Soli si muore!

Lo spunto ce lo da la recente scomparsa della cantante pop Whitney Houston e, come spesso accade in occasioni come questa, ci si interroga sulle presunte cause che possano portare, direttamente sulle pagine di cronaca nera delle più famose testate giornalistiche, quella sorta di masochismo così forte da indurre, in qualche modo, chiunque a “lasciarsi morire”. La Houston era una donna che, quantomeno apparentemente (la sua storia dirà poi che non era così) possedeva tutto: bellezza, talento, successo. Nonostante ciò era una donna sola. Profondamente sola. E qui si potrebbero sprecare i paragoni con altre artiste che, alla sua stessa stregua, hanno creduto nel “confortevole rifugio” che l'uso di doghe, alcol ed antidepressivi potesse offrire loro. Un pò come a voler lenire in qualche modo il “peso” del successo. Nella tragica lista, a precederla, Amy Winehouse, prematuramente scomparsa nel luglio del 2011. Ma andando ancora più indietro nel tempo, possiamo annoverare la “nostra” Mia Martini. Tutte donne, tutte accumunate dallo stesso triste epilogo: morte da sole. Siamo dinanzi ad una forma di “autodistruzione” dettata, forse, da una profonda fragilità. Questo genere di malessere è abbastanza diffuso tra le star della musica, del cinema e dello spettacolo in genere. E’ un disagio che spesso spiana la strada alla depressione ed alla solitudine.

La domanda che spesso ci si pone è di come possa sentirsi da sola un'artista del calibro della Houston! Sembra fuori da ogni rigor di logica, eppure accade assai sovente. Le risposte vanno cercate, forse, nello stile di vita che, star o non star, ci si trova a percorrere. Fondamentale è la famiglia, poi le amicizie, gli amori. Fatto sta che ad un certo punto della vita può accadere a tutti, nessuno escluso, il ritrovarsi soli. Ed è forse in quel momento che scatta il desiderio di evadere e, spinti dallo spirito di sopravvivenza insito in ognuno e dal non volersi abbandonare al dolore che la depressione comporta, si cerca conforto nelle droghe, negli psicofarmaci, nell’alcol. In qualcosa, quindi, che “non chiede” e si offre nel più comodo e facile “silenzio”. Difficile, una volte entrati nel loro vorticoso “tunnel”, anche soltanto pensare di riuscire a venirne fuori del tutto illesi. Difficile, ma attenzione, non impossibile. Bisogna certamente essere dotati di una forte personalità che, nei brevi momenti di lucidità, possa far scattare l’esigenza di chiedere aiuto. Solitudine e depressione, temi di estrema attualità, che camminano a braccetto, che si sono bene integrati nel nostro vivere moderno, che spesso vengono trascurati dalla società, ma che andrebbero combattuti con armi valide ed efficaci. Tra queste, la più preziosa ed efficace è, fugando ogni ragion di dubbio, lo stare in compagnia delle persone che si amano ed in mancanza, trovare il coraggio di farsi aiutare da medici e centri adatti a questo genere di problematiche. Ma, permetteteci di darlo come dogma, il primo ed insostituibile aiuto a cui possiamo/dobbiamo aggrapparci non è molto lontano: è in noi! E’ quel senso di autoconservazione che ognuno di noi possiede e che, spesso, neppure sappiamo di avere se non ci ritroviamo di fronte a situazioni che ci spingono a cercare in noi, e solo in noi, le risposte che cerchiamo ad interrogativi che, altrettanto spesso, a primo acchito, ci sembrano senza soluzione. Noi, e solo noi, siamo gli artefici del nostro destino!

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Author: Maurizio Gangemi