Lettere al Direttore: “la Calabria chiede coraggio, impegno, onore e non compassione!

Riceviamo e pubblichiamo. Gentile, Maurizio, sono Nando e, pur scrivendole dalla provincia di Vibo, seguo con passione le sorti della Reggina. Tempo addietro le scrissi attraverso le pagine di InAmaranto, dopo un suo articolo che io mi permisi di definire eccezionale anche se a onor del vero, come lei stesso definì, di eccezionale c'era ben poco se non – io aggiungo – la coerenza che l’ha sempre contraddistinta. Tutti  i giorni,  oltre ai vari quotidiani, leggo,  con molta attenzione ed interesse i suoi articoli relativi alla Reggina sulle colonne di “Il Reggino” che io definisco di un equilibrio unico. Lei, a mio avviso, ha saputo stemperare, criticare, esaltare nella giusta misura, come solo pochi giornalisti seri e onesti ma, soprattutto, liberi (come la professione impone) fanno. L'ennesima occasione di ciò è quando sostiene che oramai è un indecenza vedere rincorrere e minacciare un calciatore avversario a fine gara solo perchè ha fatto il proprio dovere, ovvero segnare un calcio di rigore a dieci secondi dalla fine. Allora siamo proprio alla frutta, perché, evidentemente la storia calcistica recente, gli 11 punti di penalizzazione, non ci hanno insegnato nulla. Eppure Onestà e Lealtà, per noi calabresi, sono sempre stati motivo di orgoglio e di fierezza e dovrebbero essere le armi per un riscatto  economico e sociale e, per noi  tifosi, la Reggina non è solo una squadra di calcio ma è anche strumento di un riscatto sociale che, purtroppo, dopo questi ripetuti eventi, non potrà mai essere tale. Ascoli non ci ha aiutato, è stato come avere compassione per quel povero vecchio che in gioventè “è stato”, ma del quale adesso si ha solo compassione e, ieri, nell'aggredire uno che fa solo il suo dovere non ci fa certo onore, doveva forse anche lui avere compassione per quel povero vecchio a cui armai non ci fa più caso nessuno? Sarebbe stato  più opportuno che a fine gara, anziché ricorrere Consonni, facessero l'ennesimo, seppur non c'è mai stato, esame di coscienza sul perché una partita, l'ennesima, non è stata chiusa con errori che nemmeno in campionati dilettanti si vedono. Gente senza convinzione, senza cuore. Vorrei dire a  Missiroli, a Bonazzoli, a Pagano che la Calabria chiede coraggio, impegno, onore ma la compassione no, quella no! La saluto, nando…@….it.

Gentile Signor Nando, innanzitutto la ringrazio per le parole che usa nei miei confronti. Parole che, seppur forse eccessive e fin troppo lusinghiere, ripagano in qualche modo il mio personalissimo modo di interpretare, prima di tutto, l’essere “uomo” e, poi, di conseguenza, l’essere giornalista. Le garantisco, però, che anche questa mi interpretazione non è affatto “eccezionale” ma, seppur costatando che non sempre è così, condivisa anche da altri colleghi e non. Lei, giustamente, parla di “riscatto sociale” attraverso la Reggina ed ha ragione. Così, ben oltre l’aspetto prettamente sportivo, era stato visto quasi 11 anni fa il “fenomeno” Reggina allorquando, per la prima volta nella sua storia, si apprestava a varcare il portone d’ingresso dell’Olimpo del calcio nazionale. Ma la Reggina è fatta di “uomini” e, quindi, di “peccati” più o meno gravi, più o meno venali. Metta in conto pure che il calcio, dall’avvento delle pay-tv, non è quasi più uno sport – il più bello del mondo secondo me – ma, piuttosto, sempre più business e capirà come il binomio “uomo-denaro” la fa da padrone su tutti e tutti. Ho spesso avuto modo di dire – attraverso le mie frequenti “ospitate” in tv -, così come di scrivere, che nell’ “ingranaggio calcio” l’anello più debole è proprio il tifoso. Come ben immagina, la voce “entrate” da abbonamenti-biglietti è certamente quella più esigua in ogni bilancio di una squadra di calcio. Ne consegue che, quasi ineluttabilmente, le Società stesse prestano sempre meno attenzione ai propri tifosi paganti allo stadio preferendo di gran lunga quelli paganti a casa che gli rendono assai di più. Fuori da ogni ipocrisia, le posso dire che la Reggina non è esente da questo atteggiamento. Basti notare quanti spettatori ci siano ad ogni incontro casalingo al “Granillo”: gli abbonati sono, ufficialmente, 5184 ma, le assicuro, che ci si potrebbe contare ad uno ad uno se la vista ci permettesse di arrivare a vedere bene ed a distinguere la gente accomodata in Tribuna Est (la vecchia gradinata, per intenderci). Ovviamente, oltre a questo aspetto c’è anche da aggiungerne un altro ben più “inquietante”: l’atteggiamento del presidente (nella foto). Anche su questo argomento ho avuto modo di dire e di scrivere come, essendo diminuiti gli introiti, parrebbe che abbia perso entusiasmo, stimoli e voglia tant’è che, spesso, mi è personalmente apparso distratto da altro ed orientato verso altre cose (ecco perchè di tanto in tanto, come adesso e ieri, inserisco una sua foto a testa in giù). Tutti saremmo bravissimi a riempirci la bocca di “regginità”, ma non è con le parole che si onora l’appartenenza a questa bellissima Città straordinariamente ricca di bellezze (non solo paesaggistiche o climatiche) ma, anche, altrettanto ricca di contraddizioni che noi reggini conosciamo benissimo. Non le sarà sfuggito che questa testata giornalistica online porta un nome, “Il Reggino”, e non le sarà nemmeno sfuggito il perché porta questo nome: è un tratto identificante di un modo di essere, di un modo di pensare, di un modo di vivere. Ho sempre voluto, sin da quando ho iniziato a pensare ad una testata giornalistica tutta mia, che si chiamasse così e, nel tempo, speravo che nessuno acquistasse lo spazio web con questo nome a me così tanto caro. Non appena ho potuto, l’ho comprato e fatto mio ed ho realizzato un mio piccolo ma importante desiderio. Anzi, le dirò di più. Per motivi burocratici, ho comprato prima ilreggino.eu ma, poi, pensando che qualcun altro avrebbe potuto comprare ilreggino.news, ho comprato anche quello perché non mi piaceva l’idea che ci fosse un altro “reggino” (gli altri, .com, .org e via dicendo, sono molto meno di uso comune e li ho lasciati perdere). Ecco cosa intende lei per orgoglio e carattere, questo ne è un esempio. Adesso, mio caro, le dirò una cosa che probabilmente non le farà piacere leggere. E la capisco perché la considero anch’io un qualcosa di veramente triste (sotto l’aspetto sportivo, s’intende). Lasci perdere i giocatori, lasci perdere il presidente, lasci perdere l’allenatore, lasci perdere il direttore sportivo e finanche il magazziniere e s’innamori, come ho fatto io nel lontano 1978, della Reggina intesa come “entità” e non come persone che la compongono. Queste ultime, mi creda, non sono solo pro-tempore ma sono anche persone o personaggi che fanno quello che fanno solo per i grandi interessi economici che ruotano da anni attorno al calcio. Mi creda. La ringrazio ancora per le parole lusinghiere che ha voluto usare nei miei confronti. Maurizio Gangemi.

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Author: Maurizio Gangemi