Comune di Reggio Calabria: Peppe Raffa contro tutti (o quasi), noi con lui

L’avevamo chiamato giusto ieri di prima mattina per fargli l’ “in bocca al lupo” ed esternargli il nostro giudizio assolutamente favorevole sul suo comportamento da noi ritenuto da “uomo perbene”. Gli avevamo anche chiesto un’intervista per consentirgli di esternare meglio e più precisamente il suo pensiero circa il “ciclone” che l’ha colpito negli ultimi 20/25 giorni, ci aveva risposto che ieri pomeriggio avrebbe voluto “staccare” un po’ e ci aveva dato appuntamento telefonico per stamane per concordare il nostro dialogo pomeridiano. Poi, nel primo pomeriggio di ieri, la notizia dei pallini da caccia inviategli con annesso messaggio intimidatorio. Poi, ancora, l’ultimatum del partito di appartenenza, il Pdl, a non dare seguito alle sue prime scelte assessorili azzerando quella parte di giunta da lui composta (in attesa delle indicazioni del partito per completarla) e recedendo dalle sue posizioni e la “promessa” che se non si fosse piegato alle “logiche partitiche” sarebbe stato “fatto fuori”. Solo molto più tardi (ma che stranezza!), le “solite”, trite e ritrite, di circostanza, note di solidarietà “sentita” per il “vile gesto” da più parti ricevute.

Insomma, una giornata niente male per l’uomo che ha detto “No!” al comprensibile e logico (sotto alcuni opinabili aspetti) modus operandi che ha caratterizzato gli ultimi otto anni di vita cittadina. Come d’accordo, abbiamo comunque provato a rintracciarlo stamane in primis per esprimere la nostra vera, incondizionata e, soprattutto, scevra da opportunismi di vario genere solidarietà non accostabile a quella “pro forma” espressagli da tanti (magari sogghignando dall’altro capo del telefono) e, dopo, solo dopo, per chiedere se avesse ancora voglia e piacere di chiacchierare con noi. Il cellulare spento, la fredda voce della segreteria ad avvertire che è già satura e non è possibile aggiungere altri messaggi, la sua segreteria che cortesemente ci comunica che in ufficio non c’è prendendosi comunque uno dei sicuri moltissimi appunti già presi. Pazienza, capiamo e rinviamo a tempi migliori. L’atto intimidatorio ricevuto, la busta con pallini di piombo (verosimilmente estratti da una normale cartuccia da caccia) ed annesse “due righe” (“Bestia, hai rotto i coglioni. Ora basta!”, secondo quanto riportato dalle cronache), è grave sotto molti aspetti ma consente a Raffa (nella foto) l’entrata e, quindi, l’annoveramento dello stesso nel particolare “club” dei sindaci reggini che hanno già ricevuto simili “attenzioni”. Adesso sono tutti e tre gli ultimi tre sindaci, insomma. Dopo Falcomatà e Scopelliti, anche Raffa può “vantarsi” e “fregiarsi” del titolo di “sindaco intimidito”. Beh, consentiteci la battuta ma, visto e considerato che i suoi predecessori vengono dal popolo osannati, idolatrati e monumentalizzati perché ritenuti due sindaci straordinari, allora da ieri Raffa può ambire legittimamente ad essere il terzo su tre. Lasciando da parte l'atto intimidatorio in se stesso, come interpretare tutto questo bailamme che da 20/25 giorni alberga a Palazzo San Giorgio e, molto di più ancora, nella sede del Pdl o, meglio ancora, nei consueti ritrovi “festaioli” dei defenestrati assessori? Noi de “Il Reggino”, che abbiamo scelto di non occuparci particolarmente di un ambiente “sporco e losco” come quello politico a tutti i livelli, di tutti i colori ed in tutte le direzioni, siamo intervenuti sulla vicenda solo ed esclusivamente per dire la nostra e trattarla semplicemente dal punto di vista umano e comportamentale dei protagonisti. La politica non c’interessa, i politicanti men che meno, i colonizzatori non ci piacciono, i burattinai nemmeno, disconosciamo e ci manteniamo lontani da quelle che i saccenti politici e politologhi chiamano “logiche di partito”, “obbedienza” ad esse e con altre frasi ad affetto che, onestamente, ci fanno ridere, da un lato, ed accapponare la pelle, dall’altro. Ecco, proprio per questo nostro modo libero perché distaccato di guardare le cose dalla giusta distanza senza essere ostaggi di nessuno, ci consente di esprimerci liberamente e serenamente. Che ne sappiamo, magari nei prossimi giorni arriverà anche a noi una busta con tutto il “necessario” e ci consentirà di essere anche noi annoverati tra i “giornalisti intimiditi”. Ma no, ci siamo per un attimo “montati la testa”. “Il Reggino” non fa tendenza, non crea opinione, non disturba, è piccolo, troppo piccolo per dare fastidio. E’ “solo” la voce di qualcuno libero ed indipendente, che volete che conti? Tornando a noi ed all’argomento e scusandoci per la divagazione sul tema, ribadiamo qui con tutta la nostra forza di essere “con” Peppe Raffa (a quanto pare siamo tra i pochi, pochissimi) e non certo “contro” (schiera, quest’ultima, molto più ben nutrita e, soprattutto, assai più qualificata). Peppe Raffa non ha bisogno di essere “difeso”, è necessario, invece, poterlo e saperlo capire per comprendere le sue ragioni. Lo sappiamo, è difficile, molto difficile, che ciò avvenga dai più e per giunta dai frequentatori delle lobby politiche cittadine e non. Certo, è evidente che il Pdl cittadino e regionale (e, perché no, fors’anche nazionale) sulla vicenda stia facendo una figuraccia, ma siamo sicuri che la “colpa” sia di Raffa e non invece di chi è rimasto sorpreso da questo “colpo di coda” di un sindaco che, per formazione personale, non accetta le “regole” sino a pochi giorni fa vigenti? Siamo sicuri di una cosa, invece. Siamo certi che chi non è allineato, subordinato, assoggettato a determinate “logiche”, assume lo status di “eversivo”, di “scomodo” e, quindi, da “alienare” al più presto e “con tutti i mezzi”. Questo Raffa lo sa bene, ma piuttosto che piegarsi a 90° e sottostare sottomettendosi ha preferito percorrere la via della coerenza, della linearità, dell’onestà intellettuale, dell’ “affrontare rischi – come ha già detto Ezra Pound – per difendere le proprie opinioni”. Lo ha fatto perché sollecitato, “unto”, da altro personaggio di cui si legge il nome da giorni e giorni? Non lo sappiamo, entrambi (Raffa e Foti) negano e quindi. Di certo chi ha fatto qualcosa, gettando il tipico sasso nello stagno, con la famigerata lettera di sfiducia al sindaco f. f. e scatenando le conseguenti dimissioni dello stesso fino a storia dei giorni nostri, su sollecitazione, imbeccata, consiglio e/o altro, sono stati i “30” tra assessori e consiglieri di certo “Scopellitiani” di prima ora e, quindi, “seguaci” del nuovo movimento filosofico-letterario-politico denominato, appunto, “Scopellitismo” che tanti “beni” ha prodotto “tangendo” la Città e “secando” i protagonisti. Si poteva mai immaginare che Raffa non avrebbe reagito alla mozione di “sfiducia” partorita in un bar e scritta in una delle stanze vicine a quella occupata dallo stesso Raffa? Cosa ci si poteva aspettare da Raffa se non una sorta di “ribellione” alla chissà quante volte a lui ripetuta e ribadita frase “Ma Peppe (Scopelliti, n.d.r.) lo sa?” ogni qualvolta una decisione, anche la più piccola, stesse per prendere? Cosa ci si poteva aspettare da Raffa allorquando, ben consapevole di avere sulla testa la sua personalissima “spada di Damocle” rispondente al nome e cognome di Franco Zoccali (nella foto mentre comunica, con fermezza – come da posizione tipica della mano -, qualcosa a Scopelliti durante lo sfilamento conclusivo del XX° Raduno Nazionale dell'Arma dei Carabinieri svoltosi lo scorso aprile a Reggio Calabria) rimasto lì, a titolo gratuito (!), a far da “tutore” e/o “ambasciatore” tra i due Peppe, nonostante la nomina a direttore generale (o qualcosa del genere) presso il più onorevole Palazzo Campanella a Catanzaro ormai “lottizzato” dai nostri concittadini? Cosa ci si poteva aspettare, insomma, da un sindaco “facente funzioni” non proprio uniformemente similiari alle “altrui” funzioni se non uno scatto d’orgoglio con annessa ampia manifestazione di dignità personale? Raffa, probabilmente, sarà espulso dal Pdl e la sua carriera politica registrerà una frenata (magari solo apparente e temporanea in attesa di nuovi eventi). O almeno, così crederanno i più e la cosiddetta “società civile” pressoché inesistente o inerme o, peggio ancora, strafottente. Raffa, certamente, o almeno così ci auguriamo, non retrocederà di un solo millimetro sulle decisioni assunte piegandosi alle volontà altrui. Altrettanto certamente, presumiamo, i “30” tra assessori e consiglieri firmatari della sfiducia da cui tutto è generato saranno “coerenti” anch’essi ai dettami dettatigli e si dimetteranno in massa affollando l’ufficio del segretario generale consegnando così, di fatto, la Città al commissariamento che sotto tutti i punti di vista nulla ha di positivo nei confronti della Città stessa. E da lì in poi inizieremo tutti quanti a registrare reciproche accuse sull’eventuale “paternità” del commissariamento stesso: i “30” e loro tutor diranno che è colpa di Raffa (ovviamente) e Raffa, che tutor pare non ne abbia e non ne necessiti, si “difenderà” adducendo un più che verosimile “non avrei potuto fare diversamente”. Ecco perché noi, oggi più che prima, siamo con quest’ultimo e non con i primi. Ad majora, Peppe (Raffa)!

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Author: Maurizio Gangemi