La notizia, se non fosse grottesca per via della sua genesi ed anche della storia del campionato appena terminato, potrebbe sembrare fantasiosa seppur sia vera: la società Reggina Calcio ha "ordinato" ai propri giocatori di allenarsi sino al 30 giugno (data di fine ufficiale della stagione 2011/2012) e cioè per oltre un mese dalla fine del calcio giocato. La decisione, opinabile sotto moltissimi punti di vista, è stata presa chiaramente per “punire” i calciatori amaranto per l’indecente stagione appena conclusa. Il concetto base non sarebbe sbagliato (la “rosa”, infatti, è stata inguardabile per lunghi tratti di questa nefasta stagione) se il principio, la genesi di cui sopra, non fosse un altro e se, quindi, non facesse franare il concetto appena espresso: la responsabilità (maggiore) di quanto successo non è della squadra (e nemmeno degli allenatori che si sono alternati).
E’ come se chiedessero a noi di giocare al calcio con prestazioni eccellenti: impossibile! Le colpe sono di chi questa “punizione” l’ha pensata e l’aggravante è la motivazione che altra non può essere se non quella di lavarsene le mani e pulirsi la coscienza (secondo loro). Foti (e Giacchetta), sono loro che hanno partorito quest’eccellente idea ma sono anche loro i responsabili di tutta l’indecenza vista fino a ieri sera. Altri responsabili veri, noi, non ne troviamo. Com’è che si dice: “il pesce puzza sempre dalla testa?” Ecco, ci siamo capiti. Chi ha costruito questa squadra? Chi ha pensato (come sempre) a vendere ed incassare piuttosto che investire anche a costo di qualche sacrificio economico? Chi ha deciso un esonero anacronistico e l’arrivo di un tecnico dal curriculum tutt’altro che “di rispetto”? Chi ha ceduto uno dei migliori giocatori ad una (allora) diretta concorrente abbandonando (di fatto) ogni sogno di gloria (ammesso che qualcuno avesse sognato)? Chi ha presunto di prendere per i fondelli la gente parlando di playoff? Chi ha fatto giocare la Reggina “a porta libera” per l’intero girone d’andata? Chi ha dato agli allenatori che si sono alternati sulla panchina amaranto una "rosa" con evidentissimi limiti tecnici? Insomma, chi comanda avendo, quindi, il potere decisionale? Chi sceglie i propri dipendenti? Chi, se sbaglia questa scelta, è responsabile unico? Chi, tacendo o meno, autorizza (silenziosamente o meno) il suo primo collaboratore (Giacchetta) a mettere il naso in faccende non sue ricevendo solo reazioni uguali e contrarie dai giocatori? Chi non assegna al suo collaboratore deputato alla campagna acquisti un “portafoglio” adeguato (per ammissione di quest’ultimo) e, quindi, non gli addita responsabilità? Chi, con il suo primo collaboratore, è stato in disaccordo in ogni dichiarazione negli ultimi tempi? E per finire, chi ha dichiarato, a precisa domanda, che "gli errori del presidente sono stati tanti"? Lui, uno solo, Pasquale “Lillo” Foti. Sia ben chiaro, sulla notizia in se stessa abbiamo due idee diverse seppur mosse da un unico obiettivo: il bene della Reggina sempre e comunque. La prima è quella secondo cui alcuni dei “fenomeni” che quest’anno hanno vestito la casacca amaranto così tanto ingloriosamente meritino ampiamente di sputare sudore fino al 30 giugno (avremmo gradito più a lungo ma contrattualmente non si può); la seconda, contrastante rispetto alla prima, è quella secondo cui, agli stessi “fenomeni”, dovrebbe essere tolta immediatamente la cittadinanza (temporanea) reggina per essere spediti più lontani possibile con biglietto di sola andata. Detto questo, giusto per non concedere alibi a nessuno, ribadiamo il concetto: il “Number One” (chissà, con quest’aria che tira, quanto passerà finché la stampamica abbia l’ardire di chiamarlo così) è “numero uno”, appunto, anche nelle scelte, nelle colpe, nei demeriti, negli errori e, quindi, nelle responsabilità. Non è che, a convenienza, da “number one” passa a “numer twentyfive” quando la "rosa" è composta da 24 giocatori. O sbagliamo? Come abbiamo già avuto modo di dire al sig. Foti, sarebbe meglio se chiedesse all’ufficio marketing di lasciar perdere l’immagine per occuparsi della sostanza della Reggina Calcio. Oggi, anche con questa decisione, le sue quotazioni sono ai minimi storici con il segno meno davanti (tra gli sportivi ed i tifosi, ovviamente, perché tra gli azionisti non crediamo ci sia alcuno che conosca la parola “recessione”). Presidente Foti, piuttosto che andare come solito sulla spiaggia dei VIP quest’anno scelga una spiaggetta isolata e faccia i bagni in tutta tranquillità. Si, decine di bagni… di umiltà! Chissà che il “miracolo” non riesca in attesa che l’altro “miracolo”, quello degli abbonamenti superiori a 2000/2500 unità, si avveri. Onestamente, noi, non confidiamo nella riuscita di nessuno dei due eventi ed, oltretutto, la gente s’è stancata delle Sue parole che, ne siamo certi, non sortiscono più alcun effetto se non quello esattamente “uguale e contrario” (non si preoccupi presidente, così come link era una vocabolo inglese e modus operandi una frase in latino, questo è uno stralcio della notissima “III^ legge della dinamica”: è fisica, presidente, stia tranquillo).