Tra sogno e realtà

altaltSognatori o realisti? Esistono svariate correnti di pensiero sull’argomento. Difatti, accade sovente nell'arco della vita che ci si interroghi su quale possa essere l'opzione migliore da seguire: meglio fantasticare o tenere i piedi ben saldi per terra? Molti psicologi ritengono che i sogni siano utili ad alleggerirci dallo stress migliorando, così, la vita quotidiana. Sognare ad occhi aperti sarebbe, dunque, non solo un modo per liberare le nostre fantasie, ma soprattutto, un metodo per scaricare le tensioni accumulate rendendoci così più sereni e, in più, aumentare la capacità di affrontare le difficoltà che si presentano quotidianamente. Certamente il nostro è ben lungi dal voler essere un modo per inneggiare alla “fuga dalla realtà”, ma possiamo senz'altro affermare che superare i limiti del reale e della coscienza mettendo a frutto la nostra fantasia aiuta certamente a rilassarci. In altre parole, tale forma di “evasione”, se così la si può definire, ci fa emergere da quelle che possono essere le insoddisfazioni del nostro vivere, come fosse una specie di “valvola di sfogo” che possiamo attivare ogni qualvolta la nostra mente va in “allarme rosso”.

Si, perché spesse volte il fatto di abbandonarsi ai sogni proviene dal bisogno di mutare, seppur con l'immaginazione, la routine quotidiana. Sin da bambini, veniamo “allenati” ad alimentare la fantasia, anche attraverso la lettura di fiabe o guardando i cartoons. Si tratta, infatti, di un processo assolutamente normale a tutte le età anche se gli studiosi sostengono che il fenomeno si verifichi di più nei giovani dai 15 ai 30 anni ed, in particolare, prima di addormentarsi ovvero quando non si ha nulla di preciso da fare. E così, viaggiando con la fantasia, ci si sente mentalmente più leggeri senza per questo vivere, come molti sostengono, in uno stato di distacco dalla realtà. E cosa importa se prima o dopo dovremo schiudere gli occhi e ritornare nel nostro “mondo reale”? Sognare, fantasticare e, perché no, a volte anche “vaneggiare” serve a mutare il nostro umore. Ma, a cosa ci si riferisce in particolare quando si utilizza il termine “sogni”? Ed ancora, è vero che essi siano così irraggiungibili? Cari lettori la risposta a queste domande dipende senza dubbio dalle nostre esperienze e per di più dalle nostre aspettative. Esistono infatti sogni possibili (ad esempio il voler diventare un attore famoso piuttosto che un professionista affermato) e sogni che potremmo definire come vere e proprie utopie (come ad esempio il voler possedere la luna). Nel primo caso basterà studiare tanto e crederci. Il secondo caso, volutamente esasperato, è stato citato per far capire che, seppur ognuno di noi è dotato delle potenzialità necessarie a raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo, a volere l’inaccessibile prima o poi il rischio di rimanere delusi aumenta esponenzialmente e proporzionatamente alla “grandezza” del sogno stesso. Pertanto, il fine di tutti noi dovrebbe essere quello di realizzare un desiderio avendo cura di non rimanere troppo amareggiati nel caso in cui esso vada in malora. Esistono sogni impossibili, sogni infranti, sogni realizzati, poco conta purché in essi sia sempre intravista la realtà come punto fermo. E come scrive il grande Paulo Coelho: “Nessun cuore ha mai provato sofferenza quando ha inseguito i propri sogni.” Anche noi della redazione de “il Reggino” abbiamo un sogno da realizzare, ossia quello che il nostro periodico online possa continuare a fare informazione senza vincoli di varia origine, così come peraltro ha sempre fatto e come continuerà a fare (questo non è un sogno ma una certezza, n.d.r.), e che i nostri lettori, sempre più numerosi, vogliano interagire con noi esprimendo le loro opinioni e le loro critiche. Lo realizzeremo? Noi abbiamo iniziato, e voi?

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Author: Maurizio Gangemi