I Carabinieri hanno eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla locale Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 9 indagati per associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni. Gli arrestati sono 5 esponenti della famiglia Pelle, tra cui il reggente Pelle Giuseppe, nonché Morabito Rocco (figlio di Giuseppe detto “u tiradrittu”), Ficara Giovanni e Latella Antonino, tutti esponenti di vertice delle cosche della fascia ionica e del capoluogo reggino. L’operazione costituisce lo sviluppo dell’indagine “Labirinto” del R.O.S. avviata nel 2007 in direzione della cosca Pelle di San Luca (RC) e finalizzata alla cattura del boss Pelle Antonio detto “gambazza”, inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, arrestato dallo stesso R.O.S. il 12 giugno dello scorso anno dopo una lunghissima latitanza. Nel corso delle indagini si era pervenuti all’arresto di numerosi esponenti del sodalizio ed al sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro, depotenziando così significativamente l’organizzazione criminale, peraltro in un momento in cui i Pelle ed i loro alleati storici, i Vottari, stavano fronteggiando i Nirta – Strangio nella tristemente nota faida di San Luca, culminata nella strage di Duisburg dell’agosto 2008.
L’attuale filone investigativo ha documentato il ruolo di vertice assunto dagli indagati Pelle Giuseppe e Morabito Rocco, succeduti ai padri, “gambazza” e “tiradritto”, nella effettiva gestione degli interessi delle cosche della fascia ionico-reggina anche nei rapporti con importanti sodalizi del capoluogo, tra cui i Ficara e i Latella, funzionali al perseguimento di strategie unitarie e, soprattutto, ad assicurare gli equilibri criminali nell’area. In tale ambito è emersa la trattativa tra Pelle Giuseppe e Latella Antonino, instaurata per la designazione del reggente del locale di Roghudi, in seguito al decesso per cause naturali di Romeo Antonio detto “bistecca”, avvenuto all’inizio dell’anno, condotta con riferimento agli accordi, già documentati alla fine degli anni ‘90 dall’indagine “Armonia”, che avevano sancito la fine del sanguinoso conflitto tra gli Zavettieri ed i Pangallo. La nomina del successore di Romeo ha riproposto infatti l’annosa ingerenza degli esponenti di vertice della zona sud di Reggio Calabria sul locale di Roghudi, in ragione dell’originaria collocazione del paese nella zona di competenza delle cosche reggine e trasferito, dopo le inondazioni degli anni ’70, nella costa jonica, tra Condofuri e Melito Porto Salvo.Lle indagini hanno evidenziato la progressione in grado di diversi soggetti, riconducibili alle famiglie Zavettieri e Tripodi, in passato protagonisti della contesa per il controllo di quello stesso locale e, soprattutto, l’intendimento di Pelle Giuseppe e Morabito Rocco di trovare una soluzione al problema con l’equiparazione delle cariche di alcuni affiliati appartenenti alle diverse fazioni, al fine di equilibrare l’importanza rivestita dalle due famiglie. La vicenda ha quindi confermato la posizione di assoluto rilievo riconosciuta agli esponenti della famiglia Pelle in relazione al richiamo delle regole vigenti nella ‘ndrangheta, avendo riguardo alle problematiche ordinative delle singole cosche e alle gerarchie tra gli affiliati. Tra gli argomenti trattati negli incontri tra i diversi capibastone emerge anche una consulenza di Pelle Giuseppe a Ficara Giovanni per la costruzione di un bunker simile a quello utilizzato da Saverio Trimboli, arrestato dai Carabinieri il 13 febbraio u.s.. Pelle, dopo aver fornito suggerimenti sul tipo di abitazione maggiormente idonea ad ospitare simili nascondigli, prometteva anche l’invio dell’operaio specializzato per la realizzazione del bunker. L’indagine ha altresì evidenziato l’attuale pervasività del gruppo Pelle nell’area di San Luca, Bovalino e comuni limitrofi, mediante l’imposizione di estorsioni agli operatori economici e i tentativi di infiltrazione negli appalti pubblici attraverso imprese controllate. Particolarmente allarmante si è rivelata la progettazione di un sequestro “lampo” di un imprenditore edile locale, allo scopo di estorcere al socio una tangente dell’importo di 40.000 euro sui lavori eseguiti per un appalto pubblico nel comune di Condufuri (rc), la cui consegna era stata più volte procrastinata dagli interessati. L’indagine ha offerto uno spaccato di estremo interesse per la comprensione delle attuali strategie della ‘ndrangheta, confermandone l’evoluzione sotto il profilo organizzativo, con gerarchie interne, aree di competenza e cariche sovraordinate alla tradizionale struttura orizzontale dei locali.