





L’attesa è finita. Sabato scorso, infatti, sono state presentate ufficialmente le liste dei candidati alla carica di consigliere comunale e provinciale stracolme di “soliti noti” (rigenerati e/o riciclati), di “parenti” (ed affini), di giovanotti e signorine baldanzosi, ma tutti (o quasi tutti) accomunati da un unico filo conduttore e, probabilmente, da un unico destino: quello di essere inequivocabilmente “pedine” mosse ed ancora da muovere ad esclusivo piacimento da parte dei politicanti “anziani” (in quanto a presenza sulle scene del teatrino politico) di casa nostra ed, anche, di essere stati ineluttabilmente presi in giro (o raggirati che dir si voglia) dagli stessi politicanti di cui sopra. Da oggi e fino al 16 maggio prossimo, 745 candidati al Comune e 648 alla Provincia (coloro che hanno avuto "occhio" e "naso" fiutandone la convenienza, nelle foto) – a cui si aggiungono i 6 aspiranti Sindaco ed i 7 aspiranti Presidente della Provincia – si daranno battaglia, armati di “santini”, fac-simile e facce stampate in pose più o meno grottesche e ridicole abbinate a slogan da cabaret, andando a chiedere e, perfino, ad elemosinare voti in ogni angolo della Città. Per una trentina di giorni, allora, Reggio diventerà una bolgia immersa nell’isteria collettiva “da elezioni”.
Non è difficile immaginare che 1393 candidati (più 6, più 7), a cui si aggiungono i “faccendieri” ed i “portaborse” di turno che ognuno di essi ha al seguito, corrano all’impazzata da un lato all’altro della Città (per la Provincia è più facile perché l’area elettiva è limitata ai Collegi di pertinenza), partecipando a riunioni (più o meno qualificate), offrendo cene e cenette, organizzando party e festini, spargendo “santini” e fac-simile e ricordandosi di antiche conoscenze mai “necessarie” ed “opportune” prima ma “fondamentali” adesso a cui andare a mendicare un voto. Ma perché tutto questo accanimento? Perché da qualche anno a questa parte fare politica è diventato un vero e proprio mestiere. Per capirci bene, con il “fare politica” intendiamo “fare politica al giorno d’oggi (con annessi e connessi)” e, nello scriverlo, non gli attribuiamo certamente un significato lusinghiero. Anzi, tutt’altro. Dicevamo della corsa e della rincorsa forsennata alla ricerca dell’ultimo voto utile per realizzare il “sogno” di diventare consigliere (comunale o provinciale che sia). Perché? Non certo per l’entrare a far parte di una ristretta schiera di rappresentanti del popolo nelle Istituzioni. Non certo per farsi portavoce dei sentimenti e dei malumori dello stesso popolo che, eventualmente, li ha votati e, quindi, delegati. Non certo, ancora, per quello “spirito di servizio” che un tempo animava i Politici, i Partiti, le Ideologie ed i Valori (tutte cose che, allora ed a confronto con le attuali, meritano di diritto l'iniziale maiuscola) che animavano le scene politiche fino ad un ventennio addietro. Allora perché? Il “perché” è semplice ed è sotto gli occhi di tutti. Occhi che, a secondo della convenienza (oggi i politicanti la chiamano “opportunità”), si ricoprono di San Daniele o Gran Biscotto (a secondo dei gusti). Si “fa politica” (sempre immaginando la politica con la p minuscola di oggigiorno) perché essa è diventata un “mezzo” per entrare nei salotti che contano, nei party esclusivi, per avere i contatti “giusti”, per trovare le “strade” meno scoscese. Si “fa politica” perché essa altro non è che un mezzo per fare “business”, insomma. Sia ben chiaro, il nostro scrivere non riguarda la totalità dei candidati, ci mancherebbe. Tra i quasi 1400 candidati ci sono sicuramente moltissimi ragazzi e ragazze, uomini e donne, che non appartengono alle categorie di cui sopra, ma che sono davvero animati da qualcosa di vero, di genuino, di realmente onesto che li ha spinti a “scendere in campo” provando a bucare quella ragnatela fittissima dalla quale è difficile, se non impossibile, uscire se si è “meritevolmente” dentro od entrare se “meritevole” non lo si è. Ma che “fortuna politica” potranno mai avere queste persone se dietro di loro non c’è un politico (con la p minuscola) che li sponsorizza? O, ancora, a quanti di essi, singolarmente, lo stesso politico ha “promesso” una mano, ma facendo la stessa promessa chissà a quanti altri ancora? Il famigerato “ricambio generazionale” di cui tanti saccenti si riempiono la bocca, come potrà mai verificarsi se di volta in volta cambiano “i pupi” ma non “i pupari”? Ma per favore, non fateci ridere o, per lo meno, smettetela di pensare ancora che tutti abbiano ancora l’anello al naso. O meglio, ci piacerebbe pensare che non tutti ce l’abbiano atteso che, ahinoi, tra il “lo è” o “lo fa” sembrerebbe prevale il primo dei due. Ed allora perché così tanti candidati pronti a tutto per uno scranno a Palazzo San Giorgio o a Palazzo Foti? In primis perché alla stragrande maggioranza di essi è stato chiesto, gli è stato suggerito o è stato convinto (non vogliamo pensare all’ipotesi “è stato costretto”) a candidarsi molto semplicemente in virtù di un pregresso favore ricevuto a cui, ovviamente, non è potuto corrispondere un “no, grazie!”. Poi, certamente perché i “neofiti” della politica, animati dalle migliori intenzioni, non hanno ancora colto dove sta “il trucco” e “l’inganno”. Come si fa, infatti, a promettere a tanti, a tantissimi, un “portafoglio voti” magari di chi, oggi, non è interessato alle elezioni di cui sopra perché ormai salito ancor più su nella scala istituzionale? L’ingenuità delle “giovani leve” ha del disarmante! Reggio è Città di provincia (sebbene l’aggettivo “Metropolitana” aleggi nell’aria ma tangibilmente non si capisce ancora cosa sia) e, più o meno, ci si conosce tutti (o quasi). Anche chi scrive ha amici e conoscenti, vecchi compagni di scuola o di sport, che hanno ceduto alle lusinghe ed hanno prestato il fianco in quest’avventura ma ci chiediamo, e gli chiediamo, da cosa sono animati se è vero com’è vero che il binomio persone perbene-politica (oggi più che mai) parrebbe addirittura improponibile? Mah! Certo, quelle che noi de “Il Reggino” – piccolo periodico online in una Città di provincia – definiamo persone “perbene” in politica ce ne sono e ce ne saranno ma come potrebbero mai influire in questa o quell’altra scelta se, purtroppo, la politica ed i politicanti di oggi pare siano più impegnati ad accumulare ricchezze personali – e per gli amici, e per gli amici degli amici – che a davvero curare gli interessi di una Città che ha mille lacune e che dal tanto pubblicizzato “modello Reggio” è passata ad una stasi incredibile con le sue tonnellate di rifiuti ai bordi della strada, con le sue mille buche nell’asfalto, con l’acqua non potabile, con le tasse comunali più alte d’Italia e con tutta una serie di negatività che la rendono tra le ultime città d’Italia per vivibilità (secondo quelli che sono i canoni usati dai sondaggisti, sia chiaro). Per non parlare, poi, delle cronache giudiziarie, degli avvisi di garanzia, delle imputazioni per reati vari che vedono protagonisti questo o quel politico. Ma insomma, che Città è questa dove tutto è possibile? Che cittadini sono i reggini? Sono distratti o, più probabilmente, se ne fottono? Il problema è che molti hanno tratto benefici da questo o quel politico ed in qualche modo sentono l’obbligo di ricambiare quanto ricevuto. Non si chiama tutto questo “clientelismo”? Si che si chiama così! E perché mai a queste latitudini esiste quasi la “necessità” di rivolgersi agli occupanti delle sedi istituzionali per vedersi riconosciuti i propri diritti? Che sia un lavoro piuttosto che un tombino maleodorante da spurgare, o un’auto abbandonata piuttosto che la propria via illuminata davanti casa, o un ufficio comunale con persone competenti ed educate piuttosto altro ancora, pare che non si sappia intraprendere alcun percorso diverso dalla “raccomandazione” chiesta all’ “amico istituzionale” di turno. Diritti sacrosanti, quindi, che per essere riconosciuti devono essere chiesti “per favore”. Mah! Doppio mah! E vogliamo parlare anche del “mercato” dei candidati? Di coloro i quali ieri erano vestiti di rosso ed oggi si ripresentano vestiti di nero come se nulla fosse? Chi ha detto che, oggi, le ideologie non esistono? Chi ha detto che, oggi, gli ideali e gli idealisti non esistono? Chi ha detto, oggi, che non si vota più lo schieramento politico o il partito da cui ci sentiamo più o meno rappresentati ma piuttosto per la "persona"? Certo, viviamo nel mondo di oggi e non siamo extraterrestri e capiamo bene come le cose siano cambiate e che chi sostiene queste tesi, in pratica, tutti i torti non ha, ma perché amalgamarci alla massa e seguirla come parte di un gregge indirizzato dai cani e comandati entrambi (pecore e cani) dal pastore a suon di fischi con le dita nella bocca o, peggio, con urla incomprensibili? Ordunque, se quella suddescritta è diventata la norma per la maggioranza, allora noi preferiamo esulare da tal modo di pensare riuscendo ancora a mantenere quell’autonomia, quell’indipendenza tale che ci consente di dire “No!” a questo o quel modo di andare le cose. Abbiamo le tasche piene di proclami e di promesse, abbiamo le tasche piene di titoli e paroloni di giornali divenuti illeggibili perché di editori e direttori “addomesticati” a suon di favori. Abbiamo le tasche piene di vedere l’andazzo attuale. Abbiamo perso la fiducia nelle Istituzioni (non in tutte per fortuna) semplicemente perché esse son costituite da uomini a cui non può importar di meno della collettività e del bene comune. Abbiamo le tasche piene di assistere a passeggiate di uomini senza ritegno, senza dignità, senza orgoglio. Abbiamo le tasche piene di tutto questo e di altro ancora. Qualche rigo fa, abbiamo fatto riferimento al cambio di casacca di taluni candidati (quello che i bene informati definiscono “salto della quaglia”, insomma). Certo, ormai non ci sorprende più nulla quando si parla di politica, ma ci sono casi eclatanti che, secondo noi, sono meritevoli di essere attenzionati per poi, a seconda del proprio piacere, riderci o imprecarci su. La scorsa estate, durante una passeggiata sul dannunziano “più bel chilometro d’Italia”, ci fermammo a parlare con il signor X – illo tempore consigliere comunale di maggioranza in forza PDL – il quale ci disse che si sentiva “pronto e maturo” per “fare il salto di qualità” e candidarsi “a Sindaco” perché sapeva “di aver lavorato bene per la nostra Città”. Lo ascoltammo e volutamente lasciammo, poi, scivolare il discorso su altre cose più effimere. Qualche giorno dopo, molti di voi lo ricorderanno, ci fu la cosiddetta “crisi” al Comune con il Sindaco facente funzione che si dimise salvo poi ritirare le dimissioni in tempo utile per scongiurare il commissariamento prefettizio. Al ritiro delle dimissioni, coincise un iniziale reimpasto della Giunta da parte dello stesso Sindaco con l’esclusione di molti assessori scelti dall’ormai divenuto Governatore, salvo poi ritornare sui propri passi e giungere a più miti consigli richiamando tutti gli esclusi a cui aggiunse proprio il signor X quale sua personale e diretta espressione. Ricorderete anche che quelli dell’estate scorsa erano anche i giorni in cui si materializzava lo scontro Berlusconi-Fini con la separazione di quest’ultimo dal partito co-fondato con il premier e la conseguente nascita di FLI. Orbene, il signor X, eletto tra le fila del PDL ma di provenienza AN, senza pensarci su aderì a FLI seguendo quello che era il suo pigmalione politico Gianfranco Fini. E’ certo che il Sindaco in forza PDL e l’assessore da lui scelto passato a FLI non potessero coesistere per le ovvie ragioni scaturite dalla lite Berlusconi-Fini. Con il tempo, il Sindaco fu costretto a rivedere la propria scelta ed a togliere ad X le deleghe precedentemente assegnategli. Manco qualche giorno che X esce su tutti i quotidiani con un “Sono io il candidato di FLI a Sindaco di Reggio”. “Acciminchia”, direbbe Checco Zalone. Allora ciò che ci ha detto qualche mese prima lo ha mantenuto, pensammo. Le sorprese non finirono qui. Qualche giorno dopo ancora, la coordinatrice calabrese di FLI rispose ancora a mezzo stampa “X non è il candidato a Sindaco di Reggio di FLI”! Oh perbacco! Ma che succede? X si è autoproclamato o…? Fatto sta che X non fu mai davvero candidato a Sindaco della nostra Città e che la coordinatrice, dal canto suo, rifiutò l’investitura da Fini ad esserlo facendolo nel peggiore dei modi uscendosene con un titolone sui giornali della serie “Dico no a Fini non candidandomi a Sindaco di Reggio perché qui il voto è inquinato dalla ‘ndrangheta”. Ancora “acciminchia”, replicherebbe Zalone. La coordinatrice ha scoperto l’acqua calda ma, al contempo, ha detto un’inesattezza offendendo, per questo, la parte sana della Città (e bene ha fatto il Governatore ad invitarla a vergognarsi ed a chiedere scusa ai reggini). Non avrebbe dovuto dire “…il voto è inquinato dalla ‘ndrangheta…” ma, forse, “…la ‘ndrangheta ha diritto di voto e, quindi, vota…” (a Reggio ed ovunque, aggiungiamo noi), cosa che ha ben altra logica, senso e significato. Torniamo a noi, sapete in quale lista è finito il signor X pur di essere ricandidato? Nella lista presentata dal cosiddetto “Polo civico”, o terzo polo che dir si voglia, che candida a Sindaco l’ex Presidente del Consiglio Regionale in quota PD! Ma come? Un ex AN, un ex PDL, per "opportunismo" diventa anche un ex FLI e va nella stessa direzione di un ex PD? E qui Checco Zalone farebbe incetta di “acciminchia” su “acciminchia”. Questa si che si chiama coerenza, fedeltà politica e, soprattutto, dignità personale. Quello del signor X è l’esempio più facile da riportare, ma ce ne sono molti altri che ci vengono in mente leggendo e rileggendo le liste appena sfornate. Un altro? Pur non candidandosi direttamente, il signor Y nei giorni scorsi si è presentato alla stampa comunicando alla Città che, sentendosi profondamente tradito dalla sinistra, ha aderito ad un Movimento e, per questo, sosterrà nella corsa a consigliere comunale un consigliere uscente nel 2007 eletto proprio tra le fila del centrosinistra ma, oggi, candidato con il Movimento a sostegno del candidato a Sindaco scelto dal Governatore delle Calabrie. Dov’è la seconda anomalia di questa vicenda (oltre al consigliere comunale che cambia maglia nello spogliatoio)? E’ che il signor Y, nelle passate elezioni del 2007, fu proprio il candidato a Sindaco scelto dal centrosinistra in contrapposizione al divenuto oggi Governatore ed allora stravincitore nel confronto diretto che, per percentuali ottenute, fu una Waterloo di dimensioni bibliche per Y ed il suo schieramento. Un’ulteriore “chicca”: durante la conferenza stampa di presentazione, Y molto candidamente dichiara (più o meno): “Aderiamo al Movimento ed oggi siamo con il centrodestra, ma domani potremmo essere con il centrosinistra”! Come? Dal centrosinistra sei passato al centrodestra preannunciandoci che potresti ritornare con il centrosinistra a seconda della convenienza? Coerenza? Zero! Dignità! Sotto zero! Come si può spiegare all’elettorato tutto questo senza che quest’ultimo ti mandi a quel paese? Come si può definire un tale atteggiamento se non assolutamente opportunistico scegliendo di salire in corsa su un cavallo, al momento, vincente abbandonando l’iniziale scelta? Mah! Checco Zalone gongolerebbe a suon di “acciminchia” ma colui che meglio ha raccontato la realtà politica del Bel Paese in generale, e della Calabria e di Reggio in particolare, è Antonio Albanese con il suo personaggio Cetto Laqualunque. La verità, assai probabilmente da ammettere con amarezza, è quella nuda e cruda raccontata dal politico calabrese frutto della fantasia dell’autore ma “drammaticamente” reale e realistica. Per tutto questo, perché non vogliamo essere né ci sentiamo rappresentati da nessun politicante di oggi, preferiamo ottemperare al nostro dovere di cittadino in ben altri modi e diciamo di “No!” alla politica che ci viene propinata senza ritegno alcuno. Come tutti (o quasi tutti) liberi di scegliere, noi abbiamo già scelto chi, cosa e come votare! Ad majora!