Indirizzi e strategie del Partito Liberale Italiano al centro di una conferenza stampa, allargata ai cittadini, militanti e sostenitori tenutasi in un noto locale reggino. Un occasione voluta dai vertici nazionali e locali del Pli per presentare il programma elettorale in vista dell’importante appuntamento con la consultazione elettorale di domenica e lunedì prossimi per le elezioni dei rappresentanti del parlamento. A fare gli onori di casa, il presidente del Partito Liberale calabrese, Giuseppe Giarmoleo, il quale ha presentato i candidati locali “Liberali per l’Italia – Pli” alla Camera dei Deputati: Eugenio Barca, Luca Tiano, Gianluca Barbarossa, Andrea Cavaliere, Antonio Aiello, Francesco Gagliardi, Michele Olla e Luigi Gaudio,
rimarcando come “siano tutti espressione della società civile, animati esclusivamente dal desiderio di portare il loro personale contributo alla rinascita della vera tradizione liberale”. A prendere la parola, poi, è stato il presidente nazionale del partito, Enzo Palumbo, il quale ha innanzitutto sottolineato come il “PLI corra da solo in questa competizione elettorale, perché gli altri schieramenti a parole si dichiarano liberali ma di fatto non lo sono, considerato che si rifanno al dirigismo statalista o al populismo giustizialista. Il sistema bipolare, instaurato sin dal 1994, ha detto ancora Palumbo, nonostante il suo clamoroso ed oggettivo fallimento, continua a procurare enormi danni all’Italia, perché i valori e i principi della gloriosa tradizione liberale ed europeista, incarnati in Italia da Gaetano Martino, sono stati emarginati e messi al bando. Ed invece, ha proseguito il presidente Palumbo, l’Italia ha estremo bisogno di recuperare la più autentica tradizione liberale per uscire da una pesante crisi economica e sociale, ulteriormente aggravata da un anno di governo tecnico, che conducendo la tassazione a livelli assurdi, ha decretato la chiusura di migliaia di attività produttive. La migliore cura per l’Italia, ha detto concludendo il suo intervento Enzo Palumbo, è rappresentata da una robusta iniezione di idee liberali, prima tra tutte il concetto che lo Stato non debba intervenire in prima persona nel momento economico, proprio perché da questo si sono originati solo scandali, corruzione, clientelismo e spreco di enormi risorse pubbliche. Invece, lo Stato deve semplicemente garantire alle attività economiche produttive i requisiti minimi (eliminando, per esempio, lo strapotere delle burocrazie a livello nazionale, regionale e comunale) per farle tornare in grado di creare occupazione e ricchezza e per ridurre l’enorme debito pubblico è necessario che lo Stato tagli la spesa pubblica dove occorre, per esempio, impedendo la commistione tra politica e sanità, oppure alienando tutti i beni improduttivi. In questo modo, riducendo i propri costi, lo Stato non sarà costretto ad aumentare sempre più il prelievo fiscale con manovre finanziarie che colpiscono quasi esclusivamente i ceti più deboli.