Vendetta o indifferenza?

altaltLa “vendetta”, o perlomeno il desiderio che essa si consumi presto, è l’emozione che, solitamente, a primo acchito, segue il risentimento. In tal modo, avvertendo la necessità di "pareggiare i conti" con colui/colei che è stato appunto causa della propria tribolazione, il soggetto “colpito”, volendo diventare “colpente”, intende riscattarsi per aver subito un torto, sia esso reale o presunto non importa, per quest’ultimo l’importante è, quantomeno, contraccambiare in egual misura. L’individuo che ha patito, quindi, ambisce a far provare a colui/colei che l'ha fatto soffrire, la stessa sensazione, in alcuni casi semplicemente per “regolare i conti”, mentre in altri, invece, per fargli comprendere il dolore provato. E’ così che s’innescano una sequela di atteggiamenti caratterizzati da un unico comune denominatore: la ripicca. Questi, a volte, diventano assai difficili da arrestare se si travalica arrivando a ben oltre quella che può essere la legittima reazione della “vittima” divenuta, adesso, “carnefice”. La ripicca altro non è che il piacere cerebrale di conferire, a coloro che precedentemente lo hanno fatto con noi, tormento e sofferenza.

La vendetta, come si suol dire, è un “piatto che va servito freddo” e, volendo fare un paragone calzante, facciamo riferimento al modo in cui agì Edmond Dantès, protagonista del “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, che, dopo aver subito anni di ingiusta prigionia, si trasformò in spietato giustiziere, vendicandosi, uno alla volta, di tutti coloro che avevano trasformato la sua esistenza in un vero e proprio inferno. Parecchi studiosi di scienze, avendo misurato in laboratorio il livello di attivazione delle aree del cervello interessate, ci insegnano come, durante la progettazione della penitenza per coloro che ci hanno fatto del male, godiamo di un’incredibile sensazione di appagamento e di ricompensa. Ecco perché, in sostanza, ci si vendica. Orbene, è noto come il vendicarsi di un torto subito non è sicuramente la miglior soluzione per risolvere un problema. Procurare, di fatto, del male a chi precedentemente ce lo ha inflitto potrebbe apparire “giusto” secondo la logica “ferita”, ma fare del male è pur sempre una scelta scorretta e che non ci fa di certo onore. Oltretutto, se è vero che “farsi giustizia da soli” è sbagliato, è altrettanto vero che per evitare delle ritorsioni/reazioni sia necessario ricorrere a delle precauzioni creando, magari, la giusta distanza con coloro che, potenzialmente, potrebbero arrecarci del dolore. Ma, certi del fatto che non si possano prevedere tutte le situazioni sgradevoli e che l’effetto sorpresa è sempre dietro l’angolo, sarebbe probabilmente più opportuno adottare, nei confronti dei (sospetti) “cattivi soggetti”, un atteggiamento di assoluta indifferenza. C’è da chiedersi, però, se quest’ultima sia da considerare un’arma sottile o piuttosto solamente un meccanismo di autodifesa che si innesca inconsapevolmente nel momento in cui subiamo un qualsivoglia “attacco”. Ed ecco che quando attraversiamo dei momenti particolari, l’indifferenza è tutto ciò che vorremmo provare anche se si tratta di un atteggiamento tutt’altro che pianificabile atteso che essa sia legata ad uno stato mentale privo di volontà o rifiuto. Di contro, bisogna ammettere che non ci auspicheremmo mai di essere proprio noi a suscitare indifferenza. Anche perché, onestamente, essere indifferenti a qualcuno non è che sia così tanto lusinghiero (ovviamente se questo qualcuno è una persona a cui teniamo per vari motivi). “Indifferenza”, poi, è un termine da impiegare con estrema cautela e che, lungi dall’essere in questa sede un’esortazione a non “guardarsi intorno”, non significa nemmeno non agire dinanzi ad un qualsivoglia problema. Vendetta ed indifferenza sono da considerare, forse, due volti della stessa medaglia essendo, probabilmente, entrambi adoperabili nella medesima circostanza piuttosto che essere intercambiabili. Tuttavia, nel momento in cui la situazione lo dovesse richiedere, ci domandiamo se non sarebbe meglio forse ritornare alle vecchie maniere adottando un pizzico di non curanza o, per voler impiegare un termine più “vintage”, tanta e tant’altra ancora sana strafottenza!

Condividi sui social

Author: Maurizio Gangemi