
Alla luce della trascorsa festa di San Valentino, viene naturale interrogarsi sui Sentimenti (quelli con la S maiuscola, intendiamo). Esistono ancora? E’ vero che si trasformano col tempo? Ma soprattutto, siamo ancora disposti ad amare qualcun altro oltre noi stessi? Quante volte abbiamo sentito parlare di amore “d’altri tempi” , ovvero di quel sentimento genuino, puro, donato senza pretenderne necessariamente reciprocità e senza alcun interesse. Orbene, tutte le volte che sentiamo sfiorare l’argomento da qualcuno che abbia qualche anno in più di noi, non facciamo altro che dire “Per carità l’amore eterno non esiste!”. O, ancora, chi di noi, dopo aver avuto una delusione amorosa, non ha mai pronunciato la frase “Io con gli uomini (con le donne) ho chiuso”?.
Un sì tale atteggiamento, questo porsi dinnanzi all’argomento, è tipico della società odierna. Ormai esiste solo e soltanto un mix di emozioni fugaci che all’inizio di una relazione ci appaiono come dei sentimenti profondi ma che, dettati dalla passione, in breve si sciolgono come neve al sole lasciando posto ad una insanabile sensazione di vuoto. E poi non c’è tempo per dar sfogo ai sentimenti, abbiamo troppo altro da fare! E per di più è necessario razionalizzare sempre, non è concesso lasciarsi andare, potrebbe essere molto “pericoloso”! Non sarà che in tutta questa ansia di vivere “free” stiamo perdendo la voglia di rischiare ed investire nei sentimenti? Diventiamo ogni giorno più aridi, giustificando il nostro deserto interiore con la paura di amare rimanendone, poi, feriti. Ma lo stato di frustrazione in cui si precipita alla fine di una relazione dovrebbe servirci a comprendere come quel “vuoto” dentro l’anima si colmerà unicamente quando incontreremo la “persona giusta”, quella che appena si incontra ci fa venire le cosiddette “farfalle allo stomaco”; quella che ci manda subito in confusione; quella che sentiamo dentro e che senza volerlo ci manda in uno strano “tilt”; quella che inevitabilmente pensiamo ogni istante della nostra giornata; quella che, se e quando finirà, ci avrà graffiato l’anima lasciandoci ferite profonde; quella che, anche se lo volessimo, non potremo mai dimenticare. Ma esiste un’età giusta per amare? Siamo sicuri di essere tutti concordi nell’affermare che l’innamoramento non abbia scadenza e che, indubbiamente, esistono diversi modi di accostarsi ai sentimenti in base alla maturità di ognuno di noi, ma l’intensità con la quale essi si vivono non viene assolutamente sminuita o influenzata dal fattore anagrafico. Esistono, però, diverse forme di amore e diversi modi di renderlo manifesto: è amore quello che si prova per un genitore, per un figlio, per un amico, ma certamente quello con la “A” maiuscola si fa riconoscere con i suoi segnali inconfutabili e destabilizzanti. Esso è incontaminato da tutto ciò che è raziocinio e, quindi, privo di limiti. E’ necessario, però, giusto per non cadere in trappola, saper distinguere sin dai “primi sintomi” l’infatuazione dall’amore vero. In una fase iniziale si potrebbe, infatti, prendere un clamoroso abbaglio. Notoriamente durante la fase “acuta” dell’innamoramento tutti i difetti della persona amata svaniscono come per incanto: si potrebbe dire che essa in quel momento rappresenti l’ideale della nostra vita. Nessuno è più desiderabile ed attraente dell’oggetto del nostro amore sino al punto da lasciarci come smarriti. L’idea che nel tempo questo stato d’animo possa evolversi, lasciando una grande delusione o un grande vuoto o più semplicemente tanta indifferenza, sembra inaccettabile a chi è veramente innamorato. Ma la vita insegna che nessun grande amore si mantiene costante nel tempo anzi, forse, si potrebbe dire che più si è trattato di un grande sentimento e più facilmente ne avverrà il crollo. Ordunque, anche se non c’è più concesso di credere alle favole, a noi, inguaribili romantici, piace pensare che i sentimenti, quelli viscerali, esistano ancora e che il non voler dimostrare ciò che si prova in realtà sia sinonimo di superficialità e fragilità. Ciò accade sicuramente perché ognuno di noi ha al proprio attivo delle delusioni amorose ma, altresì, a causa della nostra distrazione da tutto ciò che potrebbe minare il nostro ego. Riusciamo a gestire perfino la nostra sfera affettiva quasi come fossimo dotati di interruttore on/off al punto di credere il poter essere in grado di stabilire ex ante di non volersi più innamorare. Ma perché precludersi di vivere due, tre o infiniti amori? Ed allora abbandoniamoci ai sentimenti, lasciamoci emozionare da uno sguardo, da un sorriso, da tutto ciò che circonda, accogliendo così il nostro destino.