Il western italiano, o più notoriamente chiamato lo “Spaghetti Western”, è stato un genere cinematografico che si è imposto, anche a livello mondiale, per circa dieci anni: dal 1964, anno d’uscita del film “Per un pugno di dollari”, fino a circa metà degli anni ‘70, ha sfornato a livello produttivo circa 800 films, la maggior parte dei quali risulta ancora sconosciuta in quanto all’ epoca spesso non approdavano neanche nelle sale. Era un genere molto popolare che spesso riempiva le sale cinematografiche, ma completamente ignorato e snobbato dalla critica italiana per decenni. Soltanto negli ultimi anni fans e studiosi hanno riscoperto il genere che ha avuto un ampio rilancio, prima attraverso la valorizzazione di molti film pubblicati in DVD, spesso da editori giapponesi o americani (e grazie anche alla rete web), poi tramite un giusto contributo critico da parte di molti studiosi, ma anche di rinomati Festival come la retrospettiva completa promossa nel 2007 alla Mostra del Cinema di Venezia, lasciandosi così scoprire nelle sue variegate ramificazioni e facendo maggiormente emergere registi, interpreti e sceneggiatori.
E’ stato una fucina per autori e interpreti di origine internazionale che si sono misurati con questo genere: molte personalità hanno fatto il loro tirocinio nel Cinema lavorando proprio sui set dei western italiani, come Pier Paolo Pasolini in qualità di attore e Gianni Amelio quale aiuto regista (giusto per citare due nomi insospettabili che vi hanno interagito). Senza citare l’interesse che numerosi registi americani e non, hanno dichiarato verso questo genere, come ad esempio Quentin Tarantino con le testuali parole: “Leone e altri autori del genere, come Sergio Corbucci, hanno fatto una cosa straordinaria: hanno ucciso il vecchio western e nello stesso momento lo hanno riportato in vita”. Lo spaghetti western si colloca all’interno dei generi cinematografici italiani tra gli anni ‘60 e ‘70, dei quali se andiamo ad analizzare la loro struttura narrativa sono pochissime le variazioni e le tematiche passando da un genere all’ altro. Su questo genere si sono riversati faccendieri, registi senza talento, personaggi oscuri facendo spesso lavori futili e inutili, in quanto all’epoca produrre un film spaghetti western era un business redditizio per molti, tuttavia al suo interno possiamo trovare anche opere interessanti e accattivanti. Il western italiano è il genere della perdizione. Rispetto al western epico americano si contraddistingue per la violenza, la desolazione e il lato oscuro delle cose che vi emergono. I paesaggi diventano desolati e vuoti, mentre i personaggi sono tutti rappresentati al negativo. Questo generalizzando sul filone, ma esiste all’interno dello stesso genere un sottofilone in cui questi aspetti vengono esasperati alla massima potenza. Films dove niente è gratuito ma tutto diventa esagerazione, per descrivere un mondo dove predomina la violenza e una desolazione totale, dove la legge è quella del piombo delle pistole e la giustizia si applica con la prevaricazione. In queste opere non ci sono vinti o vincitori, i protagonisti sono tutti dei perdenti: l’eroe è definitivamente morto. Un film poliziesco italiano (genere che si è diffuso dagli anni 70’ dopo la morte dello western italiano) non è molto dissimile dallo spaghetti western nella sua composizione filmica. In entrambi i casi abbiamo spesso personaggi solitari e perdenti che devono combattere contro tutto e tutti. Ma soprattutto quello che emerge in questi film di genere è la completa disfatta della società civile come essa viene rappresentata. Non c’è più spazio ormai per le leggi, le istituzioni e le tradizioni. Alla fine questi film sembrano anticipare di decenni una situazione che oggi da finta è diventata terribilmente reale, in cui non esistono più regole morali o sociali condivisibili all’interno delle strutture della società civile. Attraverso un percorso espositivo si cercherà di tracciare la storia del western italiano in un periodo che abbraccia circa un decennio (1964 – 1974), mettendo in risalto soprattutto tutti i film western di Sergio Leone, non solo quelli da lui diretti ma anche quelli prodotti. Tra fotografie inedite, fotografie di scena, fotobuste, locandine e manifesti sarà complessivamente articolato in 80 esemplari: 40 fotografie in bianco e nero e 40 tra locandine, fotobuste e manifesti originali (tutti a colori). Per illustrare maggiormente l’importanza di questo genere all’epoca, nel quale pur essendo diretto ad un pubblico popolare si cimentavano registi, attori e attrici di notevole prestigio, la mostra avrà come protagonisti alcuni degli attori e autori più importanti del cinema italiano e internazionale. Oltre ai materiali riguardanti Sergio Leone in esposizione ci saranno materiali dei films diretti da Sergio Corbucci, Sergio Sollima, Riccardo Freda, Tinto Brass, Duccio Tessari, Tonino Valerii, Lucio Fulci, Giulio Petroni, Ferdinando Baldi ecc. Per gli attori e le attrici invece la mostra avrà i volti di Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Charles Bronson, Henry Fonda, Eli Wallach, Gian Maria Volontè, Thomas Milian, Klaus Kinski, Orson Welles, Franco Nero, Giuliano Gemma, Bud Spencer, Terence Hill, Claudia Cardinale, Lea Massari, Rita Pavone ecc.. La mostra è stata ideata e curata da Michele Pingitore ed è stata progettata e sarà realizzata in stretta collaborazione con l’Archivio Storico del Cinema Italiano (Roma), che fornirà tutti i materiali da esporre. Allestimento a cura dell' Architetto Francesco de Rose (La Centrale dell'Arte).