Da un lettore, Vincenzo De Benedetto – reggino che da anni vive a Roma -, riceviamo e pubblichiamo. Gentilissimo Direttore, seguo il suo giornale avendone osservata la ricchezza nell'impostazione di veracità, di cronaca locale con riferimento al molto ”diritto penale” ed altro. A mio avviso, soggettivamente parlando, l'impostazione appare superata. Il titolo del giornale è accattivante, indicativo ed attraente verso quanti sono si sentono reggini. La “regginità” é un timbro ma anche un desiderio d'attaccamento, di trasporto ed amore verso la terra che ha dato i natali, appunto, ai reggini. Questa effusione amorevole si perde, o meglio si disperde, quando i figli migliori di questa Reggio si allontanano in cerca di lavoro e, comunque, di un avvenire migliore. I
In tanti sono divenuti, divengono o diverranno, come il sig. Rinaldo Mammoliti (leggasi editoriale del 26 luglio scorso, n.d.r.), l’ “ambasciatore” di Reggio Calabria in Val d’Aosta. Quanto da lei riferito nell’articolo rispecchia la verità e la realtà che vivono tutti coloro che si sono allontanati dalla propria terra, ma che fuori dell’ ambiente natìo diventano i migliori cittadini ed i migliori professionisti guadagnandosi stima e rispetto ovunque. La città, però, con l’allontanamento dei suoi figli, viene depauperata, subendo un impoverimento affettivo, creativo e finanche produttivo. Reggio non è una città che offre molto e si deve dire con coraggio cosa che è mancato a tutti i politicanti amministratori della città. La dignità di un popolo non si esprime col nascondere la verità. Il reggino deve essere fiero della sua onestà ed intelligenza ed anche dell'impostazione educativa ricevuta: quella del sacrificio, della fatica per ottenere qualcosa e del rispetto. Solo il suo scenario – di Reggio intendo – è un palcoscenico vivente che muta, esprimendo la ricchezza della sua bellezza ogni giorno. Forse questa è l’unica forma di opulenza che questa città detiene e nessun capoluogo al mondo può sostituirla. Il tema ci riporta alla disponibilità delle attività lavorative della città che sono inesistenti, tranne qualche lavoro saltuario nel terziario sottopagato. Mancano tante barchette approdate sul mare: Reggio non ha bisogno solo dello scenario, ma anche di beni produttivi; mancano 5000-6000 posti letto per ricettività alberghiera: a Reggio non si può tenere un convegno se mancano tali servizi; manca l’acqua potabile troppo costosa per i cittadini: fare dei box nei vari quartieri non è costoso; mancano le pedemontane che scavalchino l’Aspromonte; mancano i collegamenti aeroportuali e ferroviari internazionali (contrariamente ad altri aeroporti meglio organizzati e rappresentati da una classe manageriale più attenta); mancano i collegamenti marittimi con Genova, Venezia, Civitavecchia , Ancona ed altre città di mare non meno importanti di Reggio. Buona idea le autostrade “via mare” per i trasporto di autoveicoli, ma non bastano e non sono prettamente reggine, con grande economia nel contesto dei consumi di carburanti di cui l’Italia, tra l’altro, è povera; mancano i quadri del personale politico manageriale nel contesto di un’area metropolitana in edificazione. Di qui il mio invito a tutti i giovani, alle associazioni politiche e culturali affinché si adoperino anche in tal senso. Con particolare attenzione alla classe docente che rimane assente e non da alcun contributo dimostrando apatia, pigrizia, mancanza d’interesse, indisponibilità. I giovani non rimangano nel silenzio con l’incontro ludico ricreativo, ma interpongano programmazione, analisi, proposte concrete, fattibili (su cento se ne appena concretizza una). Mi permetto ancora di rivolgermi ai giovani con la risposta che do a Pierluigi da Palestrina nel commento di “Mezzogiorno de Foco” – blog “Il Sasso” – “Difesa la regginità denigrata”. Così egli scrive: “Ve vojo fa capì che all’uguaglianza, Nun ce s’arriva co la babilonia, Dovete trasformalla sta colonia, Co’ sacrificio e con granne costanza, Ed io ve dico, Cacciati i vecchi e rinnovati tutti, Solo così potete riscatta’ i morti, Sta a voi giovani raccolti per studiare, Meglio dell’avventura e risolve, Nel tempo la sventura”. (De Benedetto, 1970). Lettera e commento: Mezzoggiorno de Foco“, “Il Pasquino di Preneste, 30 anni di satira in versi “ di Pierluigi Da Palestrina (pubblicato nel 1970, pagg. 40). Direttore, chiedete l’istituzione, la costruzione di una scuola politico-manageriale per una Grande Reggio al servizio del Sud. Non delegate le Università, ma chiedetene la collaborazione. Non è di loro competenza detta iniziativa, essa va inserita in un contesto politico NORD-SUD. Rompete con il passato, create un mondo nuovo. E’ molto difficile, lo so! Per le prossime candidature i partiti, i blog chiedano ai candidati i titoli di preparazione e frequenza di scuole atte a svolgere tali adempimenti anche semplici in sede circoscrizionale. Con osservanza, Vincenzo De Benedetto. Gentilissimo sig. De Benedetto, condivido appieno il suo sfogo accomunato al desiderio di vedere Reggio "bella e gentile" così come la generazione precedente alla mia ha vissuto e ricorda. Così come condivido anche la sua "necessità" di una classe politica degnamente rappresentante di una città come la mia, come la nostra, con una storia millenaria e culla di cultura sin dai tempi più remoti. Ahimè, però, devo deluderla dal mio personalissimo punto di vista. Non credo, infatti, più nè nella politica e nè, men che meno, in nessun politicante. La "politica", come lei m'insegna, è arte nobile e, mi creda – ma suppongo lei già lo sappia -, a queste latitudine di "nobile" c'è molto ma non più la politica. Troppi gli interessi, troppo il business, troppe l'importanza del possedere una poltrona che da chiunque voglia "sfruttare" la "nobiltà" della politica per fini e scopi esclusivamente personale ed anche clientelari. Non credo più negli uomini che si arrogano il titolo di "politico", mi hanno dimostrato con i fatti che onestà e politica è un binomio impossibile perfino ad immaginarlo (mi creda, faccio fatica io stesso a scriverlo usando la tastiera). Reggio non è diversa dal resto del Paese – non ho mai tollerato chi, vivendo qui, si piange addosso, si sente "handicappato" (o "diversamente abile", come si dice oggi) o, peggio ancora, si siede su una panchina del nostro splendido Lungomare ed attende che "la manna cada dal cielo" -, ma dello stesso ne è lo specchio magari – ma si, le concedo (a Reggio) "un'attenuante" – con qualche problematica in più visto l'imperare di quella ch'è divenuta ormai l'holding più importante del pianeta e cioè la 'ndrangheta. Reggio è questa, meravigliosa ma ricca sia di bellezze che di contraddizioni. Stracolma di gente onesta, ma anche di infiltrazioni 'ndranghetistiche in ogni settore della vita quotidiana. Potenzialmente unica, ma malinconicamente ultima. Una marea di problematiche, sig. De Benedetto, che forse lei disconosce vuoi perchè residente altrove vuoi perchè la Stampa ne tace l'esistenza non nei fatti eclatanti che vengono alla ribalta nazionale, ma in quelli "normali", quasi banali, di ogni giorno ed a cui noi, reggini a Reggio, ne constatiamo ogni giorno l'esistenza quasi – purtroppo – abituati a conviverci e, quindi, a non sorprenderci più mantenendo, comunque, la schiena dritta ognuno lungo il proprio percorso. Reggio non è solo 'ndrangheta, sia ben chiaro, ma è anche anni di sperperi (capirà bene che solo spendendolo il denaro può "rientrare" – nelle tasche giuste, intendo – sotto altra forma, giusto?), anni di immobilismo, anni di "non fare" e, soprattutto, "non far fare". Si è mai chiesto perchè a soli 3 km di mare di distanza esiste una regione che sia chiama Sicilia, con problematiche ed annessi e connessi molto simili ai nostri, che ha sfruttato ogni centimetro quadro delle sue bellezze naturali facendone business e ricchezza e nel dirippettaio "continente" tutto questo non esiste o, se e quando esiste, è sempre e comunque in mano a 4/5 personaggi che ne detengono il monopolio? Perchè gli amici siciliani hanno, nonostante tutto, creato turismo, ricchezza, cultura e quant'altro e noi reggini e calabresi non l'abbiamo fatto, non l'abbiamo potuto o, per meglio dire, non l'abbiamo voluto fare? Chiudo, ringraziandola per l'attenzione, con delle parole che riconoscerà sicuramente: "Nani sù iddi e vonnu a tutti nani" (Nicola Giunta). Ne deriva che… Reggio è anche questa!!! Cordiali saluti. Maurizio Gangemi.