bombardate da messaggi che le vogliono belle, sicure, intraprendenti, realizzate ma anche mamme da pubblicità che al mattino hanno il tempo di sedersi a fare colazione con la famiglia e di sorridere imburrando il pane, mentre un lavoro impegnativo le aspetta a un'ora di macchina. Naturalmente la realtà è molto più complessa e variegata di questa schematizzazione semplicistica che ho appena disegnato; comunque, alle donne che svolgono mille ruoli e ogni tanto crollano sotto il peso di tutto quello che il mondo pretende da loro (e che loro pretendono da se stesse) va tutta la mia solidarietà. Oggi è fondamentale insegnare ai nostri figli la solidarietà, l'attenzione per gli altri, la compassione intesa non come pietà, bensì come condivisione empatica, praticando questi valori anche al di fuori della stretta cerchia familiare, che è l'ambito in cui coltivarli è istintivo e naturale”.

 

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Author: Maurizio Gangemi