
Il ritorno ai valori attraverso lo sport giocato nelle parrocchie. Questo l’intento comune del presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò e del consigliere nazionale del Centro Sportivo Italiano, Paolo Cicciù, che ritengono fondamentale il ruolo dell’oratorio come luogo per educare i giovani ad affrontare la vita attraverso lo sport. “Ritornare all’oratorio – ha dichiarato il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò – è come tornare alle origini. Vogliamo far ripercorrere alle nuove generazioni quel processo educativo che, attraverso lo sport sano e pulito ed attraverso il gioco e la socializzazione, ha forgiato milioni di italiani nel corso della nostra storia”. “In Italia – ha detto Praticò – la macchina industriale dello sport, carica di interessi economici, ha svuotato il significato nobile della competizione sportiva, nata come attività socializzante, leale, agonistica ma non violenta che fa del rispetto del prossimo la propria bandiera. Un’attività che dovrebbe insegnare che l’avversario non è un nemico ma il simbolo della sfida”.
“L’approccio allo sport nelle parrocchie – ha continuato il presidente del Coni Calabria – ha forgiato, in molti italiani, una personalità armonica ed equilibrata che ha posto le basi per un’apertura a valori più alti quali la cultura, la partecipazione sociale e la ricerca dei significati, andando oltre gli aspetti materiali e quotidiani della vita. Lo sport pulito, dove predomina l’amore e la passione, è, ormai, cosa rara”. Il presidente del Coni Calabria ha elogiato il progetto “Vivi l’oratorio”, promosso dal Csi, complimentandosi per l’ottima riuscita ed il coinvolgimento ottenuto, ed ha offerto la piena disponibilità ad appoggiare l’iniziativa affinché possa essere rilanciata. Un progetto che ha garantito percorsi sportivi che hanno aiutato i ragazzi a crescere fisicamente e moralmente mettendo al centro la persona. “Questo processo sarebbe più efficace se ci fosse anche il supporto delle amministrazioni pubbliche” ha dichiarato Paolo Cicciù. “Molte parrocchie – ha detto – non hanno potuto aderire perché prive di impianti sportivi, qualcun’altra, invece, ha dovuto appoggiarsi a strutture private”. “La Regione, la Provincia ed i Comuni – ha continuato il presidente Praticò – dovrebbero promuovere lo sport praticato senza fini competitivi quanto quello agonistico e riconoscere l’importanza della sua funzione ludica considerandolo come un valido (e forse tra gli ultimi) mezzo efficace di trasmissione di valori universali, soprattutto per i ragazzi, grazie alla sua carica emotiva e di coinvolgimento”. “Bisognerebbe, dunque – ha concluso Praticò – riavvicinarsi ai luoghi dove i cittadini praticano lo sport di base, nelle parrocchie, tra la gente, per valutare, dove possibile, eventuali ristrutturazioni, rinnovamenti e migliorie dell’esistente, nonché la creazione di nuove strutture, soprattutto, per ragazzi e bambini. La pratica di un’attività sportiva è un diritto irrinunciabile per tutti”.