Reggio Calabria: anche le “cufe” amano il centro storico della città metropolitana

Reggio Calabria, si sa, è città straordinaria. Lo è in tutto, nel bene e nel male, in positivo ed in negativo. E’ la città più grande della Calabria, è la città con la collocazione geografica più bella per bellezze naturalistiche e paesaggistiche, è la città che a livello sportivo primeggia sulle altre 4 omologhi capoluoghi di provincia, è la città che può vantare il maggior numero di piazze e fontane dell’intero meridione, è la città della Fata Morgana, è la città che ha dato i natali ad illustri musicisti, poeti, artisti del passato e del presente ed è, anche la città, che annovera nel suo ufficio anagrafe anche quello che è stato il sindaco più alto e bello d’Italia e che, da sei mesi circa, è anche diventato il governatore più alto e bello d’Italia.

Questi gli aspetti positivi della vicenda (con qualche dubbio sull’ultimo elencato, però). Tra gli aspetti negativi è lecito annoverare: la famigerata ‘ndrangheta (ovviamente), il dissesto economico-finanziario in cui versa il Comune sapientemente (?) amministrato dal più alto e bello sindaco del Bel Paese, l’atavica mancanza di servizi essenziali, l’acqua non potabile più cara del pianeta, i tombini più “ballerini” appena cadono 4 gocce dal cielo, le strade simil groviera tanto da indurre pedoni, motociclisti ed automobilisti ad innumerevoli gimcane (se abili e fortunati, altrimenti vai con un polmone perforato, l’asse dell’auto rotto o la degenza in qualche nosocomio garantita). Reggio è questa e molto di più. Tra il “molto di più” ci “lusinga” poter da oggi annoverare anche la visita di “adorabili” insetti che dalle nostre parti vengono “affettuosamente” chiamate “cufe” (nelle foto). No, non stiamo parlando delle ragazze meno attraenti, ma letteralmente di quegli esserini marroni che, a volte, troviamo a girovagare nelle nostre case soprattutto nei mesi estivi provenienti dai tubi di scarico dei sanitari presenti nei bagni. Quelle che, per intenderci, in altre zone della nostra Italia, sarebbero chiamate con il più conosciuto nome di blatte o scarafaggi che dir si voglia. “Gli scarafaggi o blatte sono insetti diffusi in tutto il mondo e conosciuti perché infestano gli ambienti frequentati dall’uomo. LA LORO PRESENZA È COLLEGATA A SITUAZIONI DI SCARSA IGIENE IN QUANTO FREQUENTANO CON LA STESSA DISINVOLTURA LE NOSTRE CASE “ISPEZIONANDO” LA DISPENSA, LA CUCINA E LE FOGNE O LE CLOACHE. La loro dieta alimentare non è troppo sofisticata, tant’è che attaccano qualsiasi cibo o bevanda. A differenza di molti altri insetti che attaccano gli alimenti, le blatte preoccupano di più per i danni indiretti che per quelli diretti: sono gli escrementi e i loro rigurgiti a procurare il danno. Proprio per le loro abitudini “errabonde”, le Blatte possono venire facilmente a contatto con quei germi che sfruttando l’animale come veicolo, contaminano agli alimenti. Gli adulti di alcune specie possono essere alati ma in volo si spostano per brevi distanze. Le specie presenti in Italia sono: Blatta orientalis, Blattella germanica (le più diffuse), Periplaneta americana e di recente è stata introdotta anche Supella longipalpa (fonte http://www.ausl-cesena.emr.it/Azienda/Sanit%C3%A0Pubblica/Infestantiurbani/blatte/tabid/427/Default.aspx)”. Ecco che, tra un tombino che salta ed un auto che ci finisce dentro con una ruota, tra “il più bel chilometro d’Italia” di d’annunziana memoria ridotto ad un acquitrino, tra le strade con più buchi dell’emmenthal (non originale svizzero, ma mal clonato) il cui manto ha lasciato spazio a terra e pietre, tra “le discese ardite e le risalite” (di battistiana memoria) da guadare stando attenti che le fiumare non ci investino, che le auto non aspirino acqua e che le bielle non si pieghino, tra tutti questi motivi di straordinarietà che Reggio può vantare cosa potevamo non farci assolutamente mancare? Le “cufe”! Certo, il nostro animo animalistico ci fa immaginare che, poverine, chissà nella rete fognaria quanta acqua è passata “costringendole” a venir fuori da ogni pertugio, che lì sotto non ci sarà di certo un habitat piacevole, che hanno fatto sacrifici a venire alla luce atteso che parrebbe non la gradiscano poi così tanto. Insomma, con esse siamo solidali in toto. Se non fosse che al centro storico di una città metropolitana che, ricordiamo, ha tra i suoi più “nobili” figli il governatore più alto e bello d’Italia e che sta esportando il famigerato “modello Reggio” anche in tutto il resto della regione punta dello stivale (speriamo che i corregionali non ci maledicano alla fine del suo mandato quinquennale visto che il “modello” si è rivelato fatto di carta pesta e che gli 8 anni di suo sindacato i reggini probabilmente li “digeriranno” in 88 dopo aver pagato fino all’ultimo centesimo i debiti contratti), oggi pomeriggio le “cufe” hanno deciso di fare una capatina appropriandosi di buona parte della facciata di un palazzo ad un centinaio di metri dal Duomo. Le foto che chi scrive ha personalmente scattato qualche minuta fa, ritraggono i “dolcissimi” insetti alle prese con la fuga dai tombini. Anche per loro, insomma, il troppo è troppo ed hanno deciso così di protestare contro l’incuria, l’abbandono, il degrado e la sporcizia in cui versa non una delle tante periferie delle nostre città, ma addirittura il centro storico!!! Troppo facile esclamare “Reggio, che città di m…” dopo anni di feste e festini, notti bianche e giorni colorati, campionati del mondo di fuochi d’artificio e di rutti, concerti milionari e lidi ballerini, mostre inutili ed installazioni coreografiche. Troppo facile adesso. Intanto perché non è vero che Reggio è una “città di m…” ma semmai inaffidabili ed ingiustificati sono i reggini che abbiamo eletto e da cui ci siamo fatti governare. Non lo è poi perché la città in se stessa non c’entra nulla con le nefandezze che gli uomini fanno sulle sue spalle. Comunque, oggi abbiamo scoperto che anche le “cufe” amano Reggio ed il suo centro storico per cui abbiamo un altro motivo per esser fieri ed orgogliosi della nostra regginità! Ad majora!

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Author: Maurizio Gangemi