Melito di Porto Salvo (RC): con l’operazione “A.D.A.” (acronimo di Armi-Droga-Appalti) i Carabinieri colpiscono la cosca “Iamonte”. 105 tra arrestati (65, 53 in carcere e 12 ai domiciliari) e indagati. In carcere anche il Sindaco Gesualdo Costantino

In data 12 febbraio 2013, nelle province di Reggio Calabria, Milano, Monza e Brianza, Varese, Asti, Roma e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria (dott.ssa Cinzia Barillà) su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (dott. Nicola Gratteri e dott. Antonio De Bernardo), nei confronti di 65 soggetti (53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari), appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi,

responsabili a vario titolo di: associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi 1-2-3-4-5-6 c.p.); concorso in associazione di tipo mafioso (artt. 110 e 416 bis commi 1-2-3-4-5-6 c.p.); concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. – 110 – 513 bis commi I e II c.p. e 7 L. 203/91); concorso in abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 – 81 cpv. 323 – 476 c.p. – 7 l. n. 203/91); associazione per delinquere finalizzata all’acquisto, vendita e detenzione di armi e munizioni; associazione collegata a quella di tipo mafioso (art. 416 c.p. – 7 l. n. 203/91); fabbricazione, detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo e clandestine, detenzione illegale di munizioni per armi comuni da sparo e locazione e comodato di armi, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. – 697 c.p. – 1-2-4-7 l. 895/1967 – 22- 23 co. 2-3-4 l. 110/1975 – 7 l. n. 203/91); concorso in furto aggravato, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110 – 624 – 625 – 7 l. n. 203/91); simulazione di reato (art. 367 c.p.); ricettazione aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 648 c.p. – 7 l. n. 203/91); associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope del tipo hashish e marijuana con le aggravanti del numero di associati superiori a dieci nonché della disponibilità di armi (art. 74 commi 1-2-3-4 D.P.R. 09/10/1990 n. 309); spaccio in concorso di ingenti quantitativi sostanza stupefacente (art. 110 c.p. – artt. 80 – 73 D.P.R. 09/10/1990 n. 309). Le indagini dei Carabinieri, coordinate per la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria dal Procuratore Aggiunto dott. Nicola Gratteri e dal dott. Antonio De Bernardo, hanno ulteriormente consentito di confermare e documentare che la cosca, oltre a controllare il traffico di armi e di sostanze stupefacenti nel territorio di competenza, ha realizzato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione, riuscendone a condizionare ed orientare attività, scelte politiche e, più in generale, la gestione della res publica. Nel corso dell’attività investigativa, è stato accertato come il comprensorio del comune di Melito di Porto Salvo fosse interamente sotto il controllo asfittico della cosca IAMONTE che, unitamente alla cosca PAVIGLIANITI – egemone in San Lorenzo e Bagaladi – si è posta come una tra le più consolidate ed importanti organizzazioni criminali della fascia ionica della provincia reggina. D’altronde, la presenza nel territorio della cosca IAMONTE è un dato incontrovertibile che è stato acquisito e stigmatizzato dalla cronaca giudiziaria degli ultimi anni. L’attività investigativa, come anticipato, ha focalizzato l’attenzione su diversi sodalizi criminali di tipo mafioso i quali con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata: hanno condizionato con il supporto di imprenditori, alcuni dei quali ritenuti affiliati alla cosca IAMONTE e con la pesante e grave connivenza degli amministratori locali, il regolare svolgimento delle gare d’appalto bandite dai comuni del basso Jonio; unitamente ad altri esponenti di altri sodalizi criminali, si sono resi responsabili di condotte rispettivamente finalizzate al traffico di armi e di stupefacenti: molti degli accoliti sono risultati anche affiliati alle cosche locali a conferma del fatto che le famiglie mafiose abbiano sempre lo sguardo rivolto ai predetti fiorenti traffici illeciti. Le investigazioni hanno permesso di evidenziare come la cosca IAMONTE abbia dimostrato un’elevata capacità di infiltrazione nella Pubblica Amministrazione, come confermato dall’insediamento nel Comune di Melito di Porto Salvo della Commissione d’accesso nominata dal Prefetto di Reggio Calabria il 25.02.2006. I risultati elettorali conseguenti alle consultazioni amministrative del maggio 2007 hanno confermato però che, nonostante il commissariamento, gli assetti politici sono rimasti pressoché invariati ed il controllo della cosa pubblica si sia mantenuto saldamente in mano a personaggi vicini, contigui ed intranei alla consorteria mafiosa. Proprio traendo spunto dalle elezioni amministrative del maggio 2007, è emerso come la cosca IAMONTE abbia goduto della connivenza della locale classe politica ed in particolare dell’allora consigliere di maggioranza, COSTANTINO Gesualdo (nato a Melito di Porto Salvo il 18.02.1969, attuale sindaco e all’epoca dei fatti Vice Presidente della Provincia di Reggio Calabria, nella foto) e come l’elezione di costui sia stata resa possibile grazie all’appoggio fornito dalla cosca. La cosca si è mostrata particolarmente attiva nel settore edilizio, sia pubblico che privato e attraverso il controllo di imprese locali. Più generalmente, essa è riuscita a condizionare tutte le attività produttive, subordinando al proprio benestare e consenso l’inizio di qualunque attività economica. Considerevole si è rivelato il profitto che la cosca ha conseguito attraverso il frequente ricorso alle varie pratiche estorsive: dal pagamento del pizzo, all’imposizione delle forniture e della manodopera, fino ad arrivare all’accettazione coatta, da parte di alcuni imprenditori, dell’estromissione da gare di appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca mafiosa. Si è accertato – confermando precedenti cognizioni investigative – come tra le cosche sia stato sancito un “patto di non belligeranza” che garantisse a ciascuna di esse potere decisionale entro precisi limiti territoriali: questa circostanza, emersa nel corso delle indagini, collima perfettamente con la teoria che riconosce nella concordia tra le cosche un requisito indispensabile ed ormai ineludibile per la prosperità degli affari. L’indagine ha reso possibile accertare l’esistenza di un cartello di imprese che ha condizionato il mercato ed ha consentito agli imprenditori che ne hanno fatto parte di spartirsi i lavori pubblici banditi dal comune del comprensorio di Melito di Porto Salvo. Proprio in tale comune, l’ingerenza della cosca IAMONTE si è rivelata totale; è emerso, infatti, come ad assicurarsi l’aggiudicazione dei lavori banditi dagli enti pubblici sia stata spesso un’impresa riconducibile alla predetta organizzazione criminale e comunque soggetta al pagamento del pizzo. Il perseguimento degli obiettivi prefissati dagli imprenditori è stato reso possibile dalla complicità degli apparati comunali che, come ampiamente emerso con riferimento al Comune di Melito di Porto Salvo, è stato contraddistinto da una gestione clientelare. L’attività d’indagine condotta ha reso possibile individuare in MAISANO Francesco (nato a Melito di Porto Salvo il 29.07.1962, responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Melito di Porto Salvo) e IMBALZANO Domenico Giuseppe (nato a Melito di Porto Salvo il 02.05.1961) due dei personaggi che, in ragione della loro collocazione all’interno dell’Ufficio Tecnico del comune di Melito di Porto Salvo, hanno curato gli interessi della cosca pilotando le gare d’appalto di comune accordo con gli imprenditori affiliati. Nel corso dell’attività investigativa, è emersa anche la costituzione di un’associazione per delinquere i cui appartenenti hanno tratto illeciti profitti dal traffico delle armi e delle munizioni. Si è accertato come gran parte delle cessioni abbiano avuto luogo nella frazione Prunella di Melito di Porto Salvo, dove i sodali hanno potuto trarre vantaggio dal particolare assetto urbanistico a carattere prevalentemente rurale. In seno alla consorteria oggetto delle indagini, sono stati individuati alcuni soggetti che hanno ricoperto una posizione promotrice attivandosi per reperire armi da fuoco e fornendoli a chiunque ne facesse richiesta nell’ambito del sodalizio. L’associazione accertata ha presentato molteplici punti di contatto con l’organizzazione criminale di tipo mafioso riconducibile alla cosca IAMONTE, infatti molti dei sodali sono risultati affiliati alla predetta cosca o, pur non essendo ancora riconosciuti come tali, con le loro condotte hanno inequivocabilmente e deliberatamente agevolato il perseguimento degli scopi propri della consorteria mafiosa, anche al fine di mettersi in luce e guadagnarsi fiducia e considerazione tra gli affiliati al clan egemone. Nel corso delle indagini, sono stati quindi individuati dei personaggi-chiave, alcuni dei quali hanno talvolta agito nell’interesse della cosca mafiosa cui essi fanno riferimento: CALARCO Domenico (nato in Svizzera il 24.04.1987) e PANGALLO Francesco (alias Ciccio Coi, nato a Melito di Porto Salvo il 01.06.1988), quest’ultimo risultato vicino alla cosca ZAVETTIERI, dominante nel territorio di Roccaforte del Greco. L’attività tecnica ha permesso di raccogliere inconfutabili elementi di prova sul conto dei fratelli FERRARA Adriano Valentino (nato a Melito di Porto Salvo il 14.02.1986) e FERRARA Antonio (nato a Melito di Porto Salvo il 13.06.1987), i quali sono risultati essere un anello importante della catena distributiva atteso che ad essi molti accoliti hanno fatto riferimento quando hanno avuto necessità di reperire armi e munizioni. I sodalizi criminali oggetto delle indagini, si è accertato abbiano conseguito ingenti profitti illeciti anche dalla gestione del traffico di stupefacenti. È emerso come gli indagati abbiano usato – come di consueto – terminologie criptiche tendenti ad eludere o sviare le investigazioni delle Forze di Polizia. Il medesimo modus operandi – il ricorso cioè ad un linguaggio volutamente criptico – è stato peraltro accertato non soltanto quando si è trattato di spacciare stupefacenti, ma anche quando l’oggetto della compravendita sia risultato essere un’arma da fuoco od il relativo munizionamento. L’attività investigativa ha permesso di appurare come i traffici illeciti siano stati orientati e diretti dalle cosche mafiose locali a carico delle quali si è accertato il pieno controllo dei flussi di stupefacente. Proprio le cosche si sono usualmente servite dei giovani affiliati per la vendita al dettaglio della sostanza. È emerso, inoltre, come buona parte della sostanza che ha alimentato il mercato illecito dello stupefacente – sia di Melito di Porto Salvo (e comuni limitrofi) sia del capoluogo reggino – sia provenuto dal comune aspromontano di Roccaforte del Greco. L’analisi del traffico e del flusso di narcotico da immettere nel mercato illecito è stato ricondotto al gruppo criminale mafioso facente capo a MAESANO Salvatore (nato a Roccaforte del Greco (RC) il 10.09.1962), referente, per Roccaforte del Greco, della cosca ZAVETTIERI. Tali asserzioni sono state corroborate da servizi di osservazione controllo e pedinamento nonché da riscontri consistiti in sequestri di sostanza stupefacente. Contestualmente all’esecuzione del provvedimento restrittivo, è stato eseguito un decreto di sequestro probatorio di quattro imprese (di cu una agricola e tre edili e di produzione di calcestruzzo) riconducibili alle cosca IAMONTE, per un valore complessivo di 4 milioni di euro circa. Nel corso dell’operazione odierna sono stati impiegati oltre 600 Carabinieri, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia. I nomi dei 45 arrestati di cui (finora) l'Arma ha diffuso le foto: Ambrogio Giuseppe classe 1982 alias Pereira, Ambrogio Giuseppe classe 1985, Amodeo Paolo classe 1969, Benedetto Fortunato G. classe 1953, Borchiero Alessio classe 1967, Borruto Giovanni classe 1982 alias Furia, Calarco Domenico S. M. classe 1987, Cannizzaro Luca B. classe 1980, Caracciolo Antonio classe 1985, Caracciolo Giuseppe 1985 alias Papè, Cento Francesco classe 1982 alias Rattu, Cento Giuseppe classe 1979, Costantino Gesualdo classe 1969, Costarella Andrea D. classe 1979, Ferrara Adriano V. 1986, Ferrara Antonio classe 1987 alis Pittara, Ferrara Pasquale classe 1982, Foti Giovanni classe 1982 alias Micio, Giordano Francesco classe 1988, Guerrera Giuseppe classe 1963, Iamonte Francesco classe 1980 alias Faccia (o Occhio) di drago, Iaria Davide classe 1980, Imbalzano Domenico G. classe 1961, Laganà Carmelo classe 1969 alias Hitler, Maisano Francesco classe 1962, Malaspina Consolato classe 1953, Marino Giovanni classe 1986, Mazzeri Antonio classe 1971, Meduri Antonio classe 1952 alias Lampino, Nicolò Loris F. classe 1989, Nocera Angelo classe 1972, Pangallo Francesco classe 1988 alias Coi, Paviglianiti Giovanni classe 1973, Pugliese Giovanni classe 1985 alias Partanna, Romeo Vincenzo classe 1985, Rosaci Antonino classe 1983, Rosaci Quinto A. classe 1953 alias Mastro Quinto, Rosato Pietro classe 1986, Stelitano Antonino classe 1981, Stelitano Donato classe 1986, Stelitano Luigi classe 1988, Tripodi Antonino classe 1969 alias Il barista, Tripodi Filippo classe 1985, Verduci Bartolo classe 1976 e Verduci Gaetano classe 1977. Gli altri (arrestati o, comunque, indagati): Alampi Carmelo N. classe 1982, Attinà Giuseppe classe 1987, Barilla Pietro classe 1977, Benedetto Carmelo classe 1988 alias Apache, Candiloro Fabio classe 1979, Caracciolo Demtrio classe 1975, Caracciolo Francesco classe 1980, Caridi Domenico classe 1970, Crea Antonio classe 1972, Crea Umberto classe 1979, D'Andrea Antonio classe 1985 alias Coriaceo, Familiari Antonino classe 1982, Favasuli Domenico classe 1981, Ferrara Paolo classe 1953, Fosso Francesco classe 1985, Foti Francesco M. classe 1975 alias Ciccio billi, Gullì Domenico classe 1985, Gullì Francesco G. classe 1982, Gullì Giovanni classe 1978, Iamonte Natale classe 1981, Iamonte Remingo classe 1958 alias Bassotto, Iaria Giuseppe classe 1946, Iaria Giuseppe R. classe 1980, Laganà Antonino classe 1987, La Pietra Emanuele D. classe 1988, Leone Francesco classe 1987 alias Nano, Ligato Bruno classe 1980, Macheda Francesco classe 1990, Malaspina Vincenzo classe 1956, Meduri Antonio classe 1954 alias Lepro, Meduri Consolato classe 1987 alias Lampino, Minniti Angelo classe 1975, Minniti Fortunato classe 1983, Minniti Giovanni classe 1986, Minniti Maria classe 1985, Minniti Salvatore classe 1961, Morabito Francesco classe 1953, Nucera Angelo classe 1972, Nucera Antonino classe 1987 alias Nino Marines, Nucera Domenico classe 1989 alias Mico trenta, Nucera Fabio classe 1987, Pangallo Giovanni M. classe 1986, Pangallo Maurizio classe 1988, Pirillo Massimiliano classe 1984, Pizzichemi Alberto D. classe 1970 alias Daniele, Ravenda Carmelo classe 1954, Ripepi Maria P. classe 1979, Rodà Saverio classe 1969, Rosaci Santoro classe 1985, Sarcinelli Vito classe 1988, Scappatura Luigi classe 1980 alias Pallina, Serranò Carmelo G. classe 1974, Sgrò Antonino classe 1946 alias Crisci populo, Stelitano Antonino classe 1981 alias Murgia, Tripodi Demetrio classe 1981, Tripodi Giovanni classe 1971 alias Il vecchio, Tripodi Giovanni classe 1982, Tripodi Natale classe 1978, Tripodi Venerando classe 1954, Tripodi Vincenzo S. classe 1980, Venturini Vincenzo classe 1977 e Vercelli Demetrio classe 1940.

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Author: Maurizio Gangemi