
Cocaina (nelle foto la pianta da cui viene estratta ed i possibili modi di assunzione). In premessa, diciamo che il nostro unico intento è quello di voler trattare l’argomento esclusivamente come fenomeno sociologico in continua espansione volendo, così, appositamente prendere le distanze dal modo in cui solitamente esso viene trattato ed evitando il voler apparire a tutti i costi dei moralisti. In altre parole, non si tratta dell’ennesima “tesina” sulla droga, ma, molto più semplicemente, altro non è che una personale riflessione sull’argomento. Viviamo in piena ”era dello sballo”, così come viene definita da ogni dove. Un’”era” in cui, per essere (o apparire?) sempre “in tiro” ed all’altezza di ogni situazione, pare ci si debba necessariamente per utilizzare un linguaggio consono,“sostenere” attraverso l’utilizzo di tali artifizi. La commistione tra lavoro e vivere sociale viene, poi, da alcuni percepita come un tram-tram “devastante” che, in fondo, se ci pensate bene, non fa altro che renderli sudditi di tutto ciò che si suole realizzare con più o meno passione.
Orbene, avendo tutta questa frenesia di vivere, e sottolineando la necessità del dover (?) essere sempre tonici e brillanti, è facile che si cominci a far uso di cocaina, magari casualmente, vista come espediente e giusto per “starci dentro” e sentirsi “migliori”. Coloro che ne fanno uso, notoriamente, avvertono sin dalla prima assunzione una sensazione di “onnipotenza” che difficilmente si riesce a scordare e che, non appena l’effetto della sostanza va scemando, li fa testualmente sprofondare in uno stato di assoluta depressione detta anche fase “down”. Per non parlare, poi, delle conseguenze che la cocaina può provocare sull’umore di coloro che la usano e, forse, ne abusano. Fungendo essa da acceleratore di tutti gli stati d’animo esistenti ed alternando, con estremo disordine, momenti di totale felicità a momenti di incolmabile angoscia, i “cocainomani” credono di stare “un gradino più su” rispetto ai “comuni mortali”, non rendendosi invece conto di essere tutti omologhi ed omologabili: occhi sbarrati, movimenti sconnessi, tic vari, secchezza delle fauci, oratoria frenetica tanto da rasentare la dislessia per via di una logorroica parlantina e, ove possibile, da un bicchiere di prosecco in mano che non guasta mai. Questo è, brevemente, il loro “ritratto”, a parer nostro, tutt’altro che lusinghiero. Oltretutto, il loro sistema nervoso, messo a dura prova dagli stimoli derivanti dall’uso abituale di cocaina, ne rimane assolutamente inficiato in maniera permanente. Da non trascurare, poi, è di certo il grado di dipendenza psicologica che dall’uso di essa ne può derivare. Ma come mai, oggi, il suo uso è così comune? Come mai, oggi, il suo uso è esteso a tutte le fasce sociali e non è più ritenuta, come un tempo, la “droga dei ricchi”? E, soprattutto, perché per affrontare la vita quotidiana per taluni soggetti (certamente deboli ed incapaci) pare sia necessario ricorrere a tale espediente (e non soluzione)? Non saranno forse diventati incapaci di reagire con lucidità alle difficoltà che la vita preserva? Orbene, non essendo in grado di suggerire leggi morali in merito, né tantomeno di saper dispensare rimedi medici per affrontare il problema, manifestiamo, come sempre, il nostro pensiero sostenendo che l’assunzione di droghe in genere altro non fa che deformare l’essenza del soggetto che ne fa uso rovinandogli in maniera definitiva i rapporti interpersonali nonché quelli lavorativi. E’ tutt’altro che un mistero, il fatto che l’uso di cocaina, come d’altra parte quello di ogni altra sostanza stupefacente, non aiuti i consumatori a migliorare le proprie condizioni di vita, ma serve semplicemente ad illuderli per tutta la durata degli effetti ad essa connessi, di poter essere chi in realtà non saranno mai. “Sfumato” come d’incanto tale effetto, cadere nel precipizio della solitudine è cosa certa. Diffidiamo, pertanto, del mondo patinato che la droga, da brava bugiarda ed ottima ammaliatrice, ci offre concludendo con uno spot da noi ideato ad hoc: “Sveglia! Sballarsi non è affatto fashion!”