






Non siamo certo nati oggi ed abbiamo vissuto, quindi, anche i periodi “bui” che negli anni scorsi ha vissuto questa nostra amatissima Città. Abbiamo vissuto “in strada” (allora “figghioli” che s’incontravano con i coetanei all’angolo di Piazza De Nava o all’incrocio tra il Corso Garibaldi e la via Palamolla) la cosiddetta “guerra di mafia” a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90; abbiamo visto la nostra Reggio abbandonata a se stessa dai politicanti della famigerata (ed oggi, per tanti aspetti e sotto certi versi, rimpianta) Prima Repubblica; abbiamo visto nascere e morire tante attività imprenditoriali; abbiamo assistito a tanti fatti di cronaca giudiziaria con protagonisti provenienti da tante estrazioni sociali; abbiamo constatato come, ahinoi, negli ultimi 20 anni non sia cambiato nulla. Conosciamo bene Reggio ed i Reggini. Città e popolazione straordinarie sotto svariati aspetti, ma anche contraddittorie sotto altrettanti punti di vista. Reggio è “strana”, molto “strana”.
Da un lato si accontenta di poco (di veramente poco) estrinsecando il suo accontentarsi attraverso la tipica frase “megghiu i com’era prima è!” (meglio di com’era prima è), dall’altro sa di meritare di più ma preferisce che ad operare siano gli altri mentre attende che la manna cada dal Cielo seduta sulle panchine del Lungomare. “Gli altri”, chi sono “gli altri”? “Chi è causa del suo mal pianga se stesso” qualcuno scriveva. Ecco, i Reggini sono prontissimi ad accusare “gli altri” e restii ad ammettere che le colpe siano proprie. E se “gli altri” sono i politicanti (vogliate perdonarci se non li etichettiamo come “politici”, ma per il nostro modo di pensare e di intendere le cose la “politica” è una cosa seria) “rei” di non aver fatto questo o quello, atteso che lo sono diventati per merito nostro in quanto elettori, di chi è La colpa? Loro che hanno promesso inventandosi slogan e proclami nelle notti insonni durante le varie campagne elettorali o, invece, nostra che gli abbiamo regalato uno scranno in qualsivoglia istituzione? Il problema, uno dei problemi per meglio dire, di noi Reggini è che siamo piagnucoloni e fraccomodi. Ambiamo al posto fisso e non usiamo le idee che Iddio ci ha dato in dote; scendiamo a compromessi per averlo (il posto fisso), spesso rivolgendoci ai “politicanti”, e poi non possiamo dire di no quando questi ci chiedono qualcosa in cambio (limitiamoci a pensare al solo voto); chi vuol essere imprenditore di se stesso deve abbandonare la nostra terra per crearsi un futuro; chi resta qui e coraggiosamente vive con onestà deve fare i conti con una mentalità prevaricatrice diffusa; chi resiste e non cede alle lusinghe del facile guadagno, sa già che ogni strada da percorrere sarà irta e difficoltosa; chi non cala la testa e cammina petto in fuori e sguardo alto, sa che è “out” o tagliato fuori che dir si voglia. Ed allora che si fa? Nella maggior parte dei casi si “violenta” la propria indole e ci si adegua per sopravvivere più che vivere. Reggio ed i Reggini non sono padroni del proprio futuro, sono più che altro una Città ed un popolo che ha preferito essere “colonizzato” più che “colonizzatore”. Anzi, ci correggiamo. La citazione “Nemo propheta in patria” ha, a queste latitudini, valenza assoluta. Infatti, se Reggio ed i Reggini hanno “colonizzato” una bella fetta d’Italia (e, probabilmente, anche d’Europa e del Mondo) con i loro studi, con le loro professionalità, con la loro cultura, con le loro indubbie capacità, “in patria” hanno preferito essere “colonizzati” dai propri concittadini più scaltri, più arrivisti, più opportunisti. E’ bastata qualche chiacchiera e tutto si è “risolto”. Fate un giro per la Città, più che mai in questo periodo a 3 settimane dalle elezioni per il rinnovo del civico consesso. Oltre che tonnellate di spazzatura in ogni luogo disposto ad accoglierle (le foto risalgono a 4 giorni addietro) ed a buche-crateri presenti in ogni arteria cittadina (non solo indecenti a vedersi, ma oltremodo pericolose per automobilisti e motociclisti), fanno bella mostra di sé centinaia, migliaia, di manifesti 70×100 attaccati in ogni dove. Dai cassonetti della spazzatura (onestamente, questi sono i posti più indicati dentro i quali dovrebbero essere messi) ai pali dell’energia elettrica, dai cavalcavia in autostrada ai tabelloni riservati alla pubblicità degli spettacoli cinematografici, dalle auto alle finestre di casa, dalle vetrine dei negozi ai muri con tanto di divieto di affissione. Qualcuno, addirittura (che fenomeno), li ha fatti incollare persino sulle cataste di rifiuti per strada. In un solo posto, ancora, non li sono visti (forse più per ritegno che per rispetto): sui tabelloni riservati ai necrologi funebri. Tanto, che problema c’è? Alla copertura degli addetti del Comune con un ulteriore manifesto con scritto “affissione abusiva” e, forse, al relativo verbale sanzionatorio farà seguito, senza forse, un ricorso al Prefetto o, peggio ancora, una sanatoria partorita dallo stesso futuro Consiglio Comunale di cui faranno parte i “fortunatissimi” eletti. La “corsa” ad uno scranno è iniziata nel modo più “feroce” possibile. Ognuno dei quasi 750 candidati (per soli 32 posti, come se fosse un concorso) ha aperto una “segreteria politica” più o meno in una zona di passaggio, più o meno nel quartiere di residenza, più o meno grande o informatizzata. Leggendo le liste, vi troviamo di tutto: dal fioraio al panettiere, dall’assicuratore all’avvocato, dall’ultrà al consigliere uscente, dal fotografo al salumiere, dal pensionato al disoccupato, dal cabarettista alla “velina”, dal marmista al barista e via via elencando tutte le altre, rispettabilissime, professioni e professionalità. Che casino! Al “concorso” (non per titoli e per esami, ma per compromessi e calate di braghe), come detto, partecipano quasi 750 nostri concittadini. Solo 32 saranno i posti disponibili ed appannaggio di chi saranno? Del figlio di Tizio o del portaborse di Caio? Del lecchino di Sempronio o dell’usciere di Gargamella dei Puffi? In tanti, in troppi a dire il vero rendendo tutto assai poco credibile, si sono riempiti la bocca con la parola “rinnovamento” o, peggio ancora, “ringiovanimento”. “Rinnovamento” o “ringiovanimento” di cosa e di chi se, con le legittime eccezioni, le liste sono stracolme di nomi appartenenti a famiglie di politicanti “da generazioni”? “Rinnovamento” o “ringiovanimento” di cosa e di chi se, spulciandole, le liste sono piene di cariatidi e/o personaggi la cui provenienza è certamente ascrivibile al “politicante” non più direttamente interessato al Comune ma sol perché approdato su isole (leggasi istituzioni) più sicure (leggasi redditizie)? “Ma mi faccia il piacere”, direbbe il Principe de Curtiis. Ed a noi, che Principi non siamo, non ci resta altro che assistere all’inesorabile declino della nostra Città che, purtroppo, passa anche da tutto questo. Ad maiora.