Il piede piatto valgo, diagnosi e trattamento

Diagnosi. Per piede piatto si intende un’alterazione per difetto di direzione e di curvatura dei vari componenti della volta plantare (foto 1), fino alla inversione delle curve stesse, con conseguenti modifiche morfologiche, statiche e dinamiche. Nella genesi del piede piatto c’è una sicura predisposizione congenita ereditaria spesso associata a componenti ambientali scorretti quali prolungata deambulazione a piedi scalzi, calzature inadeguate, sovrappeso e scarsa attività fisica. All’esame clinico, guardando il paziente posteriormente, si evidenzia il valgismo di retropiede e medialmente l’abbassamento della volta plantare con la presenza della protrusione astragalica. Non deve mai omettersi alla visita l'esame della calzatura ed il controllo clinico dei genitori. Indispensabile per la diagnosi è l’esecuzione dell’esame podoscopico a trans-illuminazione che consente la visualizzazione dell’impronta plantare (foto 2). Trattamento. Il trattamento del piede piatto lasso non deve mai iniziare al di sotto dei 3 anni, poiché è solo dopo questa età che la volta plantare comincia a rendersi visibile per la scomparsa del cuscinetto adiposo.

Se la deformità permane oltre i 3 anni di vita, con la presenza del valgismo del calcagno e l’assenza della volta plantare, si rende necessario un trattamento correttivo ortesico. Questo comprende l’uso di calzature correttive e di plantari ortopedici. Sia le calzature ortopediche con i forti rigidi posteriori che i plantari tendono a migliorare il valgismo del retropiede e la supinazione dell’avampiede, i plantari in particolare agiscono per mezzo dei cunei correttivi. La scelta del tipo di calzature (più o meno rigida o più o meno alta), del tipo di plantare (morbido, rigido o avvolgente) e l’altezza dei cunei correttivi viene stabilita in base alla gravità delle deformità ed all’evoluzione della patologia valutata con l’esame clinico e l’esame podoscopico e baropodometrico. E’ importante sempre associare alla correzione passiva con le ortesi una correzione attiva con esercizi di ginnastica per potenziare i muscoli plantari (foto 3). Tali esercizi consistono nel fare camminare il bambino sulle punte, su pedane con sabbia e ghiaia, sul bordo esterno del piede e di fargli afferrare degli oggetti. L’uso di calzature rigide non va protratto oltre i sei anni di età ed a tale età è utile iniziare uno svezzamento progressivo dalle ortesi ed intensificare gli esercizi di correzione attiva. La valutazione dell’efficacia del trattamento ortesico e del suo svezzamento va monitorata con controlli periodici clinici e strumentali. In adolescenza (generalmente intorno ai 13 anni di età) se il risultato del trattamento effettuato è risultato insufficiente, ed in particolare se ne residua un valgismo di retropiede importante, si rende necessario il trattamento chirurgico comunemente chiamato calcaneo-stop (foto 4). L’intervento consiste nella infissione nel calcagno di una vite metallica che ha lo scopo di correggere la deformità impedendo all’astragalo  (cavaliere) di “scendere” dal calcagno (cavallo). L’intervento viene eseguito in regime di ricovero ospedaliero convenzionato tipo Day-Hospital. Il paziente esegue, nella struttura ospedaliera, qualche giorno prima dell’intervento gli esami di laboratorio, l’elettrocardiogramma, la visita cardiologica e la visita anestesiologica. Si ricovera quindi nella data concordata con il chirurgo e viene sottoposto ad intervento chirurgico nella stessa giornata. L’intervento è di breve durata (generalmente 10 minuti circa), l’anestesia è generale breve, ed il paziente permane da ricoverato per un giorno. Il giorno seguente all’intervento viene dimesso istruendolo sugli esercizi da eseguire da solo di mobilizzazione della caviglia. Le deambulazione è consentita da subito con l’ausilio di due stampelle e per la prima settimana è vietato il carico sull’arto operato. Dalla seconda settimana si concede il carico progressivo sull’arto operato e l’appoggio con stampelle viene protratto per un mese dall’intervento. Generalmente la guarigione avviene dopo due mesi dall’intervento ed è in rapporto alla gravità della deformità. L’intervento, semplice e di facile esecuzione, consente sempre di correggere la deformità e di evitare quindi conseguenze future patologiche sia sul piede e sia sulle strutture articolati sovrastanti il piede quali il ginocchio e la colonna vertebrale. I risultati positivi, in oltre 25 anni che eseguo questa metodica, mi  stimolano a proseguire questo trattamento nel piede calcaneo valgo dell’adolescente (foto 5). Per ulteriori informazioni www.dottorelorenzo.com.

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Author: Maurizio Gangemi