
Martedì 8 maggio, all’università di Milano (Sala Napoleonica di Palazzo Greppi, via S. Antonio 10), alle ore 16,30, presentazione del volume con cd allegato L’Italia cantata dal Sud di Otello Profazio, un’efficace “controstoria” dell’Unità d’Italia che, a quarant’anni dalla prima edizione, sorprende per la sua straordinaria attualità, sopravanzando le ricorrenti quanto strumentali rivisitazioni delle vicende risorgimentali. Nella sterminata discografia di Profazio, L’Italia cantata dal Sud è in effetti il lavoro in cui maggiormente risalta la sua capacità di aderire ai sentimenti più profondi della tradizione, svelandone i significati reconditi che raramente trovano spazio nei libri di storia.
Da ingegnosi collage di canti e, ancor più, dallo scambio continuo di diversi registri espressivi emerge così un sommerso di emozioni e tensioni che illumina di una luce nuova anche le vicende storiche prese in considerazione. L’intonazione epica di un canto è interrotta da inaspettati squarci di ironia che ne sospendono il significato celebrativo o consolatorio per lasciare emergere il disincanto estremo di chi ha alimentato qualche speranza di cambiamento soltanto come momentanea fuga dalle brutture di un presente comunque intollerabile. A definitivo congedo da ogni speranza di cambiamento, nella conclusione di Giuseppe Emanuele, l’ultimo dei brani dedicati all’epopea garibaldina, i nomi di Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele sono variamente storpiati e combinati fino a confondersi, quasi che le sembianze dell’uno andassero scolorendo nel ritratto dell’altro per rivelare la faccia sempre eguale di un potere distante ed oppressivo. L’intento di Profazio era del resto molto ambizioso: delineare un ritratto psicologico, prima ancora che storico, di un popolo in cui risaltassero le tendenze di fondo di un sempiterno spirito meridionale, costretto in un mondo senza possibilità di riscatto rappresentato, con Buttitta, nella metafora dolentissima di un paesino dove “non ci sta oggi/ non c’è domani” e dove si può attendere solo che un giorno Cristo scenda dalla croce. Quasi a delimitare il cerchio magico in cui il meridione è imprigionato da sempre, L’Italia cantata dal sud si apre e chiude così con lo stesso stornello, Fatto strano, che esprime lo stupore di un siciliano nel sentirsi italiano, continuando ad abitare un mondo rimasto eguale a quello che era prima dell’arrivo di Garibaldi, dilaniato dai mali di sempre, dall’emigrazione alla mafia, colti in quadri di ineguagliata efficacia che ne esaltano drammaticamente la perdurante attualità. Oltre alla presentazione originaria di Carlo Levi, il volume, pubblicato da Squilibri, presenta anche saggi di Domenico Ferraro e Giancarlo Governi e, nel CD allegato, brani inediti, non inclusi nel disco degli anni ‘70, nonché un’irresistibile versione di Guvernu ‘talianu ad opera di Daniele Sepe e l’Art Ensemble of Soccavo. Alla presentazione interverranno la storica del Risorgimento Maria Luisa Betri, il musicologo Emilio Sala e l’etnomusicologo Nicola Scaldaferri: a seguire concerto di Otello Profazio per voce e chitarra. L’ingresso è gratuito e per info: 06-44340148, info@squilibri.it; www.squilibri.it.