Inquinamento acustico: Reggio non ne è esente

altaltNon c’è dubbio alcuno che il traffico automobilistico della nostra città con i suoi imperanti clacsons potrebbe essere snellito da mirati provvedimenti sempre in fase progettuale o in fieri, ma mai realizzati (riferisce così, infatti, l’ingegnere addetto ai trasporti che sui tavoli  della relativa facoltà universitaria giacciono molti progetti per migliorare la viabilità). In attesa che questo avvenga, abbiamo ripetutamente esposto fuori di casa i lenzuolini di Legambiente e li abbiamo visti diventare già grigi subito dopo qualche giorno. Quindi, pur considerandoci parzialmente salvi dall’inquinamento atmosferico grazie al provvidenziale vento dello Stretto, non possiamo purtroppo dire altrettanto dell’inquinamento acustico. Sembra che questa voce non sia neppure contemplata  fra le priorità della nostra amministrazione e, soprattutto nel centro storico, si agogna la domenica e le altre giornate festive, come anche il silente mese di agosto, per godere di un legittimo silenzio. Si potrà obiettare che il problema non è solo reggino, ma della maggioranza delle città che in nome del “ progresso”  subiscono molteplici effetti collaterali.

Il vero progresso, comunque, non può essere disgiunto dalla compatibilità ambientale e non occorrono gli ingenti capitali di cui dispongono le mega-metropoli per attuare sic et simpliciter dei rimedi anche nella nostra città. Quali? E’ presto detto (a cui, purtroppo, non corrisponde un altrettanto presto fatto): fare operare, per esempio, gli autocarri della nettezza urbana sempre allo stesso orario e possibilmente non nel cuore della notte ed attuare un minimo di sorveglianza per quegli esercizi notturni (bar, paninoteche,tavole calde, ristoranti,ecc.) che non rispettano i legali orari di chiusura arrecando disturbo sia direttamente con musica ad altissimo volume, ma anche indirettamente. Infatti, la maggior parte di essi, situati nel centro storico, non disponendo di ampi locali attrezzati per ospitare la clientela all’interno, diventano la base di appoggio per gli avventori che si riversano nella strada assordando i residenti con schiamazzi ed urla, quando non con chitarre e traballanti cori perforanti negli acuti. Come se non bastasse, giunto l’orario (facoltativo) di chiusura, c’è la raccolta da parte dei gestori dell’innumerevole numero di bottiglie e lattine che vengono scaricati in un colpo solo (manco a dirlo) nei bidoni dell’immondizia. Rumori assordanti che distruggono il nostro udito di giorno e il nostro sistema nervoso di notte. La soglia di rischio è di 80 decibel, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda di rimanere al di sotto dei 65 di giorno e dei 55 di notte e in Italia raggiungiamo in media i 70 decibel di giorno e i 65 di notte. Martelli pneumatici e motociclette causano danni psico-fisici tantoché, secondo recenti sondaggi, un italiano su dieci soffre di ipertensione, alterata frequenza cardiaca, ansia e insonnia proprio a causa dei rumori molesti, perché secondo reiterati studi scientifici il traffico intenso interessa meno l’orecchio di quanto causi  disturbi emotivi (il CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche – ha evidenziato aumento dell’aggressività sugli animali usati come cavie quando questi venivano sottoposti a una forte stimolazione da eccessivo rumore). Per non parlare di gastrite, inappetenza e interferenze sulla fase rem del sonno, cioè quella onirica. Dovremmo munire le nostre case di pannelli di sughero spessi almeno 2 cm  collocati nelle pareti e nel soffitto per evitare di acuire malattie già preesistenti tipo per esempio l’acufene. In pratica, dobbiamo fare i conti con un vocabolo di nuova coniazione, la socioacusia, cioè il danno da esposizione che è la causa principale della presbioacusia. Intanto la competenza sull’inquinamento acustico scivola dallo Stato alle Regioni, dalle Province ai Comuni. Lo Stato stabilisce i limiti acustici per le varie sorgenti di rumore, le regioni stabiliscono i criteri per far rispettare i limiti ed ai Comuni (solo 543 su 8100 ne hanno fatto ricorso) spetta il compito, completamente inevaso, di farli rispettare con il Piano di Zonizzazione acustica secondo un decreto ministeriale del 14 novembre 1997. Questo contempla una divisione del territorio dalle zone a maggior tutela, come ospedali, scuole (quelle più esposte ai rumori hanno totalizzato una ingente difficoltà di apprendimento degli alunni), residenze per anziani e quelle zone prive di insediamenti abitativi. Le zone intorno agli ospedali dovrebbero, per esempio, essere dotate di asfalti fonoassorbenti e di barriere antirumore assorbenti o riproducenti una copertura tipo galleria. Non venendo preso in considerazione il monitoraggio di alcune zone critiche, occorre pertanto che siano i cittadini a segnalare situazioni di disturbo. Pervenuta la segnalazione, il Comune dovrebbe fare l’accertamento con i fonometri per verbalizzare se il rumore supera la soglia di tollerabilità e,in caso positivo, non solo infliggere una pena pecuniaria al responsabile, ma anche stabilire che questi provveda al più presto e in modo definitivo all’eliminazione della fonte di eccessivo rumore. Purtroppo le norme sulla limitazione dei rumori prevedono modeste multe e, quel che è peggio, raramente trovano l’appoggio della classe politica. In varie parti d’Italia sono perciò sorti Comitati Antirumore composti dai cittadini che si fanno portavoce presso le sedi competenti dei singoli problemi. Niente di più semplice perché ovviamente l’inquinamento acustico viene avvertito dalla popolazione molto più di quello atmosferico: il fastidio con relativo disagio fisico e al contempo psicologico vengono percepiti all’istante con conseguenze subito riscontrabili. Comunque continuano a sussistere notevoli differenze nella sensibilità al problema. In Europa, per esempio, si attribuisce il danno da rumore all’energia emessa dalla sorgente, mentre in America, addirittura, lo si attribuisce al livello di sensazione percepita. E nella nostra città? Molti Reggini lamentano che, avendo chiamato più volte le forze dell’ordine nelle ore notturne per far cessare rumori molesti e intervenute queste tempestivamente, i rumori si affievolivano temporaneamente per poi ricominciare la sera stessa o in quelle successive. Ai malcapitati abitanti non è rimasto altro da fare che ricorrere alle aule di giustizia sobbarcandosi gli oneri delle varie spese processuali. In attesa della sentenza avevano, altresì, escogitato di ricorrere a infissi  con doppi vetri per l’isolamento acustico. Inutile dire che alcuni di loro hanno dovuto rinunciare a quella sembrata a priori una brillante idea, per ovvi motivi di bilancio familiare continuando a logorarsi i nervi non tutelati in alcun modo da opportune norme comunali. Risalendo la penisola è di pochi mesi fa una sentenza che a Roma ha condannato il proprietario di un locale ritenuto responsabile anche dei rumori di motorini e degli schiamazzi provenienti dalla strada antistante il locale stesso. Verrebbe quindi da far presente ai nostri amministratori che al centro di Reggio non ci sono solamente esercizi commerciali, musei o quant’altro e che, nonostante la presunta vocazione turistica della città, non possiamo trasformare un’intera zona in un parco divertimenti. Non possiamo, altresì, sorvolare sulle gare pirotecniche sul Lungomare (botti che scuotono i vetri delle finestre) sempre e solo dopo orari canonici mentre tra le priorità dovrebbe esserci quella di salvaguardare in tutti i modi  le famiglie che hanno il diritto di poter vivere in  tranquillità. Non occorre comunque leggere le più recenti norme in materia di tutela ambientale per mettere in pratica accorgimenti lapalissiani. Perfino i Sabini nel 600 a.C. allontanavano la lavorazione dei metalli dai centri cittadini e la confinavano dove non arrecasse disturbo. E ricordiamo, infine, con Ludwig van Beethoven che la “tranquillità e libertà sono i beni maggiori” e con Jean- Baptiste Lacordaire che “la libertà è il diritto di fare quel che non danneggia gli altri”.

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Author: Maurizio Gangemi