Menzogne: inganni o mezze verità?

altDiffidiamo di tutti coloro che sostengono di dire sempre la verità, poiché, probabilmente nello stesso istante in cui lo affermano, mentono spudoratamente. Esistono, infatti, situazioni in cui per motivi di “cortesia”, piuttosto che utilitaristiche o di “pietà”, non possiamo fare a meno di “raccontare balle”. Le bugie vengono riferite sempre allo scopo di ingannare il nostro interlocutore nascondendogli la verità. Esse possono avere motivazioni differenti: a volte si mente per mascherare i nostri veri sentimenti, altre per non urtare la sensibilità di qualcuno ovvero ancora per proteggere se stessi. Si rende pertanto utile, qui, stilare una sorta di catalogazione delle menzogne che permetta, quindi, di instradarci meglio all’interno di questo argomento che, indubbiamente, interesserà un po’ tutti.

Esistono, dunque, le cosiddette "bugie bianche" che si utilizzano per educazione e per non ferire la sensibilità altrui (ad esempio “Quest’abito ti sta d’incanto”). Esistono, poi, le “bugie pedagogiche” che spesso la madre racconta al bimbo per premiarlo quando, ad esempio, quest’ultimo le presenta davanti un disegno tutt’altro che grazioso inducendo ella a rispondere “Ma è meraviglioso tesoro!”. Ci sono anche le “bugie di presentazione” e cioè a dire quella piccola “forzatura” della realtà per apparire meritevoli di stima come “Ho attraversato il Sahara senza bere una goccia d’acqua”. Le “bugie di difesa”, alle quali si ricorre quando non si vuole far scoprire un tradimento al partner, “Ero uscita a comprare le sigarette”, ad esempio. Esistono, infine, le “pseudologie” che si nutrono esclusivamente della fantasia di coloro che le raccontano ed alle quali lo stesso autore finisce per crederci (quest’ultima è una vera e propria patologia da trattare in psicanalisi). Nondimeno interessante è, tuttavia, il concetto di omissione o reticenza che dir si voglia. E’ infatti opinione comune che tale condotta non coincida col concetto di menzogna perché trattasi semplicemente di una “verità taciuta”. Orbene, sarà accaduto a molti di noi di aver nascosto qualche “piccolo” particolare in circostanze che lo richiedessero, nientemeno allo scopo “nobile” di non far del male a qualcuno! Forse soltanto perché ci è comodo pensare, errando, che tacere su un fatto di cui si è perfettamente a conoscenza non sia sempre un qualcosa di subdolo. Certo è che dire sempre la verità è ben lungi dall’essere una cosa semplice, poiché essa richiede coraggio e spessore. Ma se prima di mentire pensassimo alle conseguenze che l’inganno possa avere sulle persone che amiamo, ci renderemmo conto come una verità, seppur “scomoda”, sia preferibile ad una accomodante bugia. Ed inoltre è sbagliato credere che in tal modo si possa in qualche modo tutelare chi si ama, perché costui, proprio in quanto tenuto all’oscuro della verità, è disarmato nonché messo nell'impossibilità di combattere con i propri mezzi. La bugia, perciò, altro non è che da considerare un comportamento strategico se la si utilizza sporadicamente. Viceversa si rischia di innescare un circolo vizioso dal quale non è più possibile uscirne: menzogne sempre più “grosse”, usate magari a copertura delle precedenti. E da qui il via a quelle che si possono definire come vere e proprie sceneggiature da “premio Oscar” che finiranno inevitabilmente per estenuarci al punto di crollare e, dulcis in fundo, essere scoperti. Anche se raccontare qualche “frottola” qua e là non è da considerare un comportamento poi così grave, siamo certi del fatto che non è mai troppo tardi per cominciare ad essere sinceri perché “La verità rende liberi” (Gandhi).

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Author: Maurizio Gangemi