Uomini “contro” Donne

altaltUna delle problematiche “sociali” della nostra era, sulla quale, purtroppo, i riflettori rimangono perennemente puntati, è il perpetuarsi, con a volte delle proprie escalation, di episodi di violenza sulle le donne. Se ne discute in televisione, nei telegiornali, nei talk-show ideati ad hoc, all'interno delle pagine di cronaca, sia di quotidiani che di riviste. Una mole di notizie che raccontano, solitamente, di abusi che avvengono all'interno delle “mura domestiche” e che, quasi sempre, si concludono con “il” triste epilogo di andare a riempire quelle di vera e propria cronaca nera.

Si tratta, però, di un argomento che tende ad evidenziare la presunta posizione di fragilità delle donne ponendole, spesso e volentieri, nel “girone” delle vittime. Ma, secondo la nostra opinione, è da considerarsi assolutamente errato il pensare che la maggior parte delle donne di oggi siano delle sciocche sprovvedute e, quindi, “facile preda” degli uomini violenti. A rafforzare questa linea di pensiero, basti considerare l'alta percentuale delle donne manager in Italia con davanti delle carriere strepitose e, perciò, tutt'altro che deboli. Siamo, infatti, circondati da donne intraprendenti dinamiche e nient’ffatto “succubi” o “subalterne” ai propri uomini. Allora cos’è che realmente accade? Forse il vero nemico di alcune donne va cercato dentro loro stesse, poiché bisogna – ahinoi – ammettere che in molti casi di violenza vi è una sorta di interdipendenza tra vittima e carnefice. Le donne che subiscono violenza, infatti, pur non essendo coscienti di ciò, con i loro silenzi colmi di paure, non fanno altro che avallare in un certo senso il comportamento lesivo del partner violento. Ma cerchiamo di delineare il profilo di questi “uomini” (se così possiamo definirli). Chi sono in realtà? E, soprattutto, da dove trae origine la loro efferatezza? Spesso, si tratta di uomini insicuri con problemi esistenziali legati alla famiglia, al lavoro o che hanno subito violenza nella propria fase adolescenziale o, peggio ancora, nella propria fanciullezza. Accade dunque che, non sentendosi all'altezza delle aspettative della propria compagna, danno inizio al di lei “calvario” sfogando la rabbia ed istinti più reconditi e meschini proprio su colei che, magari, si occupa di lui e della loro famiglia. Sono sufficienti, pertanto, anche i più banali motivi legati al vivere quotidiano per scatenare “l'inferno” ed arrivare a quelle brutalità estreme, spesso irrecuperabili, di cui leggiamo. C'è da dire, però, che nelle donne “abusate”, spesso, scatta un “meccanismo perverso” ed ancorché illogico seguendo il quale, pur essendo consapevoli di essere protagoniste di un film dell'orrore, non riescono a denunciare e, quindi, ad uscirne facendosi aiutare dai familiari o, meglio ancora, dalle Forze dell'Ordine. Sovente i familiari delle donne picchiate e violentate vengono accusati di indifferenza o di “disattenzione”, ma in realtà le donne che subiscono violenza tendono a celare il male subito, forse nella speranza che un giorno tutto possa finire e che il “bruto” possa cambiare o, fors’anche, perché “semplicemente” minacciate da quest’ultimo. E' qui che si compie l'errore più grosso! Ebbene, è assodato che questo sia l'ennesimo articolo scritto a suffragio della violenza sulle donne, ma esso vuole ancora una volta essere uno modo per far riflettere sul fatto che le donne abusate devono trovare dentro se stesse la forza di reagire e capire, finalmente, che il  loro peggior nemico è “il silenzio”.

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Author: Maurizio Gangemi