Reggina: il vecchio “mister…o” del congiuntivo ed il nuovo “mister” amaranto

Nella mattinata di ieri, al Centro Sportivo Sant’Agata, è stato presentato alla Stampa il nuovo allenatore della Reggina targata stagione 2010/2011. Non prima, però, di aver assistito ad un prologo, quello del presidente Foti (nella foto con Atzori), da attentato dinamitardo (per l’ennesima volta perfettamente riuscito, nulla da eccepire in merito) alla sintassi ed alla consecutio temporum dove davvero le più elementari regole del “soggetto, predicato e complemento oggetto” vengono sconfessate, uccise, martoriate e straziate a vantaggio del più facile soggetto al singolare accompagnato dalla voce verbale ad esso riferito rigorosamente al plurale o, peggio ancora, al mistero che da quelle parti sembra regnare circa l’uso e la coniugazione del congiuntivo (chi è? cos’è?). Ogni volta è così. Perfino difficile per chi ascolta – se non automunito di traduttore simultaneo – intendere, capire, metabolizzare, interpretare e tentare di riportare al lettore quanto più fedelmente possibile almeno il senso di ciò che il proprio apparato uditivo ha percepito non senza fatica.

Ci scuserete, ma essendo ufficialmente in estate (seppur le condizioni meteo sembrerebbero sconfessare il calendario) siamo in già mentalmente orientati al relax a cui le prossime ferie dovrebbero ottemperare. Per questo, chiedendovi ancora scusa per non aver fatto in toto il nostro dovere, bypassiamo il prologo di cui sopra (non “tradotto” anche per non scomodare i logopedisti) e passiamo direttamente alle parole del neo allenatore amaranto Gianluca Atzori (con il cui cognome  ed il suo connubio interno di consonanti “t”–“z” presto o tardi anche il presidente dovrà prendere confidenza giacché l’ha chiamato “Azzorri” per giunta raddoppiandone pure la “r”). Una postilla: oltre al già citato motivo, volutamente tralasciamo il prologo anche in virtù anche del fatto che è notorio che Foti sia capace di incomprensibili – ai più – soliloqui di interminabili minuti senza, in fin dei conti, dire nulla o tendenti a glissare le domande dei giornalisti non "schierati" omettendo, di fatto, determinati argomenti e, quindi, sminuendone le problematiche fino a negarne l’evidenza circa quelle che lo riguardano sia quale presidente della Reggina che quale “semplice” cittadino. Torniamo a noi. Gianluca Atzori è nato a Collepardo in provincia di Frosinone il 6 marzo del 1971. L’avventura calcistica del neo tecnico amaranto incomincia, di fatto, nel 1989 allorquando la Lodigiani (adesso Cisco Roma) lo preleva dalle giovanili del Ciampino e lo lancia nel Torino appena promosso in A nella stagione 1990/1991. L’esperienza torinese non è delle migliori ed Atzori si sposta a Terni dove conquista la promozione della C1 alla B salvo poi retrocedere l’anno successivo (e veder fallire la Ternana). Resta in Umbria, però, passando tra le fila dei grifoni perugini dove troverà il primo goal in carriera e, guidato prima da Castagner e poi da Galeone, otterrà un eccellente salto dalla C1 alla A. Nella stagione 1996/1997 torna in B proprio con la Reggina passando dall’ultimo posto con in panca Buffoni sino al decimo finale con Guerini in panchina. La stagione successiva passa al Ravenna dove diventa un autentico perno della difesa collezionando 100 presenze e realizzando ben 7 reti. Anche qui, però, la sua esperienza finisce malissimo come a Terni: retrocessione e fallimento societario. L’anno dopo è ad Empoli e, allenato da Baldini, vince il torneo di B e la stagione dopo debutta in A. Nel 2003 segue Baldini a Palermo ma, con 17 presenze, rescinde anticipatamente il contratto e chiude la carriera a soli 33 anni. Il suo palmares da giocatore comprende due promozioni dalla C1 alla B con Ternana e Perugia ed altrettante promozioni dalla B alla A con lo stesso Perugia ed Empoli. Conclusasi la carriera di giocatore, inizia quella da allenatore. All’ombra di Baldini va a Parma, a Lecce ed a Catania ma il suo “maestro” ottiene tre esoneri di fila seppur Atzori resta comunque alle falde dell’Etna quale vice del subentrante Zenga. Nel 2008, in C1, esordisce come allenatore vero e proprio a Ravenna dove fallisce la promozione negli ultimi minuti della semifinale dei playoff con il Padova. Considerato il gran bel calcio prodotto a Ravenna, Pulvirenti lo chiama a Catania e gli affida per la prima volta nella sua carriera una panchina di serie A. La fortuna, però, non lo aiuta e, dopo 15 giornate e soli 9 punti raccolti, l’esperienza etnea si chiude fino a riaprirsi, ieri, a Reggio affrontando per la prima volta da allenatore il lungo e difficile campionato di serie B con gli amaranto. “E’ con orgoglio – inizia il neo tecnico – che oggi sono di nuovo qui a Reggio. Ringrazio il presidente per la presentazione, mi hanno molto colpito le parole che ha usato nei miei confronti (quest’uomo già ci piace ed, al contempo, ci "intimorisce": ha capito cos’ha detto Foti! n.d.r.). Sono consapevole – continua – che l’impegno preso con il presidente mi stimola tantissimo perché ritengo che questa Società ha voglia di riscatto esattamente come ce l’ha il sottoscritto dopo un’annata in cui, purtroppo, i risultati non sono coincisi con quelle che erano le aspettative iniziali. Diciamo che è una sorta di coincidenze che legano me, la Reggina e naturalmente anche i giocatori che dovranno riscattarsi anche loro come noi”. Che impegno ha assunto con il presidente Foti? “Le sue parole sono state chiare (oddio, se lo dice lei! n.d.r.): ridare a questa città l’entusiasmo che l’ha sempre contraddistinta. L’unica cosa che sono in grado di promettere, l’unica cosa che sono in grado di poter mantenere, è che il presidente troverà da parte mia e della squadra la voglia di lavorare. L’unico obiettivo che mi pongo adesso è quello di inculcare nella testa dei giocatori che solo attraverso il lavoro si ottengono i risultati. La nostra squadra dovrà essere una squadra umile, una squadra che ha voglia di lavorare, che vuole mettersi in discussione e di confrontarsi ricordando che siamo la Reggina e che dobbiamo portare con orgoglio il nostro nome in tutta Italia”. Tatticamente che Reggina sarà? “Mi piacerebbe moltissimo ripartire con una difesa a 3. Naturalmente sapete benissimo che, poi, il modulo lo fanno le caratteristiche dei giocatori e, quindi, vedremo che giocatori avrò a disposizione ed il modulo che meglio esalterà la loro peculiarità”. L’obiettivo? “L’unica certezza che posso dare è che vedrete una squadra che ha voglia di lavorare. Non so come andrà la stagione, ma è certo che sono venuto in una Società ambiziosa che ha voglia di riscatto rispetto alla stagione scorsa. Credo che dire “vogliamo vincere il campionato” sia come un tornare indietro e rifare l’errore più grosso che ha caratterizzato tutto lo scorso campionato. L’obiettivo primario è quello di riportare l’entusiasmo ed i tifosi allo stadio. Naturalmente tutto questo comporta che i ragazzi in campo avranno l’obbligo di cercare la vittoria sempre”. Da Silvio Baldini cosa ha appreso? “Ho avuto un ottimo maestro come lui per ben 7 anni. Quello che è Atzori adesso è senza dubbio frutto di aver imparato molto da Baldini. Ho avuto da lui sia l’esempio da allenatore che da uomo e per questo lo ringrazio”. Cosa l’ha convinta a venire a Reggio? “Ho avuto dei colloqui, così com’è giusto e normale, con altre Società ma, in cuor mio, speravo che la chiamata definitiva venisse da Reggio perché so che è una Società che crede nel lavoro, negli uomini e poi nei risultati. Quando questa chiamata è arrivata ho declinato le altre richieste perché sapevo di arrivare in una Società con le mie stesse ambizioni”. Brienza, Vigiani, Tedesco e Missiroli sono gli uomini da cui ripartire? “Sono tutti giocatori importanti che qualsiasi allenatore sarebbe felice di avere con se, ma per me non contano i nomi. I giocatori sono tutti uguali. Per me l’importante è che abbiano quell’entusiasmo e quella voglia che ha il loro allenatore, a prescindere dal nome che portano sulle spalle e dal loro passato che a me non interessa. Sono stato molto chiaro anche con il presidente, chi non ha le mie stesse motivazioni per intraprendere questa difficile stagione, chi non ha la predisposizione al lavoro, non può rimanere a Reggio. Voglio una squadra che abbia entusiasmo e quelle motivazioni che fungano da leva per arrivare a realizzare i sogni. Ha nominato quattro giocatori, ma mi riferisco a tutti”. Nulla da eccepire alle prime parole in amaranto del neo allenatore, sono assolutamente condivisibili ma, in linea di massima, sono le parole che “da copione” avrebbe detto chiunque. E’ per questo, quindi, che alle parole – cavolo quante ne sono state fatte in questi ultimi anni rimasta tutte prive di riscontri – siamo abituati ad accostarci i fatti e solo sui fatti siamo altrettanto abituati ad esprimere, poi, impressioni e giudizi. Pertanto, come ovvio, rimandiamo il tutto al calcio giocato e non a quello esclusivamente parlato. “Sono qui per vincere” ancora riecheggia e non abbiamo alcuna voglia nemmeno di pensarci ancora su. Atzori faccia quello che ha promesso, noi osserveremo e gli daremo ciò che ci sembrerà giusto al momento opportuno. Per adesso consentiteci un po’ di scetticismo dopo due anni uno peggiore dell’altro, poi si vedrà! Ad majora!

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Author: Maurizio Gangemi