Il dado è tratto. Il destino verso cui ha deciso di andare incontro la d.ssa Fallara ha compiuto il suo corso e, qualche ora fa, l’acido muriatico ingerito ha completato la devastazione dei suoi organi interni spegnendo le flebili speranze di chi si auspicava il miracolo. Miracolo che non c’è stato, purtroppo, nemmeno a poco più di una settimana dal Santo Natale in una delle rare giornate veramente fredde della città in riva allo Stretto. Troppo gravi, infatti, i danni che la sostanza acida ha con effetto immediato prodotto all’interno del corpo dell’ex dirigente dell’Ufficio Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria. Ed è così che in un venerdì 17 qualunque, la d.ssa Fallara (nella foto tratta da Gazzetta del Sud) crolla sotto il peso delle accuse subite, della vergogna e fors’anche della propria coscienza per quello che si presume abbia fatto e per cui è finita sui giornali accusata pesantemente, faziosamente ed anche crudelmente.
Già, “si presume abbia fatto” dicevamo. Probabilmente è vero che abbia abusato del suo ufficio; probabilmente è vero che si sia auto-liquidata somme ingenti in maniera arbitraria e non dovuta; probabilmente è vero tutto quello di cui si è letto e probabilmente è anche vero che fosse pronto un mandato d’arresto di cui, magari, la stessa d.ssa ne era già venuta a conoscenza. Probabilmente è vero tutto questo, ma i “giudizi” che gli accusatori le hanno lanciato contro con crudezza e crudeltà eccessivamente severe condite da un raro accanimento colpendo lei per probabilmente colpire chi di lei si era fidato per 8 anni (salvo poi rinnegarla e negare tutto), erano “sentenze” frutto di un processo vero e proprio o, più semplicemente, presunzione di colpevolezza assoluta da parte di politici accecati dal dio-potere e non, invece, di giudici ossequiatamente devoti a “la legge è uguale per tutti”? In sostanza, è vero o non è vero che si parla di presunta colpevolezza fin quando i tre gradi di giudizio non siano completamente assolti e che, fino ad allora, innocenti si era ed innocenti si resta? Ed allora chi ha dato agli accusatori il titolo o, meglio, perché si sono arrogati il diritto di accusare così pesantemente una donna che assai probabilmente aveva compiuto atti contrari alla Legge, certamente inopportuni, ma che aveva il diritto di essere giudicata dai giudici e non da uomini politici sui quali preferiamo non aggiungere alcun aggettivo? Una cosa è certa, la morte della d.ssa Fallara dovrà pesare e peserà su molte teste. Eh già! Perché è vero che la mano che ha portato la bottiglia di acido muriatico alla sua bocca era quella della d.ssa Fallara, ma quante altre “mani” l’hanno spinta a compiere quel gesto? Quanti altri personaggi l’hanno offesa, denigrata, vessata, vituperata, abbandonata, rinnegata, accusata e giudicata ferocemente come spettatori in un’arena della peggior corrida attendendo non altro che la sua “uccisione” per mano dei toreri di turno. Ecco, adesso che la d.ssa Fallara non è più questi spettatori possono tirare un sospiro di sollievo perché con lei, di certo, molte verità hanno una bocca in meno da cui poter venir fuori. Chi l'ha conosciuta a fondo per averci lavorato assieme, l'ha descritta come una donna determinata, severa, forte, decisa ed oltremodo lungimirante sul lavoro. Probabilmente è vero, ma esiste essere umano sulla terra che non scopre di esser debole davanti ad un linciaggio come quello che ha subito la d.ssa Fallara? Esiste persona così assolutamente cinica da non subire affatto il colpo duro infertole? No, crediamo proprio di no! Ecco perchè anche una donna forte come descrivono essere la Fallara mercoledì sera è crollata come un castello di sabbia a cui è mancata la base. E la "base" altro non è che le sue amicizie, quelle persone che considerava a lei vicina, quelle stesse persone che, quando più sarebbe stato opportuno e necessario starle vicino, le hanno voltato le spalle con un sottinteso "ed adesso fottitela tu!". Durante la giornata di ieri e leggendo le cronache sui quotidiani di oggi, ci chiedevamo come e dove molti avessero trovato il “coraggio” (forse è meglio chiamarla insolenza) di fare passerella davanti alla porta della Sala Rianimazione degli Ospedali Riuniti. Ci chiedevamo come e dove molti avessero raccattato il “coraggio” (leggasi ancora insolenza) di provare a dare parole di conforto alla figlia, alla famiglia ed al marito ben sapendo che ognuno di essi ha sputato fuoco fino a qualche ora prima contro la d.ssa Fallara. Il “coraggio”, quel tipo di “coraggio” a cui noi ci riferiamo, altro non è che ipocrisia, becero opportunismo, crudeltà morale infinita. Come possono, coloro i quali ruggiscono come conigli, sapere come si sono comportati fino a mercoledì pomeriggio per poi, come se nulla fosse successo, come se nulla fosse stato detto, andare a portare un saluto a chi soffriva come e quanto, seppur diversamente, la d.ssa Fallara? Il nostro atto d’accusa non è mirato a nessuno in particolare, sia ben chiaro. Non facciamo distinzione tra Destra e Sinistra, tra ex Sindaco ed ex Assessore Regionale al Bilancio, tra giornali e giornalisti “pro” o “contro”, tra giustizialisti ed innocentisti. Per noi non cambia nulla anche perché, sicuramente, chi leggerà saprà o meno, in cuor suo, se è o meno destinatario del nostro messaggio. Chi muore oggi non è solo la d.ssa Fallara, ma la politica tutta. E’ vero, la politica nell’accezione letterale del termine forse è molta molti anni fa quando i politici erano tali e non faccendieri senza scrupolo che si scannano l’uno con l’altro per uno scranno tanto al consiglio circoscrizionale quanto a Montecitorio o Palazzo Madama. L’arrivismo, la corsa al potere, l’accidia e chi più ne ha più ne metta, hanno offuscato le menti di coloro i quali si presentano alle elezioni solo ed esclusivamente per coltivare meglio i propri interessi o per trovarne altri ancora e coltivarli meglio. Gli sconfitti, oggi, in questo venerdì 17, siamo anche noi elettori che, fino a ieri, abbiamo riposto in questo o in quello la nostra fiducia consentendo l’onore a questo o a quello di rappresentarci nelle istituzioni. Da sconfitti, consapevoli di esserlo davvero, ci nausea il sol pensiero di andare a cercare tra qualche mese la tessera elettorale per andare ad adempiere a quello che abbiamo sempre e comunque considerato un nostro dovere. Ma quale dovere? Il nostro dovere morale, da oggi, sarà quello di disertare i seggi in ogni occasione utile. Che facciano quello che vogliono o, meglio, quello che il “sistema” gli consente loro di fare. Una cosa è certa, noi non saremo più complici delle porcherie a cui quotidianamente assistiamo quando si parla di politica. Ecco, il “sistema”. La d.ssa Fallara ha fatto parte di quel “sistema”, anzi a livello locale era uno dei vertici di quel “sistema”. Non un tassello qualunque, ma colei che gestiva le entrate e, soprattutto, le uscite nelle e dalle casse comunali che solo oggi qualcuno scopre – poverino! – essere assolutamente vuote. E di quel “sistema”, oggi, la d.ssa Fallara ne è stata la vittima più illustre. Senza il benché minimo dubbio. Ha sbagliato, come da sua stessa ammissione (sia verbale, in conferenza stampa a poche ore dal suicidio, che materiale, allorquando ha garantito che avrebbe restituito le somme auto-liquidatesi in attesa dal giudizio davanti ad un Tribunale), ed ha pagato il prezzo del suo errore. Ma quanto alto è stato questo prezzo se il peso delle accuse, degli abbandoni, dei rifiuti l’ha indotta allo sciagurato gesto dell’altra notte? Quanti altri personaggi politici ammetterebbero le proprie colpe? Quanti altri personaggi politici si toglierebbero la maschera da “immacolati” e si costituirebbero? Quanti personaggi, tra quelli ieri in pellegrinaggio-passerella agli Ospedali, hanno provato dentro se stessi quel senso di colpevolezza che di certo li ha pervasi? Quanti? Nessuno! In determinati ambienti non esiste più il ritegno, la dignità, l’onestà intellettuale e materiale, addirittura non esiste più nemmeno la vergogna per il sapersi responsabili di qualunque tipo di reato o di abuso. Facevamo nel corso del pezzo riferimento a chi ha, comunque, tirato un sospiro di sollievo un attimo dopo l’ultimo respiro della d.ssa Fallara. Qualcuno di voi ha dei dubbi circa la paura di molti che la Fallara, colta pressoché in fragranza di reato, decidesse di confessare e, magari, di aprire nuovi orizzonti mai esplorati circa il modo di “fare politica” così com’è purtroppo inteso oggi il farla? Non pensate che se invece di un gesto insano la d.ssa Fallara avesse preferito aprire le porte delle segrete stanze sarebbe successo un terremoto politico-amministrativo? Non lo ha fatto preferendo, sebbene in maniera assolutamente ingiustificabile ma probabilmente umanamente comprensibile, abbandonare la vita terrena per affrontare la “…giustizia divina…” a cui ella stessa ha fatto riferimento durante la sua conferenza-testamento. I “segreti” sono salvi perché sono andati dritti anch’essi nella bara che custodirà il corpo esanime della Fallara, ma se invece qualche ardito Procuratore decidesse di tirarli fuori prima della definitiva tumulazione? Dal canto nostro mestamente pregheremo per la Fallara e, silenziosamente, invocheremo l’arrivo della Giustizia. Quella terrena, sia ben chiaro, attraverso la quale è giusto che chi ha sbagliato paghi vedendosi aperte le porte delle patrie galere. Peccato che la d.ssa Fallara abbia preferito andare direttamente davanti a quella “divina” anticipandone i tempi. E, per concludere, è tempo che le “danze” si aprino e che lo “show” abbia inizio. Vedrete quanti messaggi di cordoglio, quante interviste piene di stupore, quanti ricordi pieni di lacrime, quanta solidarietà e vicinanza riceveranno i familiari, quanto sarà stracolma la chiesa deputata alla esequie, quanto “calore” avvertirà la Fallara nonostante sia già in un Mondo a noi per fortuna ancora sconosciuto. Vedrete amici lettori quante tonnellate di ipocrisia riempiranno i giornali con foto di personaggi più o meno autorevoli che si strapperanno i capelli per quello che è accaduto. Vedrete! Oh mio Dio, solo tu sai quel che succederà nei prossimi giorni! Noi, invece, mestamente come detto vogliamo ricordare la d.ssa Fallara proprio con una sua frase che riteniamo assolutamente chiarificatrice ed esaustiva e sulla quale già ieri ci eravamo soffermati citando il pezzo di Piero Gaeta di Gazzetta del Sud da cui è tratta: “…devo chiedere scusa … a Peppe Scopelliti. Che voglio chiamare Peppe proprio perché sono cresciuta con lui e per me è stato un onore lavorare al suo fianco … ha fatto bene a dire che ormai non faccio più parte del suo gruppo, perché non ho agito seguendo le sue indicazioni e i principi ai quali lui sempre si è ispirato. Peppe Scopelliti ha lavorato con grande onestà per fare grande questa città. Non ho nemmeno il coraggio di chiamarlo al telefono perché è chiaro che il mio rapporto con lui è finito”. Leggete, rileggete e riflettete! Ad majora!