
La prosperità di una qualsivoglia società, è notorio, si misura dalle sue risorse umane. Sono esse che davvero contano, ovverosia la loro capacità di ideare cose che prima non c’erano dando, così, il loro apporto concreto alla collettività. E’, perciò, al valore degli individui che bisogna fare riferimento, alla “meritocrazia”, della quale tanto i nostri politici amano riempirsi la bocca, ma che, poi, com’è ampiamente risaputo, non viene in alcun modo riconosciuta ed ancorché rispettata! Quante centinaia di migliaia saranno i giovani professionisti meridionali che per emergere devono, inevitabilmente, trasferirsi al nord o, ancor peggio, all’estero? E si, perché i nostri “fuoriclasse”, quelli reggini intendiamo, vengono si continuamente invitati a resistere a non mollare, a cercare di restare in città adducendo loro delle motivazioni del tipo “Chi va via è un rinunciatario” o, peggio ancora, “La nostra città, per crescere, ha bisogno di professionisti validi come voi”. Tutto questo quasi come se andare a cercare “fortuna” altrove possa essere in qualche modo indice di “tradimento” nei confronti delle nostre origini. Ma, lasciatecelo dire, non è assolutamente così! Tutte le promesse profuse da coloro i quali attualmente stanno al “potere”, non hanno avuto alcun seguito. Specialmente quando si è fatto e si fa riferimento alla situazione dei “giovani calabresi meritevoli” che, a detta di coloro che sovrastavano fieri sui comodi “pulpiti” (e che pulpiti!) allestiti in occasione delle ultime (ma anche tutte le precedenti) elezioni politiche, avrebbero trovato spazio per le loro capacità e non per i “favoritismi”.
Tutte stupidaggini! Alle quali, ovviamente, non abbiamo creduto neppure per un istante e che confermano ciò che è largamente notorio: per arrivare a sedersi su una poltrona che conferisce “potere” si è pronti a dire di tutto! Fa parte del “mestiere”, diciamo. Ma qual è la realtà? E’ che noi “terroni”, tra l’altro orgogliosi di esserlo, per non cedere alla logica clientelare tessuta “ad arte” da cotanti “personaggi”, lasciamo la nostra amata Città per andare a studiare ed a lavorare fuori, scegliendo così l’indipendenza da quella che potremmo definire come una sorta di “gabbia patinata” che, se da un lato protegge facendoci sentire “a casa”, dall’altra spezza angosciosamente le ali del nostro destino. La logica e naturale conseguenza è che restare a Reggio attendendo vita natural durante il tanto agognato “posto” è un atteggiamento da poveri illusi e noi, che andiamo sempre in “controtendenza”, affermiamo con fervore che il coraggio è, invece, di chi va via e non di chi resta. Il nostro personalissimo invito ai giovani professionisti è quello di cercare un modo, uno qualunque, per rendersi artefici del proprio destino senza dover aspettare alcuna forma di “protezione” e cercando di andare avanti unicamente per i titoli e le competenze acquisiste nel loro percorso di studi. La speranza è che le “menti brillanti” del Sud, in particolare di Reggio, possano portare in Italia e, perché no, nel mondo, una fresca ventata di know-how senza mai perdere la consapevolezza di essere uomini/donne di questa meravigliosa e bistrattata Città.